Ramadan, il digiuno che profuma di altri mondi
Fino al 10 settembre i musulmani di ogni paese, compresi i riminesi, si astengono dal cibo dall'alba fino al tramonto
Fino al dieci settembre i musulmani rispettano il Ramadan. Il Digiuno che dura trenta giorni nei quali ogni credente ha l'obbligo di astenersi, dall'alba al tramonto, non solo dal cibo, ma anche dal bere, dal fumare e da ogni attività sessuale. E pure dall'ira. Digiuno e astinenza, proprio come fanno, direi facevano, i buoni cattolici in occasione della Quaresima. Meraviglia delle meraviglie sono concessi i profumi che spesso avvolgono le case dei fedeli. Mi basta chiudere gli occhi e pescare tra i ricordi. Andare non verso l'Africa o il Medio Oriente ma verso case e canali che parlano di Europa del nord. Olanda, Amsterdam, dove gli odori di casa erano incredibilmente i profumi del mondo. Metà del quale quel giorno era a digiuno. Giorno di Ramadan, niente cibo dall'alba al tramonto. E io lì, tanti anni fa, ospite di digiunanti magrebini, indeciso se attendere la sera o uscire alla ricerca di burro ed aringhe.
Entravano prima dell'alba nel grande pentolone di coccio gli ingredienti della zuppa del Ramadan, quella che alcuni chiamano harira, quella che è sempre la stessa tutte le sere. Bene, nell'immensa pentola filosofale destinata a sfamare un piccolo esercito di musulmani osservanti, finivano lenticchie, cipolle, carne di agnello ucciso come dispone il Corano dal macellaio islamico dietro l'angolo, ceci, tantissimi ceci, carote, pomodori, sedano, patate, prezzemolo, aglio e poi spaghetti...
Sì, spaghetti - c'è un italiano, perdinci! - e via i Barilla fatti a pezzi e lasciati bollire tutto il giorno, come il resto. A insaporire, direi a infiammare il tutto, abbondanti prese di zafferano, curcuma, cumino, coriandolo e poi stecche di cannella, pepe bianco...
Che profumo tutto questo pentolone di mondo a sobbollire dalla mattina alla sera mentre io fingevo di scrivere dietro la finestre... Zaffavano i profumi del Ramadan e io in preda a tentazioni da miscredente occidentale tentavo di avvicinarmi alla pignatta del desiderio armato di cucchiaio per l'assaggio...
No, mi diceva con un fermo sorriso Betty, ragazza giamaicana, non certo più devota di me, ma ben istruita sull'intoccabilità del pasto. Che tortura, che crescente desiderio... Da appollaiarsi sul camino e urlare fellinianamente: voglio una zuppa!
Il premio arrivava a sera, dopo il tramonto, in una casa di nuovo piena di sorrisi e di idiomi, di razze e di colori, e le scodelle riempite con la zuppa tanto attesa. Fumante dal mattino. Buonissima. Come sanno essere le cose ottenute con l'attesa, la pazienza.
Al termine del Ramadan, viene celebrato lo Id al-fitr, l'interruzione del digiuno, lì, tra gli amici olandesi, con uno dei più grandiosi cous-cous di cui conservi memoria.
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