AUTORE Zecchini Ivano
[{Un e mezzopalo rock: si avvicinano le eliminatorie} Il festival da quest’anno è itinerante] A quattordici anni é ragionevole cominciare ad uscire di casa la sera. E il concorso "Un e mezzopalo rock" (anche se oggi fa più figo dire "contest"), nato dalla sala prove del Centro Giovani di...
Sono sulla breccia, il loro nome è una sigla di tre lettere che comincia per P, possono annoverare diversi senatori, sono bravi a cantarle e suonarle. No, non sono quelli del Premier, ma quelli della Premiata, di diritto senatori della musica italiana. Che stanno facendo vivere un altro mito, quello di De Andrè, senza che offuschi il proprio. E tra il recente passaggio a Riccione e gli impegni all'estero, ci hanno messo anche una comparsata a Sanremo. Vissuta col distacco di chi se lo può permettere. “Noi all'Ariston inteso come teatro, c'eravamo già stati – racconta Franz Di Cioccio, anima della PFM - al Festival ci hanno invitato diverse volte, ma non abbiamo mai accettato.
Se la ionizzazione è un fenomeno ampiamente noto in fisica nucleare, la baglionizzazione è un fenomeno della fisica musicale ancora forse non adeguatamente studiato. Consiste nella diffusione del culto di Baglioni, che pure non pubblica un album di inediti da anni, sotto altre forme: lo strampalato film-musical “Questo piccolo grande amore” così, come le citazioni di Marco Carta in quel di Sanremo: “Un bacio ad acqua salata”, “Il mio gancio in mezzo al cielo”.
Fatto con X Factor, fatto con Amici e amici come prima, per chi è curioso di vedere giovani talenti all'opera è tempo di metter via i telecomandi e uscire a riveder le stelle. Torna infatti, per l'edizione numero 15, il concorso “Un e mezzopalo rock”, che al Centro Giovani di Santa Giustina mette a disposizione delle giovani rock band di casa nostra, rigorosamente a gratis, un palco e premi interessanti. Quattro eliminatorie (15 e 22 maggio, 12 e 19 giugno) e quindi le finalissime (25, 26 e 27 giugno). Per i vincitori, mille euro e il palco del Velvet. Per tutti, la possibilità di far sentire il risultato di ore e ore in sala prove. E per celebrare i suoi primi tre lustri, il Mezzopalo annuncia il Mezzo Palo Live Stars: un concerto in luglio, sempre al Velvet, con i vincitori delle ultime edizioni. Perché è giusto che chi premia talenti poi non si dimentichi di loro: è recente la notizia di Dennis Fantina, vincitore della primissima edizione di Amici, tornato a far l'operaio perché la sua carriera artistica è rimasta senza sbocchi.
Band di giovanotti che viaggiano su un vecchio pulmino Wolkswagen (ma va?) e che, pur con un improponibile repertorio di cover di Boccelli, non solo trovano da suonare, ma imbarcano pure una tastierista gnocca. Fantasia da spot. I gruppi veri si costruiscono con gli anni, i dischi, i concerti. E la sopportazione reciproca in nome della musica che non si deve fermare. Come per i Pooh. Poi qualcuno alla fine magari dice basta, come il batterista D'Orazio. Ma a 60 anni, 38 con la stessa band, ci può stare. L'importante è che, se dietro il tour d'addio c'è l'idea nascosta di una futura reunion, non si aspettino le calende. I Police ci hanno messo un quarto di secolo. E i Pooh, con tutto il rispetto e l'affetto, sul palco verso i 90 anni proprio non ce li vogliamo immaginare. Ancora una notte insieme: i Pooh a Sogliano il 27 luglio alle 21, piazza Matteotti, www.ticketone.it
La musica italiana era alla ricerca del suo Mario. Mario Venuti? Bravino, ma se la tira un po'. Mario Merola? Una leggenda, ma per i cultori del genere. Alla fine il Mario più famoso restava quello del bar del Liga. Finché, dalla Sicilia, non esce fuori un cantante soul, dalle corde vocali di puro rovere moro, che gioca un po' a fare il Barry White semplicemente perché con quella voce se lo può permettere. “If”, terzo disco di Mario Biondi, descrive l'artista catanese ancor meglio del precedente lavoro: “Mi sono messo in gioco in tutti i ruoli, mancava solo che i cd me li stampassi io”, racconta a Radio Icaro. In realtà gli han dato una mano anche altri, come un certo Burt Bacharach: “E' uno dei miei miti”. Dopo alcune date insieme, mi ha manifestato la sua stima mandandomi un’email con due inediti. Uno, “Something that was beautiful”, è su disco, l'altro custodito in cassaforte, registrato a Roma e Rio, masterizzato a New York”.
