AUTORE Vici Luca

mer 03 dic 2008 - Notizia di Borgo San Giovanni - scritto da Vici Luca

Il Medioevo è certamente un periodo storico affascinante e il grande successo di tante manifestazioni che vogliono rievocarlo lo dimostra. Inoltre, i modelli urbanistici medievali tutt'ora segnano indelebilmente tutti i centri storici italiani.

mer 03 dic 2008 - Notizia di Borgo San Giovanni - scritto da Vici Luca

Non sappiamo se nel borgo fossero presenti altre case-torri oltre a quella che il Vescovo Monsignor Ventura concesse il 27 Marzo 1207 a Bartolomeo per la realizzazione di un "hospitale" dove oggi è Santo Spirito. Certamente la casa-torre, così tipica dell'Italia medievale, si diffuse anche nella nostra città nei secoli XII e XIII; ve ne sono tracce nel centro storico, come il basamento all'angolo di Palazzo Spina, su Corso d'Augusto).

mer 19 nov 2008 - Notizia di Storia Borgo ad zìtà - scritto da Vici Luca

Giovanni Bellini, detto anche il “Giambellino” (1430 ca. – 1516), è l’artista che ha compiuto la prima vera unificazione linguistica “nazionale”, con un’arte di intrinseca bellezza e comprensibile a tutti, al di là delle divergenze stilistiche locali. Nacque e morì a Venezia. La sua era una...

mer 19 nov 2008 - Notizia di Storia Borgo ad zìtà - scritto da Vici Luca

Nella tavola riminese, il corpo del Cristo completamente abbandonato, è sorretto da quattro angeli, di cui uno è quasi totalmente nascosto, mostrando solo le gambe piegate a creare ritmicamente un perfetto poligono visivo con il braccio destro di Cristo. Il tutto pare quasi orientato alla...

mer 19 nov 2008 - Notizia di Storia Borgo ad zìtà - scritto da Vici Luca

[{L’opera riminese esposta a Roma} Un capolavoro dalla datazione ancora incerta: fu davvero Sigismondo a commissionarla?] Il grande storico dell’arte Roberto Longhi, nel 1946 si augurava che potesse essere realizzata una mostra monografica su Giovanni Bellini perché sarebbe stata sicuramente...

mer 05 nov 2008 - Notizia di Storia Borgo S. Giuliano - scritto da Vici Luca

[Si sospettò anche l’avvelenamento] Sulla morte di Elisabetta Sirani si sono fatte diverse ipotesi, compreso l’avvelenamento. Un giorno il suo viso iniziò a deformarsi, e lividi comparvero in varie parti del suo corpo. Un forte dolore al ventre la costrinse a rimanere a lungo nel letto, seppur...

mer 05 nov 2008 - Notizia di Storia Borgo S. Giuliano - scritto da Vici Luca

Tra le numerose opere d’arte che arricchiscono la già splendida chiesa di San Giuliano se ne trova anche una, nella terza cappella di destra, di Elisabetta Sirani. E’ una tela raffigurante L’Annunciazione, i cui spazi sono tripartiti. In basso a destra c’è Maria nel momento in cui l’angelo le...

mer 05 nov 2008 - Notizia di Storia Borgo S. Giuliano - scritto da Vici Luca

[{Scomparve a soli 27 anni ma realizzò ben 200 opere} La pittrice bolognese fondò anche un’accademia filosofica aperta alle donne] La vita di Elisabetta Sirani fu assai breve - morì a soli 27 anni - ma davvero molto intensa. Così come un altro grande artista morto alla stessa età, Masaccio,...

mer 22 ott 2008 - Notizia di Storia Borgo Storia Borgo Marina - scritto da Vici Luca

[Il proprietario fu perfino accusato di collaborazionismo con l’Austria] Il colpo definitivo alla fabbrica fu dato dalla prima guerra mondiale: in quanto svizzero, Traugot Spiess fu accusato di avere contatti con ditte tedesche, e di tramare contro la nostra città. Il conseguente boicottaggio e...

mer 22 ott 2008 - Notizia di Storia Borgo Storia Borgo Marina - scritto da Vici Luca

La Spiess era famosa per la qualità del prodotto come per la puntualità delle forniture di ghiaccio e birre agli esercenti. i primi anni di attività furono contrassegnati da un crescente successo e dalla stima generale. In pochi anni si arrivò ad un preventivo di produzione di oltre 5.000...

mer 22 ott 2008 - Notizia di Storia Borgo Storia Borgo Marina - scritto da Vici Luca

[{Sorgeva presso la stazione e fabbricava anche ghiaccio} Lo stabilimento Spiess fu il più grande della città] La storia recente della nostra città è costellata di scomparse. Tra queste la distruzione immotivata del Kuursal o la mancata ricostruzione di tanti edifici che talvolta erano stati...

mer 08 ott 2008 - Notizia di Storia Borgo S. Andrea - scritto da Vici Luca

[Una “linea diretta” con la Divinità] L’ex-voto è una forma di ringraziamento alla Divinità; l’espressione completa è Ex voto suscepto, “per voto fatto”, ossia una promessa di fede alla Madonna o ad un Santo in particolare per il miracolo e la grazia ricevuta: il più delle volte si trattava di...

mer 08 ott 2008 - Notizia di Borgo S. Andrea - scritto da Vici Luca

La tradizione vuole che nel secolo XV, a Genazzano (Roma), il 25 aprile 1467, apparve affrescata su di una parete della chiesa ancora incompiuta l'immagine della Madonna del Buon Consiglio. Secondo due pellegrini albanesi lì presenti, l’icona era giunta da Scutari, in Albania, dove era in atto la...

mer 08 ott 2008 - Notizia di Storia Borgo S. Andrea - scritto da Vici Luca

[{Un tempo veniva esposta solo durante il mese di maggio} Da poco restaurata sarà presto di nuovo offerta alla devozione dei fedeli] Un accurato intervento di restauro operato dalle abili mani di Amelia Negretti, già autrice di diversi recuperi di opere d’arte sacra nelle chiese riminesi, ha...

mer 24 set 2008 - Notizia di Storia Borgo S. Giovanni - scritto da Vici Luca

A Rimini non sono rimaste Pietà lignee medievali, sacre rappresentazioni composte da diverse sculture. Ma si è conservato un Cristo Morto che doveva far parte proprio di una Pietà, perdute le altre figure. è stata trasformata in crocifisso e ora si trova nella chiesa di Sant’Agostino. La sua...

mer 24 set 2008 - Notizia di Storia Borgo S. Giovanni - scritto da Vici Luca

[Le sacre rappresentazioni del Medioevo] I crocifissi medievali si dividono in due tipologie iconografiche: quelli che mostrano il Christus triumphans, con il corpo di Cristo posto frontalmente, la testa eretta, gli occhi aperti, vivo sulla croce e ritratto come trionfatore sulla morte, e il...

mer 24 set 2008 - Notizia di Storia Borgo S. Giovanni - scritto da Vici Luca

[{Nell’abside della chiesa una scultura lignea che divide gli studiosi} Solo un restauro potrebbe risolvere il dubbio] Nell’abside della chiesa di San Giovanni Battista, all’interno della splendida ancona in stucco con angeli realizzata dal riminese Antonio Trentanove, si trova un crocifisso...

mer 10 set 2008 - Notizia di Storia Borgo ad zìtà - scritto da Vici Luca

Tra i fruitori dei posti più economici del Fulgor c’era un giovanissimo Federico Fellini, che spesso barattava l’ingresso con caricature dei “divi” interpreti dei film in programmazione, “messe nelle vetrine dei negozi – come ricorda lui stesso - a scopo di propaganda”. Inoltre il futuro regista...

mer 10 set 2008 - Notizia di Storia Borgo ad zìtà - scritto da Vici Luca

Pur fra mille polemiche, per iniziativa del Comune tra pochi mesi dovrebbero iniziare i lavori di restauro del Fulgor, su progetto dell’architetto Annio Matteini e la partecipazione dello scenografo Dante Ferretti, premiato con l’Oscar e collaboratore anche di Fellini. Nascerà così la “Casa del...

mer 10 set 2008 - Notizia di Storia Borgo ad zìtà - scritto da Vici Luca

[{La storia del cinema a Rimini} La quinta arte da noi arrivò tardi, ma il successo fu immediato] Il mito di Fellini ha fatto di Rimini una delle città più “cinematografiche” del mondo. Eppure da noi l’invenzione di Lumière mise radici piuttosto tardi. Mentre in altri centri romagnoli si...

mer 06 ago 2008 - Notizia di Riccione - scritto da Vici Luca

[{Miss Riccione è riminese e punta a Salsomaggiore} Bionda, 23 anni, è studentessa e sogna di diventare giornalista] Lo scorso 18 giugno, sul palco riccionese di Piazzale Roma, la bella riminese Gloria Caprili si è aggiudicata la fascia più ambita di Miss Riccione 2008. Alta 1.75, 23 anni,...

mer 06 ago 2008 - Notizia di Storia Borgo Storia Borgo Marina - scritto da Vici Luca

[{Dai Barbareschi agli Uscocchi} Il nostro mare fu infestato dai predoni fin dalla più remota antichità] E’ davvero paradossale che quando si parla di pirati si pensi soltanto a quelli che depredarono i Carabi per un periodo tutto sommato non lungo. Potenza di Hollywood, che riesce a oscurare...

mer 17 dic 2008 - Notizia di Borgo Sant'Andrea - scritto da Vici Luca

Le lunghe vicende di Rimini hanno portato alla scomparsa della maggior parte delle sue antiche chiese. Fra quelle che sono sopravvissute, ce ne sono due che, duramente colpite dalla guerra, sono state ricostruite in forme moderne, celando ad un osservatore distratto e non informato delle cronache locali quanto siano lontane le loro origini. Unico indizio rivelatore, il campanile, che invece in entrambi i casi è rimasto in piedi nono stante i bombardamenti. Sono le chiese di San Nicolò e quella di Sant'Agnese. Quest'ultima è la più antica: è nominata per la prima volta addirittura in un diploma di Ottone III del 6 maggio 996, quale "monasterium sancte Agnetis", mentre da un documento del 1105 apprendiamo che il quartiere intorno alla chiesa aveva quello stesso nome. Una dedicazione, quella alla Vergine romana, che fa pensare ad una fondazione di molto anteriore: non solo la basilica di Roma sorta sulla tomba della martire risale all'epoca costantiniana, ma anche nella vicina Ravenna bizantina il suo culto era molto sentito: S. Agnese è raffigurata nello splendido mosaico della "Teoria delle Vergini e dei Santi" in S. Apollinare Nuovo (VI secolo), mentre le era dedicata anche una basilica, oggi scomparsa. 

mer 17 dic 2008 - Notizia di Borgo Sant'Andrea - scritto da Vici Luca

La storia di Sant'Agnese è narrata in due diverse versioni: una latina che parla di una ragazza dodicenne, mentre quella greca riporta le vicende di una vergine adulta. In ogni caso, Agnese, essendosi rifiutata sacrificare alla dea Vesta (la vergine custode del fuoco sacro), sarebbe stata esposta nuda in un postribolo. Ma Dio le avrebbe fatto crescere i capelli fino a coprirle tutto il corpo, mentre un angelo la velava con una veste bianca. Un giovane che tentò di violentarla cadde morto, ma successivamente fu riportato in vita grazie ad una preghiera di intercessione della vergine stessa. Successivamente provarono a ucciderla gettandola nel fuoco, ma le fiamme si divisero lasciandola illesa. Infine fu giustiziata con il taglio della gola, secondo alcuni; secondo altri, decapitata. 

mer 17 dic 2008 - Notizia di Borgo Sant'Andrea - scritto da Vici Luca

Durante la seconda guerra mondiale le bombe colpirono la navata centrale e l’abside di S. Agnese, facendo crollare il tetto e le volte. Si salvarono solo il campanile e la facciata; ma quest’ultima non fu possibile salvarla, per esigenze di un piano di ricostruzione che prevedeva una rettifica dell’allineamento dei fabbricati di Via Garibaldi. In realtà, come si vede oggi, il riallineamento fu solo parziale, preservando, per esempio, proprio la casa del cardinale. La ricostruzione della chiesa fu affidata all’ingegner Leonardo Trevisol, che realizzò una facciata in cemento a finto travertino molto simile a quella della vicina San Gaudenzo, che però mal si armonizza con quanto la circonda. Invece il vecchio campanile è ormai invisibile dalla strada, nascosto dalle nuove case. La chiesa fu riconsacrata Il 17 ottobre 1953.

mer 23 lug 2008 - Notizia di Storia Borgo S. Giovanni - scritto da Vici Luca

[{Fra gli edifici sacri più antichi di Rimini ben tre sorgevano lungo la via Flaminia} San Gaudenzo e San Gregorio esistevano ancora ai primi dell’ottocento] Il Cristianesimo giunse a Rimini partire dal II-III secolo, periodo cui si fa risalire l’istituzione della Diocesi. Il primo vescovo...

mer 23 lug 2008 - Notizia di Borgo S. Giovanni - scritto da Vici Luca

Dopo il grande successo della prima serata di Borgo sotto le stelle, venerdì 16 giugno, il borgo di San Giovanni, ed in particolare via XX Settembre, si animano per la seconda notte sotto le stelle, venerdì 15 luglio, un’iniziativa organizzata dal Comitato Esercenti Borgo San Giovanni che, in...

mer 09 lug 2008 - Notizia di Borgo Marina - scritto da Vici Luca

Barcellona rappresenta in Europa uno degli esempi più lampanti di come alcuni progetti architettonici realizzati nella zona mare, spesso giudicati azzardati da alcuni critici, abbiano cambiato il volto alla città facendola diventare ancor più appetibile dal punto di vista turistico. Non è solo...

mer 09 lug 2008 - Notizia di Storia Borgo Storia Borgo Marina - scritto da Vici Luca

[{Così nacque l’area che ora si vuole rinnovare} Quando l’Ostenda d’Italia decise di diventare la piccola Montecarlo] Il dibattito sul restyling del lungomare di Rimini e delle due principali piazze della zona di Marina Centro (Kennedy e Marvelli) è di grande interesse non solo perché mette...

mer 09 lug 2008 - Notizia di Storia Borgo Storia Borgo Marina - scritto da Vici Luca

Sono soltanto i progetti, ma già fanno parlare di sé. Le tre idee per il restyling del lungomare di Rimini sono state esposte durante il convegno torinese “L’architettura del Waterfront. Da Fellini alle archistar” nell’ambito del Congresso Mondiale dell’Unione Internazionale degli Architetti. La...

mer 14 gen 2009 - Notizia di Borgo San Giuliano - scritto da Vici Luca

La stragrande maggioranza delle chiese presenti nella nostra città, soprattutto quelle fuori dal centro storico, sono state realizzate nell'immediato dopoguerra, contemporaneamente ai nuovi quartieri residenziali. 
E' questo il caso della chiesa "della Barafonda", cioè dei SS. Giovanni e Paolo a San Giuliano Mare, realizzata con fondi dell'IFRI (Istituto fiduciario ricostruzione immobiliare) di Roma, che elaborò un progetto per la costruzione di una nuova chiesa, approvato nell'anno 1947, dopo aver superato il parere della Pontificia commissione centrale per l'arte sacra.
La prima pietra fu posata solo il 13 gennaio del 1952, anche se poi i lavori subirono una accelerazione e già il 12 ottobre di quello stesso anno la chiesa venne inaugurata.
Purtroppo, ad un solo anno dall' inaugurazione, il 23 ottobre 1953, la chiesa fu gravemente danneggiata dallo scoppio di una autocisterna precipitata dal ponte attiguo: in quel incidente morirono 5 persone e 150 persone rimasero ferite e ustionate; la chiesa rimase chiusa fino al marzo del 1955, quando venne riaperta al culto dei fedeli. L'edificio parrocchiale venne profondamente trasformato al suo interno nel 1966, per essere adeguato alle nuove norme liturgiche del Concilio Vaticano II: l'incarico di tali lavori fu affidato all'architetto Giorgio Franchini, il quale rimosse i due altari laterali, spostando al centro del presbiterio l'altare maggiore, rivolto all'assemblea dei fedeli. 

