TACCUINO:
RIMINI IN DIFESA DELLA PIADINA COTTA AL MOMENTO
Autore: Michele Marziani
Nei ristoranti e nelle trattorie del Riminese è più facile trovare il pane fatto in casa che la piadina. La colpa? Dell'abuso di quella precotta, confezionata, solo da scaldare...
Alta, bassa, con lo strutto, con l'olio, con un pizzico di bicarbonato, col latte, larga, stretta, romagnola, riminese, con l'indicazione geografica tipica, con la denominazione d'origine... Della piadina si è detto e scritto di tutto negli ultimi anni. Lo scrittore Graziano Pozzetto ne ha tratto persino un libro monumentale edito da Panozzo Editore. La posto in gioco era ed è alta: un nuovo mercato che prima non c'era, quello della piadina precotta, venduta nelle buste, nelle botteghe, come nei supermercati... Meglio del pane che bisogna comprarlo fresco tutti i giorni, la piada precotta, si tira fuori dalla busta quando serve la si passa un minuto sul testo - et voila! - eccola pronta a fare il sostituto del pane. Sempre calda. Sempre fragrante. Fragrante? Beh, insomma, diciamo, traducendo il noto detto romagnolo, che piuttosto che niente è meglio piuttosto. Nelle case, la sera, quando si torna stanchi e non si ha voglia né tempo di cucinare una piadina precotta e riscaldata è meglio di un pugno in faccia, su questo siamo tutti d'accordo. Ma al ristorante no, non se ne può davvero più. Mentre la ristorazione scopre il piacere di mettere in tavola pane e grissini fatti in casa, nelle trattorie e osterie anche di tradizione la piada è sempre più spesso quella delle buste. Onesta, ben fatta, per carità, ma precotta. Spesso gommosa, quasi sempre noiosa. Ora, questo giornale, Chiamami Città, è di proprietà della Cna. E la Cna è tra i maggiori promotori del consorzio dei produttori di piada romagnola, quelli che fanno la piada precotta. Ma gli stessi produttori di piadina confezionata sanno che se l'esperienza, il piacere della piada, scende sotto una certa soglia, tanto vale che la piadina arrivi da Shanghai. Quindi, ben venga la piada imbustata per la cena frugale e veloce, per gli amici dei figli che invadono la casa affamati, per i turisti che vogliono riportare a casa un pezzo delle loro vacanze. Ma basta con la piada prefatta nella ristorazione. Viva le braccia muscolose delle azdore che tirano la piadina, quella cotta al momento, sotto ai nostri occhi, Viva il profumo che sale mentre il testo cuoce l'impasto che diventa fragrante, buono da mordere, unico, piacevole da riempire appena cotto, caldo, non riscaldato. È una vergogna che tanti locali riminesi e romagnoli cadano proprio sulla piadina che del territorio è il simbolo più riconoscibile. Qualunque persona sia cresciuta col testo in casa riconosce a vista, al naso, prima ancora che al morso, una piada riscaldata, sia pure di ottima qualità. La piada “vera” è un'altra cosa ed è giusto che chi viene in Riviera ne faccia esperienza e se ne innamori. Senza essere preso in giro. Tra tante piade riscaldate che ci siamo visti rifilare nei locali riminese c'è persino chi nel menu scrive la “nostra” piadina e di fronte al nostro sconcerto risponde dicendo: “è nostra nel senso che l'abbiamo selezionata noi”. Acqua, farina e strutto. E calore quanto basta. Testo bollente. Magari d'argilla. Evvai con la piada!
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