TACCUINO:
RIMINI IL FASCINO DI UNA CUCINA CHE SA GIOCARE COI SAPORI DELL’ALTA VAL MARECCHIA
Autore: Michele Marziani
Riccardo Agostini è un giovane chef di grande talento che ha trovato casa al Piastrino di Pennabilli, per la gioia dei nostri palati
C’è qualcosa di struggente nei colori che tingono l’autunno in alta Valmarecchia, la fine dell’estate comincia a mostrarsi nell’aria frizzante, nelle foglie ingiallite, nella luce che accarezza boschi e pascoli. Qualcosa che parla al cuore, all’anima, prima ancora di essere compreso dallo sguardo. È un sentire che sa di antico, del ritmo vero delle stagioni. Lo stesso sentire che accompagna il viaggiatore quando varca la soglia del ristorante Il Piastrino (tel. 0541 928106) di Pennabilli, il bel casale in sasso di sempre, garbatamente rimesso a nuovo e oggi gestito da Riccardo Agostini assieme alla moglie Claudia. Agostini è un giovane chef dalla fama crescente: prima braccio destro di Gianfranco Vissani (quello che cucina spesso in televisione e sbaglia i congiuntivi quando parla, probabilmente il più geniale cuoco italiano), poi coccolatissimo chef del Povero Diavolo di Torriana da dove se n’è andato, a febbraio del 2006, in seguito a un divorzio professionale che ha dato fiato alle trombe del gastrogossip. Bene, oggi possiamo dirlo con tranquillità: mai divorzio fu più riuscito e felice. L’ex, ovvero il Povero Diavolo di Torriana, grazie all’arrivo in cucina di Pier Giorgio Parini è esploso in piacevolezza dando oggi il meglio di sé, e il Riccardo Agostini che troviamo alle redini del Piastrino è capace di destreggiarsi tra pochi piatti di terra che della terra, della materia prima, di questa benedetta vallata del Marecchia ci fanno sentire, in tavola, amore, afflato, respiro, magnificenza gustativa. Veramente una marcia in più rispetto al passato. Forse meno velleità, ma sicuramente una grande cucina che affonda radici autentiche nel territorio. Oggi, visto il periodo, c’è un menu che guarda anche al tartufo bianco pregiato di cui la Valmarecchia è ricca. Quando siamo passati noi a incrociare le forchette siamo rimasti incantati dal carpaccio di manzo con misticanza aromatica, frutta secca e burro di nocciole e dalla zuppa fredda di zucchine e zenzero con crudo di scottona. In entrambi i piatti, più dell’equilibrio e della piacevolezza stupisce la bontà assoluta della materia prima: che carne! Semplicità e gusto si trovano negli spaghetti alla chitarra con carbonara di fave e mano sapiente nel riso carnaroli alle ortiche, ragù di quaglie e mosto cotto. È buono l’agnello in casseruola con macedonia di cipolle Tropea e finferli (che però si potevano evitare in quest’annata di funghi scarsi e di provenienza incerta), ma ancor più entusiasma, il maialino da latte croccante con purè di mela annurca. Tra un piatto e l’altro, sulla tavola elegante ma non formale, si sgranocchiano gli ottimi pani del ricco cestino. Il palato conquistato si prepara al dolce con la fresca crema di yogurth e papaia, per chiudere con un aspic (quelle cose in gelatina trasparente, per chi non conoscesse il genere) di frutti rossi al moscato con crema di mascarpone e timo e una zuppa di pesche con cremoso di cioccolato fondente Guanaja, abbinamento di grande golosità. Piccola pasticceria, forse migliorabile, per concludere. La carta dei vini è piccola, come il menu, e guarda molto bene soprattutto alla Romagna. I prezzi dei vini sono davvero piccini. Eccolo il segreto di Agostini al Piastrino, ci stava scappando dalla penna e non ce ne eravamo neppure accorti: far diventare tutto piccino, piccolo, misurato, essenziale, ma estremamente curato e per questo piacevolissimo. Menu degustazione a 38 euro; menu al tartufo 55.
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