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OPINIONI:
RIMINI - CATTOLICONI E CATTOLICASTRI
Autore: Nando Piccari

Il centrodestra a Rimini ha i candidati che si merita?
Non tutti ne sono convinti


Pare ormai assodato che il “barzellettiere della libertà” non troverà un pizzico di coraggio, o un rigurgito di dignità, per smettere di scappare dal faccia a faccia televisivo con Veltroni. C'è da capirlo, Berlusconi; due anni fa riuscì a perdere un analogo confronto perfino con Prodi e oggi teme di venire impietosamente smascherato per quello che ormai è: un anziano e affaticato riscaldatore di minestre. Mentre le sue fortune dipendono dal fatto che il pubblico - sia quello “pagante” delle sue tante aziende commerciali, che quello “votante” della sua remunerativa azienda elettorale - continui a coltivare l'immagine taroccata che egli tenta affannosamente di dare di sé, con il suo ossessivo e incontrastato onanismo elettorale.
Avendoci la pusillanimità di Berlusconi scippati della scintillante tenzone televisiva fra i candidati a governare l'Italia, dovremo accontentarci delle prossime puntate del gallinaceo derby fra le due più raffinate gentildonne della destra italiana: la storaciana-vip Santanchè e la “ciarrapica” Mussolini, in Berlusconi. Alla base della loro contesa politico-culturale vi sono contenuti di grande spessore. L'una raccomanda alle elettrici di non votare Berlusconi, perché “lui le donne le vuole solo orizzontali” mentre “io non l'ho mai 'data via' per fare carriera politica”. Per tutta risposta, l'altra le ingiunge di tacere, accusandola di essere “la perfetta incarnazione della donna 'politicamente orizzontale' “. Poi, dopo che le due comari nere si sono ulteriormente insultate (“tu sei solo una valletta”; “e tu hai il protettore”), la Santanchè rinfaccia alla camerata Mussolini i dispiaceri che starebbe dando al nonno buon'anima. Apriti cielo: ne nasce una disputa storico-triviale su chi fra loro due sia più fascista, che indispettisce perfino Er Pecora Buontempo, oltre che Findus Fini: il primo, perché non si scherza col venerato ricordo del duce pelatone; il secondo, perché aspirando AN a confluire nel partito democristiano europeo, la consegna è fingere di non aver mai sentito parlare né di Mussolini, né del fascismo.
Qui da noi, invece, a tenere alti i toni è soprattutto la campagna dei “cattolici doc” (detti “cattoliconi”) contro le infiltrazioni elettorali dei “cattolici light” (detti “cattolicastri”). I cattoliconi si dividono in “pensanti” e “combattenti”; molto diversi fra loro, hanno però un assillo in comune: prendersela con la povera candidata del PD Elisa Marchioni, rea di essere una cattolicastra contaminata dal “relativismo”, il loro grande nemico.
I “pensanti” comunicano col mondo attraverso “Ariminimentadol”, un raffinato contenitore on line. I “combattenti” albergano nella caserma dove ha sede il “gazzettino della libertà” da cui proviene ogni giorno “una voce” che chiama alle armi i difensori dell'Occidente: ora invitando a gioire per lo spottone televisivo del Magdi Allam battezzato in mondovisione; ora fingendo improbabili sintonie con la mite fermezza del nuovo Vescovo di Rimini, ma solo per la gratitudine di averli liberati dal detestato Mariano; ora sparando raffiche in aria a salutare “il loro vescovo della libertà”, che li illumina dall'alto del Montefeltro. I primi si esprimono in un italiano che profuma di cultura; i secondi attraverso i chilometrici mattoni di un linguaggio cifrato che solo loro comprendono (tranne quando scrive Sacchini, che riescono a capire anche alla redazione di “Tana-liberarimini”, dove ne sanno una più del diavolo).
I “combattenti” sono davvero convinti che i paracadutati Bettamio e Berselli, più il quarto di riminesità di Pizzolante, siano tutto ciò che il centrodestra indigeno si meriti. I “pensanti”, invece, si mangiano il fegato, perché senza il diktat di Arcore i candidati si chiamerebbero Lombardi, De Sio, Piacenti, Miserocchi, Renzi, Lisi.
Al segretario del PD, che si era limitato a ricordare questa cosa, ha risposto Pizzolante a colpi di sfollagente, accusandolo di non avere mai lavorato; al contrario di lui, che sa bene cos'è la fatica. Gnassi ha replicato ricordando di essere diventato Consigliere Regionale (eletto con i voti di preferenza, non già nominato via fax dal padrone) quando ancora era studente; e che ora che non ha più incarichi istituzionali, si è aperto una partita IVA.
Forse sarebbe bastato rispondergli che ci sono lavori socialmente utili e -sottobanco- lavori politicamente assistiti; ma Pizzolante detiene un record: lavori “politicamente utili” e “socialmente assistiti”.




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