Com'è la vita con la sindrome del Re Mida, quando tutto quello che fai ti riesce solo ed esclusivamente bene? Alex Britti è un caso unico: a vent'anni mastica blues come pochi e gira l'Europa suonando insieme a fior di musicisti. A trenta si stufa di fare il fenomeno di culto e gli vien voglia, mica è un reato, di tirar su due soldi. Esce con un pezzo pop deliziosamente scemo (c'era una volta, o forse erano due, c'era una mucca, un asinello e un bue) che diventa la canzone dell'estate. Meteora da classifica? Bellimbusto senza spessore? Le sue canzoni, intanto, le canta pure Mina, e scusate se è poco. Intanto il tempo va, passano le ore, passano pure gli anni, passa pure una love story con la coscialunga dei primi 2000, la Luisona Corna (la sindrome del Re Mida...) ma Britti non passa di moda.
Una vita in tilt, ma per passione. La famiglia Croci, come tante famiglie bolognesi, a Riccione è proprietaria di una casa per l'estate. Negli anni '70 il giovane Federico ci veniva per Pasqua e per l'estate. E tappe fisse dei suoi lunghi giri in bici erano le sale giochi: “In primavera sembravano risvegliarsi dal letargo; si riaccendevano i giochi fermi da ottobre – ci racconta all'Enada in Fiera, ospite con la sua collezione - Facevo conoscenza un po' con tutti i gestori, impegnati a smontare e ripulire gli apparecchi. In estate invece ci andavo per giocare, e mi piaceva girare con un registratore portatile (quei sandroni dell'epoca, altro che I-pod) per registrare le musiche e i primi suoni elettronici di flipper e videogiochi. Ma lo scambiavano per un infernale apparecchio in grado di farmi giocare gratis, e venivo scacciato. Oppure mi scacciavano con l'accusa di essere quello che insegnava a giocare bene agli altri. Allora mi rifugiavo al Green Bar, che aveva sempre le ultime novità e non erano preoccupati che si giocasse ore con una moneta”. Poi Federico i flipper comincia a portarseli a casa, che lì nessuno gli fa storie, e a raccogliere pezzi rari.
In quasi venti anni di attività sono circa 9.000 le persone che, come amano dire loro, "sono salite a bordo". Il più piccolo si è iscritto ad appena due ore di vita (ovviamente, per mano paterna). C'e poi un promettente gruppo di ragazzi attirati dall'ultimo film della saga, uscito l'anno scorso. Ma la maggior parte degli iscritti allo STIC, Star Trek Italian Club, ha tra i 35 e i 40 anni: normali e stimate persone che condividono una passione per le avventure dell'Enterprise. "Proprio come i tifosi di calcio, solo che a noi da fuori non ci si riconosce" spiega Gabriella Cordone, vicepresidente del club. "Qualcuno all'inizio pensava che il nostro fosse un perpetuo carnevale". Ma mentre e normale vedere gente per strada con la maglietta di Del Piero o Eto'o, "I fan di Star Trek si mettono in uniforme solo nei raduni.In quasi venti anni di attività sono circa 9.000 le persone che, come amano dire loro, "sono salite a bordo". Il più piccolo si è iscritto ad appena due ore di vita (ovviamente, per mano paterna). C'e poi un promettente gruppo di ragazzi attirati dall'ultimo film della saga, uscito l'anno scorso. Ma la maggior parte degli iscritti allo STIC, Star Trek Italian Club, ha tra i 35 e i 40 anni: normali e stimate persone che condividono una passione per le avventure dell'Enterprise. "Proprio come i tifosi di calcio, solo che a noi da fuori non ci si riconosce" spiega Gabriella Cordone, vicepresidente del club. "Qualcuno all'inizio pensava che il nostro fosse un perpetuo carnevale". Ma mentre e normale vedere gente per strada con la maglietta di Del Piero o Eto'o, "I fan di Star Trek si mettono in uniforme solo nei raduni. Che sono un paio all'anno: uno in autunno e uno, più in grande stile, in primavera".
Non ci fosse stata l'edizione 1987 del concorso per gruppi emergenti "Terremoto Rock" a Reggio Emilia, forse oggi il signor Luciano Ligabue da Correggio sarebbe un imbolsito e stempiato 50enne titolare di un'impresa metalmeccanica a conduzione familiare. Di Ligabue ne esce uno ogni quarto di secolo, certo. Ma i concorsi per band emergenti vanno preservati come manifestazioni meritorie. Perchè hai voglia a schitarrare, ma se non sai esibirti davanti a un pubblico non è che non fai Campovolo: non ti chiamano neppure a suonare nei pub. E sappiate, giovani band che aspirate a serate live, che oggi è tornata prepotente anche la concorrenza del karaoke, come nei ruggenti '90. Ed è nel lontano '94 che è nato il Mezzopalo Rock Live, il concorso che il Centro Giovani del Quartiere 5 di Rimini offre alle giovani band di casa la possibilità di provarsi sul palco.
