OPINIONI:
RIMINI ACCOPPIAMENTI TRANSGENICI - AMORI DIVINI, “AMMUCCHIATE IN PROVETTA” E “INCIUCI” POLITICI
Autore: Cesare Padovani
MITI SCELTI Amori pasticciati e parti assurdi si ritrovano pure nei miti arcaici, ma, anziché rappresentare dei “successi”, servivano da ammonimento. Senza tanto pudore, parecchie nascite “insensate” - private di un vero padre e una vera madre ideologici - avvengono, metaforicamente, anche ad opera di “inciuci” politici
Quando si delega ogni capriccio della mente alla tecnologia, se ne vedono proprio delle belle. Dopo le bizzarrie degli “affitti dell'utero”, per cui il nato non sa più a quale mamma rivolgersi, ecco la trovata di un embrione frutto di un papà e di due mamme, senza nemmeno l'ammucchiata in un unico letto. Tutto avviene in laboratorio: all'embrione, concepito da un uomo sano e una donna (“ammalata” si sostiene per giustificare l'alchimia), viene prelevato il nucleo contenente i DNA di ciascuno; viene quindi impiantato nell'ovulo di una seconda donna (“sana” si sostiene), dal quale è stato rimosso il DNA originario. Si sviluppa, così, un nuovo embrione con il materiale genetico di tre soggetti: il DNA dei genitori e quello della seconda donna intervenuta nella fecondazione. E il bello è che tutta questa tortuosa operazione avviene senza nemmeno un barlume di piacere sessuale… Anche nel mondo delle divinità arcaiche e delle figure mitologiche accadevano bizzarrie del genere: dalla «partenogenesi» (la donna che partorisce senza rapporti sessuali) alle varie forme di «androgenesi» (per cui il maschio porta a maturazione il feto per poi partorire il figlio), dagli accoppiamenti “triangolari” (Efesto, Athena e Gea) a quelli con animali (Pasifae e il Toro)…; questo ed altro si raccontava, ma, comunque, tutto accadeva nello stupore giocoso dell'immaginazione, oppure veniva tramandato per ammonire i mortali a non fare altrettanto. Ecco Zeus che ingoia Methis, dopo averla messa incinta, per poi lui stesso partorire la figlia Athena dalla propria testa. Ecco ancora Zeus che, dopo aver fulminata la sua amante Semèle (pure lei messa da lui incinta), le estrae il feto e lo porta a maturazione ricucendolo nella propria coscia, per far poi nascere Dioniso. Oppure Efesto che, invaghitosi di Athena, tenta di violentarla, ma il suo sperma non va a buon fine, perché la dèa subito si pulisce con del cotone che getta via indispettita: sarà poi la Madre Terra (in questo caso bisnonna, che presta l'utero alla pronipote!) ad accogliere nel suo seno quel seme altrimenti “sprecato”, per farne un feto e partorire quindi Erittonio. Per Athena, Dioniso o Erittonio, quindi, quale può essere la vera madre, se persino il padre, o la nonna, può diventare quella naturale, mentre la madre naturale non sarebbe altro che la “parcheggiatrice” dell'embrione? E che dire degli accordi sessuali, e dei litigi tra Sara e Agar, che avrebbero voluto entrambe dare un figlio legittimo ad Abramo?. Ecco «Sara, moglie di Abramo, resasi conto che non può aver figli, propone alla sua serva egiziana, Agar, di avere un rapporto con il proprio marito». Ma Agar, una volta certa di essere incinta, «prende a disprezzare la sua padrona Sara», rivendicando la maternità del nascituro e, quindi, il diritto di continuare la discendenza di Abramo Genesi, XVI: 1-16. E quando nascerà Ismaele, succederà un pandemonio: Agar non accetta più la sua funzione di “fattrice di bambini” e pretende il riconoscimento di vera madre naturale, Sara s'imbestialisce contro Abramo, mentre il piccolo Ismaele non sa più a quale madre fare riferimento. Analogamente, confusioni e “ammucchiate” opportunistiche vengono studiate, e consumate a tavolino, anche da politici di due o tre schieramenti differenti, prima ancora di portare a maturazione il “feto” di un governo, che (per costituzione) dovrebbe avere la genitura degli elettori naturali, i quali intendono progettarlo come atto d'amore verso la loro polis. Scatta pure qui quella voglia matta di dar vita ad ogni costo ad una “creatura” politica, frutto di ibridi ideologici, figlia di più papà e non certo di un'unica mamma. Addirittura può accadere che si auto-candidino madri vecchie come “prestatrici dell'utero”, purché avvenga il parto, e pur che sia il nascituro, Ma un neonato governo del genere, allora, all'esempio di quale padre farà riferimento, e al seno di quale madre potrà nutrirsi?.
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