mer 14 gen 2009 - Notizia di Borgo San Giuliano - scritto da Vici Luca

All'ingresso, sotto il portico di destra, è possibile ammirare il mini-museo di oggetti riguardanti San (Padre) Pio da Petrelcina, che consistono in ricordi raccolti personalmente da Don Magnani, il quale molte volte ha potuto incontrare il Padre negli anni 1959-1968: tra gli oggetti esposti vi sono delle escare, ossia crostine di sangue cadute dalle mani di San Pio, un pezzo di stoffa intrisa di siero sanguigno del costato, una sciarpa di lana, un ciuffo di capelli, oltre ad oggetti e paramenti sacri benedetti dal Santo.

mer 14 gen 2009 - Notizia di Borgo San Giuliano - scritto da Vici Luca

La chiesa "della Barafonda" ricevette l'intitolazione ai Santi Giovanni e Paolo "in eredità" da una antichissima chiesetta che si trovava all'angolo fra le vie Sigismondo e Soardi, distrutta dalla seconda guerra mondiale. Giovanni e Paolo non sono gli Apostoli, bensì due fratelli martiri a Roma il 26 giugno 362. Erano soldati romani al servizio di Costanza, figlia dell'imperatore Costantino. La loro passio racconta che i due fratelli sarebbero stati decapitati per ordine dell'imperatore Giuliano l'Apostata, al loro rifiuto di adorare una statua di Giove; un'esecuzione segreta, temendo la reazione del popolo che li amava. Tradizione piuttosto dubbia, poiché non si hanno prove storiche di persecuzioni cruente da parte dell'Apòstata.

mer 25 giu 2008 - Notizia di Storia Borgo S. Giuliano - scritto da Vici Luca

[{Storia di una forma d’arte che a Rimini ha trovato terreno fertile I primi furono realizzati per la festa del 1980] I murales sono un forma d’arte strettamente connessa al più recente graffitismo. Modi di espressione che a Rimini hanno trovato terreno fertile, tanto è vero che la nostra...

mer 11 giu 2008 - Notizia di Storia Borgo S. Andrea - scritto da Vici Luca

[{Fra fiumi, ruscelli e sorgenti} Il sistema idrico di Rimini faceva perno su Porta Montanara] L’acqua è sempre stata per l’uomo un elemento vitale, imprescindibile risorsa per ogni comunità, ed è per questo motivo che nel momento in cui si decideva di fondare una città, ci si accertava della...

mer 28 mag 2008 - Notizia di Storia Borgo ad zìtà - scritto da Vici Luca

[{Era la residenza nobiliare più importante della città} Distrutto dalla guerra attende ancora un restauro Intanto sta per partire una campagna di scavi archeologici] Tra le maggiori perdite che la seconda guerra mondiale ha arrecato al patrimonio storico artistico della nostra città (oltre...

mer 28 gen 2009 - Notizia di Borgo San Giovanni - scritto da Vici Luca

Pare incredibile, ma la via Flaminia, sui cui lati è nato borgo San Giovanni, è ancora oggi l’asse viario più importante di Rimini sud. Eppure sono passati ben più di 2 mila anni: i lavori per costruirla iniziarono nel 220 a. C. grazie al console Caio Flaminio, che volle un’arteria che collegasse l’Urbe con gli avamposti romani allora più avanzati nell’Italia settentrionale.

mer 28 gen 2009 - Notizia di Borgo San Giovanni - scritto da Vici Luca

La legge e le tradizioni romane proibivano l'uso di veicoli nelle aree urbane, per ragioni di sicurezza e anche igiene, essendo la trazione dei mezzi tutta animale. Dunque tutte le città erano, come diremmo noi, delle Ztl, zone a traffico limitato; non assente in assoluto perchè, allora come oggi, non mancavano le eccezioni. Per esempio, erano esentati dai divieti le donne sposate e gli ufficiali governativi in viaggio per servizio.

mer 28 gen 2009 - Notizia di Borgo San Giovanni - scritto da Vici Luca

mer 11 feb 2009 - Notizia di attualità - scritto da Vici Luca

 

 

Subito dopo l’apertura della Domus del Chirurgo avevamo sottolineato il fatto che il bookshop del complesso archeologico di Piazza Ferrari fosse completamente privo di guide specifiche sullo scavo, in quanto l’opuscolo di Jacopo Ortalli, ancora in fase di realizzazione, vedrà la luce solo tra qualche mese.

E’ dunque una splendida notizia per i riminesi e per tutti i turisti che visiteranno la Domus, l’uscita dlla pubblicazione “La domus del chirurgo e il complesso archeologico di piazza Ferrari”.

 

 

mer 11 feb 2009 - Notizia di Centro Storico - scritto da Vici Luca

San Michelino in Foro: per i più, solo il nome della stradina che collega le vie Mentana e IV Novembre immediatamente a mare di piazza Tre Martiri. Le poche vestigia dell’edificio religioso sono infatti inglobate da costruzioni moderne e visibili solo entrando nel cortile del condominio di via IV Novembre al numero civico 22.

La chiesa era del V secolo, sicuramente fra i primi luoghi cristiani entro le mura di Rimini; a pianta greca con cupola, doveva somigliare a certi edifici ravennati di quel periodo, come il mausoleo di Galla Placidia e le scomparse chiese riminesi di Sant’Andrea e San Gregorio.

L’intitolazione a San Michele rimanda ai Bizantini (come per la pieve santarcangiolese di San Michele in Acerboli), presso i quali l’Arcangelo è l’Archistratega, Principe delle Milizie Celesti, cui si rivolgevano dunque in primo luogo i soldati; e Rimini fu un loro importante presidio militare. Ma anche i Longobardi lo venerarono a tal punto da sceglierlo come patrono e raffigurarlo nelle loro bandiere. La denominazione “in foro” si deve al fatto che la chiesa si affacciava sull’antico foro romano (piazza Tre Martiri), solo nel XVI secolo ridotto con la costruzione dell’isolato della torre dell’orologio.

mer 11 feb 2009 - Notizia di Centro Storico - scritto da Vici Luca

San Michelino in Foro, nonostante le distruzioni e le aggiunte moderne, è ancora oggi riconoscibile nella sua pianta a croce greca. I resti più notevoli consistono nell’abside semicircolare, suddiviso in cinque settori da altrettante lesene. Esternamente, si notano ancora tracce di intonaco blu e rosso, oltre a finestre aperte probabilmente nei secoli XIX-XX, mentre la parte più antica è probabilmente da ricercarsi nella parte più marginale dell’abside. Sono rimasti inoltre i muri del transetto (ben visibili da un cortile condominiale sul retro del vicolo), e di parte della navata principale. Purtroppo le condizioni delle vestigia sono assai precarie (l’affresco studiato da Zeri è vicino ad una finestra aperta): ci si augura vivamente che la sovrintendenza o qualche altra istituzione possa finanziare un restauro e magari una ristrutturazione dell’intero edificio.

mer 11 feb 2009 - Notizia di Centro Storico - scritto da Vici Luca

Fu probabilmente durante l’Ottocento che la cupola di San Michelino venne distrutta per l’erezione di una casa privata di due piani, mentre nella parte inferiore fu installata una falegnameria, la quale provocò poi un incendio che devastò l’interno.

Nel 1993 furono rinvenute nell’abside notevoli tracce di un affresco che raffigura una figura femminile, che potrebbe essere Santa Brigida d’Irlanda, in quanto tiene in mano un panetto di burro, o Santa Elisabetta d’Ungheria, il cui segno di riconoscimento iconografico è un cesto di pane.

L’affresco non fu danneggiato dall’incendio provocato dalla falegnameria, ma dai successivi colpi di scalpello, atti a creare una base idonea per il nuovo strato d’intonaco.

mer 25 feb 2009 - Notizia di Borgo Sant'Andrea - scritto da Vici Luca

 

L’ultima pubblicazione di Oreste Delucca - “I poderi della Ghirlandetta a Rimini, dai Malatesta ai fratelli Davide e Luigi Fabbri” - ha permesso di far luce su un’area, in parte occupata dalla Fornace Fabbri nel XIX secolo, poi dalla vecchia fiera ed ora dal nuovo palacongressi.

Fin dal XV secolo il nome Ghirlandetta è stato utilizzato per indicare alternativamente un fondo, una strada, un nucleo di poderi. Dallo studio delle fonti è possibile concludere che fosse localizzata tra la Polverara (via Covignano) e l’Ausa. Una zona particolarmente ambita, sia per la vicinanza alle mura cittadine, sia per la presenza di colture intensive tra cui vigneti, orti e frutteti, anche se non mancavano aree più selvagge, in particolare presso l’Ausa, dove prevaleva la vegetazione spontanea e una di queste fu definita non a caso “tana de la volpe”.

 

mer 25 feb 2009 - Notizia di Borgo Sant'Andrea - scritto da Vici Luca

Con la costruzione della strada per San Marino nel 1920, l’area della Ghirlandetta è stata divisa in due diversi poderi, ossia Ghirlandetta Vecchia e Nuova. Le antiche case dei rispettivi poderi sono state distrutte dalle bombe della seconda guerra mondiale, per quanto riguarda la Ghirlandetta Vecchia, mentre l’abitazione della Ghirlandetta Nuova fu distrutta nel 1973 per far spazio al Peep di Via Simonini. Rimane ancora oggi un edificio, già di appartenenza dei Paolotti, poi di Guglielmo Bilancioni, in via della Fiera, presso la chiesa parrocchiale di “Gesù Nostra Riconciliazione”, in cui è ancora visibile un corpo più antico, tra cui le tracce di un’antica loggia murata, oltre a tre pilastrini che emergono dalla parete laterizia.

mer 25 feb 2009 - Notizia di Borgo Sant'Andrea - scritto da Vici Luca

Poco è rimasto della Ghirlandetta, tra le aree più stravolte dallo sviluppo edilizio: i casolari distrutti o snaturati; la fornace sostituita dalla fiera, a sua volta scomparsa; è sorto il Peep; un parco cela il corso dell’Ausa.

Per ricordare chi siamo, i nomi dei luoghi sono importanti e preziosi: per questo condividiamo lo spirito di una petizione nata nel borgo Sant’Andrea, affinché via della Fiera diventi Strada della Ghirlandetta o di Isotta, il nuovo parco accanto al Palacongressi sia il “Territorio della Ghirlandetta”, anziché Raggio Verde, e il lago Mariotti, torni a essere “Cava della Fornace”. 

Anche se nel merito, difficile non osservare che via Isotta esiste già e che pure la fiera è stata - e il palacongressi sarà - segno forte di quei luoghi: anche Via della fiera vecchia o Via del palacongressi non apparirebbero inappropriate.

mer 14 mag 2008 - Notizia di Borgo Marina - scritto da Vici Luca

[{I santuari dei marinai erano in collina: un paradosso solo apparente}] [Preghiere e superstizioni, devozione e scongiuri: così chi si avventurava fra le onde cercava di proteggersi dall’ignoto] Come tutte le attività che si svolgevano anticamente all’interno delle mura di Rimini, anche la...

mer 30 apr 2008 - Notizia di Storia Borgo S. Giuliano - scritto da Vici Luca

[{Ospitava fino a sessanta grosse navi} La città si dovette dissanguare per riparare i continui danni provocati delle piene del Marecchia] Rimini fu fondata fra due fiumi, che erano anche altrettanti porti: i Romani sfruttavano infatti sia la foce del Marecchia che quella dell’Ausa, ai loro...

mer 16 apr 2008 - Notizia di Storia Borgo S. Andrea - scritto da Vici Luca

[{Ecco perché a Rimini iniziò il declino della Destra storica}] [L’arresto arbitrario degli Internazionalisti rischiò di provocare una rivoluzione e pesò sulle elezioni del 1874] Alla Romagna è accaduto spesso di giocare un ruolo importante nelle partite della storia. Cesare varcando il...

mer 25 mar 2009 - Notizia di Centro Storico - scritto da Vici Luca

 

Tra gli edifici medievali del nostro centro storico, “l’antichissimo Canevone di Santa Maria della Misericordia di Venezia”, così come denominato in una epigrafe sulla facciata, rappresenta certamente un rarissimo esempio di edificio civile del Medio Evo, giunta fino ai nostri giorni in buone condizioni di conservazione.

Il suo nome deriva da canava che sta ad indicare letteralmente “la bottega dove si vende il vino al minuto, talora anche pane ed altri commestibili”, ma per esteso anche “magazzino per il grano o per il sale”.

 

CENTRO_STORICO commenti a questo articolo commenti ( 1 )
mer 25 mar 2009 - Notizia di Centro Storico - scritto da Vici Luca

 

L’influenza veneziana su Rimini fu sempre molto forte; almeno fin dal 1000, quando già la Serenissima impose il suo monopolio dei traffici marittimi in Adriatico. Un’egemonia politica, economica e culturale (come certo “colorismo” dei trecentisti riminesi, o il campanile di Sant’Agostino), che però solo fra il 1503 e il 1509 fu un dominio diretto. La presenza di Venezia era naturalmente concentrata presso il porto ed in particolare intorno a Santa Maria in Corte, dove maggiore era la presenza di magazzini (7) e alto il numero di botteghe (35). I sudditi della Repubblica erano associati nella Confraternita di San Marco, che aveva un oratorio presso Porta Galliana.

 

mer 25 mar 2009 - Notizia di Centro Storico - scritto da Vici Luca

 

Il priorato di Santa Maria della Misericordia, secondo il racconto di Francesco Sansovino (1581), sarebbe nato con la realizzazione della chiesa in onore della Santissima Vergine sotto il titolo della Misericordia nell’anno 959.

In ragione dell’erboso piano su cui fu edificata prese il nome di Santa Maria della Val Verde, amministrata prima dagli eremiti, quindi dai frati secondo la regola di Sant’Agostino.

