OPINIONI:
RIMINI LA DIVISA DELLA FUTURA CLASSE PERDENTE
Autore: Lia Celi
Bomber e bomberini impazzano fra i ragazzi riminesi
E' stata una delle città più bombardate d'Italia. Oggi Rimini è sicuramente una delle più "bomberate". Non chiamate gli artificieri: i bomber (o, per le ragazze, bomberini) sono quei giubbotti imbottiti, corti alla vita, preferibilmente neri, che negli anni Novanta erano l'emblema dei coattoni romani e oggi ricoprono le spalle di otto adolescenti riminesi (ambosessi) su dieci. L'equivalente dell'allarme aereo è la campanella dell'ultima ora di lezione: dopo pochi secondi, i portoni delle scuole si aprono e sganciano nugoli di chiassosi bomber e bomberini neri che si precipitano verso parcheggi di motorini, fermate d'autobus e negozi di pizza al taglio. Gli effetti del bomberamento giovanile a tappeto sono decisamente meno distruttivi rispetto a quelli dei raid alleati, ma l'impatto visivo sugli adulti è considerevole. Tutti quei ragazzini vestiti uguali (giubbino nero rigonfio e jeans) fanno impressione, e anche un po' tristezza. Quando si muovono in gruppo sembrano tanti piccoli corvi, a dispetto delle loro faccine fresche. Ma attenzione: solo per noi vecchi un giubbino imbottito nero è identico a un altro. Per i teenager (e, di riflesso, per gli adulti che li finanziano) sono le marche e i prezzi a fare la differenza, e a rendere possibile un po' di discriminazione fra chi ha soldi da spendere e chi non li ha (ed etichettare i compagni rimane una delle attività scolastiche più stimolanti). Quando le temperature si alzeranno, i bomber saranno sostituiti dai giubbotti di jeans, meno tetri, ma altrettanto sconfortanti per chi si fa ancora illusioni sulla fantasia della gioventù. In molti paesi gli studenti indossano un'uniforme, magari con lo stemma della scuola; ma il taglio è iperclassico, volutamente antiquato, come per sottolineare che gli studenti sono creature speciali e la scuola è un mondo a parte, dove si trasmettono saperi e valori durevoli, non i capricci della moda. La divisa che si sono scelti gli studenti riminesi (e italiani) ha di brutto che non è una vera divisa, non li distingue per niente da chi ha più anni di loro. La maggioranza della gente oggi si veste in giubbotto e jeans (o calzoni da tuta), maschi e femmine, italiani e immigrati, dal lunedì alla domenica, e specialmente dai 14 ai 40 anni, fascia corrispondente all'adolescenza dilatata della nostra epoca, quella in cui si è più precari, sfigati e insoddisfatti. E' come se, già rassegnati al loro destino, ragazze e ragazzi adottassero fin dai banchi di scuola il look tristanzuolo da precario globale, così a vent'anni saranno ben calati nella parte. Processo uguale e contrario avveniva negli anni Cinquanta, quando i liceali si presentavano in classe in giacca e cravatta o in gonna a pieghe e camicetta, già abbigliati da futura classe dirigente: oggi si va a scuola vestiti da futura classe perdente. E il guaio è che forse non c'è molto da perdere.
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