Nella gloriosa estate dell'85 Lu Colombo, già nota per la hit "Maracaibo", vinceva la categoria giovani al festival di Saint Vincent con il gioiellino pop "Rimini Ouagadougou", quella di "Rimini, pensioni atlantiche ombre africane - Rimini, tedesche identiche radio lontane".
"Quella canzone - racconta la Colombo, oggi decoratrice e restauratrice, ma ancora musicista in piena attività - nei miei concerti resta una presenza fissa" Alla melodia, nata "una sera a casa mia al piano, con Franco Fasano e alcuni amici americani di sensibilità blues", il testo lo aveva messo un amico psichiatra, Denis Gaita, autore raffinato e habitué della Riviera. Era una dedica ironica: lei viaggiava in un sacco di posti, ma alla fine si faceva conquistare dell'esotico nostrano, quello del "sole domestico" e del "menu turistico". E nel 1985 fu Rimini a farsi conquistare da lei. Il Grand Hotel le offrì una settimana di soggiorno, fu ospite della serata-evento di quella estate, con Tondelli e D'Agostino. Protagonista in quella che era, all'epoca, la protagonista indiscussa dell'estate. "Rimini era il posto dove tutto era possibile - ricorda Lu - era avanti per tutto
Anche i Pooh di seconda generazione cominciano a invecchiare. Il piccolo Daniele Battaglia, ridendo e scherzando, si avvia ai 30 anni. Per non parlare di Francesco Facchinetti, che lasciati i panni del dj e del pirata si sta specializzando come bravo conduttore, con un percorso di ‘carlocontizzazione' che probabilmente lo porterà a condurre uno dei prossimi capodanni da Rimini (sempre che si trovino i danari per farli). I Pooh di prima generazione, dopo la defezione del batterista Stefano D'Orazio, non ne hanno approfittato per portarsi dietro qualche giovane leva, come fa qualche band d'annata spompata, ma si sono affidati al batterista americano Steve Ferrone, 60enne, che tra coetanei ci si intende bene. Anche a suonare suites di 11 minuti. I Pooh chiamano il nuovo album "Dove comincia il sole" tanto per far capire che non si sentono proprio al tramonto.
Si può decidere, dopo decenni di onorata carriera, milioni di dischi venduti e una fama internazionale, di mettersi a fare la tribute band? Per i Queen (o meglio due Queen su quattro, che fanno al limite una principessa) era impossibile senza Mercury proporsi come gli originali: al massimo, appunto, la tribute band di sé stessi. Per la PFM invece il tributo a De Andrè è la naturale prosecuzione di un rapporto nato più di 30 anni fa, in un'esperienza unica nella musica italiana: la coesistenza di un grande cantautore e una grande band sugli stessi solchi e sullo stesso palco, in un rapporto di esaltazione reciproca, i testi dell'uno e gli arrangiamenti degli altri. E al repertorio di De Andrè è dedicata la prima parte del concerto che la Premiata Forneria sfornerà al 105. Omaggiato il mito che non c'è più, tocca al mito che c'è e si sente. Il secondo atto, infatti, è dedicato al repertorio pieffemmiano, col titolo è "35 anni ... e un minuto", come l'antologia uscita nel 2007 per celebrare i 35 anni dal primo disco, Storia di un minuto.
Sono 17 anni che fa suonare giovani band animate da belle speranze o anche solo da sana voglia di r&r, e fin qui non ci sarebbe niente di speciale. Ma la forza del (Un e) Mezzopalo Rock sta nella fedeltà alla formula tradizionale con variazioni semplici ma strategiche. Come, da qualche anno a questa parte, la lodevole usanza di ristorare rockettari e pubblico con pasta cucinata in loco. Oppure nella scelta dei siti, quelli fisici. La particolarità di quest'anno sta infatti nelle eliminatorie: si è ripetuto il tour per i centri giovani cittadini (Pomposa e Grottarossa), cui si aggiunge, il 16 giugno, anche una parrocchia, quella di San Martino in Riparotta, in nome di un ecumenismo socio-musicale che in nome dell'aggregazione giovanile non si ferma alle etichette. E poi son passati da un pezzo i tempi in cui il rock era visto come la musica del demonio (ma secondo voi, c'era davvero qualche squinternato che si ascoltava i dischi al contrario rallentati di sei volte per cercare messaggi satanici?). Poi, dal 23 al 25 giugno, al parco del Centro Giovani di Santa Giustina, le semifinali e la finalissima, per sapere quali saranno quest'anno i gruppi benedetti. Pardon, vincitori. Info 0541/681107-08. politiche.giovani.rn@libero.it
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