 

mer 08 apr 2009 - Notizia di Borgo San Giuliano - scritto da Vici Luca

La fiera di San Giuliano era la più importante fra quelle che si svolgevano a Rimini fin dal primo medio evo. Un'altra era quella di San Gaudenzo, che si teneva nel mese di ottobre nel Borgo oggi detto di San Giovanni (anticamente San Bartolo o San Genesio), mentre nel ‘600 si tentò, con scarso successo, di lanciare una terza fiera nel Borgo Marina, dedicandola a Sant’Antonio da Padova; era inizialmente nel mese di maggio, poi in giugno.
Per quanto riguarda la fiera di San Giuliano, Cesare Clementini nel ‘600 riferiva che iniziava il 13 giugno, festa di S. Antonio da Padova, e durava fino al 22 luglio. L’area occupata dai mercanti era il borgo, ma non solo: nei “Capitoli della fiera” (1579) si parla anche della “strada reale fin’al canto della chiesa della Santissima Madonna del Giglio”, cioè il tratto del Corso dal ponte fino all’oratorio tutt’ora esistente presso la questura.

mer 08 apr 2009 - Notizia di Borgo San Giuliano - scritto da Vici Luca


La Tarsu, tassa d’occupazione del suolo pubblico, non è certo invenzione dei giorni nostri. Già i “Capitoli della fiera” stabilivano i canoni d’affitto per le aree occupate dai mercanti. Le loro “botteghe” (oggi diremmo gli stand) erano “murate, coperte o d’asse, ossia fisse”, oltre a banchi e tavole “di marzaria e libraria e vedri”; occupavano anche il ponte di Tiberio, con strutture di legno approntate per l’occasione: ancora oggi nel travertino si notano i fori dove venivano infissi i pali di sostegno. Le baracche dovevano essere larghe “sei piedi dinanzi in testa e alte a proporzione”.

mer 08 apr 2009 - Notizia di Borgo San Giuliano - scritto da Vici Luca

La fiera di San Giuliano visse l’apice alla fine del XVI secolo, ma dopo cento anni era già praticamente scomparsa.
La fiera di San Gaudenzo già alla metà del ‘500 non venne più convocata. Il sistema medievale di scambi nelle fiere cittadine era ormai entrato in crisi. La concorrenza di altri centri si era fatta più viva: per esempio il Duca di Urbino tentò di ripristinare la fiera di Pesaro proprio per sottrarre a Rimini il traffico della ferrareccia; ma neanche lui ebbe fortuna. L’ostilità di Venezia, gelosa del suo monopolio marittimo, non era mai venuta meno. Ma soprattutto, fu la fiera di Senigallia a fare terra bruciata delle manifestazioni limitrofe; fu infatti l’unica a resistere anche in pieno Settecento e soprattutto a costituire un fattore decisivo per l’economia locale, in quanto maggior manifestazione dello Stato Pontificio cui concorrevano mercanti di mezza Europa.

mer 22 apr 2009 - Notizia di Borgo San Giovanni - scritto da Vici Luca

Se la fiera di San Giuliano era la più importante di Rimini, anche il Borgo che oggi chiamiamo di San Giovanni ne aveva una sua. Era intitolata a San Gaudenzo, in quanto l’antichissima abbazia dedicata al patrono della città si trovava appena fuori dal Borgo, nel luogo dove oggi si vede il Palaflaminio. A differenza della fiera di San Giuliano, che si tenne fino ai primi decenni del XVII secolo, la fiera di San Gaudenzo aveva iniziato a manifestare i primi segni di cedimento già nella seconda metà del Cinquecento.

Come riferiva nel ‘600 Cesare Clementini, la Fiera di San Gaudenzo si teneva tra l’arco d’Augusto e l’arco in pietra eretto nel 1509 (sulla base di un’analoga opera preesistente) in onore di papa Giulio II, posto alla fine dell’odierna via XX Settembre, all’incrocio con via Tripoli. L’arco fu demolito, perché pericolante, dopo il terremoto del 1786.

mer 22 apr 2009 - Notizia di Borgo San Giovanni - scritto da Vici Luca

Uno dei punti di forza delle fiere riminesi era il mercato dei minerali di ferro, che suscitava l’invidia di molti concorrenti, a cominciare dal Ducato di Urbino. Le “ferrarecce” arrivavano di contrabbando via mare e il punto debole della città era stato sempre il porto, malagevole e insicuro. Ai primi del ‘600 il Duca Francesco Maria II Della Rovere puntava pertanto proprio sullo scalo di Pesaro, appena rinnovato, e su quello di Fano per scatenare l’offensiva commerciale contro i vicini romagnoli.

I Riminesi quale contromossa pensarono a rilanciare l’antico approdo dell’Ausa. A Girolamo Rainaldi fu affidata la progettazione di un nuovo porto alla foce del torrente, munito di una palizzata capace di ospitare fino a sessanta vascelli a tre vele. Ma non se ne fece nulla, anche perché il tentativo pesarese naufragò velocemente.

mer 22 apr 2009 - Notizia di Borgo San Giovanni - scritto da Vici Luca

 

Papa Paolo III nel 1538 autorizzò lo spostamento della fiera dal Borgo a dentro le mura, nel tratto di Corso “tra porta San Bartolo e la piazza del Foro”. Dalla breve papale si evince che la fiera non si era più tenuta dal 1517, quando “il Borgo di San Genese, ora di San Bartolomeo” era “stato per la guerra brusato et ruinate le case d’esso et tutto desarverte senza uscio et finestre”. La “guerra” menzionata era stata la scorreria di Francesco Maria I della Rovere, durante la quale fu distrutta anche Coriano. Il Della Rovere stava tentando di riacquistare il Ducato di Urbino, sottrattogli dal Papa. Dovendo affrontare un esercito pontificio doppio del suo e non avendo soldi per pagare i propri mercenari (cinquemila fanti e mille cavalieri), non gli restava che il saccheggio. Il Duca riuscì nel suo intento; Rimini, soggetta al Papa, pagò il conto.

 

mer 06 mag 2009 - Notizia di Borgo Marina - scritto da Vici Luca

Per molti secoli l’unica pesca praticata nel nostro mare fu quella costiera.

Solo all’inizio del XVII secolo, con l’aumentata richiesta di pesce – anche a seguito delle più rigide prescrizioni sui digiuni “di magro” imposte Controriforma – e l’introduzione di nuove tecniche, soprattutto di origine provenzale, i nostri pescatori si cimentarono nella navigazione d’altura. Ma queste pratiche richiedevano imbarcazioni più grandi e manovrabili e un cambiamento nelle tecniche di navigazione.

mer 06 mag 2009 - Notizia di Borgo Marina - scritto da Vici Luca

 

Fino all’ultimo dopoguerra, il panorama marino dell’Adriatico era reso tipico dalle vele colorate. Un’usanza antichissima, già praticata dai navigatori neolitici del Mediterraneo. Ogni marineria aveva i suoi colori e ogni famiglia i suoi simboli, che formavano una vera e propria araldica. Da noi i colori più usati erano il rosso mattone e il giallo l’ocra, mentre i simboli erano solitamente geometrici e non figurativi, anche se non mancavano le eccezioni. La colorazione era eseguita con tinte facilmente reperibili, ricavati dalle terre. Questo trattamento, oltre a preservare il tessuto, consentiva di identificare da lontano l'imbarcazione. In età moderna, nessun altro colorava le vele se non i marinai adriatici. Con la fine della navigazione a vela, è andata perduta anche questa tradizione, mantenuta in vita solo da pochi benemeriti appassionati come quelli dell’Associazione Vele al Terzo.

 

mer 06 mag 2009 - Notizia di Borgo Marina - scritto da Vici Luca

Prima delle innovazioni del ‘600, la flotta peschereccia riminese era costituita soprattutto da tratte bragocci, che praticavano più che altro lo strascico in coppia a poche miglia dalla costa. Da un elenco del 1649 apprendiamo che a Rimini operavano già 17 tartane da pesca, cioè . La pesca con le grosse tartane veniva effettuata con mare non troppo mosso e aveva lo svantaggio di un oneroso armamento della barca, del resto poco manovriera. Si pescava “a spontiero”, cioè con due aste poste a poppa e a prua, alle quali erano collegati i capi della grande rete “tartana”, che arava il fondo del mare.

Le tartane adriatiche, in origine, avevano una velatura di evidente origine provenzale, con una grande vela latina e un fiocco detto “polaccone”, mentre gli scafi riproponevano i modelli della tradizione navale veneta.

I legni delle barche erano fabbricati principalmente nei principali cantieri romagnoli e marchigiani (Rimini, Pesaro, Senigallia), oltre ai corredi per la pesca, che venivano commercializzati nei quartieri “marinari” di Rimini.

mer 20 mag 2009 - Notizia di Borgo Sant'Andrea - scritto da Vici Luca

Abbiamo parlato delle fiere a Rimini nella storia. Ma un’altra vicenda da raccontare è certamente la nascita e lo sviluppo della Fiera di Rimini dopo la seconda guerra mondiale. Ossia di quell’organizzazione e di quegli eventi che negli anni si sono affiancati alla tradizionale offerta turistica della città, dando ad essa una marcia in più e permettendo alle strutture ricettive di operare ben oltre la stagione balneare.

La prima fiera del dopo guerra, denominata “Fiera internazionale della produzione e della tecnica turistico-alberghiera”, organizzata dalla neonata associazione albergatori, fu inaugurata il 10 luglio del 1949 al Grand Hotel di Rimini. Quei locali risultarono però insufficienti già nella terza edizione del ‘51, grazie al volume degli affari triplicato e al notevole aumento degli espositori.

mer 20 mag 2009 - Notizia di Borgo Sant'Andrea - scritto da Vici Luca

Nel 1959 vennero eseguiti alcuni lavori fra le macerie dell’ex teatro Galli, realizzando un capannone dove si tenne la VI° e ultima edizione della mostra sull’artigianato (MAPIR).

Il 19 febbraio 1961 fu la data di esordio della Fiera dell’attrezzatura alberghiera, che si svolse appunto nella sede dell’ex teatro comunale; seguì una seconda edizione nel dicembre dello stesso anno, che presentava una superficie espositiva ben maggiore grazie alla costruzione di una struttura prefabbricata in piazza Malatesta. Nella terza edizione di questa manifestazione l’esposizione delle attrezzature alberghiere fu riunita con la fiera dell’artigianato: il risultato fu grande successo, con oltre quarantacinquemila visitatori.

I numeri positivi rendevano però ancor più evidente l’esiguità della sede. Per la quinta edizione il comune concesse dunque piazza Castelfidardo dove vennero allestite strutture temporanee. Ma anche qui lo spazio non bastava per tutte le ditte che avrebbero voluto partecipare. Il problema non fu risolto neppure utilizzando, per la settima edizione del 1967, il terreno del Dopolavoro ferroviario: ben 50 aziende restarono escluse anche quella volta.

mer 20 mag 2009 - Notizia di Borgo Sant'Andrea - scritto da Vici Luca

 

Nel 1979 il quartiere fieristico venne ampliato con la costruzione della palazzina uffici e servizi generali, oltre ad un nuovo padiglione fieristico e con la realizzazione del sovrappasso.

In quello stesso anno, venne stilato un primo progetto per la realizzazione del Palazzo dei Congressi, mentre un secondo fu presentato nel 1982. I lavori per la sua realizzazione iniziarono nel maggio del 1984: si trattava di una struttura polifunzionale che poteva ospitare insieme attività congressuali e fieristiche. Il Palacongressi fu inaugurato il 29 giugno 1990 e costò approssimativamente 16 miliardi delle vecchie lire. L’ultimo intervento di rilievo realizzato nella cosiddetta “fiera vecchia” fu la ristrutturazione del padiglione F per ospitare l’Auditorium, inaugurato il 19 luglio 1995 con un concerto dell’orchestra di San Pietroburgo.

 

mer 03 giu 2009 - Notizia di Centro Storico - scritto da Vici Luca

 

La biblioteca di Alessandro Gambalunga, che può essere ritenuta la prima pubblica in Italia, si formò inizialmente grazie alle acquisizioni di libri sulla piazza di Venezia, trasportati via mare e rilegati in parte a Venezia e in parte nello stesso palazzo, nell’attrezzato laboratorio del libraio Matteo Severini.

I testi, inizialmente, furono collocati “nelle stanze da basso della casa”, dove vi era la libera consultazione.

Nel testamento del 1617 Alessandro Gambalunga diede precise disposizioni riguardo la fruizione della biblioteca, oltre a prevedere 300 scudi annui per l’accrescimento della raccolta libraria e 50 scudi per lo stipendio del bibliotecario.

I libri di cui disponeva la biblioteca avevano argomenti svariati, che rispecchiavano i molteplici interessi del Gambalunga: dai testi di diritto si affiancavano libri di letteratura greca e latina, oltre ad autori italiani classici e moderni, e naturalmente trattati scientifici, soprattutto di matematica e astronomia.

 

mer 03 giu 2009 - Notizia di Centro Storico - scritto da Vici Luca

 

Nipote di un muratore lombardo, figlio di un mercante di “ferrarecce”, Alessandro Gambalunga, nato a Rimini dopo il 1554, deteneva un solidissimo patrimonio grazie anche al matrimonio con Raffaella dei marchesi Diotallevi. Come definitiva consacrazione sociale di una famiglia divenuta nobile “per censo” e non per nascita, nel 1610 si pose la prima pietra del palazzo gentilizio; sarà terminato nel 1614 per un costo di settantamila scudi: per farsi un’idea della cifra, a quell’epoca con 1000 scudi l’anno si affittava una residenza cardinalizia nel centro di Roma.

Significativa la collocazione del palazzo sulla contrada del Rigagnolo della Fontana (via Gambalunga), allora più di oggi cuore della città: fra Arcivescovado e Comune, accanto alle famiglie più illustri come gli stessi Diotallevi, gli Stivivi, i Lettimi, oltre alla cosiddetta “Casa di Isotta”. Non solo: nel suo palazzo il Gambalunga “tenne accademia” e protesse letterati ed eruditi che come un vero mecenate.

 

mer 03 giu 2009 - Notizia di Centro Storico - scritto da Vici Luca

Scampato miracolosamente alla guerra, palazzo Gambalunga conserva ancora oggi le sale antiche nelle quali si conservano gli arredi della sistemazione originaria ‘700 e dei successivi ampliamenti: dalla sala disegnata nel XVIII da Giovan Battista Costa, considerata un gioiello del rococò riminese, all’ambiente allestito in forme classiche nel 1938 per la biblioteca dell’etruscologo Adolphe Noel des Verges.

Il patrimonio, nel corso di quattro secoli, si è gradualmente arricchito a partire dal nucleo originario. Attualmente si compone di circa 230 mila volumi tra cui una raccolta antica di gran pregio: preziosi codici miniati, appartenuti anche ai Malatesta, celebri edizioni a stampa del XV e del XVI secolo, una ricca e rara collezione di fonti di storia locale e di periodici letterari e scientifici.

Recentemente è stata recuperata dai magazzini del Museo della Città e restaurata, una tela rappresentante una gamba di porporina d’oro sul fondo azzurro sormontata da una grande corona, anch’essa dorata, che rappresenta il simbolo gambalunghiano.

Il dipinto, risalente alla seconda metà del XVII secolo, è oggi visibile all’interno della biblioteca Gambalunga, in una delle sale aperte al pubblico.

mer 17 giu 2009 - Notizia di Borgo Marina - scritto da Vici Luca

 

Abbiamo parlato spesso in passato dell’importanza del porto di Rimini nel Medioevo, e in particolare nel XV secolo, grazie agli interventi che apportarono i Malatesta, le cui possenti mura nei pressi del ponte di Tiberio, in corso di restauro, mostrano ancora la loro imponenza.

Ma un porto non è fatto solo dell’approdo: se di una certa importanza, ha cantieri, squeri e tanta gente che vi lavora. A Rimini fin dal ‘300 è infatti documentata la presenza di maestranze addette alla costruzione navale, oltre che al raddobbo e alle riparazioni dei navigli.

Nei documenti archivistici di inizio XVI secolo si registrano diversi calafati, i cui nomi spesso tradiscono l’origine veneta: “mastro Angelo Milzo da Caurlo”, citato in un rogito del 1583, fu chiamato a stimare un naviglio “di tenuta de stare 300 in circa veneziane” nel porto di Rimini. Qualche anno più tardi il figlio Giovanni Maria, fu chiamato ad esaminare un navigium di 400 staia venete: tali valutazioni ci fanno presupporre che si trattasse di calafati tra i più rilevanti di quegli anni.

 

mer 17 giu 2009 - Notizia di Borgo Marina - scritto da Vici Luca

 

Nel corso del XIX secolo la carpenteria navale riminese appare in ascesa, in ciò forse favorita dalla costruzione dei primi cantieri al coperto nel 1826, su progetto di Maurizio Brighenti.

In verità, già in età napoleonica si tentò di aprire lo “squero nazionale”, ma l’asta dei lavori andò in un primo momento deserta.

Nel 1831 lo squero e i cantieri di levante vennero venduti a Luigi Lepri, mentre dopo la metà del secolo i cantieri coperti salirono a cinque, sapientemente condotti da maestri d’ascia tra i quali Masini, Magnani, Moroni e Rossini.

