La tazzina che fa bene all'arte

RIMINI - Notizie il taccuino della tavola - mer 25 gen 2012
di Luca Ioli

Caffé Moak, dai cortometraggi alla scrittura creativa
Così un marchio ormai internazionale ha scommesso sulla cultura

Il Caffè Moak ha deciso di essere presente al Sigep all'interno dello stand Pedrali, una delle aziende più importanti del settore HoReCa (Hotellerie-Restaurant-Cafè), ha invece portato l'assaggio delle sue dieci miscele in un fuori salone nel centro di Rimini, più precisamente allo spazio Duomo dove è andata in onda per tre giorni una sezione del settimo concorso internazionale di cortometraggio, il Caffè-Corto Selection.
Incontriamo Annalisa Spadola Direttore Marketing della Moak in un sabato sera tipicamente riminese, nebbioso, freddo e con tanti giovani in giro.
Da dove parte l'idea di abbinare al marchio Moak un festival di cortometraggi ed un concorso internazionale?
"L'idea era ed è quella di fare sposare la scrittura creativa con il caffè. Tramite il connubio caffè - arte cercare di trasmettere l'essenza del caffè illuminista di fine 700 dove la bevanda era un elemento fondamentale per l'incontro delle parole".
Moak decide di non occupare solo spazi legati al business ma anche organizzare un fuori salone nel centro città, caffè come socializzazione oppure marketing puro?
"In occasione del Sigep volevamo creare un momento culturale non solo rivolto ai partecipanti in fiera ma a tutta la cittadinanza. Volevamo lasciare una traccia per Rimini che non fosse solo il meeting con la forza commerciale ma anche evidenziare alcune iniziative che accompagnano ormai da tempo il nostro prodotto" (Annalisa è anche animatrice con Moak da 11 anni di un concorso nazionale di narrativa chiamato Caffè Letterario Moak ndr).
Il caffé è un rito, un momento dove tentiamo di rallentare la vita serrata del ventunesimo secolo, come si abbinano le miscele Moak a questo difficile compito?
"Le miscele Moak sono 10 e variano da regione a regione seguendo il gusto locale che accompagna il caffè. 10 miscele sono senz'altro molte ma per la Moak questo è un modo per rispondere alle esigenze di palati diversi con gusti studiati".
Certo che chiacchierando con Annalisa, non soltanto un manager ma anche una donna amabile attenta alla cultura, ci è venuto in mente suo padre Giovanni Spadola che nel 1967 iniziò questa avventura più per passione che per calcolo facendo tutto da solo, dall'acquisto, alla tostatura sino alla consegna degli ordini.
Ora Moak è in Europa, Stati Uniti, Cina e Paesi Arabi, di acqua sotto i ponti ne è passata ma l'amore per il caffè è sempre quello. 

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