CULTURA E TEATRO:
POETI VISIVI DELLA CONTEMPORANEITÀ
Autore: Alessandro Giovanardi
Artisti riminesi in mostra tra Cotignola, Lugo e Fusignano per "Selvatico. Rassegna di campagna"
Mi è stato chiesto di scrivere i testi critici per introdurre il catalogo di una bella mostra d’arte contemporanea: oltre che di un piacere si è trattato per me di un onore. Infatti, tra le serie espositive di questo tipo, Selvatico. Rassegna di campagna (fino al 6 aprile), è, in Romagna, una delle più ricche e notevoli per qualità e cultura. V’è di più: il suo spirito, fondato essenzialmente sui rapporti d’amicizia, evita ogni formalismo istituzionale e ogni patina grigia d’ufficialità. Giunta alla sesta e penultima edizione, la creatura dell’artista cotignolese Massimiliano Fabbri, si disloca su tre sedi di grande fascino estetico e di prestigio storico: il Palazzo Sforza di Cotignola, le Pescherie della Rocca di Lugo, il Museo Civico San Rocco di Fusignano. Ognuno di questi luoghi ospita una delle tre sezioni della rassegna, intitolate rispettivamente Nidi, Campi di Battaglia e Preghiere e Sortilegi; proprio su tali temi d’ispirazione e di riflessione si suddividono i 32 artisti invitati a partecipare. Tra di essi troviamo anche alcuni della provincia di Rimini: l’elegante Monica Pratelli, ricamatrice di kimono tessuti tra oriente e occidente e pensati tra pieno e vuoto, luci e tenebre; il fotografo Valerio Vasi, fine indagatore della devozione popolare in Asia e in Europa; il pittore Stefano Mina ricercatore di atmosfere musicali e oranti, fatte di vibrazioni cromatiche, simili a partiture da organo; la “misteriosa” pittrice Meris Cenni che conduce il paesaggio sull’orlo di un abisso informale, trasformandolo in visione interiore e metafora di un infinito irruente e terribile. C’è di che essere felici e fieri della presenza di voci riminesi così alte all’interno di un evento che ha saputo conquistarsi negli anni un ruolo di prim’ordine, oserei dire di culto, nell’ambito della contemporaneità artistica. Tutti i migliori giovani poeti visivi sono passati per le mostre di Fabbri, così come molti maestri che hanno fatto scuola nelle nostre terre: Vittorio D’Augusta, Giovanni Lombardini, Massimo Pulini, Silvio D’Ambrosio, Luigi Berardi, Gilberto Giovagnoli. Mi dico: nulla di simile – nulla almeno fatto con questa linfa di affetti e confronti – si realizzerà mai a Rimini; eppure sarei felice che qualcuno mi smentisse.
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