 

mer 17 giu 2009 - Notizia di Borgo Marina - scritto da Vici Luca

 

Ai cantieri navali si interessò nel XIX secolo Luigi Tonini, il quale dedicò un’intera monografia al porto di Rimini. Nell’opera si cita una pergamena riminese del 1304 dove si parla di un calafato, ossia di un operaio specializzato addetto a rendere impermeabili gli interstizi lignei tra le assi della barca con catrame e stoppa.

Grazie ad un attento esame della documentazione in nostro possesso, possiamo affermare che buona parte delle maestranze che operarono nel porto riminese tra ‘400 e ‘500 provenivano da territori veneti e dalla sponda orientale dell’Adriatico: in particolar modo, sebbene nel ‘400 prevalgano i Dalmati, con il passare degli anni tale tendenza muterà a favore delle maestranze venete che diventeranno prevalenti nella seconda parte del ‘500.

Lo scambio di maestranze tra le due sponde dell’Adriatico non ci deve stupire: gli stessi San Marino e San Leo erano scalpellini dalmati nell’isola di Arbe e si trasferirono a Rimini per la ricostruzione delle mura cittadine. Una tradizione che ben rappresenta la simbiosi in cui vissero i porti adriatici, più legati fra loro che con i rispettivi entroterra.

 

mer 01 lug 2009 - Notizia di Borgo San Giovanni - scritto da Vici Luca

 

11 luglio 2009: questa data segnerà il ritorno tanto atteso degli obelischi seicenteschi nel borgo di San Giovanni. L’inaugurazione dei lavori di ripristino degli obelischi coincide con la prima delle due giornate della festa borgo di San Giovanni, giunta alla sua nona edizione.

E’ da anni che si discute sul recupero e la valorizzazione dei pilastrini seicenteschi, collocati fino alla II° guerra mondiale all’ingresso del ponte dell’Ausa, lungo l’antica via Flaminia.

 

mer 01 lug 2009 - Notizia di Borgo San Giovanni - scritto da Vici Luca

Alla fine del ‘700 venne demolita la porta medievale che si trovava nell’estremità del ponte posta verso il centro città, davanti all’arco d’Augusto. Era sovrastata da un torrione e ovviamente, si raccordava con la cerchia di mura ancora visibile.

Nell’Ottocento gli obelischi vennero immortalati in due vedute: un’incisione di Bernardino Rosaspina del 1832, eseguita su disegno di L. Ricciarelli, e un disegno a china, del 1849, di Romolo Liverani, oggi conservato presso la biblioteca civica di Forlì.

Grazie ad una cartolina dei primi anni del ‘900, possiamo notare con chiarezza i pilastrini, e il ponte di cui vengono mostrate le spalle in mattoni, così come verrà ripristinato in concomitanza con il ricollocamento degli obelischi. Nel 1916 fu cistruita la ferrovia Rimini-Novafeltria e proprio dove sorgeva la porta medievale comparve un passaggio a livello.

Durante la seconda guerra mondiale il ponte sull’Ausa fu distrutto, e durante il dopoguerra fu ricostruito in cemento armato, mentre dei piastrini si recuperarono alcuni frammenti.

mer 01 lug 2009 - Notizia di Borgo San Giovanni - scritto da Vici Luca

Il ricollocamento dei pilastrini all’ingresso del borgo San Giovanni è stato reso possibile grazie all’impegno di tanti: nato, infatti, da un’idea del comitato parrocchiale per la festa del borgo San Giovanni, la realizzazione del progetto è stata effettuata dal Comune di Rimini, nelle persone dell’architetto Pier Luigi Foschi, direttore del Museo della Città di Rimini, Marcello Cartoceti, presidente dell’A.R.R.S.A. (Associazione riminese per la ricerca storica e archeologica)  e dall’arch. Laura Berardi.

mer 15 lug 2009 - Notizia di Borgo Sant'Andrea - scritto da Vici Luca

 

E’ solo un nome in un antico documento di un notaio. Della Tomba di Sant’Andrea non sappiamo altro, né dove fosse esattamente, né che aspetto avesse. La citazione, che risale al 1450, precisa solo che si trovava appunto nel territorio del Borgo S. Andrea “in fondo de Canteriis”: punto e capo, perché di questo fondo non sappiamo niente, se non che i canterii erano i pali delle viti. Quindi, o il fondo in questione era costituito da vigne, com’era piuttosto comune nell’agro riminese, o era posseduto da una famiglia che portava quel nome.

Ma di cosa si trattava? Lo storico Oreste Delucca distingue le tumbae in quattro tipologie: residenze-fortezza, fattorie fortificate costruite al centro di proprietà terriere, case-forti più semplici realizzate a difesa di strutture produttive situate in luoghi isolati, borghi rurali dotati di cinta muraria. Da ciò si può arguire che la Tomba di Sant’Andrea appartenesse alla seconda tipologia. Infatti, il trovarsi ai margini della città e in un luogo non isolato, fa escludere automaticamente la prima e la terza ipotesi, mentre se fosse stata del quarto tipo le dimensioni sarebbero state tali da avere ben più che un’isolata menzione nei documenti.

Invece, alla prima tipologia, quella della tumba come residenza fortezza, fanno riferimento gli insediamenti posti in luoghi isolati oppure al centro di nuclei abitativi non incastellati detti villae, come ad esempio la Tomba di Riccione, o degli Agolanti, o la Tomba de’ Berni, oggi Palazzo Marcosanti.

 

mer 15 lug 2009 - Notizia di Borgo Sant'Andrea - scritto da Vici Luca

Oltre alle più notevoli strutture fortificate quali castelli, rocche e borghi fortificati, nel periodo del basso Medioevo, e in particolare nei secoli XIII e XIV, si assiste all’erezione di diverse strutture difensive, che oggi definiremmo fattorie fortificate. Ma allora, a Bologna e in Romagna, si chiamavano tumbae. Che non erano sepolture, ma derivavano il loro nome dal primo significato del termine (in greco, tymbos) che sta per “tumulo”, rialzo del terreno. Ciò che più a nord fu invece chiamato “motta”.

Nella nostra provincia sono state individuate ben 59 “tombe”; ma se si considera l’antico territorio della Diocesi riminese, che giungeva a Longiano a nord-ovest e a sud-est a Fiorenzuola di Focara, lo storico riminese Oreste Delucca ha individuato circa 75tumbae, due terzi delle quali risultano attestate nel corso del Quattrocento.

mer 15 lug 2009 - Notizia di Borgo Sant'Andrea - scritto da Vici Luca

 

Anche da noi nel medio evo i contadini, al termine del lavoro nei campi, tornavano ogni sera all’interno dei castelli, grandi o piccoli, e delle “tombe”, sempre difesi da mura, torti, fossati e ponti levatoi. Perché la sicurezza, che oggi tanto ci angoscia, allora era davvero un’optional. Del resto, nemmeno le fattorie fortificate la potevano garantire. Ecco per esempio cosa accadde nel 1359 alla Tomba de’ Battagli, come narra un cronista riminese: “…e dì XIII del mese de marzo, in ora de matino intrò in aguaito L fanti in le selve dal pino in la capella de Sando Ermedo…”. Erano i mercenari della Compagnia di Corrado Lando. Che, sopraffatto “uno omo de più de LXXX anni, che non faceva bona guardia”, fecero man bassa di “grano, vino, carne sallata e lino e panni de ogni raxone, che era senza numero”.  

 

mer 29 lug 2009 - Notizia di Borgo San Giuliano - scritto da Vici Luca

 

Uno dei principali problemi urbanistici che l’amministrazione Palloni (1929-33) si propose di affrontare fu l’ingresso della città per chi proveniva dalla via Emilia. Quindi, “lo sventramento (del Borgo San Giuliano) era divenuto ormai necessario non solo per ragioni sociali e igieniche ma anche per il transito, divenuto pericolosissimo con l’aumento della circolazione”.

Come l’Arco D’Augusto, il ponte romano doveva essere isolato. Soprattutto, al borgo San Giuliano andava applicato un risanamento edilizio che doveva essere anche politico, nel senso di cancellare le memorie sovversive del quartiere: “All’animo di noi fascisti tale opera appare necessaria, giusta e bella; è opera fascista, o camicie nere di Rimini, imporre il segno della nostra ricostruzione sulle rovine di quel borgo di San Giuliano che ricorda tutte le ore tristi della nostra città, che fu leggendaria barriera alle coorti fasciste, che impose alle pavide autorità di allora di sciogliere i nostri funebri accompagni di qua del ponte (…). L’opera prima ancora di essere apprezzata nel suo aspetto edilizio ed igienico, va considerata atto di prevenzione e redenzione sociale”.

 

mer 29 lug 2009 - Notizia di Borgo San Giuliano - scritto da Vici Luca

Una delle dispute urbanistico-ideologiche di Rimini riguarda la distruzione del Kursaal, avvenuta nel dopoguerra per opera delle amministrazioni anti-fasciste. La demolizione assunse da subito caratteri politici: secondo la sinistra, andava eliminato il simbolo dei divertimenti “borghesi”, dando allo stesso tempo lavoro e pane alle masse dei disoccupati. Il che viene ancora oggi rinfacciato da destra, come scempio dettato dall’ottusità partitica. E’ poco noto, invece, che di abbattere il Kursaal si era parlato, e seriamente, in pieno ventennio fascista. L’intenzione era stata espressa già negli anni ’20 dall’Azienda di Soggiorno, in vista di un ampliamento in forme “grandiose”, mentre al posto delle palazzine Milano e Roma sarebbe sorto un hotel di lusso. Progetti in tal senso furono presentati nel 1933 dall’impresa romana Rocco Valenti, su disegni di De Fazio Napoli, mentre nel ’34 l’architetto Gaspare Rastrelli fu pagato dal comune per un suo progetto. Non se ne fece nulla, se non un ampliamento delle palazzine, e una sistemazione del piazzale Littorio (la rotonda del Grand Hotel) dovuti ancora una volta a Giuseppe Maioli.

mer 29 lug 2009 - Notizia di Borgo San Giuliano - scritto da Vici Luca

 

Sulla figura di Giuseppe Maioli, è stata realizzata nel 2008 una mostra con tutti i suoi progetti, sia quelli per la costruzione di nuovi edifici che per  i restauri di quelli lesionati dalla guerra.

Nato nel 1899, Maioli fu chiamato a lavorare nel 1919 nell’ufficio tecnico comunale come geometra applicato straordinario. Tra i suoi primi incarichi ci furono il restauro di palazzo Lettimi, la ristrutturazione dei palazzi comunali (Arengo e Podestà) con l’architetto Gaspare Rastrelli e il progetto urbanistico per la realizzazione del quartiere Anfiteatro.

Fu però durante il governo del podestà Palloni, che il giovane Maioli espresse il maggior impegno. Di grande importanza fu il suo ruolo di progettista dopo le distruzioni belliche in cui molti edifici ancora oggi visibili portano la sua firma. Morì nel 1972.

 

ven 07 ago 2009 - Notizia di Borgo Marina - scritto da Vici Luca

 

Abbiamo già parlato in passato del porto di Rimini in età medievale, ed in particolare dei fasti che raggiunse nel XV secolo con i lavori di potenziamento fatti realizzare da Carlo Malatesta.

Questi lavori comportarono la deviazione del Marecchia alla sua foce, dando alla città l’assetto attuale. Basti pensare che la chiesa di San Nicolò prima dell’intervento di Carlo era sulla sponda sinistra del canale. Ma nonostante sforzi che per l’epoca furono titanici, i problemi si riproposero. Erano principalmente due: alluvioni e insabbiamento.

L’interramento progressivo del porto si evidenziò ancor più nel XVI secolo, soprattutto per il progressivo disboscamento dell’Appennino e per i cambiamenti climatici. Si arrivò dunque a progettare un nuovo porto alla foce dell’Ausa, addirittura capace di 60 vascelli, anche per contrastare il nuovo scalo di Pesaro. Ma tutto restò sulla carta.

 

ven 07 ago 2009 - Notizia di Borgo Marina - scritto da Vici Luca

E per altroun seno del mare istesso, posto fra il predetto e il fiume Ausa, formava una mezza luna, capace d’ogni grossa armata; considerò il console che questa grandemente restava offeso da Maestro e Tramontana, venti impetuosissimi, onde vi riparò, acciocché i vaselli non perissero, con una fortissima muraglia, fondata di grosse e vive pietre alla larghezza di meza canna, et altezza d’una intiera, continuando poi con l’alzata con spoglia di mattoni cotti e bitume, e chiara, compastate insieme, insieme ad altre due canne.

ven 07 ago 2009 - Notizia di Borgo Marina - scritto da Vici Luca

 

Chi comandava sul porto? Nel 1525 le riforme statuarie cittadine inserirono un capitolo Dell’offitio del Capitano del porto, mentre fino ad allora l’autorità era forse esercitata direttamente dal Podestà.

Il Capitano “ha facoltà di eleggersi un notaio, di rendere ragione alla marinarezza et ai negozianti in quel luogo con la giudicatoria nel criminale, anco degli abitanti, fin’al sangue, che perciò tiene un piazzaro o uno sbirro”: così riporta il Clementini, nel Trattato de luoghi pii e de magistrati di Rimino (1616). Dal 1532 il Capitano venne scelto tra i consiglieri cittadini. Nel 1800 il governo napoleonico nominò “un Capitano del porto per l’amministrativo e per la polizia, e un Commissario per la sanità”. Nel 1815, ritornato il Papa, un Ispettore riunì le due funzioni; gli successe un Commissario di prima classe che dipendeva dal Magistrato di sanità e de’ porti residente in Ancona.

 

mer 26 ago 2009 - Notizia di Borgo San Giuliano - scritto da Vici Luca

 

Il Lungofiume degli Artisti, nelle intenzioni dell’associazione Infezna, vorrebbe essere una sorta di laboratorio pronto ad accogliere ulteriori espressioni artistiche, così da rendere l’ambiente frequentato, vissuto, amato e curato da riminesi e non.

Dopo una accurata preparazione dei muri, realizzata grazie all’opera dell’artigiano Aldo Casciello, ancora oggi vari artisti coordinati da Giuliano Maroncelli realizzano murales che raccontano le storie legate al mare, che fa da sfondo alla vita di tutti i giorni.

I murales sono arricchiti da poesie dialettali di Guido Lucchini, che legano così indissolubilmente questa sorta di affreschi contemporanei alla nostra terra.

Tra i soggetti trattati spicca lo “spiaggiamento del capodoglio”, evento avvenuto realmente il 4 aprile del 1943 nella vicina piazza della Balena, al cui centro è collocata la scultura dedicata al cetaceo da Elio Morri nel 1969.

Nel murale realizzato da Enzo Maneglia si celebra invece il film Amarcord, con a corredo la celebre poesia del muratore Calzinazz (ispirata alle rime altrettanto famose di Tonino Guerra) “Mio nonno fava i mattoni, mio babbo fava i mattoni, fazzo i mattoni anche me, ma la casa mia dov’è?”.

