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RIMINI “IO ALLA RAI? SAREI SGANGHERATO COME NON MAI”
Autore: Claudio Costantini

L’impegno politico e la passione per gli studi

Liliano Faenza non volle mai abbandonare la sua Rimini


Liliano Faenza abitava in una piccola casa popolare in via Balilla a piano terra. Là viveva e custodiva i suoi amati libri, quelli di Croce in prima fila. Faenza è stato un grande studioso con una predilezione per la filosofia, in cui si laureò. Aldo Testa gli offrì un assistentato di filosofia teoretica a Bologna. Ma forse è nella storia e nell’analisi dei comportamenti sociali e dei movimenti culturali e politici che diede il meglio di sé e delle sue capacità originali di divulgatore. Basti ricordare - e sono solo alcuni titoli -: “Comunismo e Cattolicesimo in una parrocchia di campagna” edito da Feltrinelli, “Marxisti e Riministi” e ”Tra Croce e Gramsci” con Guaraldi, “La Crisi del socialismo in Italia”, le vicende riminesi con “Sport e fascismo a Rimini” , “Dentro il secolo” con Chiamami Città. Che siano stati saggi filosofici o racconti, la sua prosa essenziale, precisa mai erudita fuori dal dovuto, rendeva la lettura piacevole anche quando l’argomento era impegnativo.
Contribuì a fondare l’Istituto Storico della Resistenza che frequentò assiduamente negli anni.

Laico e socialista
Socialista e laico, fin dai primi anni del dopoguerra cercò di far valere all’interno del partito i principi democratici, liberali e autonomisti purtroppo minoritari fino al ’56. Aveva capito, quando una parte maggioritaria della cultura italiana era egemonizzata dal Partito Comunista, cos’era il socialismo reale della Russia (che non chiamava mai Unione Sovietica) e dei paesi satelliti. Posizioni per cui veniva apostrofato come saragatiano o anticomunista. Era iscritto alla sezione Buozzi, quella della dissidenza coordinata da Lino Tiboni. Rimase fedele alle sue idee, a cui la storia dette ragione, fino alla fine e non fu mai un ex socialista. Negli anni della rinascita del dopoguerra - erano quelli in cui il prosindaco di Rimini era Gomberto Bordoni - partecipò attivamente alla vita dell’Asilo Svizzero e ne fu consigliere. Rimase sempre amico stimato di Margherita Zoebeli, direttrice ed animatrice del Ceis. Mise anche a servizio la sua penna – vedi “Paesaggio con figure” ed. Chiamami Città - affinché il Centro non venisse spostato per iniziare improbabili scavi in quello che resta dell’anfiteatro. Liliano Faenza scrisse per molti giornali e riviste locali e nazionali: “Critica Sociale”, “Mondo Operaio”, il ”Mondo” di Pannunzio, “Comunità”. Fu anche chiamato da Italo Pietra al Giorno e da Zavoli alla Rai. E cosa rispose? “Ma che: scherziamo? Proporre di andar via da Rimini a un riminese come me? Al Giorno o alla Rai, mi sarei sentito sgangherato come mai”.

Una lunga collaborazione con Chiamami Città

La prima collaborazione con il nostro giornale “Chiamami Città” risale al 1989, chiamato dall’allora direttore Giuliano Ghirardelli a scrivere in una rubrica - “Giù la Maschera” - dove personaggi noti e alle volte non noti potevano raccontarsi appunto senza maschera. Liliano scrisse il suo pezzo (di cui riportiamo una parte), il successivo su don Calandrini e la politica all’epoca di Walter Ceccaroni. Poi continuò puntualmente ad inviarci i suoi articoli. Una ricchezza per il nostro giornale, ma anche per i lettori di un vasto pubblico che non avrebbero avuto l’occasione o la possibilità di conoscere parte della nostra storia e del “costume” di noi riminesi. Veniva di rado al giornale, preferiva telefonare, anche a casa, ma seguiva i suoi articoli puntualmente. Non potevamo permetterci un errore con le sue pubblicazioni che occupavano quasi sempre un’intera pagina. Raramente sorrideva, ma quando era in vena le sue conversazioni erano piacevoli e sapeva essere anche un affabulatore. Era sempre interessante ascoltarlo: conosceva storici, scrittori, filosofi e la storia della città e di molti suoi personaggi. “Chiamami Città” ha pubblicato quattro dei suoi libri, una importante raccolta di articoli e saggi scritti per il nostro giornale o per altre testate e inediti: “Dentro il secolo”, “Venti Secoli e Passa”, “Presente e Passato”, “Saggi e Frammenti”.
Liliano Faenza non aveva un carattere facile, era più propenso alla solitudine e agli studi che ai rapporti conviviali, ma era sempre disponibile al confronto e al dialogo. Un uomo che parlava assai poco di sé o della sua famiglia di cui nutriva un gradissimo affetto. Un uomo degli anni venti, un riminese della generazione di Fellini, Zavoli, Nozzoli, Giorgi, Schiavoncini, Benzi e molti altri che hanno conosciuto la dittatura, ma anche le battaglie politiche per la costruzione della democrazia. Ognuno a modo suo ha raccontato secondo la propria esperienza gli avvenimenti di un passato ancora per molti aspetti recente. Storie che non possiamo perdere.




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