STORIA BORGO S. ANDREA:
RIMINI L’ULTIMA MUGNAIA
Autore: Claudio Cupi
Maria Canaletti, 94 anni, ricorda il suo celebre molino e la vita che vi si conduceva
Borgo Sant’Andrea, o Mazzini, tramite fra la città e la campagna, nel passato era il rione dell’arte molinatoria. Era infatti attraversato dalla Fossa dei Molini, un corso d’acqua che scendeva da Verucchio e che per la sua abbondanza d’acqua veniva sfruttato lungo tutto il suo percorso per alimentare una quindicina di molini e il Lavatoio pubblico di Rimini. Uno di questi molini era il Canaletti, tanto conosciuto da dare il nome all’intera zona, oggi nei pressi di via Aldo Moro, L’ultima titolare di quell’opificio è stata Maria Canaletti, 94 anni ben portati e un’ottima memoria. “La Fossa dei Molini – racconta la signora Maria - raggiunte le mura azionava, con una cascatella, anche il molino Pirani, che si trovava dalle parti della porta Montanara. Poi il corso d’acqua si gettava nel torrente Ausa. Ma com’era la gestione del mulino e la vita dei mugnai? “Si lavorava 24 ore al giorno, facendo i turni. Venivano a suonare al campanello anche di notte. Poi c’era la manutenzione del molino, gli ingranaggi da oliare… ma la clientela era numerosa, molti provenivano dalle campagne del riminese: si guadagnava bene, e poi in famiglia ci si voleva un gran bene, si era felici”. Per la signora Maria c’erano poi da svolgere le faccende di casa, far da mangiare e pulire. Per il bucato, con il sapone fatto in casa, si andava al Lavatoio pubblico di Rimini in via di Mezzo; la Maria si metteva vicino alla fontana e strofinava con forza, e “che bucato pulito veniva fuori!”. Il Lavatoio era anche un luogo di incontro per le donne, per il resto sempre indaffarate. ”Si cantava anche – ricorda con nostalgia la Canaletti - si lanciava qualche battuta. Sono bei ricordi”. Nel Borgo, presso l’attuale via Melozzo da Forlì, c’era anche il Campo Boario, o Foro Boario. Luigi, anziano residente del Borgo, ricorda di aver visto da ragazzino file di bovini con la “caveja”, suini, agnelli, polli, galline, con le contadine che urlavano per vendere le uova, qualche pollo, un coniglio. I facchini si davano da fare per sistemare in file il bestiame, i compratori esaminavano lo stato di salute della bestia da comprare, controllavano che avesse l’età consigliata dal sensale, il mediatore specializzato nella compravendita di bestiame e prodotti agricoli. Alla fine l’affare veniva concluso con la stretta di mano, “sigillata” dalle mani del sensale. Bastava la garanzia della parola.
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