 

mer 26 ago 2009 - Notizia di Borgo San Giuliano - scritto da Vici Luca

I riminesi sanno bene che San Giuliano Mare è sempre stata detta popolarmente “la Barafonda”. Ma sul perché di questo nome non c’è invece certezza. Quel che si sa è che prima della costruzione del deviatore Marecchia, completato nel 1927, l’area era quasi tutta ricoperta da paludi, soggetta a inondazioni e scarsamente abitata. In compenso era frequentatissima da nugoli di zanzare e quindi costituiva un pericoloso focolaio di malaria, che in ripetute epidemie colpì anche il Borgo San Giuliano almeno fino al 1930; ancora nel ’33 proseguivano le campagne di disinfestazione. Eppure già da un anno aveva aperto la pensione Girotti, la prima di una lunghissima serie; la seconda, nel 1934, fu la pensione Ricchi. Entrambe sono tuttora esistenti. Da allora la metamorfosi fu veloce quanto inarrestabile: man mano che venivano prosciugati gli stagni, sorgevano casette e piccole pensioni.

mer 26 ago 2009 - Notizia di Borgo San Giuliano - scritto da Vici Luca

 

Tra le iniziative più interessanti dell’estate 2009 c’è sicuramente il Lungofiume degli Artisti, inaugurato il 3 luglio in occasione della Notte Rosa, cui è dedicato uno dei murales che lo compongono. L’iniziativa consiste infatti in una sorta di galleria d’arte all’aperto lungo il deviatore del Marecchia, dove i muri delle case private prospicienti alla pista ciclo-pedonale sono stati dipinti da pittori locali. Certamente un primo passo verso la riqualificazione di quest’area a lungo trascurata, e ora oggetto di attenzioni da parte dell’associazione Infezna (che in dialetto che significa immagine, segno particolare di una persona…), che si è costituita proprio con la finalità di operare per la valorizzazione e la crescita di San Giuliano Mare ( o Barafonda che dir si voglia) sotto ogni profilo: culturale, economico e sociale.

 

mer 09 set 2009 - Notizia di Borgo San Giovanni - scritto da Vici Luca

 

I mulini da cereali fin dal Medioevo costituirono nel nostro territorio un importante aiuto per il lavoro dell’uomo: già dal X secolo iniziano ad essere annoverati nelle fonti locali, anche se sarà nel XVI secolo che troveranno diffusione su tutto il territorio, grazie anche ai numerosi corsi d’acqua che allora potevano beneficiare di una portata d’acqua molto più ricca rispetto ad oggi.

Nel basso Medioevo i mulini furono adibiti a svariate funzioni: oltre che alla molitura dei cereali, anche in cartiere, concerie, filande, segherie, frantoi, torni da falegname, ferriere, nella follatura dei tessuti, ecc.

A Rimini nel XV secolo si trovavano tre mulini da grano, di cui due sulla Fossa Patara: quello comunale nella contrada di Sant’Andrea e quello appartenente a Santa Maria in Trivio, e uno nella contrada di Santa Colomba, appartenente ai canonici. Nelle carte d’archivio riminesi si ipotizza l’esistenza di un quarto mulino nel borgo di San Genesio, sorto per mettere a frutto le acque dell’Ausa esterna: è infatti certo che così come sul Marecchia e sul Conca anche sull’antico Aprusa fossero collocati mulini, di cui oggi purtroppo non è rimasta traccia, a differenza delle numerose strutture conservate nella Valmarecchia, di cui i mulini Moroni e Sapignoli a Poggio Berni costituiscono forse gli esempi meglio conservati.

 

mer 09 set 2009 - Notizia di Borgo San Giovanni - scritto da Vici Luca

Nel borgo di San Genesio si trovava anche un mulino da olio, dove Francesco e Domenico del fu Domenico ab oleo hanno l’enfiteusiunius domus murate solariate et cupis coperte cum orto cum uno molendino ab oleo, confinante a primo latere strata Maior (…) a tertio via palate.

Essendo l’edificio documentato da oltre venti anni, la struttura molitoria potrebbe risalire agli ultimi decenni del Quattrocento.

Nel borgo di San Genesio c’era anche un molino da guado (in territorio S.Gaudentii extra portam S. Genexii in campo existente iuxta stratam que vadit ad S. Cristofarum). 

mer 09 set 2009 - Notizia di Borgo San Giovanni - scritto da Vici Luca

L’origine dei mulini ad acqua si fa risalire al III secolo a.C., con il cosiddetto “mulino greco”, un macchinario molto semplice dotato di una ruota orizzontale il cui asse era collegato direttamente ad una delle due macine la quale, ruotando sull’altra, triturava il cereale.

Il fatto che tale tipologia di mulino avesse un basso rendimento a causa della lentezza delle macine e delle loro dimensioni ridotte fu la causa della sua scarsa diffusione a vantaggio di una nuova tipologia di mulino, che si sviluppò nel I sec. sul territorio dell’Impero romano, detto verticale perché si basava su una ruota idraulica a moto verticale collegata alle macine mediante un meccanismo a ruote dentate.

mer 23 set 2009 - Notizia di Centro Storico - scritto da Vici Luca

 

Si hanno notizie della chiesa della Madonna del Paradiso già dal 1362, quando vengono citate delle sepolture intorno alla chiesa di San Francesco (poi Tempio Malatestiano), che lambiscono una piccola cella che sorgeva in un orto a sinistra dell’abside della chiesa grande. Nella cella si vedeva un affresco con l’immagine della Madonna in trono, detta appunto “del Paradiso”, con il Bambino sulle ginocchia. Il dipinto, deteriorato, fu ridipinto nel ‘500 forse da Benedetto Coda.

Nel 1536 la Confraternita dei Falegnami ottenne dai Francescani di poter utilizzare la piccola celletta come oratorio, restaurandola, ampliandola e aggiungendo la dedica al loro patrono San Giuseppe. Nel 1590 venne alzato il portale su cui infatti si leggeva: SANCTAE MARIAE PARADISI ET DIVO JOSEPH EIUS SPONSO DICATUM MDLXXXX.

 

mer 23 set 2009 - Notizia di Centro Storico - scritto da Vici Luca

Nel 1860 la chiesa “del Paradiso” fu abbandonata e usata come magazzino; da quel momento iniziò il suo lento declino. Addirittura, nel 1905 si pensò di abbatterla: tra i sostenitori del piccone c’era la stessa Direzione dell’ufficio per la conservazione dei monumenti, che giudicava “limitatissimo” il valore artistico della chiesa. La proposta fu respinta grazie anche all’opera dello storico dell’arte Corrado Ricci, e anzi nel 1908 iniziò un restauro, interrotto nel ’12 per mancanza di fondi. Il Massera nel 1926, riguardo alla preservazione di tale edificio diceva: “senza del quale alla nostra città sarebbe venuto meno l’unico saggio superstite omogeneo ed armonioso nei particolari e nell’insieme, di un’arte declive nettamente verso il barocco, già fastosa e sovrabbondante ma ancora tenuta dentro una certa compostezza di tardo Rinascimento …

mer 23 set 2009 - Notizia di Centro Storico - scritto da Vici Luca

La zona circostante il Tempio Malatestiano fin dall’antichità fu densa di costruzioni religiose: nella parte retrostante alla grande chiesa (già S. Maria in Trivio, poi S. Francesco) e all’annesso convento francescano, attraversata dalla fossa Pàtara, si trovavano la Madonna del Paradiso, l’oratorio di San Giuseppe, la chiesa di Sant’Antonio (poi della Croce e del Riscatto) e, al trivio delle vie Guerrazzi, Rosa e Bufalini, il monastero femminile di S. Eufemia. Nell’attuale via IV Novembre, di fronte ai Francescani c’era S. Giorgio Antico (poi dei chierici Teatini); a monte (e fino al ‘500 già sulla piazza) l’antichissima S. Innocenza, S. Michelino in Foro e S. Giorgio in Foro (poi S. Apollonia).

mer 07 ott 2009 - Notizia di Borgo Sant'Andrea - scritto da Vici Luca

All'interno della chiesa di San Gaudenzo nel Borgo Sant'Andrea è possibile osservare alcune opere artistiche di notevole pregio: oltre, infatti, alla piccola tela seicentesca raffigurante la "Madonna del Buonconsiglio", è possibile vedere altri dipinti molto interessanti.
E' il caso di quello raffigurante San Gaudenzo, di grande rilevanza perché è l'unico in cui il Santo è mostrato da solo mentre benedice Rimini. La città, retta da un angelo, è riconoscibile per delle guglie delle chiese di S. Agostino, del Tempio Malatestiano, della torre dell'orologio, oltre che dell'Arco d'Augusto,. 
La tela, collocata nella prima cappella a sinistra, è stato restaurato in occasione del Giubileo del 2000, e può essere fatto risalire al XVIII secolo, mentre l'autore resta ignoto.
Altro dipinto di grande interesse artistico è certamente la copia del San Sebastiano di Guido Reni, il grande maestro della pittura seicentesca bolognese.

mer 21 ott 2009 - Notizia di Borgo Marina - scritto da Vici Luca

Era la sede del tribunale del Sant'Uffizio. Ospitava una famosa scuola di filosofia dove studiò (e da cui fuggì) anche il giovane Carlo Goldoni. Giotto aveva dipinto un San Tommaso d'Aquino sulla sua facciata. Vi erano sepolti i grandi della città e conteneva un'incredibile collezione di tesori artistici. Era così grande che le mura della città furono deviate apposta per contenerlo e quando fu trasformato in caserma ci potevano stare seicento cavalli. Eppure del grande complesso dei Domenicani a Rimini non resta nulla. Si fa fatica a immaginare oggi cosa sorgesse circa fra le vie Gambalunga, Tonti, Oberdan e Roma: la chiesa di San Cataldo, lo studium, il convento con i due chiostri, uno dei quali così grande che Roberto Malatesta vi si esercitava nella caccia.
La chiesa di San Cataldo è citata per la prima volta nel 1168, quando già dà nome alla porta urbica che si apre sul Borgo Marina. Di proprietà comunale, nel 1256 fu concessa ai Domenicani, che probabilmente la ricostruirono nel 1278 aggiungendo un grande convento. 

mer 21 ott 2009 - Notizia di Borgo Marina - scritto da Vici Luca

Il Marcheselli (1754) afferma che San Cataldo fu affrescato dai "trecentisti" riminesi, attivi in particolare nella cappella di San Giacinto voluta da Stivivo Stivivi, ufficiale del Comune nel 1313.

Secondo il Vasari, vi operò lo stesso Giotto: "Fece, pregato da un priore fiorentino che allora era in San Cataldo d'Arimini, fuori della porta della chiesa un San Tomaso d'Aquino che legge a' suoi frati". Sempre secondo il Vasari, Puccio Capanna, allievo di Taddeo Gaddi, dipinse "un voto d'una nave che par che affoghi nel mare, con gente che gettano le robe nel mare. Et evvi Puccio di naturale, fra un buon numero di marinari".

 

mer 04 nov 2009 - Notizia di Borgo San Giovanni - scritto da Vici Luca

 

La città di Rimini per la sua strategica posizione geografica di crocevia quasi obbligato, oggi come in passato, per i viaggiatori che da nord devono spostarsi verso sud e verso ovest evitando le montagne, è da sempre luogo di soggiorno per tanti forestieri.

Abbiamo già parlato in passato delle aree di sosta e ristoro al tempo dell’antica Roma, dislocate sulle principali direttrici (via Emilia e Via Flaminia) dette cauponae (osterie) etabernae (ostelli).

Nel Medioevo, e in particolare nel XV secolo, questo insieme di strutture ricettive è documentato e ammonta a ben 29 strutture di cui molte nel borgo San Genesio (oggi San Giovanni): tra queste, negli atti notarili, si distinguono una domo sive hospitio coperta de cupis solariata cum curte sive orto post dictam domum, appartenuta a tale Giovanni di Marzio e ubicata sulla via Regale (ossia via Flaminia), e una seconda domum muratam solariatam et cupis copertam cum stabulo cortili orto et aliis suis pertinentiis aptam ad hospitium, condotta da Melchiorre di Battista e posta in prossimità dell’Ausa.


 

mer 04 nov 2009 - Notizia di Borgo San Giovanni - scritto da Vici Luca

In epoca medievale i "ristoranti" erano ben diversi da quelli odierni. Dobbiamo infatti immaginare "strutture polifunzionali" che dovevano accontentare chi aveva bisogno di un alloggio per la notte, di un pasto caldo, di ricoverare nelle stalle gli animali, come chi voleva trovare un po' di svago, scolarsi una coppa di vino o comprarne un po' alla mescita.
La gente del posto non consumava mai cibo nelle osterie. Sia perché era ritenuta una spesa ingiustificata, sia perché era addirittura vietato: i regolamenti comunali solitamente proibivano ai cittadini di consumare cibo in alberghi e locande così da prevenire complotti o congregazioni sovversive! Se si era invitati a mangiare in un albergo da un amico forestiero di passaggio, bisognava chiedere un'autorizzazione scritta all'autorità. 
Si poteva però andare in osteria a bere o comprare vino. Per i giovani maschi erano le uniche occasioni di "socializzare". Non senza problemi di ordine pubblico a causa del gioco d'azzardo e della presenza fissa di prostitute.
Le locande medievali avevano un'unica "sala da pranzo" dove i clienti condividevano tavoli e pasto con sconosciuti. Si mangiava senza le posate, il cui uso da noi rimarrà tabù almeno fino al XVI secolo.

mer 18 nov 2009 - Notizia di Borgo Sant'Andrea - scritto da Vici Luca

Borgo Sant'Andrea nel 1871era il più popoloso della città con 1904 abitanti. Ma ormai era detto Borgo Mazzini. E tutt'ora la sua via principale è dedicata d Aurelio Saffi. Come mai?

Perchè quello fu il borgo dei repubblicani e dei garibaldini, quando San Bartolo (San Giovanni) era dei clericali. E già fin dal 1821 si verificarono scontri fra i due quartieri, dalle ragazzate alla vera guerriglia urbana.

Dopo l'unità, a Rimini il foglio dei repubblicani era "Il Nettuno" di Domenico Francolini, (amico anche di Giovanni Pascoli) che passava fra l'altro per "l'uomo più bello di della città". Il giornale predicava la concordia fra le fazioni progressiste per conquistare il municipio. Il cemento dell'alleanza era l'anticlericalismo, con la Chiesa additata a simbolo dell'oscurantismo e della reazione, ma anche della miseria. I repubblicani auspicavano la trasformazione "industriale", che però, nonostante la caduta del suo presunto nemico clericale, ancora non si vedeva.

Anzi già nell'estate del 1874 erano scoppiati in Romagna tumulti "della miseria" e "della fame". Ma la Consociazione repubblicana romagnola produsse un documento prudente. I repubblicani volevano la rottura dell'ordine esistente - "il nostro Dio non è quello dei preti, il nostro popolo non è quello del re" - ma non la lotta di classe, bensì equilibrio e armonia tra le componenti della società.

 

mer 02 dic 2009 - Notizia di Centro Storico - scritto da Vici Luca

 

Dopo oltre novant’anni dallo scoprimento degli affreschi di Sant’Agostino (San Giovanni Evangelista), grazie all’opera dell’ARRSA (Associazione Riminese per la Ricerca Storica e Archeologica), nuove pitture stanno emergendo dai muri della sacrestia denominata cappella “invernale” perché in quel periodo vi si concentrano le funzioni liturgiche.

In particolar modo, in una parte della sacrestia separata da una porta, si trova un vano collocato tra il campanile e la sacrestia vera e propria: tale spazio, se visto dal cortile esterno alla chiesa, mostra ancora oggi una parete chiaramente medievale con una finestra gotica tamponata e un bel cornicione in cotto. All’interno invece si nota uno spazio che, sebbene sia stato tinteggiato e riammobiliato nel Settecento in stile barocco, mostra una copertura medievale con ancora i quattro costoloni originali che partendo dagli angoli si chiudono in alto in una chiave centrale.

 

mer 16 dic 2009 - Notizia di Borgo San Giuliano - scritto da Vici Luca

 

Gli antichi Romani apprezzavano moltissimo il pesce, mentre nel Medio Evo il suo gradimento crollò, anche per via di errate considerazioni “mediche”: i sapienti di allora ritenevano infatti che “l’umor freddo” delle creature marine fosse dannoso per l’uomo.

Ovviamente in tutte le città di mare la pesca non si arrestò. Ma si trattava attività costiera e mai d’altura, comunque regolata dagli statuti comunali e debitamente tassata. Risale al 1475 una concessione rilasciata da Roberto Malatesta a Opizzone da Ravenna per ll’appalto dei dazi del comune di Rimini tra i quali rientrava anche “il dazio del pesse da terra”. Tale imposizione era dunque indirizzata ai pescatori locali, mentre il “datio del pesse forestiero” colpiva gli “stranieri”, soprattutto di Chioggia e Burano, che pescavano nelle nostre acque e vendevano al mercato di Rimini.

