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MIRAMARE:
RIMINI C’ERA UNA VOLTA IL TERZO
Autore: Claudio Cupi

Miramare nei ricordi di Oreste Delucca


C’era una volta il Terzo. Lo racconta lo storico Oreste Delucca, che ha studiato a lungo le origini di Miramare. Il Terzo si riduceva alla chiesetta dell’ospitale di San Lazzaro, dove venivano curati – o meglio reclusi, i malati infettivi. Si vede ancora lungo la via Flaminia, nei pressi dello “strunz d’Urland”, come il popolo chiama ancora il miliare romano che segna appunto il terzo miglio dalla città. Poi, la Torre della Trinità alla foce del Marano, qualche capanno di pescatori e tanta campagna e acquitrini. Nell’Ottocento sia l’ospitale che la torre erano in in rovina. La zona era così poco abitata che spesso veniva utilizzata per esercitazioni militari.
Nel 1908 alcune famiglie di autentici pionieri erano andate ad abitare al Terzo in modeste cupole. Fra di esse, la famiglia Tonini aveva aperto uno spaccio con locanda. Della zona si interessarono i conti Felice Pullè e Giacinto Martinelli, oltre che don Domenico Masi. La spiaggia era grande, poteva ospitare bagnanti come già a Rimini e Riccione. Stava nascendo Miramare.
Nel 1923 fu costruita la chiesetta del Sacro Cuore, con annesso orfanotrofio. Sorgono i primi villini, e poi le pensioni a gestione famigliare, pagate con tante cambiali, lavoro e sacrifici. Il turismo è tranquillo, di tutto riposo fra il verde e il mare.
Nel 1927 inizia a funzionare la linea tramviaria elettrica Rimini – Riccione, poi arriva la stazione ferroviaria. Nel 1929 il “campo di atterraggio per velivoli” di Miramare inaugura il volo Rimini – Milano. L’aeroporto verrà poi ampliato nel 1938.
Le pensioni, i negozi, i bar ormai si moltiplicano. Il passato si sposa con il futuro presso la Fossa Rodella, dove c’era ancora il “Ghetto” abitato da contadini: i quali tiravano avanti con l’orto, ma anche affittando le loro modeste case ai bagnanti.
Nel 1934 Mussolini inaugurò la colonia Novarese, accanto a dove già si ergeva la Bolognese.
Arriva però la guerra e l’aeroporto attira feroci bombardamenti, che provocano una distruzione quasi totale. Ma i laboriosi miramaresi fanno risorgere la loro località a tempo di record.
Il clima di quelle vacanze è ricordato da tutti con nostalgia. Bambini che giocavano all’aria aperta indisturbati, la campagna che si fondeva con la spiaggia, giochi semplici dove la gita in moscone era già un’avventura. Per i più grandi, l’avventura era il corteggiamento, l’appuntamento alla Rotonda, l’aperitivo al Bar Centrale. Si dormiva “nel capanno” per affittare la casa “ai forestieri”, poi si mangiava tutti assieme, orgogliosi delle prime bombole di gas che arrivavano a sostituire la carbonella.
Oggi il verde è poco, lo stress tanto. Ma forse quei ricordi possono risultare preziosi per immaginare, e progettare, una Miramare del futuro che non rinneghi il suo passato.




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