OPINIONI:
RIMINI DOMANDE A MAMMA HERA
Autore: Lia Celi
La mondezza di Napoli ha provato la maturazione precoce della coscienza ecologica riminese
Se non fosse quel vergognoso inferno di sporcizia, inciviltà e speculazioni politico-camorristiche, la catastrofe dei rifiuti a Napoli sarebbe il più efficace spot pubblicitario a favore della raccolta differenziata. Le montagne di "munnezza" vegliate da popolani scapigliati e le sceneggiate fra cassonetti in fiamme hanno smosso qualcosa perfino nella dura cervice dei riminesi, che sembrano aver finalmente capito cosa succede quando una città non gestisce responsabilmente i propri rifiuti: per usare una sintesi rozza e politicamente scorretta, «si fa la figura dei napoletani». Sì, certo, si inquina l'ambiente, si insozzano le strade, si sprecano preziosi materiali riciclabili, ma soprattutto si perde il diritto di sentirsi diversi dalle ciccione con la ricrescita che in tivù inveiscono in dialetto contro De Gennaro mentre stivano nello stesso sacco di plastica croste di pizza, flaconi vuoti e vecchie ciabatte. La raccolta differenziata, la panacea di tutti i mali dell'iperconsumo, è arrivata a Rimini con qualche mese di anticipo sul patatrac napoletano, quanto basta per salvarci la faccia, se non la salute, e anche chi fino a ieri vedeva nei cassonetti differenziati gli altari di una bislacca setta di fanatici il cui vero scopo era complicare la vita al prossimo, ora li riempie con più entusiasmo, e a volte perfino correttamente. Forse Hera non se l'aspettava. I cassonetti li aveva messi lì per farci prendere confidenza con il concetto di separazione dei rifiuti. Un po' come si fa coi bambini per disabituarli al pannolino: prima si propone il vasino al pupo come un giocattolo, poi lo si fa sedere con le mutandine, poi senza, e intanto gli si racconta una fiaba, eccetera, sempre rispettando i suoi tempi, ovvio, per non traumatizzarlo. Per Hera i riminesi erano ancora alla fase-giocattolo, guai a turbarli con richieste troppo precise o, peggio ancora, minacciando gli inadempienti. E invece, maturati precocemente dalla visione dell'inferno partenopeo, molti vorrebbero che Hera abbandonasse l'atteggiamento da mammina mollacciona e li trattasse da ometti, magari rispondendo a certe loro ingenue curiosità. Mamma Hera, perché il cassonetto degli imballaggi leggeri è grande come quello dell'organico, quando di rifiuto organico ne produciamo pochissimo, mentre ogni giorno ammassiamo metri cubi di plastica e cellofan? Mamma Hera, perché i rifiuti ingombranti o pericolosi li vieni a ritirare a domicilio solo dopo quindici giorni, istillando nei più birichini la tentazione di mollare tutto nottetempo dove capita? Mamma Hera, se io faccio il bravo e riempio come si deve i tuoi cassonetti, perché tu, che sei un'azienda così grande e potente, non vieni a svuotarli un po' più spesso, così non dobbiamo vedere nel centro di Rimini scorci da quartiere Pianura? La consapevolezza dei riminesi riguardo alla spazzatura è in così rapido sviluppo, che qualcuno non si accontenta già più di separare i rifiuti, vorrebbe produrne di meno. E comincia a notare che in salumeria un etto di prosciutto viene avvolto in almeno tre involucri, che i farmacisti incartano le confezioni e poi li infilano in ulteriori borsine, che nel reparto ortofrutta dei supermercati devi insacchettarti la mano in un guanto di plastica e infilare mele, pere e carote in tre sacchetti diversi. Lo sballo dell'imballo ha i giorni contati?
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