OPINIONI:
RIMINI HERACLES CONTRO L'YDRA «TE LA DO IO L'ACQUA POTABILE»
Autore: Cesare Padovani
MITI SCELTI di Cesare Padovani - cesarepadovani@libero.it
Questa è la terza impresa di Heracle che racconto, dedicata all'acqua: non rispetto l'ordine dato dalla mitografia, perché preferisco scegliere di volta in volta quella che, per il suo argomento, si mostra più aderente alla nostra attualità
Il messaggio di quest'impresa è tra i più significativi per il nostro pianeta, perché allude chiaramente al possesso e alla gestione delle fonti dell'acqua. Scienziati di tutto il mondo concordano nel dichiarare che, nei prossimi decenni, i conflitti (e le guerre) tra le nazioni saranno dovuti, non tanto a causa del petrolio, ma per l'accaparramento delle sempre più scarse riserve d'acqua. Il dominio di territori ancora non colonizzati e ricchi di questo bene fondamentale per la sopravvivenza, era stato un'aspirazione anche in tempi arcaici per le popolazioni assetate di conquiste, tanto da essere simbolizzata e rappresentata nella Seconda Fatica, dove Heracle uccide l'Ydra di Lerna, recidendole le teste e cicatrizzandole perché non rispuntassero. L'Ydra, il mostro figlio di Echidna e Tifone, è l'enorme “serpente acquatico” dalle 9 o 50 teste (o 50 tentacoli) descritto da Esiodo Theogonia, vv. 327, e segg., e da Ovidio Metamorfosi, IX, 69-73: potrebbe corrispondere alla vitalità delle falde acquifere, oppure al numero di donne che di solito componevano piccole società di matriarcato femminile stanziale, quale poteva essere stato il “collegio” nella paludosa e malsana regione dell'Argolide del II millennio a.C. Queste società arcaiche avrebbero avuto particolari sensibilità (capacità rabdomantiche) per individuare sorgenti d'acqua potabile sotterranee, e per sopravvivere con i loro ridotti raccolti senza aver bisogno di espansione…L'intervento di Heracle è l'allegoria delle monocrazie patriarcali che vogliono colonizzare ed assoggettare ogni residuo di tribù matriarcali. Infatti, nel territorio di Argos fiorirono altri miti collegati all'acqua (quello di Amimoni o quello delle Danai, come Eschilo racconta nelle Supplici), collegati alle “bonifiche”, miti che sono sopraffatti nel corso dei secoli da quelli degli invasori, con cui vengono espresse le razionalizzazioni tipiche dello spirito difensivo-militare. Si chiudono le polle spontanee, che sgorgano naturali (i tentacoli o le teste dell'Ydra), per instaurare un nuovo ordine: lo sfruttamento dell'acqua attraverso le canalizzazioni - più tecnologiche - che preludono alle colture intensive. Fino a mezzo secolo fa si trovava ancora, nell'Argolide, qualche zampillo d'acqua purissima sgorgare spontaneamente o gocciolare da qualche fontanella di paese; ma se si va - oggi - a visitare la zona di Lerna, ci si trova davanti all'imponente industria di acque minerali «Amimoni» (nome sarcasticamente sottratto alla mitica ninfa fluviale che camminava a piedi nudi), industria che si è accaparrata tutte le fonti del territorio, e, se si ha sete, si è costretti a comprar l'acqua e a berla in bottiglia. Ma ben più barbaramente tragica è la rapina che stanno compiendo le multinazionali dell'acqua nel Terzo Mondo, dove alcune popolazioni - spesso stremate o falciate dalla fame, dalle malattie e dalla sete - si vedono requisire i propri pozzi tanto che, per accedere a questa loro risorsa naturale, sono costrette ad acquistarla (pensate: acquistare la propria acqua!) al Supermercato, oppure a soccombere. E' proprio vero: spesso, sotto le sembianze dell'“eroe che porta l'ordine” si nasconde un affascinante criminale di pace.
Se vuoi inviarci commenti, chiedere approfondimenti o esprimere la tua opinione sull'argomento in oggetto
compila il modulo sottostante. La redazione di ti risponderà quanto prima.
|
|