L’evasione fiscale era un problema anche allora. Per agevolare la riscossione, il pescato poteva entrare in città solo da Porta Marina (o “dei Cavalieri”) e venduto esclusivamente nella piazza della Fontana (piazza Cavour). La vendita era a peso (“alle bilanze”), dopo la cernita e “purgato da vilumara, alga e altra immondizia”.

 

mer 16 dic 2009 - Notizia di Borgo San Giuliano - scritto da Vici Luca

Per incentivare la produzione ittica, i “forestieri” a un certo punto furono esentati del dazio, avendo solo l’obbligo di vendere l’intero pescato sulla piazza riminese e a non altrove. Molte famiglie di Buranelli e Chioggiotti finirono per trasferirsi definitivamente a Rimini, nei borghi di San Giuliano e Marina.

A Rimini solo nella seconda metà del Seicento la pesca raggiunse dimensioni rilevanti, con l’impiego di grosse imbarcazioni d’altura sviluppate in loco (tartanoni riminesi, trabaccoli) che si recavano soprattutto nel Quarnaro. In breve la flottiglia riminese divenne fra le maggiori dello Stato della Chiesa. Il pesce veniva esportato nella maggiori città italiane grazie ad un’efficiente rete di “nevaie” per la conservazione e di corrieri veloci per il trasporto.

mer 13 gen 2010 - Notizia di Borgo San Giovanni - scritto da Vici Luca

 

Sono diversi i motivi di interesse per visitare la nuova sede della Fondazione Fellini, a pochi passi dal Parco Cervi e dall’arco d’Augusto. I pezzi forti dell’esposizione sono collocati al primo piano della palazzina. Spiccano i costumi del film “Roma” e il cosiddetto “uccello amoroso” - il congegno meccanico che accompagnava nel film “Casanova” le prestazioni erotiche del celebre veneziano - oltre a locandine e foto buste.

Alle pareti, le immagini dei set di Fellini, oltre ai disegni preparatori di mano del maestro, che servivano a fissare le prime idee sui personaggi che avrebbero poi popolato i suoi capolavori e per trasmetterle ai collaboratori.

E’ possibile, inoltre, consultare una copia del Libro dei Sogni, il diario che l’analista di Fellini, Ernst Bernhard (1895-1965), gli consigliò di tenere per raccogliere disegni e pensieri che derivavano dalle sue visioni oniriche, che Federico definiva “il lavoro notturno”.

Il testo raccoglie più di mille tavole di un periodo compreso tra il 1960 e il 1990: una preziosa testimonianza dell’estro creativo del regista riminese.

 

mer 10 feb 2010 - Notizia di Centro Storico - scritto da Vici Luca

 

Ricapitolando: il Tempio Malatestiano si chiama San Francesco; Sant’Agostino è San Giovanni Evangelista; Santa Rita è intitolata ai Santi Marino e Bartolomeo. In una città dove ogni chiesa viene chiamata con un altro nome, poteva fare eccezione il “Suffragio”? Infatti il suo nome esatto è San Francesco Saverio. Un edificio comunque di grandissima importanza sia per la struttura architettonica che per le opere d’arte che conserva. Contrariamente alla facciata assai sobria in mattoni a vista – probabilmente destinata ad un rivestimento in pietra mai realizzato – l’interno è assai luminoso, grazie alle grandi finestre poste nella parte alta della navata unica, e soprattutto ricco di decorazioni.

Quello che più colpisce è l’equilibrio fra i vari elementi architettonici, tra cui le doppie lesene che, poggiando su un podio, sorreggono la trabeazione e idealmente si prolungano con fasce sulla volta, il tutto arricchito da stucchi particolarmente eleganti e raffinati. L’architetto che se ne occupò è Domenico Trifogli (1675-1759), ticinese, che avrebbe operato semplificando i disegni del romano Ludovico Rusconi Sassi. E a Roma riporta tutta l’idea progettuale; in particolare alla chiesa del Gesù, la “chiesa madre” dei Gesuiti, cui si deve la costruzione del “Suffragio”. I lavori iniziarono nel 1718 e terminarono intorno al 1740, anche se la chiesa era già consacrata nel 1721. Negli anni successivi furono realizzati gli stucchi di gusto bibienesco, gli altari, le opere lignarie come le cantorie, il pulpito, i confessionali, le gelosie dei coretti e le lumiere.

 

mer 24 feb 2010 - Notizia di Borgo San Giuliano - scritto da Vici Luca

Dopo aver riportato a Rimini alcuni capolavori del Trecento Riminese, con opere di Giuliano da Rimini, Pietro da Rimini e Giovanni Baronzio, la Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini, ha recentemente acquistato presso la Galleria Altomani & Sons (Milano-Pesaro) una nuova importante opera d’arte, questa volta quattrocentesca: la cuspide di un polittico andato perduto, che rappresenta la Crocifissione, attribuita a Bitino da Faenza. Il dipinto è ora depositato al Museo della Città. L’artista faentino, di cui abbiamo oggi poche opere, è l’autore del polittico con le Storie di San Giuliano conservato presso la chiesa di San Giuliano di Rimini, datato 1409. Nell’opera si legge anche la firma dell’autore: “BITINUS FECIT HOC OPUS. FECIT FIERI DOMINUS SIMON ABBAS MONASTERII SANCTI IULIANI SUB ANNO DOMINI MILLESIMO CCC VIIII”. Ciò rende il polittico di San Giuliano l’unico dipinto autografato e datato dell’artista faentino, il che lo rende ancor più prezioso.

mer 10 mar 2010 - Notizia di Borgo Marina - scritto da Vici Luca

Dopo la fine della guerra l'allora sindaco Cesare Bianchini, pressato dalla giunta comunale e dalla Cassa di Risparmio, incaricò gli architetti Melchiorre Bega e Giuseppe Vaccaro (che nel 1931 aveva progettato la casa del Fascio) di realizzare un piano per la ricostruzione della Marina.
Tale progetto, che fu approvato dal consiglio comunale il 25 febbraio 1947, prevedeva la realizzazione da parte della società Rema (Ricostruzioni Edilizie Marina Adriatica) di un grande albergo, un centro commerciale, un teatro all'aperto, un padiglione fieristico, un circolo del tennis e una pista da pattinaggio. In cambio il comune avrebbe alienato le aree di sua proprietà sul lungomare, dal piazzale del Kursaal al torrente Ausa, per circa 20 mila metri quadrati, metà a titolo gratuito e l'altra metà al prezzo scontato del 50% rispetto a quello di mercato. 
Il progetto non comprendeva il Kursaal, considerato architettonicamente non in sintonia con gli edifici da realizzare, e al cui posto era prevista un'area attrezzata a giardini.
Approvato il progetto, si aprì un dibattito su cosa fare del Kursaal, danneggiato internamente dai tedeschi e poi dagli alleati, ma sostanzialmente intatto.

gio 08 apr 2010 - Notizia di Borgo Sant'Andrea - scritto da Vici Luca

 

La vocazione del Borgo Sant’Andrea è sempre stata quella di crocevia dei commerci tra la campagna e la città, in particolare dei prodotti agricoli. Tanto che i commercianti di piazza Giulio Cesare, sentendosi danneggiati da questi “abusivi”, si appellarono al sindaco che l’11 novembre 1890 emanò un divieto per la vendita di pollame, uova, formaggi e di altri generi sulla pubblica strada di San Gaudenzo.

La separazione tra contado e borghi da una parte, centro cittadino dall’altra, era segnata dalle mura malatestiane le quali, persa la loro funzione difensiva, per molti secoli mantennero quella di confine fiscale. I caselli dei dazi furono aboliti solo nel 1973. Fino ad allora chiunque volesse entrare in città per vendere le proprie merci doveva pagare il dazio alla gabella, secondo tariffari rigidamente fissati.

La gabella era una voce molto importante fra le entrate comunali, quanto un’imposizione odiatissima che in tutti i modi si cercava di evitare. E detestati in sommo grado erano i gabellieri, da noi spesso di origine marchigiana, da cui il detto “meglio un morto in casa che un marchigiano sulla porta”. Addirittura, per le ragazze in età da marito il fidanzamento con un daziere era considerato un’infamia, anche e soprattutto presso le classi più umili, che erano le più angariate da tasse che colpivano i consumi primari.

 

mer 21 apr 2010 - Notizia di Centro Storico - scritto da Vici Luca

Sul lato di corso d'Augusto adiacente al Commissariato di polizia si trova la piccola celletta dedicata alla Madonna del Giglio. Il modesto ingresso in travertino è frutto della ricostruzione post bellica, ma la cappella è molto più antica.
La celletta della Madonna del Giglio fu costruita dalla famiglia Ricciardelli nell'area di un'antica torre. La fortificazione, ricorda Battaglini nelle sue "Memorie istoriche" , faceva parte delle mura del IV secolo e quindi della "Corte dei Duchi", il fortilizio dei signori bizantin di Rimini. Quindi era stata inglobata nel Palazzo Battaglini ed era diventata una delle tante torri gentilizie della città. 
La leggenda riportata dal Clementini racconta che in questo piccolo luogo di culto anticamente aveva bottega un falegname o un maniscalco, che viveva con la madre. Quest'ultima fu costretta a trasferirsi a causa di una malattia ed il maniscalco prima di partire posò un bocciolo di giglio accanto al quadro raffigurante la Madonna con il Bambino appeso nella sua bottega per chiedere la guarigione della madre. Al suo ritorno con sua sorpresa il giglio era sbocciato e la madre guarita. Visto l'accorrere di devoti in questo luogo per chiedere delle grazie, nel 1467venne costruita la celletta.

mer 05 mag 2010 - Notizia di Borgo San Giuliano - scritto da Vici Luca

Uno degli angoli più pittoreschi del borgo di San Giuliano e forse di tutta Rimini è costituito dalle mura che costeggiano via Madonna della Scala, uno dei tratti meglio conservati della cerchia. In particolare, l'angolo costituito da uno dei torrioni quattrocenteschi, dalla porta Gervasona e dalla chiesa della Madonna della Scala. Purtroppo, il traffico ha ridotto quel luogo solo a un incrocio malfamato per la sua pericolosità. Ma chi avesse tempo per soffermarsi potrebbe approfondire il significato di quei reperti.
Il borgo di San Giuliano nel ‘400 si ritrovò due cinte murarie; la prima risalente al XII secolo secondo la tradizione dovute al Barbarossa; se ne vedono varie tracce, specie presso Villa Maria e l'abbazia di San Giuliano. La seconda cinta fu costruita da Galeotto Malatesta nel 1359, come annota il Clementini, "per seguire il mare, che pur anco si fuggìa.. e per poter chiudere la bocca del porto, tirandovi la catena". Dunque non per comprendere abitazioni esterne alle mura, ma un miglior controllo del porto. Infatti l'area fra le due cortine era e restò inedificata per secoli, occupata da orti e boschetti. Fu infatti detta "orto dei Cervi", una piccola riserva di caccia dei signori come ne esistevano in molte città italiane. 

mer 19 mag 2010 - Notizia di Borgo Marina - scritto da Vici Luca

Vista la rapida crescita di Marina Centro nel dopoguerra, si rese necessario costruire una nuova chiesa per i fedeli della zona. 
Fu così che nel 1962 Don Domenico Calandrini individuò come area della futura parrocchia il terreno nel quale sorgeva "villa Flora" prima che i bombardamenti la distruggessero. 
Per acquistare il terreno si impiegarono i proventi ottenuti dalla vendita del vecchio Episcopio - dove ora sorge palazzo Fabbri - mentre per l'edificazione fu chiesto il contributo dei fedeli residenti, dei turisti; si fece domanda anche per ottenere i contributi governativi relativi ai danni di guerra: in particolare si utilizzarono gli indennizzi per la chiesa di San Girolamo che sorgeva in via IV novembre, e per questo motivo la parrocchia fu intitolata a questo santo.
Il progetto venne affidato all'architetto Luigi Fonti, mentre la realizzazione e l'esecuzione dei lavori venne assegnata alla ditta Lami. 

gio 03 giu 2010 - Notizia di Borgo San Giovanni - scritto da Vici Luca

Nell'ottobre 2004 è stata inaugurata una lapide commemorativa per ricordare i caduti nello sfondamento della Linea Gotica collocata nel Parco Cervi, nei pressi delle mura malatestiane.
In quell'occasione furono presenti 200 reduci canadesi, l'allora governatore del Canada Adrienne Clarkson, il ministro per i veterani Albina Guarnieri.
Ma cosa fu quella che gli storici hanno battezzato "la battaglia della Linea Gotica"? La stessa fondazione di Rimini, nel 268 a. si deve alla sua posizione geografica strategica, quale "porta" della pianura padana. Quasi 2000 anni dopo, nel gennaio del 1944, questa stessa posizione fu la causa della sua rovina: Hitler, nell'autunno del 1943 aveva individuato la "linea degli Appennini" come baluardo per frenare l'avanzata degli Alleati. A Teheran Churchill, Roosvelt e Stalin chiamavano quell'ostacolo "linea Pisa-Rimini". Nel febbraio del 1944 Hitler la ribattezzò Linea dei Goti. Uno sbarramento naturale che tagliava la penisola lungo le creste dell'Appennino per 320 km. Qui si arroccarono due armate tedesche comandate dal maresciallo Albert Kesselring: la 14a dal generale Joachim Lemelsen nel settore toscano, e la 10a dal generale Heinrich von Vietinghoff-Scheel sull'Adriatico. In tutto 14 divisioni, alle quali se ne aggiungeranno altre sette nei tre mesi dell'offensiva per un totale di 170-200.000 uomini che dovevano affrontare l'8° armata inglese, detta "l'Armata Arlecchino" perché composta da truppe provenienti da tutto il Commonwealth più Polacchi e Greci.

mer 28 lug 2010 - Notizia di Borgo Marina - scritto da Vici Luca

Il Nettuno venne inaugurato nel 1933 come stabilimento, e le cronache del tempo ci raccontano che al suo interno si poteva "ricevere un trattamento completo, cabine per bagnanti, ristorante e bar di giorno, danze, varietà e spettacoli per le nottate folli".
Il suo stile decò, oggi privato della copertura centrale cilindrica, è stato da sempre luogo di incontro per generazioni di turisti attratti dalla sua fresca terrazza con la sua incomparabile vista sul mare.
Nel 1940 il Nettuno si impose non solo come stabilimento bagni ma anche come dancing, palcoscenico di sfilate, mostre, set cinematografici e fotografici.
Dopo anni di trascuratezza, in cui si susseguivano le voci progetti per il rilancio di questo edificio, una cordata di giovani imprenditori riminesi è riuscito a farsi affidare la gestione dalla famiglia Parmeggiani, titolare della concessione, che fino a quel momento aveva rifiutato qualsiasi offerta.
Tuttavia il progetto di restyling di tale struttura, (tutelata nella parte esterna dalla Soprintendenza), affidato all'architetto Massimo Morandi, che mantiene sostanzialmente il fascino della struttura in stile, ha finalmente prevalso su ogni riserva e l'estate del 2010 potrà essere ricordata come quella della rinascita del Nettuno.

