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PESARO ANTICOFURLO, AMBASCIATORE DEL TARTUFO
Autore: Michele Marziani

È iniziata la stagione del tartufo bianco pregiato che fino a dicembre farà impazzire i buongustai. Ad Acqualagna, la capitale della preziosa trifola, troviamo l’ottimo ristorante dello chef Alberto Melagrana


È fastidiosa, esattamente come a Predappio, certa retorica del Ventennio che inevitabilmente si respira a fermarsi dove sostava pure Benito Mussolini. Si trova la vecchia foto che i nostalgici chiedono di vedere non in nome della nostalgia, ma, ipocritamente, in nome della storia. È storia d’Italia, dicono. Per fare il verso al fascismo noi diciamo: chissenefrega se qui ci veniva Mussolini, se ci mangiava la frittata, se dormiva nella camera numero tre o dove preferiva. Se è vero oppure no che avesse un’amante che non era quella ufficiale, non era Claretta Petacci, ma un’altra che veniva chiamata con perfidia “la Petaccina”. Il ristorante AnticoFurlo (tel. 0721 700092) al passo del Furlo, ad Acqualagna, nell’entroterra della provincia di Pesaro, vive anche di questo, di nostalgici, ma, per fortuna, soprattutto di tartufi, scelti e cucinati dallo chef e patròn Alberto Melagrana, tra i migliori cuochi delle Marche e non solo. Insomma, se l’odore del regime che fu è un po’ stantio, il profumo del tartufo bianco pregiato, quello di stagione, emoziona e rapisce nelle sale del bel ristorante. Ci vogliono tre quarti d’ora d’auto da Rimini, ma se si ama l’afrore del tartufo, questo è l’indirizzo più rappresentativo di un territorio, quello di Acqualagna, dove transita il 75% della produzione nazionale di tartufo bianco pregiato. Qui, sul mercato di Acqualagna, confluisce anche gran parte del “bianco” delle colline riminesi e da qui parte, spesso, per mercati più noti e blasonati come la piemontese Alba. Insomma, questa è la capitale del tartufo e l’AnticoFurlo, a tavola, è l’ambasciatore del “profumo” più caro, nel senso di costoso, del mondo. La stagione è iniziata da poco, ma le quotazioni, per gli esemplari di buona pezzatura, già viaggiano sopra i 2.000 euro al chilo, al pubblico. Il tartufo annata 2006 è partito un po’ in sordina, ma sta crescendo e se si vuole trovare il posto giusto dove assaggiarlo, sicuramente l’AnticoFurlo lo è. Alberto Melegrana è uno che funghi e tartufi li conosce a menadito, non sbaglia un colpo. Basta vedere la bella cassetta di porcini locali appena raccolti che ci passa davanti subito dopo pranzo. L’AnticoFurlo è un ristorante accogliente, con un servizio non sempre impeccabile, ma con belle sale, cucina a vista, cantina dove è possibile assaggiare qualche salume. Un luogo dove andare per il tartufo, magari non nei fine settimana, perché quando c’è un po’ d’affanno in sala si sente. Scegliete le cose più semplici come il carpaccio di scottona di razza Marchigiana, o le tagliatelle vecchia maniera, o il fantasmagorico risotto che è un capolavoro di cottura, davvero raro, diremmo unico. Tutto, purché sia al tartufo che viene scelto solo locale, solo buono, profumato, maturo e grattato abbondante (non gratis, ovviamente, nel conto si sente). Tra i secondi avvolge il palato la golosa morbidezza della cotoletta di filetto con tartufo bianco. Da segnalare l’impegno di Melagrana nella ricerca dei prodotti del territorio che segnala orgogliosamente nel ricco menù: la scottona di razza Marchigiana viene dall’ottima Fattoria Fontetto a Ponte Santa Maria Maddalena, in Val Marecchia, l’agnello viene dal monte Catria. La cantina offre ottime bottiglie, con un occhio attento al territorio che è territorio di confine, Montefeltro, dove a volte ci si scopre marchigiani ed altre volte riminesi. Sul conto metteteci il tartufo e calcolate un centinaio di euro a tutto pasto. La metà senza il bianco pregiato.





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