TACCUINO:
PIACENZA: IN PELLEGRINAGGIO DALLA GIUSEPPINA
Autore: Michele Marziani
Un viaggio che porta all’Antica Trattoria sulle colline piacentine a due passi da Lombardia e Liguria. Per scoprire quanto è grande l’Emilia Romagna e quanto è cambiata l’Italia a tavola
Porca miseria, quanto è bella e grande l’Emilia Romagna. Sulla bellezza perdete pure lo sguardo in un accavallarsi di colline sospese tra i colori d’estate e d’autunno. Sulla grandezza non c’è dubbio: ci vogliono ore ad arrivare a Groppo di Piozzano, manciata di case appollaiate tra Val Trebbia e Val Tidone, alle spalle di Piacenza, a uno sputo dalla Valle Versa che è già Lombardia, Oltrepò Pavese. Siamo ancora in Emilia Romagna, la stessa regione di Rimini e Riccione, ma qui se sentite il vento che parla salmastro viene da un altro mare, dalla Liguria ben più vicina della Riviera. Un viaggio che è in cima al mondo, in una sorta di Tibet nostrano. Solo paesaggi, nessuna auto, rari animali, curve, colline, un “nulla” bellissimo. In cima al nulla la Giuseppina, signora di generose morbidezze, braccione da “azdora”, poche parole, occhi che sorridono, grande passione per la briscola e anolini in brodo irripetibili, indimenticabili, un monumento alla civiltà contadina, all’Appennino piacentino. Siamo all’Antica Trattoria (tel. 0523 979476) che probabilmente era antica, datata, anacronistica pure il secolo scorso. Una famiglia impegnata tra allevamenti, orti e cucina, legata alla terra tanto da sembrarne il frutto. Niente è finto e neppure tirato a nuovo. La tovaglia è quella di casa, delle case degli anni Sessanta, a quadrettoni con le mele stampate sopra, ci sono in sala foto dei bambini e del papa (Giovanni Paolo II, mica quello nuovo), c’è il cartello che offre servizi di norcineria a domicilio. Vendono un bue. Di quanti mesi? “Dipende, adesso ne ha 25, ma lo uccidiamo solo quando abbiamo messo insieme i compratori”. Non ci si arriva per caso, non ci arriva forse neppure conoscendo la strada: Piacenza, Borgonuovo Valtidone, Agazzano, Piozzano e poi... curve e salite. In tavola i salumi sono profumi: pancetta, coppa, salame da sbocconcellare con il vino, rosso, contadino, ma ben fatto, semplicissimo, frizzante, anche un po’ dolcino come si usa nell’Emilia del nord. Gradevole, adatto a questi salumi, ai sontuosi anolini in brodo che arrivano in una fumante zuppiera bianca. Pasta gustosa, ripieno saporito, brodo impeccabile, fatto con lesso e gallina, gli stessi che arrivano dopo in tavola. Gallina ripiena con uova, parmigiano e pane, in parti “uguali” un uovo, un etto e un etto. C’è di che mordere - evviva! - nel bel galletto in umido, animale di cinque chili. C’è di che farsi scappare una lacrima di fronte al dolce: una torta, leggiadra, friabile, una sorta di torta margherita, inimmaginabile in un ristorante. Poi un buon parmigiano, il caffé e i liquori casalinghi, casalinghissimi, accompagnano fino al momento del conto: 20 euro. La grappa si chiama Mario, è questo il nome scritto a pennarello sull’etichetta. E di Mario, tanto è buona, potete berne da stordirvi e addormentarvi sull’aia. Perché l’alcolismo è una gran brutta cosa, ma una piccola sbronza sul Groppo di Piozzano, una volta nella vita, potete anche concedervela. Serve a vedere il mondo oltre alle colline.
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