ven 06 ago 2010 - Notizia di Borgo San Giuliano - scritto da Vici Luca

Come per ogni fatto rimasto nella memoria cittadina col tempo ci colorisce e si deforma. Così accade per la "balena della Barafonda", un capodoglio che si arenò il 4 aprile del 1943 sulla spiaggia di San Giuliano Mare. Alcuni confondono la balena con un altro spiaggiamento, avvenuto in precedenza e sempre alla Barafonda di un enorme pesce-luna. Altri tramandano che il capodoglio fu ucciso dai militari perché scambiato per un sommergibile nemico. Ma cosa accadde realmente?
La versione dell'evento raccontata da Guido Lucchini in "Barafonda. Storie di gente alla buona e versi in dialetto romagnolo" è affascinante e ricca di particolari. 
Prima dell'alba di quel giorno, il pescatore Pino Bignardi andò a recuperare le sue reti (cugòll) e rinvenne una massa scura che sbuffava come una "locomotiva in pressione". Era un enorme animale marino! Chiamò dunque il padre ("e' Nin") e, subito dopo i due, armati di una "resta" (lunga corda per la pesca con la tratta), legarono l'animale e la fissarono a riva ad una "stanga" (palo per la posa in mare dei cogolli).
La notizia si diffuse subito per tutta la Barafonda ed arrivarono curiosi, ma anche giornalisti, autorità civili e militari. Si decise di trascinaret il cetaceo a riva.

mer 08 set 2010 - Notizia di Borgo Sant'Andrea - scritto da Vici Luca

In ogni borgo storico della nostra città ci sono storie il cui ricordo è rimasto vivo nella memoria grazie al passaparola che ne è stato fatto per anni tra genitori e figli.
Una di queste storie è sopravvissuta nella memoria collettiva proprio grazie al racconto che ci è stato fatto dai testimoni che lo hanno vissuto in prima persona.
Il 19 marzo 1943, durante la seconda guerra mondiale, un pilota originario di Bergamo, Luigi Bonorandi, di soli 22 anni (era nato il 19 giugno 1921), mentre stava sorvolando il cielo di Rimini a bordo del suo aereo Fiat g-50, avvertì dei problemi al motore e cercò dunque di allontanarsi dal centro abitato per evitare che il velivolo cadesse in una zona abitata.
Il luogo non edificato più vicino che riuscì a scorgere era il Foro Boario, oggi via Melozzo da Forlì, dove si teneva il mercato del bestiame. Vi tentò dunque un atterraggio di emergenza.
Sfortunatamente la manovra non riuscì e l'aereo si schiantò sulla fiancata della chiesa di San Gaudenzo che dà verso via Saffi.

mer 22 set 2010 - Notizia di Borgo Marina - scritto da Vici Luca

Un nuovo importante intervento sta per realizzarsi in uno degli angoli storici di viale Vespucci, in quella villa già chiamata Cacciaguerra, poi divenuta l'Embassy Club, che dopo che durante la seconda guerra mondiale ospitò perfino l'ambasciata americana. 
Questa bellissima villetta costruita in stile liberty alla fine del XIX secolo, fu dal 1934 la sede del celebre Adriatic Embassy Club, definito all'epoca "un vero eden di delizie".
Il locale sfruttò il giardino ornato da fontane e piante per il ballo oltre che palcoscenico pe alcuni dei più importanti artisti internazionali.
La caratteristica fondamentale del locale, infatti, è sempre stata la musica dal vivo con orchestra, oltre che essere un punto di riferimento per la vita mondana della riviera.
Al locale gestito dai fratelli Amerigo e Claudio Semprini, infatti, andava il primato dell'eleganza: gli uomini dovevano essere in giacca e cravatta, mentre le donne con l'abito lungo.

mer 06 ott 2010 - Notizia di Centro Storico - scritto da Vici Luca

Oltre ai palazzi del Cimiero, dove si trovava il Vescovado, al cui posto sorge oggi Palazzo Fabbri, il Palazzo Lettimi, la più bella dimora gentilizia della città ancora oggi in condizioni di rudere, e Palazzo Gioia, che si trovava tra Piazza Cavour e il Corso d'Augusto, molte altre dimore gentilizie riminesi potevano essere salvati durante la ricostruzione degli anni 50'-60'.
Arnaldo Pedrazzi, in "La Rimini che non c'è più, le dimore gentilizie", ne conta addirittura 23, che sono in realtà solo quelle di cui ha potuto dare una documentazione fotografica.
Tra i casi più clamorosi c'è sicuramente il palazzo dei Parcitadi in via Gambalunga.
Era uno dei pochissimi edifici privati medievali rimasti in città, nonché l'unica testimonianza della potente famiglia ghibellina contro la quale combatterono i Malatesta per conquistare il potere a Rimini alla fine del Duecento.
E infatti la facciata del palazzo conservava numerosi elementi decorativi duecenteschi in cotto, tra cui alcuni archi, a tutto sesto e a sesto acuto, oltre ad una bifora perfetta con piccoli archi e una colonnetta col capitello a calice, simile a quella più tarda che si può vedere ancora oggi sulla facciata del Palazzo dell'Arengo.

mer 20 ott 2010 - Notizia di Borgo Marina - scritto da Vici Luca

La decisione di realizzare dei sottopassi alle vie Traj (via Tripoli), e viale Principe Amedeo fu presa dal consiglio comunale del dicembre 1912.
Tuttavia fino all'anno 1915 del sovrappasso non si vide l'ombra se è vero, come ricorda il settimanale cattolico L'Ausa, che il sindaco, Adauto Diotallevi, dovette recarsi a Roma per incontrare la direzione generale delle Ferrovie dello Stato allo scopo di affrettare la realizzazione di tale opera.
Si trattava infatti di una struttura strategica per il turismo di quegli anni, nei quali gli ospiti provenienti dalla stazione si recavano nella zona dei villini proprio percorrendo il viale Principe Amedeo.
Dovremo però aspettare il 27 marzo del 1915 per l'aggiudicazione dell'appalto dei lavori, affidati ad un nome illustre quale quello dell'ing. Gaspare Rastelli, autore del restauro del Palazzo dell'Arengoe del teatro Galli dopo il terremoto del 1916.
Ivo Gigli ricorda il sovrappasso come "un ponte pedonale con due grandi scalinate laterali, ciascuna in due soluzioni, sostenuto da fusti di ghisa nera stile floreal, i lampioni in alto e lastricato da larghe piane di cemento con tanti buchi per lo scolo dell'acqua piovana.
Una più larga scalinata a larghi gradoni bassi in porfido preparava l'ascesa alla scalinata vera e propria dal lato a mare, mentre dall'altra parte, i livelli del terreno più alto, v'era solo una leggera salita".

mer 01 dic 2010 - Notizia di Borgo San Giovanni - scritto da Vici Luca

Negli anni '80, durante alcuni scavi archeologici nei pressi delle mura dell'arco d'Augusto, furono rinvenute ceramiche volterrane e non dipinte nello strato precedente l'edificazione, databili tra la fine del IV e gli inizi del III secolo a. C., oltre a numerosi depositi contenenti ceramiche a vernice nera databili dal III al I secolo a. C., a riprova che la città esisteva anche prima dei Romani.
In quegli scavi vi fu anche una grandissima sorpresa costituita dal ritrovamento, all'interno dello strato argilloso-arenario del cantiere, proprio all'angolo tra la linea esterna delle mura e la torre, di un deposito rituale costituito da pochi ma significativi elementi quasi sovrapposti tra loro.
Si trattava di tre monetine bronzee, una semuncia dell'aes grave riminese con testa di gallo (fuse probabilmente tra il 283 a. C., anno successivo alla definitiva sconfitta dei Senoni, e il 268 a. C., anno di fondazione di Ariminum), e due bronzetti coniati della serie di Ariminum, oltre ai resti scheletrici di un cane di piccola taglia, forse un volpino.

gio 13 gen 2011 - Notizia di Zeinta de Borg - scritto da Vici Luca

 

Nel luglio 1916 il presidente della Società Marinai, Riccardo Ravegnani, presentò a Re Vittorio Emanuele III in visita a Rimini la planimetria di un nuovo porto per Rimini, sviluppato nell'area di San Giuliano mare.

Il progetto ricevette il benestare del Sovrano e la piena approvazione dell'Amministrazione Comunale, oltre al parere conforme della Commissione Centrale dei Porti del Ministero dei LL. PP. La pianificazione si inseriva in un piano di sviluppo industriale e portuale che avrebbe interessato tutta l'area a nord del Marecchia: nelle intenzioni, la malsana Barafonda sarebbe divenuta un'area intensamente lottizzata grandi spazi per industrie e e per le abitazioni degli operai. 
Il progetto verteva su di un bacino portuale interno di forma ellittica a monte del ponte di Tiberio e, fino al mare, una zona per attività portuali e pescherecce che avrebbe fatto completamente sparire la spiaggia di San Giuliano, sostituita da una darsena di 200 mila mq., con fondali di oltre cinque metri di profondità.
Il vecchio borgo San Giuliano sarebbe scomparso, sacrificato alla volontà di avere un vero porto industriale, luogo di scambio per i commerci con la Dalmazia e i Balcani.
Tuttavia il declino della figura politica di Ravegnani, il quale si dimise anche da Presidente dell'Ente Autonomo costituito appositamente con lo scopo di dare attuazione al progetto del nuovo porto, fecero naufragare tale pianificazione, insieme allo stesso Ente che venne disciolto con le dimissioni di Ravegnani. Mentre le industrie che avrebbero dato un senso allo scalo restavano di là divenire.

 

mer 26 gen 2011 - Notizia di Borgo Sant'Andrea - scritto da Vici Luca

Anche la vita di Madre Teresa, ad eccezione di 13 anni vissuti nel Palazzo Zavagli (ancora oggi esistente, situato nell'omonima piazzetta del Rione Clodio, alla quale si accede da Via Farini, una traversa del Corso d'Augusto), può dirsi essere stata votata interamente all'aiuto dei più bisognosi.
Nata il 4 ottobre 1835 da Ettore Zavagli e Enrichetta Cappi, settima di otto figli, a 13 anni fu educanda nel monastero delle Canonichesse di Fano per ricevere un'educazione più completa e profonda.
In quel luogo, il 17 settembre 1854, a 19 anni si consacrò a Dio rimanendo fino al 1861 come monaca corista professa, quando fu costretta a tornare a Rimini per motivi di salute.
Visse nella nostra città come monaca esclaustrata, dapprima presso la sua famiglia e, successivamente, in un appartamento di via Garibaldi, assumendo il ruolo di Terziaria Francescana nel 1874 nel convento dei Cappuccini della Colonnella.
Nella nostra città ebbe un ruolo di vicinanza alle realtà religiose locali, fino a quando nel 1885, su suggerimento del vescovo Battaglini, si ritirò nella chiesa di S. Onofrio, dove, insieme ad Angelica Bertola, precedentemente sua domestica, prese i Voti Religiosi assumendo il nome di Suor Maria dell'Addolorata, dando vita alla Congregazione delle Suore Terziarie Francescane di Sant'Onofrio di Rimini.
Un anno dopo fondò il Collegio Sant'Onofrio, dove accolse le bambine povere della città, iniziando così un percorso di amore e sostegno ai piccoli e ai poveri.

mer 09 feb 2011 - Notizia di Borgo San Giovanni - scritto da Vici Luca

In occasione dell'inaugurazione del "restauro" del foro di Cesare a Roma, il 21 aprile 1932, Benito Mussolini fece realizzare una copia della statua loricata di Giulio Cesare di età traianea, conservata nel palazzo Senatorio, e successivamente spostata durante l'inaugurazione di Via dell'Impero.
La copia fu destinata a Rimini, luogo dal quale Cesare iniziò la sua marcia su Roma dopo aver attraversato il fiume Rubicone.
In realtà nell'anno 1933, Mussolini fu informato dal cappellano della 82° Legione camicie nere, Don Domenico Garattoni (1877-1967), sul fatto che a Rimini esistesse una piazza dedicata a Giulio Cesare (oggi Tre Martiri) per via del discorso che venne tenuto in quel luogo, e che sarebbe stato quindi opportuno collocare una statua che ricordasse quell'importante evento storico, sul quale peraltro il Duce aveva idee un po' confuse: ebbe infatti ad affermare che fosse avvenuto a Ravenna, e non a Rimini.
Sia come sia, in un primo momento l'architetto Gaspare Rastelli, che stava curando il progetto di restauro della torre campanaria di Piazza Giulio Cesare lesionata dai terremoti del 1875 e 1916, pensò di collocare la statua nella nicchia centrale dell'arcata alla base della torre. Invece, per volontà dello stesso Duce, fu collocata sul cippo marmoreo che ricordava il discorso di Cesare alle truppe.

mer 04 mag 2011 - Notizia di Centro Storico - scritto da Vici Luca

Quando pensiamo ad uno sferisterio la nostra mente visualizza quello monumentale di Macerata o, per rimanere in Romagna, quello di Santarcangelo ancora ben conservato, risalente alla fine del XVIII secolo e utilizzato d'estate per rievocazioni dello storico gioco del bracciale. Si sfidavano due squadre "armate" di mazzo di legno irto di aculei, che dovevano colpire una durissima palla di pelle d'asino o di scrofa.
Gli sferisteri erano impianti costituiti di un terreno rettangolare che misurava 16 metri per 86, per il gioco del pallone col bracciale, o 18 metri per 90, per quello del pallone elastico. Occorreva un muro di cinta sul quale far rimbalzare la palla.
Sebbene in Italia questi giochi si praticassero nelle piazze già dal XVI secolo, fu solo nel Settecento che si pensò di realizzare spazi appositi. I primi impianti sorsero in Piemonte, Marche ed Emilia Romagna.
A Rimini quelli ed altri giochi si svolsero per secoli in piazza della Fontana (Piazza Cavour) e in piazza del Corso (Malatesta). Un uso non a costo zero per il Comune, il quale, per far fronte alla rottura di vetri e coppi durante le partite, e per la pulizia della piazza, spendeva ogni anno 20-30 scudi.

gio 19 mag 2011 - Notizia di Borgo Marina - scritto da Vici Luca

All'inizio degli anni Cinquanta, a causa della forte domanda abitativa nei principali centri balneari della Riviera Romagnola, compaiono per la prima volta edifici abitativi dallo sviluppo verticale, spesso destinati ad ospitare alberghi.
Fino ad allora, infatti, erano state realizzate ville e villini, contornate da spazi verdi pur spesso angusti. Fin dalla prima lottizzazione, infatti, fra fine ‘800 e primi del ‘900, la riviera si era caratterizzata da un'edificazione intensissima, con istanze minime fra gli edifici, nessuno spazio verde pubblico e strade non di rado al di sotto del minimo indispensabile, come risulta ancora oggi dai vicoletti impraticabili aa Viserba come fra l'Ausa e Miramare.
Su quei lotti già risicati, nel dopoguerra molti villini si trasformarono in alberghi, spesso di poche pretese. Ma il decollo vertiginoso dell'industria turistica faceva guardare in alto, addirittura ai grattacieli americani, che iniziavano a comparire in quegli anni anche nello skyline delle città industrializzate del nord Italia come Milano.
Sulla scia del Pirellone e dei suoi emuli locali, il 16 gennaio 1958, la Commissione Edilizia di Rimini, approvò il progetto presentato da Giuseppe D'Angelo e Raoul Pahuli, titolari di un'impresa di costruzioni di Trieste, che prevedeva la realizzazione di "un fabbricato di civile abitazione" alto trentun piani in viale Principe Amedeo.
Il progetto venne giudicato di "preminente pubblico interesse" dall'amministrazione comunale, per dare prestigio a Rimini, nel viale "salotto" della città. Non era stato ancora redatto il Piano Regolatore per la regolamentazione dell'edificabilità di quell'area, e così si rese necessario affidare l'incarico per la sua redazione ad un gruppo di progettisti capeggiati da Luigi Piccinato.

