AUTORE Pirroni Enzo

mer 03 dic 2008 - Notizia di Sport - scritto da Pirroni Enzo

mer 19 nov 2008 - Notizia di Sport - scritto da Pirroni Enzo

[{CALCIO SERIE B E sabato arriva il Bari capolista A Salerno ha vinto il carattere] Sabato 15 novembre il Rimini ha colto a Salerno la prima vittoria esterna. Con questo successo la navicella biancorossa potrà veleggiare in acque meno agitate mentre per la compagine campana, allenata dal...

mer 19 nov 2008 - Notizia di Cultura e Teatro - scritto da Pirroni Enzo

[{Le poesie di Carlo Cappelli} Il noto cardiologo ha raccolto in un libro le sue composizioni] Per i tipi dell’editore Rafaelli è uscito un piccolo libro di poesie dal titolo “Come per gioco” che ha per autore il dottor Carlo Cappelli, il noto cardiologo riminese che per oltre cinquant’anni...

mer 05 nov 2008 - Notizia di Sport - scritto da Pirroni Enzo

[{CALCIO SERIE B La ripresa sembra avviata} Il Rimini ad Ascoli meritava più del pareggio] Il Rimini, torna da Ascoli con un solo punto ma la squadra dell’allenatore laureato avrebbe meritato molto di più. Per novantasei minuti, l’undici biancorosso si è battuto gagliardamente, manovrando...

mer 22 ott 2008 - Notizia di Sport - scritto da Pirroni Enzo

[{CALCIO SERIE B Le settimana di fuoco è iniziata male} Ko a Frosinone e dopo il Brescia bisognerà affrontare Livorno e Mantova] In attesa del recupero col Brescia che si è giocato al “Romeo Neri” nella serata di martedì 21 ottobre – dunque mentre questo giornale era in stampa - sabato...

mer 08 ott 2008 - Notizia di Sport - scritto da Pirroni Enzo

[{CALCIO SERIE B Il Rimini prova a rimettere assieme i cocci dopo l’umiliante 0 – 5 di Ancona} La società conferma Selighini, ma intanto continuano a circolare nomi per la successione] Sabato 4 ottobre, allo stadio Del Conero di Ancona, il Rimini ha subito la peggior sconfitta da quando...

mer 24 set 2008 - Notizia di Sport - scritto da Pirroni Enzo

[{CALCIO SERIE B} L’Empoli passa al “Neri” senza rubare nulla Dopo la sconfitta col Treviso arriva il ko casalingo] Quando queste righe appariranno, il Rimini avrà già giocato la partita notturna di martedì 23 che lo vedrà opposto al Piacenza in una difficile trasferta. Nel frattempo...

mer 10 set 2008 - Notizia di Sport - scritto da Pirroni Enzo

[{CALCIO SERIE B Gol e spettacolo al “Neri”} Ai biancorossi un pirotecnico derby con il Modena] Domenica 7 settembre, il Rimini del nuovo mister, il professor Elvio Selighini, ha disputato contro il Modena guidato dall’ex centroampista riminese Daniele Zoratto, la prima partita casalinga del...

mar 26 ago 2008 - Notizia di Sport - scritto da Pirroni Enzo

[{CALCIO SERIE B Panoramica sulle squadre del campionato cadetto} Finora il Rimini non ha brillato, ma i giochi veri devono ancora cominciare] Dopo l’eliminazione in Coppa Italia ad opera del Ravenna, in vista della prima giornata di campionato che vedrà il Rimini impegnato in trasferta al...

mer 06 ago 2008 - Notizia di Sport - scritto da Pirroni Enzo

[{Doping e sport} La farmacia del diavolo miete vittime anche al Tour] Quando il calcio me lo consente, io vado a far visita al ciclismo. L’occasione me la offre il trionfo dello spagnolo Carlos Sastre nel Tour de France. Un Tour denso di dubbi e di veleni. A trentatrè anni, l’ex gregario...

mer 17 dic 2008 - Notizia di sport - scritto da Pirroni Enzo

Sabato 13 dicembre, sul campo del Grosseto, il Rimini ha inanellato la terza vittoria esterna consecutiva. 3 – 1 il risultato finale. Grazie ai tre punti conquistati i biancorossi del professor Selighini si issano a  quota 22 ed abbandonano, in tal modo, i pantani infidi del fondo classifica.

