La montagna č la grande scommessa di una provincia affacciata sul mare
L'alta vallata del Marecchia, entrata da pochissimo tempo in provincia di Rimini ha cambiato gli equilibri territoriali offrendo grandissime opportunità
Ho già parlato più volte dei sette comuni della vallata del fiume Marecchia entrati a far parte del territorio della provincia di Rimini. E spesso ne ho magnificato le produzioni e le tradizioni gastronomiche. Mangiando il gelato in riviera, seduto in un bar in spiaggia, ascoltando le lamentele degli albergatori per la stagione che non decolla, pensavo quanto sia bassa, direi nulla, la percezione di un patrimonio culturale, artistico, ambientale ed umano regalatoci dalla caparbietà della gente della vallata del Marecchia che con una lunga battaglia ha fatto diventare romagnoli i comuni dell'alta valle. Ovvio che essere romagnoli in un mondo che pensa globale è una cosuccia di ben poca importanza, ma è altrettanto ovvio che valorizzare quello che si possiede è un'occasione di arricchimento per un'intera comunità locale. Sapere di avere luoghi, paesaggi, rocche, castelli, chiese, percorsi, frescura e sapori sui quali si può pensare in termini amministrativamente omogenei è già di per sè una ricchezza. E può far cambiare i livelli di ragionamento: può, per esempio, rendere significativo spostare, anche solo col pensiero, il progetto della metropolitana di costa (colosso mai realizzato e di evidente inutilità visto che si potrebbe ottenere lo stesso risultato con quattro soldi semplicemente vietando la circolazione delle auto nella strada dove circola il filobus) verso l'interno, ricostruendo antichi percorsi ferroviari destinati a risalire la vallata del Marecchia. Un grande ecosistema del bello e del buono sarebbe così raggiungibile in modo pulito, ecologico, fruibile attraverso mountain bike, cavalli, percorsi a piedi che partono dalle stazioni e portano alla scoperta dell'entroterra e soprattutto della montagna, di quell'Appennino che è respiro di Rimini e che Rimini invece non sente. Come se non potesse essere motivo d'orgoglio, oltre che di gaudio gastronomico, poter vantare nel proprio territorio produzioni di salumi artigianali sopraffini, una delle capitali dell'autentico formaggio di fossa, pascoli destinati da sempre alle caciotte miste di pecora e mucca, giacimenti di tartufo bianco pregiato, fungaie tra le più pregiate del centro Italia per la raccolta dei prugnoli, il bianco miele di sulla e gli altri mieli d'altitudine, allevamenti di agnelli che crescono tra le erbe profumate d'Appennino. La Valmarecchia è la vallata dove nascono più vitelli di razza Chianina di tutta la Penisola e pascolano assieme ai loro fratelli di razza Marchigiana e Romagnola. Qui si trova uno degli ultimi mulini che macina a pietra con la sola forza dell'acqua. E dalla farina nasce un pane casereccio e montano, che strizza l'occhio al vicino toscano. E poi i liquori artigianali frutto di alchimie di antiche ricette ed erbe campestri aggrappate alle rupi e ai calanchi. E questo solo per parlare di leccornie, perché se poi vogliamo parlare di rocche, castelli, vestigia del passato, fauna selvatica, flora rara e dalla bellezza abbagliante, non ci basterebbe un libro intero. Infine le genti, che sono di montagna e sono semplici e vere, un po' meno esposte agli andamenti altalenanti delle mode e dei mercati. Penso a certe persone incontrate negli angoli minori dell'alta valle del Marecchia. Rivado con la memoria alle case in sasso, al fumo che esce piano dal camino, all'odore di resina e legna bagnata che trasuda dalle legnaie dopo il taglio. Io sono di parte, ho il cuore di montagna, ma mi sarebbe piaciuto che la Riviera fosse entrata in provincia di Pennabilli, non viceversa.
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