OPINIONI:
RIMINI - L'OMINO COL GATTO MORTO IN TESTA
Autore: Nando Piccari
Sogno di una notte elettorale
“Io sono il più ricco del reame...”
Vi racconto il sogno di questa notte, divertente e...vagamente consolatorio. Mi trovo in uno strano Paese che non saprei dire, i cui abitanti saranno chiamati, di lì a poco, ad eleggere il loro sovrano. Me ne sto seduto in mezzo ad una gran folla, intenta a seguire in televisione i candidati che, uno dopo l'altro, si alternano a magnificare le loro doti di bravi governanti e ad elencare le ragioni per le quali la gente dovrebbe votarli. Chi promette una cosa e chi un'altra; chi svolge ragionamenti con voce pacata e chi, invece, si agita polemizzando con gli antagonisti; ma ognuno cerca di fare del suo meglio per mandare agli elettori un messaggio realistico e rassicurante: “non dico di essere un mago, non vi prometto la luna, ma datemi la vostra fiducia e vedrete che mi impegnerò a metterla a frutto”. Ad un certo punto, ecco però apparire sullo schermo un omino buffo, con in mano una gran pila di libri. “Sarà sicuramente un letterato, un intellettuale, o comunque uno studioso”, azzarda qualcuno dei telespettatori. Invece l'omino, una volta raggiunta la poltrona al centro dello studio televisivo, vi depone i suoi libri e ci si siede sopra, per guadagnare qualche centimetro davanti alla telecamera. La cosa provoca un mormorio di perplessità nella gente che mi sta intorno; ma il brusio si trasforma di lì a poco in una grande risata collettiva, non appena l'omino è ripreso in primo piano. A fungergli da chioma, porta infatti sul capo una specie di “scuffiotto” rossastro che pare disegnato col pennarello: “Ve', ve', sembra che abbia in testa un gatto morto!”, commenta divertito qualcuno. Allorché sento esclamare: “Guerda ac faza! La yà du meni ad pitura...”, scopro che in quel mio sogno è presente anche un altro romagnolo, pure lui traumatizzato dall'aria posticcia di quel volto martoriato da un evidente accanimento di chirurgia estetica e di mal riusciti trattamenti al botulino. L'omino inizia un suo cantilenante birignao, che assume tonalità sempre più stridule via via che si infervora: “Io sono il più ricco del reame; quindi devo essere anche il più bello, il più bravo, il più amato e il più votato. Se non ci credete, vi racconto una barzelletta”. I telespettatori non si tengono più dalle risate; un signore porta fuori precipitosamente la moglie incinta, nel timore che il troppo ridere le provochi un parto prematuro. Ma ecco che però si apre una finestra e vi appare un uomo vestito di bianco, che comincia a rampognare: “Non è pello ritere di altrui tiscrazie; ci fuole rispetto dei poveri di spirito; invoco su questo vuomo l'intervento di centodiciotto”. Irrompono così sullo schermo alcuni signori vestiti di bianco, uno dei quali si rivolge con dolcezza all'omino: “Stia tranquillo, non è successo niente; beva questa cosa, vedrà che la calma; poi viene con noi che la portiamo in un bel posto”. L'omino si fa docilmente condurre fuori e, mentre scorrono i titoli di coda, il conduttore rivolge le sue scuse a pubblico “...perché, si sa, ogni democrazia che si rispetti ha il suo caso umano”.
Buon 25 Aprile ai lettori. Viviamolo quest'anno con raddoppiato ardore e pienezza. Come risposta al lordume della pagliaccesca adunata che, proprio in quel giorno, gli contrapporrà l'orrido qualunquismo di Grillo. E come “monito democratico” a Dell'Utri, “l'onorevole picciotto” che ha recentemente minacciato di riscrivere la storia della Resistenza. Di già che c'è, visto che ha già definito Mangano un eroe, potrebbe riscrivere anche la storia della mafia: in fondo, a cos'altro fu dovuta la fine di Falcone e Borsellino, se a due tragici incidenti d'auto?
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