mer 14 gen 2009 - Notizia di sport - scritto da Pirroni Enzo

Riprende il campionato dopo la lunga sosta e nella difficile trasferta di Pisa, il Rimini, mette a segno la quarta vittoria consecutiva, ottenuta lontano dalle mura amiche. Si tratta di un vero e proprio record. Nel recente passato (la gestione Acori, per intenderci), al primo anno di serie B, i biancorossi riminesi risultarono vincenti in trasferta soltanto in due occasioni; nel secondo i successi esterni furono complessivamente sei, ma non ci furono mai quattro vittorie in sequenza. All'Arena Garibaldi, nella notte di lunedì 12 gennaio, di fronte ad oltre novemila spettatori, i ragazzi del professor Elvio Selighini, hanno saputo disputare una partita nella quale hanno mostrato maurità riuscendo, per tutti i novanta minuti di gioco, a far circolare la palla ad effettuare pressing sui giocatori avversari, permettendosi ripartenze brucianti e creando innumerevoli occasioni per andare in gol. 

mer 23 lug 2008 - Notizia di Sport - scritto da Pirroni Enzo

[{CALCIO SERIE B Rimini tonico durante la preparazione in Trentino} La società ancora sul mercato per rinforzare attacco e difesa] Da San Vigilio di Marebbe, amena località dolomitica nella quale il Rimini si appresta ad affrontare il campionato 2008 – 09, arrivano buone notizie. Nella...

mer 09 lug 2008 - Notizia di Sport - scritto da Pirroni Enzo

[{Calcio Serie B “Dalla città meritiamo di più”} L’amaro sfogo di una società che ha dato tanto ricevendo in cambio ben poco] In occasione della consegna del premio Fair Play (un’iniziativa del settimanale della curia “Il Ponte”, che quest’anno è stato assegnato al giocatore riminese Fabio...

mer 25 giu 2008 - Notizia di Sport - scritto da Pirroni Enzo

[CALCIO SERIE B {Mercato estivo} Molte le partenze, per ora arrivano Ferretti e Di Piazza] Ora che l’Italietta pallonara dei miliardari tatuati, ha ripreso mestamente la via di casa, confermando la pochezza del gioco e i limiti tecnici che già si conoscevano, ritorniamo a parlare del Rimini....

mer 11 giu 2008 - Notizia di Sport - scritto da Pirroni Enzo

[{CALCIO SERIE B} Acori al Livorno, il Rimini al suo vice Elvio Selighini] Andatosene Von Clausewitz Acori a tentare la fortuna a Livorno appo la corte dell’umorale ex camionista Spinelli, la scelta del nuovo allenatore del Rimini è caduta sull’autoctono professor Elvio Selighini, un tecnico...

mer 28 mag 2008 - Notizia di Sport - scritto da Pirroni Enzo

[CALCIO SERIE B {Il bilancio dopo l’addio definitivo ai play off} Nonostante la mancata promozione questa resterà certamente fra le più belle stagioni del Rimini] A Bergamo, nonostante la sonante vittoria del Rimini sull’Albinoleffe, (4-0 con reti di Greco 17’, Porchia 42’, Paraschiv 76’,...

mer 28 gen 2009 - Notizia di sport - scritto da Pirroni Enzo

Sia nuovamente calcio per chi vuole. Parlare d’altro forse non conviene.  Rifugiamoci, pertanto, nel nostro microcosmo pallonaro ed esaltiamoci di fronte alle prestazioni che il Rimini del professor Selighini, il quale, per un curioso destino, ha affrontato, sabato 24 gennaio,  sul bagnatissimo tappeto erboso del “Romeo Neri”, il decaduto Parma, in cui esordivano sia il bomber Vantaggiato che il geometra Lunardini, atleti che fino a poche ore prima avevano indossato con onore la casacca biancorossa della Rimini Calcio. 

mer 11 feb 2009 - Notizia di sport - scritto da Pirroni Enzo

mer 25 feb 2009 - Notizia di sport - scritto da Pirroni Enzo

 

Di ginnastica artistica non si interessa quasi nessuno nel nostro paese calciomane. Siamo provinciali, xenofili, campanilisti, parliamo di sport (il calcio) attraverso una cascata di iperboli demenziali; tutto e’ dilatato, ingigantito, tanto che viene da chiedersi se non siamo andati oltre il limite consentito all’incretinimento nazionale.

Vittorio Servedio, riminese, è stato un buon ginnasta, tanto da arrivare a vincere il Campionato Italiano a squadre, categoria junior nel 1971.

