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RIMINI COME SOGNO LA MIA RIMINI
“... E, se sognavo vagheggiavo una costa con tutti gli alberghi rasi al suolo. Una spiaggia piena di dune e di ortiche, dal molo fino a Gabicce. Una marea di camerieri trasformati in guardie forestali. Un Grand Hotel liberato dal parco alberato che gli sta davanti e che è frutto di usucapione (ah, Comune, Comune!) Un Kursaal risorto dal nulla (sempre per effetto della bacchetta magica). Un corpo di tremila vigili urbani, magari senegalesi, per dirigere il traffico. Una società per la difesa dei diritti del pedone di cui vorrei essere dittatore perpetuo. Un teatro ricostruito secondo i disegni del Poletti, e sotto il quale fosse sepolto il progetto Natalini per tutta l’eternità. (...) Inutile dire che io invecchiato nella capitale del turismo, sempre in attesa di essere classificato il primo degli ultimi, non sono un turista.. Non amo viaggiare, conoscere terre lontane. Per me Covignano vale più dell’Everest (...). Sono un pessimista. Amo la mia città (ma quale?) Purtroppo Rimini è come l’Italia. E l’Italia è irrimediabile”.
Liliano Faenza dal numero 28 di Chiamami Città 1989
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