mer 15 giu 2011 - Notizia di Borgo Sant'Andrea - scritto da Vici Luca

Il problema della fogne a Rimini è all'ordine del giorno. Ma come andavano le cose in passato?
Come ogni città romana, Ariminum era ben servita da acquedotti. Ma, una volta impiegata per i vari usi domestici, l'acqua diventava un problema per la salubritas civitatum e doveva quindi essere evacuata in maniera sistematica.
I romani inventarono un complesso sistema di canalizzazioni sotterranee, organizzate in vari ordini di grandezza a seconda delle aree servite e della portata d'acqua.
Al primo ordine si possono riferire gli scarichi di un insediamento privato, di una casa, o di un'attività artigianale, rappresentati da tombini di varia forma collegati a piccoli canali, che confluiscono in un'unica canalizzazione, che possiamo definire di secondo ordine.
Ogni singola canalizzazione andava poi a congiungersi con una di maggior portata, primaria, che si posizionava normalmente sotto gli assi stradali, ossia il terzo ordine, che all'occorrenza poteva confluire in un collettore terminale di grande portata, che scaricava nei fiumi o direttamente nel mare, che rappresentano il quarto ordine.
A Rimini il sistema fognario venne realizzato a partire dall'epoca repubblicana, e poi in particolare regnante Augusto, in congiunzione con l'assetto stradale preesistente, che venne usato fino ai secoli III-IV d.C. senza particolari riadattamenti.

mer 26 ott 2011 - Notizia di Centro Storico - scritto da Vici Luca

Una pubblicazione di Piergiorgio Pasini, "Il tesoro di Sigismondo", fa luce per la prima volta sui numerosi rinvenimenti di medaglie malatestiane "in defossis locis dispersae, vel muris intus locatae", con lo scopo di trasmettere ai posteri la propria fama.
I casi di rinvenimenti di medaglie malatestiane appositamente celate in apparati murari, sono più di venti nel territorio un tempo dominato dai Malatesta: oltre che a Rimini, medaglie sono state rinvenute a Montescudo, Verucchio, Fano, Senigallia, Montefiore, solo per citarne alcune.
Non sappiamo quando iniziò questa tradizione, che venne perpetuata anche dopo la morte di Sigismondo, dai suoi successori tra cui Pandolfo IV detto il Pandolfaccio, e si protrasse anche dopo la cacciata dei Malatesta avvenuta nel 1528, almeno fino alla prima metà del XVII secolo.
I depositi di medaglie malatestiane, per la loro sistematicità ed estensione nel tempo e sul territorio, non ha praticamente eguali, e l'unico termine di paragone può essere dato dai Carraresi a Padova alla fine del Trecento.
Nel Medioevo era costume posizionare oggetti propiziatori di tipo religioso o magico o anche solo simbolico nelle fondamenta di edifici pubblici e privati, e anche a Rimini è documentato un caso di questo tipo.
Nel 1358 Malatesta Ongaro, infatti, pose nelle fondamenta di un torrione presso ponte de san Piero "uno elmo da omo d'arme: fo segno di battaglia".

mer 09 nov 2011 - Notizia di Borgo Marina - scritto da Vici Luca

 

Nel 1888 si diede inizio ai lavori per realizzare Piazza Ferrari, quale "giardino di rispetto" della nuova Cassa di Risparmio e primo spazio verde all'interno delle mura cittadine. Si voleva dare decoro a via Gambalunga, la cui importanza era sempre maggiore visto che collegava la città, dove si trovavano ancora tutti gli alberghi riminesi, con la stazione e la nuova zona a mare che stava crescendo la fabbricazione di numerosi vilini.

Per far posto alla piazza venne demolito un intero isolato, che comprendeva i resti di ben tre edifici religiosi, fra cui l'antichissima chiesa di San Tommaso Apostolo, risalente forse al V secolo ma da tempo sconsacrata (anche se conservava tracce dei mosaici originari) e gli ex-conventi delle Celibate e del Cuor di Gesù, già parrocchiale di San Patrignano. Fin dal XII secolo. Come contropartita la Curia riminese ricevette un contributo di 14 mila lire e un lotto di terreno per edificare una nuova chiesa nella zona mare, che stava crescendo tumultuosamente, ma senza che turisti nuovi residenti dei villini avessero un luogo di culto nei pressi.
Il lotto che venne assegnato dal Municipio all'"Ente parrocchie povere soppresse" per la costruzione della nuova chiesa si trovava nella zona dei Trai, allo termine della nuova grande via in costruzione, l'attuale Via Tripoli.
Per la costruzione della chiesa della zona di Marina si aprì una nobile gara di generosità: le offerte giunsero anche da fuori città e persino dall'estero, anche grazie all'attività del comitato preposto alla raccolta che era energicamente diretto da mons. Ugo Maccolini.

 

gio 12 gen 2012 - Notizia di Borgo Sant'Andrea - scritto da Vici Luca

Quando pensiamo alla storica vicenda di Paolo e Francesca, resa immortale da Dante Alighieri nel V canto dell'Inferno della Divina Commedia, ci viene quasi naturale ricollegarla al castello di Gradara, sebbene non vi sia alcuna fonte storica attendibile che supporti una tale candidatura ad ospitare il nefasto evento, se non il fatto che Paolo Malatesta avesse dei possedimenti nella zona di Gradara.

Grazie soprattutto a questa illegittima appropriazione, il castello di Gradara è stato per anni ed è tutt'oggi tra i dieci castelli più visitati d'Italia, e, per numero di accessi, tra i trenta edifici storici più frequentati.
Certamente il borgo marchigiano costituisce uno dei più splendidi esempi di abitato medievale giunto fino ai giorni nostri, ma il castello venne terminato solo nel 1325, e alla fine del duecento (tra il 1283 e il 1285 secondo il Tonini), quando si svolse la vicenda, il "castrum" era una pura fortificazione militare intorno a un torrione del XII secolo detto "del Grifo": al più una"arx" abitata dalla guarnigione, ma in nessun caso un "palatium" degno di ospitare la donna del signore.

mer 25 gen 2012 - Notizia di Borgo San Giuliano - scritto da Vici Luca

L'Ordine Benedettino contava a Rimini diversi monasteri e ben tre grandi abbazie, di cui oggi ci rimangono solo quella dei santi Pietro e Paolo, l'odierna San Giuliano, e l'antica Santa Maria in Trivio, in origine alle dipendenze di Pomposa, ma ceduta nel XIII secolo ai Francescani con i quali divenne San Francesco, e oggi Tempio Malatestiano.
L'antica abbazia di San Gaudenzo, che si trovava sulla via Flaminia, fu trasformata in residenza privata ai rimi dell'800 e poi demolita nel XX secolo.
SS. Pietro e Paolo si trovava sotto una speciale tutela della Sede Apostolica, (come "immediate subiectum"), e quindi esente dalla giurisdizione del vescovo di Rimini, come accadeva per le altre fondazioni benedettine della zona.
La chiesa che sarà poi dedicata a San Giuliano, le cui prime notizie risalgono al IX secolo, sebbene la sua fondazione sia certamente più antica, faceva parte dunque di un potente monastero benedettino che possedeva gran parte del borgo e persino la metà del vicino ponte di Tiberio, oltre al monastero di San Vitale. Fuori dalle mura, SS. Pietro e Paolo deteneva molti beni soprattutto in direzione di Ravenna; fin dal 1033 sono segnalati la pieve di Bordonchio (Donegaglia) con le sue pertinenze, le chiese di San Giovenale (Viserba), San Martino in Riparotta e molte altre, oltre a fundi, mansi, curtes sparsi fino a Fano e Ancona. Nei secoli successivi il patrimonio di ingrandirà ulteriormente.

mer 08 feb 2012 - Notizia di Borgo San Giovanni - scritto da Vici Luca

L'Arco di Augusto si fa subito notare per le dimensioni colossali - largo 15 metri, alto 17 e mezzo - insolite per una porta urbica e sproporzionate per un centro di provincia come Ariminum. Ma anche le decorazioni hanno alta valenza simbolica.
Appena sopra alla parte centrale del fornice si trova una testa di toro che ha sempre diviso gli studiosi: sebbene infatti l'animale possa rappresentare la fecondità della natura e, allo stesso tempo, antichi riti di fondazione, il fatto che fosse comunque un animale sottoposto al giogo, poteva essere ricollegato all'imperium augustei che avevano riportato legge e ordine.
I quattro maestosi clipei ai lati dell'arcata, rappresentano divinità che erano state in qualche maniera favorevoli ad Augusto.
Ovviamente non poteva mancare Nettuno, dio dei mari, dalla figura barbuta con lunghi capelli ricci, caratterizzato dal simbolo del tridente, che avrebbe aiutato Ottaviano nella vittoriosa battaglia navale di Azio contro Marco Antonio.
Il fatto che il clipeo rappresentante Nettuno sia rivolto verso Rimini pare voler auspicare protezione per una città di mare come la nostra dove le attività marittime erano importanti anche allora.

mer 22 feb 2012 - Notizia di Centro Storico - scritto da Vici Luca

 

Al centro dell'odierna Piazza Tre Martiri si erge un cippo marmoreo realizzato nel 1555 per rinnovare la memoria di un sasso "vetustate collapso", come dice l'iscrizione, nel punto in cui secondo la tradizione Giulio Cesare arringò i suoi soldati dopo aver passato il Rubicone, il 10 gennaio del 49 a.C., scatenando la guerra civile contro Pompeo e il Senato: il tramonto della repubblica, l'alba dell'impero.

Tradizione, appunto, nessuna prova storica. Ma una tradizione molto antica, se già nel medio evo era ben viva.
Francesco Petrarca nella sua vita di Cesare (in De viris illustribus, 1337), racconta un aneddoto personale di quando era bambino: "Mi fu mostrata con orgoglio una pietra ("lapis") in mezzo della piazza, dove si dice che Cesare arringò".
Anche Gaspare Broglio Tartaglia, segretario e ambasciatore di Sigismondo Pandolfo Malatesta, nella sua cronaca (1477) cita la piazza come quella dove "Cexero imperatore si fermò e fece la diceria alli suoi capitani... ed avvi anque el petrone nel quale montò a fare la diceria".
Si parla dunque di un "pietrone", quello visto anche da Petrarca, e non del cippo, realizzato appunto nel 1555. Un'iscrizione in latino recita sul retro: "I consoli riminesi hanno restituito questo suggestum crollato per l'antichità nei mesi di novembre e dicembre 1555".
Nel 1555 dunque rimaneva soltanto un avanzo del "pietrone" collassato, posto come una reliquia su di un apposito basamento, ossia il cippo, sulla cui cima è ancora oggi visibile un perno in ferro per fissare il reperto. Quasi a conferma dell'autenticità della "reliquia", il console in carica nei mesi di novembre e dicembre fece incidere attorno alla base del pietrone il proprio nome: Camillo Passarello.

 

mer 12 set 2012 - Notizia di Borgo San Giovanni - scritto da Vici Luca

Il nobile santarcangiolese Giacomo Antonio Pedroni, canonico della cattedrale di Santa Colomba a Rimini, è ricordato nella storiografia cittadina fra Cinquecento e Seicento per la stesura dei Diarij: una raccolta di memorie oggi utile anche per ricostruire lo stato di salute dei riminesi in quei decenni. Pedroni scrisse anche i Diarij dei morti, sei volumi che registrano i decessi a Rimini e Santarcangelo tra il 1560 e il 1635.
La Rimini che emerge dagli scritti del Pedroni è una città ormai marginale rispetto a quella malatestiana, pacificata ma anche esautorata e impoverita dalla dominazione pontificia. Su di essa si abbattono le periodiche carestie, i frequenti passaggi di truppe e relative angherie, e perfino i cambiamenti climatici: la cosiddetta piccola glaciazione, che ebbe il suo apice nel XVII secolo.
Rimini aveva circa 10 mila abitanti, in gran parte poveri (distinti tra poveri "semplici" e mendicanti veri e propri); poi i pescatori, gli artigiani, i mercanti; quindi la ristretta cerchia dei nobili, con molte famiglie verso un'inesorabilmente decadenza. Infine il clero, molto numeroso ma scosso da crisi sia spirituali che materiali. 
La gran parte dei decessi registrati dal Pedroni si riferisce infatti agli ecclesiastici: morivano prevalentemente in casa o nei conventi, mentre negli ospedali spiravano solo i forestieri e i poveri. 

mer 19 dic 2012 - Notizia di Borgo San Giuliano - scritto da Vici Luca

I Cavalieri Templari d'Italia vogliono salvare la chiesa di San Michelino in Foro. Il Gran Priorato della Lingua d'Italia, infatti, è l'unica filiazione legittima presente in Italia dell'Ordine che assunse la sua forma moderna nell'assemblea di Parigi del 4 novembre 1804 (con un editto di Napoleone Bonaparte) adottando l'antico nome di "Ordine del Tempio" modificato in quello attuale di: Ordre Souverain et Militaire du Temple de Jérusalem, nel 1932 a Bruxelles (per maggiori informazioni www.templariditalia.it). 
Una collaborazione nata per puro caso, come racconta Marcello Camerlengo, Cancelliere Nazionale dei Templari: "Consultando alcuni siti sul web siamo rimasti colpiti dall'appello che alcuni giovani ricercatori riminesi, quali Alessandra Peroni e Andrea Serrau, avevano lanciato nei mesi passati per salvare la chiesa templare di San Michelino in Foro, oltre all'approfondimento che Chiamami Città aveva dedicato all'edificio e che abbiamo letto online. Così abbiamo contattato il gruppo facebook La Rimini che non c'è più che ci ha messo in contatto con i proprietari dello storico edificio, i quali si sono dimostrati davvero disponibili nel venire incontro alle nostre richieste pur di salvare quel prezioso gioiello che è la chiesa di San Michelino. Visitandola, infatti, ci siamo resi conto di quale patrimonio esso costituisca, sia per l'impianto a croce greca simile a quello del V secolo, sia per il prezioso affresco che rappresenta con tutta probabilità Santa Brigida d'Irlanda (venerata dai Templari nella loro casa di Piacenza).

mer 27 feb 2013 - Notizia di Borgo Marina - scritto da Vici Luca

Lavorare in mare è duro e poco renumerativo. Ma nel passato le cose andavano molto peggio, nonostante l'industria ittica sia sempre stata molto fiorente, specialmente in porti come Rimini. Perfino per un comandante, possedere anche parte della sua barca era un traguardo non sempre raggiunto.
Nei secoli XVIII e XIX, le fonti ci informano che all'atto di commissione la fabbricazione di un natante, il pescatore non possedeva mai tutto il denaro necessario, e poteva al massimo anticipare una caparra.
Per il grosso della spesa ricorreva al prestito e a dilazioni del pagamento, con conseguente indebitamento nei confronti non solo del proto calafato, ma anche del fabbro, del cordaio, del parcenevole, e naturalmente del prestatore.
Dunque l'unico soggetto a rischio in questo rapporto era il marinaio, che si trovava costretto a imporre un'ipoteca sulla barca (creditum super cymba) a garanzia dei successivi pagamenti rateali fino all'estinzione del suo debito. Chi di solito guadagnava erano invece i creditori, che spesso entravano in possesso della barca o di una parte di essa.
Nella vita di un pescatore, d'altra parte, questa operazione andava ripetuta più volte, visto che le barche necessitavano di lavori periodici e onerosi, quando non andavano perdute per la malasorte.
Il guadagno del pescatore variava in base al ruolo a bordo: il comandante riceveva una quota di parte in più rispetto agli altri membri dell'equipaggio, oltre ad un compenso pecuniario annuo.
La paronia o paroneria, cioè il diritto di esercitare la conduzione della barca, avveniva per elezione e scelta da parte dell'armatore, che lasciava a sua volta al capobarca stesso la facoltà di formare il proprio equipaggio.
Nel 1785 un armatore di Rimini elegge il proprio capobarca per un nuovo tartanone peschereccio: "Sarà poi a carico del detto patron Pujotti conduttore il far a suo genio la ciurma, e per questo suo ufficio gli assegna la consueta mercede di scudi quattordici".

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