SPORT:
RIMINI UN APPASSIONATO E POETICO OMAGGIO AL “PIRATA”
Autore: Claudio Costantini
La vita di Pantani in 19 quadri e altrettante poesie
Nello sport, come solo in poche altre espressioni della vita dell'uomo, nascono miti popolari solidi e duraturi costruiti dalla passione di migliaia di sportivi che hanno seguito i loro eroi per tutta la vita fino alla morte. La nascita di un mito, nel ciclismo come è il caso di Marco Pantani, è difficile spiegarla, forse non vi è spiegazione. E la vittoria da sola non fa nascere il mito, deve esserci la "condizione umana" che il campione comunica alla gente e questa la sente quasi come propria. Il campione diventa uno della famiglia,e lo si chiama per soprannome: Coppi "il Campionissimo", Magni "il Leone delle Fiandre", Mercks "il Cannibale", Pantani "Il Pirata". E proprio il "Pirata" è entrato nell'animo e nel cuore di due riminesi, padre e figlio Mario e Giuseppe Pellegrini che per tutte le emozioni e gioie che il campione ha dato loro, hanno voluto rendergli un originale, appassionato quanto artistico omaggio. La morte di Pantani il 14 febbraio del 2004 quando aveva 34 anni fu un trauma, un lutto per tutto il mondo sportivo e ancor più per coloro che lo sentivano quasi come persona di famiglia. Un epilogo tragico il cui inizio ha una data ben precisa il 1999, la famosa tappa di Madonna di Campiglio e il conseguente ritiro che tutti conosciamo dal giro che era già suo. Su di lui si riversò una campagna moralizzatrice di tale durezza che lo colpì così profondamente da non dargli alcuna possibilità di risollevarsi. Negli anni che seguirono, i Pellegrini scelsero diciannove fotografie, per loro le più belle ed emblematiche, della vita e della carriere ciclistica del “Pirata” e commissionarono altrettanti quadri dipinti, seguendo le loro indicazioni, da Tommaso Orlandi. Ogni quadro poi è corredato da una didascalia composta non da poche parole indicative, ma da una poesia scritta dal figlio Giuseppe ispirata e prodotta dall’emozione del momento della vita del Campione fissata nell’immagine. Alcune poesie, quelle che abbiamo letto, danno ancor più emozione che i quadri stessi, come nell’”Aquila” : “...custode delle vette/implacabile predatore... cavalca il vento e guarda giù il vuoto...” . E’ in preparazione un libro con le poesie ed una mostra itinerante con i quadri e le poetiche didascalie.
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