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RIMINI ELOGIO DEL PUNTO E VIRGOLA
Autore: Nando Piccari

Politica e grammatica

Il berlusconismo passa anche dall’appiattimento della lingua


Ci sono piccole cose che, pur avendo conseguenze pratiche vicine allo zero, aiutano a capire quali...“mala tempora currunt”, meglio di tante eclatanti questioni con cui è costretta a misurarsi la nostra quotidianità. Qualche tempo fa, non ricordo più quale “autorità linguistica” abbia decretato il tramonto, per sopraggiunta inutilità, dell'uso del “punto e virgola”. Poiché l'approccio alle regole della lingua italiana è forse l'unica circostanza che mi vede granitico conservatore, ne sono rimasto contrariato; non solo in qualità di smodato fruitore di punti e virgola; ma soprattutto per la motivazione di quell'editto liquidatorio, basato sul primato di un presunto “bisogno di velocità” che, anche nello scrivere, non dovrebbe più consentire mezze misure o sottigliezze perditempo, ma richiederebbe una drastica semplificazione: o si usa il punto, o si usa la virgola! Mancava solo di aggiungere: “visto che ci siamo dotati di un Calderoli per la semplificazione legislativa, troviamone uno anche per quella grammaticale”.
Ma non ce n'è stato bisogno, poiché qualche giorno dopo il “Calderolinguista” è arrivato da solo, nelle vesti di un docente dell'Università di Camerino; il quale, intervistato alla radio, si è profuso in sperticate lodi delle obbrobriose manomissioni della lingua italiana a cui tantissimi (non solo giovani) fanno ricorso quando scrivono gli sms. Ammetto di non sentirmi del tutto obiettivo nell'affrontare un argomento che mi fa essere, più che conservatore, addirittura reazionario; al punto che vorrei che i cellulari fossero dotati di un dispositivo in grado di disintegrarli in mano a chi abbia appena scritto “xché”, “ness1”, “8bre” e altri simili esempi di uso criminoso della lingua italiana. Ma pur senza arrivare a tanto, come può un professore universitario definire tutto ciò un “esempio di lingua viva, che si rinnova e si aggiorna nell'uso quotidiano”? Quando si tratta, invece, di un’eclatante dimostrazione di aridità, povertà e limitatezza espressiva; indicativa di un Paese in cui la stragrande maggioranza ignora libri e giornali e si esprime usando sì e no sette aggettivi, e dove perfino molti laureati scrivono in un italiano caricaturale.
Ma anche questo, signori, si chiama berlusconismo; la cui “filosofia” è, appunto: “Appiattiamoci tutti e voliamo il più basso possibile. Nel far uso della nostra 'autonomia interiore', accontentiamoci di crogiolarci nella 'cultura percepita' che ci procurano gli 'X Factor', le Marie De Filippe, i vasi da notte in testa che ci prescrivono di indossare 'i dolci e le gabbane'. E in quanto all'italiano, perché mai dovremmo parlarlo e scriverlo meglio dei 'briatori bilionari'? La testa non è il luogo in cui costruire e radunare le idee, perché l'effetto collaterale sarebbe aprire la porta al dubbio e all'esercizio critico; basta che sia un contenitore di certezze: poche ma granitiche; in grado di diventare, all'occorrenza, i proiettili metaforici -ma non per questo meno cruenti- con cui difenderci e colpire.”
Tutto questo il berlusconismo ha cominciato a seminarlo già molto prima della “discesa in campo” di Berlusconi, quando la sinistra avrebbe avuto ancora sufficiente “fieno in cascina” per contrapporgli un'efficace battaglia culturale, presumibilmente affiancata da significativi ambienti cattolici. Che invece non ingaggiò, perché la lettura politicistica che all'epoca dava di se stessa, la voleva in ritardo rispetto al presunto “cambiamento” introdotto dal “craxismo”, che in realtà era semplicemente prodromico del berlusconismo.
Quel berlusconismo che si è poi corroborato sia stando al governo che facendo opposizione...in carrozza a tanta dabbenaggine suicida del centrosinistra; e che oggi presenta una variante del suo costante bisogno di minacce nemiche da agitare: non più il comunismo, un pericolo ormai metaforico e poco percettibile; ma un robusto nemico in carne ed ossa. Ecco allora la sua anima leghista-lepenista riesumare dalla notte dei tempi “la novità” di mostri in realtà antichissimi, quali gli zingari che rubano i bambini e fanno il malocchio. Mentre la sua componente intellettuale (che non usa il punto e virgola e conosce tutte le più strambe abbreviazioni per scrivere gli sms) ha rispolverato il “dalli al dipendente pubblico”, affidandone la regia a Brunetta, detto anche il ministro bonsai.




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