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STORIA BORGO AD ZìTA':
RIMINI CONTRO LA MALEDIZIONE DI CASTEL SISMONDO
Autore: Luca Vici

La Rocca Malatestiana ha una lunga storia di incuria e degrado
Il recupero del fossato sarà un altro passo per una valorizzazione in iniziata solo da pochi decenni



Osservando ciò che ne resta, occorre una buona dose di fantasia per immaginare cosa doveva essere Castel Sismondo. La sua antica imponenza oggi è solo intuibile dall’affresco di Piero della Francesca nel Tempio Malatestiano e dalle medaglie di Matteo de’ Pasti.
Della sua residenza signorile, Sigismondo Malatesta volle che si tramandasse anche il momento preciso della fondazione, scelto in base a calcoli astrologici: “alli 20 maggio del 1437, in Mercordì a hore 18 e minuti 48 circa”. Tutto doveva impressionare il visitatore, dall’ampio fossato alla doppia cerchia di mura, dall’enorme mastio bianco alle cinque alte torri, fino agli intonaci rossi su cui risaltavano maioliche e stemmi colorati nonché le lapidi in marmo bianco e dalle iscrizioni dorate. L’interno doveva risentire dell’origine composita, con ambienti poco razionali ancora “medievali”, percorsi tortuosi, forse nessuna grande sala di rappresentanza, ma rutilante di decorazioni e arredi di gusto tardo-gotico.
Filippo Brunelleschi, la cui presenza a Rimini è documentata nel 1438, avrebbe partecipato al progetto, che però Sigismondo rivendicò sempre come suo. I lavori andarono ad integrare edifici preesistenti appartenenti ai Malatesta fin dal XIII secolo (tra i quali il palatium inceptum del 1311), le mura romane e la porta del Gattolo, le cui tracce sono ancora oggi leggibili all’interno. Si diedero così vita a tre parti distinte (corte a mare, rocca di mezzo e corte del soccorso) racchiuse dalle mura esterne.
Nel suo trattato De Re Militari, Roberto Valturio sottolinea che il castello aveva i più innovativi elementi di difesa, come l’imponenza delle scarpe, il numero elevato di feritoie (160, l’ampiezza dei cammini di ronda e delle piattaforme da combattimento, la complessità della compartimentazione, con i tre corpi del castello affidati ad altrettanti castellani, l’uso estensivo di terrapieni a prova di artiglierie distribuiti in pianta ed in quota, i numerosi passaggi, soprattutto sotterranei, per sferrare sortite e comunicare con l’esterno.
Ma proprio l’uso delle artiglierie modificò velocemente l’architettura militare. Forse le torri erano state tagliate già fin dall’assedio del 1469 per offrire minor bersaglio ai cannoni, dando il via ad una lunga storia di demolizioni e spoliazioni. Nel 1503, il castello veniva giudicato assai vulnerabile e balisticamente antiquato dal veneziano Vincenzo Valièr. Nel ‘600 si pensò perfino di farne “cava di materiali” per costruire una nuova fortezza sul sito dell’Anfiteatro, così da proteggere la città dalle incursioni dei pirati. Si ripiegò fortunatamente per una “ristrutturazione”, eseguita tra il 1624 e il 1626, dopo la quale il castello venne ribattezzato Urbano, dal papa regnante Urbano VIII.
Come per altri monumenti cittadini, il secolo più deleterio fu il XIX. Nel 1826 furono distrutti i baluardi e la cinta dei bastioni esterni; con le macerie fu riempito il fossato, già colmato in parte nel 1815 per realizzare il Gioco del Pallone. Una delle torri lasciò il posto ad un “modesto fabbricato governativo”, all’angolo orientale fu addossato un brutto Magazzeno del Sale. Nel 1857 quella che era nata come splendida residenza rinascimentale fu destinata a carcere. Tale rimase fino al 1964, dopo una lunghissima battaglia burocratica, nonostante il Comune lo avesse acquistato per restaurarlo già nel 1916.
Un primo intervento di recupero venne effettuato negli anni 70’; poi i restauri conclusi nel 2002 ad opera della Fondazione Carim, durante i quali riemersero anche vestigia romane e alto medievali.
Oggi il castello è finalmente aperto alla città ed ospita importanti eventi culturali. Ma si potrebbe fare di più. La Fondazione ha proposto il recupero del fossato per una profondità di circa sei metri, il che consentirebbe di ridonare qualche slancio alle mura superstiti. Per procedere occorre spostare parte del mercato settimanale; se l’accordo proposto dal Comune andrà in porto, i lavori potrebbero iniziare nel febbraio 2008, in modo da poter rivedere il fossato entro l’estate.

Fonti:

Angelo Turchini (a cura di), Castel Sismondo, Sigismondo Pandolfo Malatesta e l’arte del primo Rinascimento

Pier Giorgio Pasini, Castel Sismondo (in Rocche e castelli di Romagna III)

Dino Palloni, Storia illustrata di Rimini III

Tonini, Guida illustrata di Rimini




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