STORIA BORGO STORIA BORGO MARINA:
RIMINI LA “MURRI” DEL FUTURO
Autore: Luca Vici
Riapre il cantiere bloccato da quindici anni La Valdadige spera di concludere i lavori nel 2010
Il fantasma della “Murri” è uno dei più inquietanti, e ingombranti, fra quelli che si aggirano lungo la nostra costa. Un monumento alla nostrana incapacità di decidere, ingarbugliati da veti incrociati e conflitti che non trovano mai fine. Ma oggi è arrivato forse il momento in cui anche questo fantasma si dileguerà. Il cantiere congelato della colonia di Bellariva è stato riaperto; per ora, si tratta di “una messa in sicurezza”, ma entro il 2010 potemmo rivedere tutto il complesso – l’area circostante – tornare a nuova vita. E se lo stesso accadrà, come pare, per la Novarese, l’attuale amministrazione comunale potrà fregiarsi di due medaglie non di poco conto. Il progetto di ristrutturazione della colonia presentato dalla Valdadige all’inizio degli anni ‘90 aggiungeva alla costruzione storica strutture leggere in tela e vetro di grandi dimensioni, che avrebbero costituito i nuovi ambienti, e che furono giudicate eccessivamente grandi. Ne derivò un contenzioso fra Comune e Regione, mentre a Bellariva ci si divideva fra i favorevoli ed i contrari al progetto, senza contare quelli che avrebbero voluto la demolizione del “rudere”. Valdadige piazzò le gru per dare inizio ai lavori, ma non operarono mai e restarono a svettare immobili per quindici lunghi anni. Ora l’area del cantiere viene riaperta per la sistemazione delle parti di tetto cadenti, delle buche, e degli avvallamenti dell’area esterna. A queste operazioni preliminari di messa in sicurezza dell’area, dovrebbero seguire agli inizi del 2008 i lavori veri e propri di ristrutturazione della colonia, che si dovrebbero concludere nel 2010. Il presidente di Valdadige Costruzioni, Sergio Lunardi, afferma che il progetto attuale è molto più rispettoso della parte di colonia esistente, e per questo motivo gran parte delle attività commerciali verrebbero inserite in una sorta di galleria a cielo aperto. La Murri diventerebbe una sorta di prestigioso spazio commerciale con negozi d’eccellenza, 1400 parcheggi e vari ristoranti. Insieme a questo intervento, verrebbe pedonalizzato un lungo tratto di lungomare (circa 700 metri), con la ricostruzione delle dune sulla spiaggia. Il progetto prevede, inoltre, piazze all’aperto e coperte, dove si muoverebbero circa un milione di visitatori all’anno, almeno secondo le previsioni di Valdadige Costruzioni.
Il primo “ospizio marino” fu costruito nel 1870
Le colonie a Rimini
Alla fine dell’Ottocento si sviluppò in Italia un nuovo tipo di ricettività nelle zone marine: tra i primi edifici costruiti ci furono gli ospizi marini, edificati per una maggior cura dell’igiene e della salute degli italiani nell’Italia post-unitaria. A fianco a questo tipo di edifici, vennero ideate le colonie climatiche scolastiche, che nel 1921 vennero regolate da uno statuto modello: sarà poi il regime fascista a provvedere ad un’ulteriore classificazione delle colonie (permanenti, temporanee diurne), a cura del PNF, edito a Roma nel 1935. Il primo edificio di questo tipo costruito nella nostra città, l’ospizio Matteucci, risale al 1870, edificato ai limiti della zona turistica ossia a 300 metri dall’Ausa, proprio per evitare che bambini, talvolta malati, venissero a contatto con i turisti. L’edificio, capace di 180 posti letto, era una sorta di grande casa a quattro piani con refettorio e cucina al piano terra e dormitori a quelli superiori; altri due fabbricati ad un piano servivano come infermeria e portico. La costa riminese vide presto sorgere numerosi edifici di questo tipo: nei primi anni del XX secolo si insediano a Bellariva di Rimini, che costituiva il confine sud della città turistica costruita, il “Comasco” e la “Murri”. Il periodo tra la prima guerra mondiale e l’avvento del fascismo bloccarono lo sviluppo delle colonie, che invece conobbero un grande sviluppo durante il regime, che le usò a scopi propagandistici: attraverso le colonie, infatti, si controllavano i bambini e indirettamente i loro genitori, dando la possibilità di mandare in vacanza i figli della parte più disagiata della società, e nello stesso tempo lavoro a centinaia di disoccupati. Tra il 1926 e il 1938 vennero edificate oltre 23 grandi colonie nel tratto di costa compreso tra Cattolica e Bellaria. Tra quelle che si sono conservate, alcune mostrano caratteri architettonici di grande rilievo e sono frutto di progetti figli dell’ingegneria ospedaliera d’avanguardia di inizio secolo: è il caso proprio della colonia “Murri”, progettata nel 1911 dall’ingegner Marcovigi, citata come “ottimo esempio di tal genere di stabilimento” dal Donghi nel Manuale dell’architettura del 1925. L’ospizio, infatti, era considerato uno dei primi esempi di edificio appositamente costruito per ospitare e curare al mare centinaia di bambini, sia in estate che in altre stagioni. Arrivando da Rimini, si incontrava per primo l’edificio dei bagni dove i bimbi venivano lavati e disinfettati prima di entrare nella colonia vera e propria: Oltre al corpo centrale, c’erano la chiesa, il padiglione delle malattie comuni, la lavanderia e, a debita distanza, l’isolamento per le malattie infettive. L’edificio possedeva anche un impianto di riscaldamento ad aria, che fluiva in condotti nei muri; una soluzione che si ispirava alle terme romane ma che per l’inizio del ‘900 era assolutamente rivoluzionaria.
Notizie da: Fabio Tomassetti e Angelo Turchini, “Storia Illustrata di Rimini – II”
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