SPORT:
RIMINI - ACORI SPERA ANCORA
Autore: Enzo Pirroni
CALCIO SERIE B Brutta partita ma il risultato riaccende un filo di speranza per i playoff
Cesena espugnata dopo quasi mezzo secolo
Quarantacinque anni dopo l’incedibile gol di Guizzo che decretò la vittoria nel derby (era il 1964 e i nomi di quegli atleti che compirono l’impresa, ritornano come dolcissime note musicali alle mie orecchie: Galassi, Rizzo, Carletti, Ceschi, Scardovi, Perversi….), il Rimini vince a Cesena e getta nella disperazione più sconsolata i supporters della squadra bianconera che vedono avvicinarsi a grandi falcate lo spettro della retrocessione. Il derby, si sa, ha da essere un impasto di belluine passioni, una gara giocata aderendo alla bramosia dell’incognito, una rappresentazione avida di teatralismi e di effetti ottici, invece, nel soleggiato pomeriggio, la squadra del bradipsichico Castori, che dista ben venticinque punti da quella riminese, ha imposto il proprio gioco ed è passata in vantaggio al 28’ del primo tempo con Biasi irridendo quasi gli spauriti giovani di von Clausewitz Acori che balbettanti ed inerti, mostravano di produrre, ahimè, soltanto schiumosa grandigia. A questo punto, dalle scalee, occupate dai riminesi, si sono alzati i cori di ‘venduti’, ‘venduti’ all’indirizzo dei tanto amati gladiatori di biancorosso vestiti. Erano anni che non si sentivano ed il fatto che la rabbia dei tifosi nostrani potesse esplodere in un derby, lasciava assai perplessi circa il feeling attuale esistente tra tifosi e squadra. Già durante la settimana, la fistola del sospetto (il Rimini farà un favore ai “cugini” lasciando loro i tre punti), si era aperta, al punto che anche gli sportivi più addottorati nella scienza calcistica, si lasciavano andare, sogghignando, ad una lunga serie di congetture e di presagi. Poi, nei cinque minuti finali, la squadra che fino a quel momento aveva giocato il miglior foot-ball, e che, meritatamente si apprestava ad assaporare il piacere di una vittoria che era attesa là sulle prode del Savio come una benedizione, è andata sotto. Due minuti di dissennatezza hanno vanificato irrimediabilmente tutto il buono che i vari Biserni, Campedelli, Croce, De Feudis, Moscardelli, avevano, fino a quel punto, fatto. Correva il 40’ allorché Regonesi batteva un calcio d’angolo. Ricchiuti, di testa, prolungava la traiettoria, irrompeva Greco e depositava in rete alle spalle di un immobile Artur. Uno a uno. Alla ripresa del gioco, Pagano scendeva lungo il corridoio di destra e metteva in mezzo. Docente (subentrato a Vantaggiato), con una girata fortunosa allungava per il pesta-pesta Ricchiuti che da due passi siglava il due a uno. Il capitano biancorosso, dopo il gol segnato entrava in una sorta di trance correndo sotto la curva, inscenando un fescenninico balletto, urlava la sua gioia ai quattro venti. Quando l’arbitro, il signor Bergonzi di Genova, decretava la fine del match, quei tifosi che soltanto trenta minuti prima, avevano urlato all’indirizzo dei giocatori riminesi ‘ venduti’, ‘venduti’, si rompevano le ossa per impossessarsi delle maglie che gli atleti vittoriosi gettavano loro con grande generosità. Nel dopo partita Leo Acori, ha glissato sui cori dei tifosi. Non si è neppure soffermato ad analizzare la brutta prestazione offerta dalla sua squadra. Sulle ali dell’entusiasmo ha parlato di possibili play-off. Ha detto che il Pisa (che ora ha nove lunghezze di vantaggio sul Rimini), non sembra più la fortissima compagine di inizio campionato e che lui crede in un recupero e che già dalla prossima gara, che vedrà il Rimini impegnato in casa contro il Ravenna, si potrebbero gettare le basi per la rimonta. Ha fatto il misterioso circa il suo futuro, lasciando intendere che forse la sua esperienza a Rimini sta per concludersi. I soliti discorsi. Nereo Rocco, sosteneva che allenare è assai meglio che lavorare. Io ne son convintissimo. In tal modo abbiamo messo in garage anche il quarantaquattresimo derby. Non sono riuscito ad esaltarmi.
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