STORIA BORGO S. GIULIANO:
RIMINI LA CHIESA DELLA MADONNA DELLA SCALA
Autore: Luca Vici
Il tempietto fu costruito per commemorare un miracolo avvenuto nel 1608
La città di Rimini nel corso dei secoli ha assistito a numerose apparizioni della Vergine Maria. E nei luoghi dove si sono verificate le apparizioni, sono sorti edifici sacri. Già dal XIII secolo, il colle di Covignano è stato luogo di apparizioni miracolose di Maria; proprio per ricordare una, venne eretta nel 1391 la chiesa di Santa Maria delle Grazie. Nella chiesa di Santa Chiara si verificò un evento miracoloso nel 1850, quando la Madonna ritratta da Giuseppe Soleri Brancaleoni, fu vista muovere gli occhi. A seguito di tale fatto straordinario venne eretto, in soli sei mesi e con le sole offerte dei fedeli, il tempio che possiamo vedere ancora oggi. C’è però un altro evento miracoloso legato a Maria Vergine, che solo gli abitanti del borgo di San Giuliano conoscono bene. E’ quello avvenuto nel 1608 quando un giovane, caduto con il cavallo nel “furibondo fiume sotto sopra aggirato (forse per una piena), nel qual punto fissando questi gli occhi nel sacrato volto, chiese di puro cuore per lo corpo ajuto e per l’anima salute e subito dal volere di Dio insieme col cavallo venne alla ripa”. Il giovane aveva posato gli occhi sull’immagine della Madonna, dipinta nel 1608 da Alessandro Codrini, che si trovava sul muro che correva lungo il Marecchia, “sotto la scala di un Torrione, nel quale agli ultimi tempi de’ Malatesti stava confitta la catena per chiudere il porto, che perciò tiene la novella chiesa il nome di Madonna della Scala”. In relazione a quell’evento la popolazione di San Giuliano volle edificare in onore di Maria una chiesa che venne finanziata “dalla marinarezza e dà poveri abitatori del Borgo; capo de’ quali è stato sempre Giovanni Zangi, pescatore e patron di barca, che con la persona e con la limosiniera mano ha somministrato abbondantemente alla degna opera”. Nel 1611 il Consiglio comunale riconobbe al Priore di San Giuliano il permesso di isolare l’affresco, tagliando il muro sul quale era stato dipinto, per posizionarlo in una nuova cappella. La piccola chiesa, nel 1797, entrò nella lista di edifici sacri soppressi da Napoleone e divenne proprietà dei conti Martinella, che però lo mantennero aperto al culto. Nel 1908 un gruppo di giovani cattolici istituì la Pia Unione della Madonna della Scala e pochi anni dopo nel 1914 la cappella venne affidata ai riminesi del Circolo Cattolico Ludovico Contesi. I reduci della grande guerra elevarono il piano della chiesa per prevenire i danni delle inondazioni e vollero estendere la devozione verso la Madonna della Scala oltre i confini della città: nacque il Bollettino “La Stella del Mare” che fu diffuso in migliaia di copie in Italia e all’estero. Grandi festeggiamenti furono organizzati nell’aprile-maggio del 1919: l’amata immagine di Maria venne portata in processione nel borgo di San Giuliano, dove rimase esposta ai fedeli per una settimana, per poi essere ricondotta nel suo tempio. Nel 1925 fu allungata la navata e due anni dopo venne eretto un elegante campanile dotato di ben cinque campane. La seconda guerra mondiale provocò danni seri alla chiesa: andarono distrutti il tetto, parte dei muri perimetrali e il pavimento. Nel 1963 il pittore Arsuffi disegnò nell’abside “Il sogno di Giacobbe”, stesso tema dell’affresco che Francesco Brici aveva dipinto nel 1935 e che era andato distrutto con la guerra. Nella chiesa, ancora oggi, è conservato, in una piccola ancona dorata, l’affresco “miracoloso” di Alessandro Codrini che raffigura San Giuseppe, la Madonna e il Bambin Gesù. Nell’abside da notare l’affresco che raffigura il Sogno di Giacobbe dipinto, come detto, dall’Arsuffi: il Patriarca è addormentato sul lato sinistro di una scala disposta tra Cielo e Terra, percorsa, sui margini, da una doppia teoria di angeli. La volta dell’abside si apre in una lucerna a base ottagonale che dona luce discreta al presbiterio. La bella cantoria, soprastante l’area di accesso alla chiesa, accoglie un organo realizzato negli anni sessanta del XX secolo.
Fonte: Davide Gasparini, “Le chiese del porto canale di Rimini”
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