TACCUINO:
CARLO CRACCO, DUE STELLE DA SOGNO NEL CENTRO DI MILANO
Autore: Michele Marziani
Un’esperienza gastronomica unica in uno dei migliori ristoranti d’Italia. A sorpresa c’è anche uno zampino romagnolo: il sommellier è il cervese Luca Gardini
Prima il dibattito. Se ritenete immorale spendere anche 200 euro per fare un’esperienza gastronomica smettete pure di leggere. Se invece pensate che il cibo sia anche cultura, immaginatevi un’esperienza simile, nell’emozione e nel costo, alla prima della Scala. Se si ha la possibilità, ne vale la pena. Sennò la si mette nel libro dei sogni. Nel cassetto delle cose da regalarsi il giorno che si vincerà un terno al lotto. Di locali multistellati, multidecorati, multiesaltati ne ho conosciuti tanti e da molti sono uscito con un senso di delusione, di non adeguatezza del luogo alla fama. Carlo Cracco, del ristorante Cracco Peck a Milano (tel. 02 876774), a due passi dal Duomo e dal Teatro della Scala, è un luogo da cui esci senza perplessità: hai fatto un viaggio all’altezza del nome e delle aspettative, senza sbavature, con momenti di grande emozione che valgono il viaggio e la spesa. Cracco Peck, per la cronaca, ha due stelle Michelin, ma la terza si mormora sia dietro l’angolo. Quando si esce da qui si è più ricchi di prima, si sono esplorati davvero nuovi territori del gusto. Il locale è sobrio, “milanese” verrebbe da dire, frequentato da stranieri, avventori in grisaglia (siamo nel pieno centro di quella che ancora dovrebbe essere la città degli affari, oltre che della moda) e gourmet che si riconoscono, eccome, perché sono gli unici che pensano veramente a mangiare. Non dev’essere facile per il bravissimo Carlo Cracco essere lo chef di una clientela ricca, ma spesso distratta rispetto al suo lavoro in cucina. Il servizio è impeccabile, non è ingessato, né gessoso, tipo cameriere con la lingua di fuori sempre a fare moine, ma attento, inappuntabile e, vivaddio, competente. Nessuno, neppure chi vi pulisce il tavolo dalle briciole non è preparato: alle domande, anche le più insidiose (che mestieraccio fetente è a volte quello di critico), rispondono tutti con competenza e sorriso. Si sente il lavoro di squadra. E quella di Carlo Cracco è una squadra che offre, oltre ai piatti alla carta, due interessanti menù degustazione, uno più creativo, l’altro più territoriale. Il tutto accompagnato da una bella carta dei vini dove le bottiglie – incredibile! – hanno ricarichi davvero contenuti rispetto alla qualità (quanto dovrebbero imparare certi ristoranti mediocri con vini supercostosi...). Tra l’altro il sommelier è Luca Gardini, romagnolo di Cervia, notissimo nel Riminese. Noi abbiamo scelto il menù creativo, ricco, dove ci siamo persi, piacevolmente, nella suadente insalata russa avvolta nello zucchero caramellato, abbiamo sognato il mare nell’insalata a libro dove i molluschi e le ostriche cantavano tra croccanti verdure e fogli di pesce. Piacciono i paccheri di gruyere e midollo con cime di rapa e noci. Inchino obbligatorio di fronte agli agnolotti d’uovo (sì, la pasta è una sfoglia di tuorlo d’uovo disidratato), carne cruda, tartufo nero e asparagi verdi. Perfetto, impeccabile, il piccione con ghiotta rapa e bietola. Spettacolare, nell’idea, il rognone di vitello con ricci di mare e spugnole bianche. Che piatto ragazzi! Eppure è l’unico sul quale ci permettiamo un appunto: con un rognone di maggior potenza e sapore sarebbe stato un autentico capolavoro. di livello ancor più alto. Conclusione con bignè caldo di cioccolato con granita di melograno, crema all'arancia con moscato e riso soffiato. Piccolo, buonissimo, sparito in un lampo. Pani, dolcetti e distillati sono all’altezza del resto. Calcolate tra i 170 e i 200 euro, perché venire qui e bere al risparmio sarebbe davvero sciocco. Per me uno dei migliori ristoranti d’Italia.
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