SANTARCANGELO:
“ECCO PERCHÉ HO SPEZZATO SANTARCANGELO”
Autore: Daniela Succi
Il direttore del festival Olivier Bouin spiega le sue scelte artistiche e le novità del marchio: “Volevamo dare il segno del cambiamento anche nella grafica”
Un Festival che sta cambiando, si sta aggiornando rispetto ai tempi. Nulla rimane immutato, figuriamoci l’arte, che per vocazione dà il la al cambiamento. E, soprattutto, al gusto del cambiamento. Questa che si apre è la seconda edizione capitanata da Monsieur Bouin ed è proprio lui che ci spiega in quale direzione il Festival di Santarcangelo stia andando. “Sta riprendendo un corso di rinnovamento, sviluppo e apertura – spiega Olivier Bouin - per riaffermare la posizione unica di questo appuntamento estivo, che non è solo nazionale ma internazionale. Si tratta di una organizzazione di consolidamento di cose che già si facevano bene prima, con il rinnovamento dello sguardo e del metodo, con un solo obiettivo: portare il festival all’avanguardia in Europa”. Adesso è il Festival delle Arti. Ma dal suo esordio c’è sempre stato un cartellone ricco di forme artistiche altre, rispetto al teatro tout- court: come mai ora si è verificata l’esigenza di palesarlo attraverso il nome? “Per essere in linea con quello che già si faceva. Manteniamo un’attenzione particolare al teatro – prosegue il direttore artistico del festival – ma storicamente sono sempre state proposte altre forme, quindi mi sembrava sbagliato chiamarlo solo ‘teatro’; c’era un problema nella sottotitolazione. C’era molta danza, altre espressioni artistiche, diverse dal teatro di prosa. Non era inoltre in linea col mio progetto di fare un festival di creazione contemporanea di impatto internazionale”. Perché il festival non è più in piazza? Perché in un anno si è spazzata via una tradizione amata da tutti? “Non ho scelto io di rinunciare alla piazza. Da anni, la piazza e il festival hanno avuto sempre più difficoltà; il genere di teatro sostenuto dal festival è il cosiddetto Terzo Teatro. Un genere di spettacolo dal vivo che si allontana dalle grandi feste popolari e si allontana dai grandi luoghi all’aperto – dichiara Monsieur Bouin – con la consapevolezza di quanto sia importante la piazza con la sua dimensione di festa, abbiamo lanciato ‘Una notte a Santarcangelo’ un evento che è una festa di presentazione”. La grande notte, da sola, è sufficiente per sostituire il ritrovo in piazza per tutti i fruitori di teatro e non? “Quest’anno, avendo ascoltato la delusione per questa mancanza, abbiamo voluto proporre assieme al comune di Santarcangelo un’estensione degli eventi, in piazza, dall’8 al 12. Santarcangelo ON-OFF, come in gergo la chiamiamo noi – conferma Bouin – per sottolineare che la città è accesa anche grazie ai tanti eventi fuori cartellone: questi noi li sosteniamo, per fare il primo passo assieme alle associazioni culturali. Se le persone hanno voglia di respirare aria culturale, noi saremo in piazza tutte le sere dalle undici all’una con gli artisti. Sono degli ‘after’, dei dopo-festival con dj set e immagini; nessun circo e nessuna discoteca. Si tratta della seconda parte della serata, un momento di condivisione, un modo per discutere in modo informale quello che si è visto e ascoltato. Apriremo alle 11 e non prima un punto ristoro in piazza, per non togliere niente a nessuno, cosicché i ristoratori possano fare il loro lavoro”. Il lounge, vuole sostituire il ritrovo di piazza? E’ altrettanto aggregante? “Il Lounge è un altro tipo di incontro con il territorio, non sostituisce la piazza – prosegue il direttore artistico – lì si tengono tutti i dibattiti e presentazioni di libri; la città deve avere anche questa modalità di incontro. Non sostituisce nulla, semmai si aggiunge alle altre iniziative”. Il teatro è anche occasione di festa oppure è solo cultura? “E’ cultura e festa. Non è perché si fa al chiuso che non è festa, così come festa non è solo evento di massa all’aperto”. La grafica 2007 appare piuttosto di rottura rispetto alle precedenti, lo stesso colore usato, il mauve, denota una sobrietà tipica parigina: è vero che l’ha fatta uno studio francese? E perché hanno spezzato il nome Santarcangelo in due? “Si, è uno studio francese; speriamo di aver trovato un impatto più festivo e meno autoreferenziale – conferma Olivier Bouin – ho voluto segnalare anche attraverso la scelta grafica il cambiamento. Il nome diviso in due, io ero per tenerlo tutto unito, ma i colleghi (italiani) hanno chiesto di dividerlo, dopo 37 anni, non per dare un segno di spaccatura ma per sorprendere, dare il senso del nuovo e per riaffermare il marchio: lo sa? Studiando le grafiche delle edizioni passate, mi sono accorto che negli ultimi 15 anni il marchio veniva messo sempre più in piccolo, quasi si volesse metterlo in secondo piano”.
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