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OPINIONI:
RIMINI COSÌ LA SCIENZA È DIVENTATA PERICOLOSA
Autore: Giampaolo Proni

La ragione e l’esperienza da Galileo in poi


Quella che in occidente si chiama scienza non è sempre esistita. Qualcosa che assomiglia alla scienza contemporanea inizia a manifestarsi con Galileo Galilei (1564-1642). Galileo pone le basi del metodo scientifico unendo due campi separatamente presenti nella cultura occidentale: l’osservazione sperimentale e la descrizione matematica come linguaggio non solo della scienza ma dello stesso universo. In una famosa citazione Galileo scrive:
“La filosofia è scritta in questo grandissimo libro che continuamente ci sta aperto innanzi a gli occhi (io dico l'universo), ma non si può intendere se prima non s'impara a intender la lingua, e conoscer i caratteri, ne' quali è scritto. Egli è scritto in lingua matematica, e i caratteri son triangoli, cerchi, ed altre figure geometriche, senza i quali mezi è impossibile a intenderne umanamente parola; senza questi è un aggirarsi vanamente per un oscuro laberinto.”
Galileo, come vediamo, non usa la parola scienza, ma ‘filosofia’, perché, nel ‘600, il sapere non si era ancora diviso tra conoscenza umanistica e scientifica. E’ da Galileo in poi che questo avviene, progressivamente. E avviene perché, mentre l’astronomia e la fisica adottano il metodo sperimentale e il linguaggio matematico, e poi la chimica, le scienze naturali, la medicina, e in parte l’economia, e successivamente parte della sociologia e la psicologia sperimentale, le altre discipline umanistiche non lo fanno, e le distanze tra i due campi lentamente si accrescono. La ‘filosofia’ si divide in scienze sperimentali e non sperimentali, e la matematica – scienza non sperimentale - diviene strumento solo (con poche eccezione) delle prime.
Galileo compie esperimenti così banali che oggi appaiono infantili, come far cadere oggetti dalla torre di Pisa o osservare un pendolo che oscilla. Ma fa una cosa mai fatta prima: misura questi fenomeni, traduce le osservazioni in rappresentazioni geometriche e numeri. E conclude che l’universo è scritto in numeri e figure geometriche. Scritto da Dio, ovviamente. I primi scienziati, e molti ancora oggi, ritengono che la presenza delle forme matematiche nell’universo sia una testimonianza dell’esistenza di Dio. Chi, infatti, può aver messo una spirale logaritmica nel fiore del girasole?
La matematica e la geometria usate dai primi scienziati sperimentali sono quelle degli antichi. Keplero, per calcolare l’equazione dell’orbita di Marte, userà la teoria di Apollonio di Perga, un matematico del III secolo a.C, che studiò le curve ottenute sezionando un cono con un piano, le coniche. D’altra parte le esperienze che questi studiosi facevano erano ovviamente ben note: la gente sapeva come cade un peso e come oscilla un pendolo, gli artigiani usavano molti attrezzi e procedure chimiche anche se nessuno le aveva misurate e indagate. La grandezza della scienza sta nel mettere insieme questi due modi di guardare il mondo: la ragione e l’esperienza.
Questo modo di conoscere il mondo, da allora, si è sviluppato enormemente, e ha consentito di descrivere una grande quantità di fenomeni in modo da prevederne lo svolgimento.
L’astronomia, a partire da Keplero e poi pienamente con Newton, non solo adotta la teoria copernicana come sistema di descrizione del sistema solare, ma comprende che i moti dei pianeti non sono solo curve geometriche, ma dipendono da un sistema dinamico di forze. La massa costituisce la forza di gravità, e i moti dei pianeti non sono solo descrizioni matematiche di forme, ma esiste un motore materiale che li causa. Dio non è necessario come Motore Immobile per tenere in vita l’Universo.
Queste ed altre conseguenze non vengono ricercate dai primi scienziati, che sono tutti credenti e molti addirittura religiosi. Ma a un certo punto divengono evidenti agli occhi della Chiesa. Ed a qualcuno appaiono pericolose.



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