 

mer 11 mar 2009 - Notizia di sport - scritto da Pirroni Enzo

Se è esistito, a Rimini, un personaggio il cui nome si sia legato indissolubilmente alle vicende sportive della nostra città, questi, è stato Flavio Lombardini. Classe 1904, riminese autentico, fu di volta in volta, atleta, insegnante, organizzatore. Certamente sempre un entusiasta. Nelle fotografie che lo ritraggono in età giovanile, appare come un ragazzo magro, magro. Che fosse sottile, non veniva considerato evento di particolare eccezionalità dai contemporanei. Gli italiani dei primi anni del secolo, erano abituati a tirar la cinghia. Lo stato liberale aveva ingrassato alcuni, lasciando però magra la maggior parte degli italiani.

mer 25 mar 2009 - Notizia di sport - scritto da Pirroni Enzo

Il ciclismo amatoriale ha una propria cultura che affonda le radici nel passato. I nomi dei corridori (alcuni di costoro conosciuti nell’ambiente esclusivamente attraverso i soprannomi) paiono venire da un’età etnica lontana, da un tempo in cui la definizione di un individuo era tratteggiata attraverso esclusivi fenomeni esemplari (Gino Bartali il Pio; Learco Guerra la Locomotiva Umana; Vasco Bergamaschi Singapore; Darrigade il Guascone). In più questi nomi hanno il potere di sopravvivere a dispetto degli anni: nella grande roulette del cimento sono punti cardinali che hanno il compito di riagganciare un episodio, anche insignificante, alle essenze codificate dei grandi caratteri. Come si può definire un ciclista buono nelle gare contro il tempo senza paragonarlo a Jacques Anquetil? Chi è, se non Charly Gaul, il metro di paragone per qualsivoglia scalatore?

mer 14 mag 2008 - Notizia di Sport - scritto da Pirroni Enzo

[CALCIO SERIE B {Prossimo turno in casa contro un Brescia non al massimo}] [La vittoria a Pisa riapre uno spiraglio ai biancorossi] A tre giornate dal termine del campionato sono soltanto cinque i punti che dividono il Rimini dal Pisa. Quando mancano duecentoventisette minuti alla fine di...

mer 30 apr 2008 - Notizia di Sport - scritto da Pirroni Enzo

[{CALCIO SERIE B} 
 Due sconfitte consecutive per un Rimini che ormai non ha più niente da dire] Sul tappeto erboso dello stadio “Menti” di Vicenza, un perfetto green dove gli stessi Tiger Woods ed Henrik Stenson, avrebbero potuto tranquillamente giocare i loro millimetrici patt, il...

mer 22 apr 2009 - Notizia di sport - scritto da Pirroni Enzo

 

 

Domenica 19 aprile, a Saiano di Cesena, Pio Sorci, conosciutissimo ciclista e sublime vigneron,(che ha al proprio attivo Campionati Italiani di Ciclocross, innumerevoli vittorie su strada, due successi nella Nove Colli) ha festeggiatoi cinquanta anni di attività agonistica. Di fonte a gigantesche porchette, immersi in fiumi di Sangiovese e Trebbiano, mentre le piade calde venivano offerte senza soluzione di continuità dalle indaffaratissime arzdore, si sono ritrovati i tanti campioni ed anonimi ciclisti che da sempre sforna la generosissima terra di Romagna. Accanto ai “mitici” Armando Barducci, (classe 1926 con sette anni di professionismo alle spalle) e Gilberto Dall’Agata (nato nel 1930 e professionista dal 1953 con quattro vittorie all’attivo), c’erano Arnaldo Pambianco (vincitore del Giro d’Italia 1961), il vivacissimo Guido Neri, Franco Magnani, Gino Berti, Lauro Sforzini, Roberto Galimberti, Romano Ceccaroni, Giancarlo Muccioli, Cesarino Soldati, Graziano Lelli, Pino Maroncelli e tanti altri che, con le loro imprese hanno contribuito a scrivere quell’umile epopea che è la storia del ciclismo. 

 

 

mer 22 apr 2009 - Notizia di sport - scritto da Pirroni Enzo

“Era uno di quegli snervanti allenamenti ai quali ci sottoponevamo, direi quasi quotidianamente sia io che il mio concittadino Aldo Ronconi”.  Racconta Vito Ortelli. “La polvere dei calanchi sulfurei ci avvolgeva impastandosi col sudore di cui erano intrise le nostre maglie di lana. Salivamo in silenzio maledicendo quel fondo scistoso che impediva ai tubolari “Clement” di scorrere agevolmente. La vetta, in lontananza, ci appariva avvolta in un abbagliante pulviscolo. Spingevamo, con professionale rassegnazione, il nostro 49x21 (un impensabile rapporto che sviluppa 4,88 metri) quando un tale avviluppato in un nero completo a doppio petto, cinereo in volto, cappello di paglia sul capo, con estrema noncuranza ci sorpassò. Notammo sbalorditi che la bicicletta da lui montata era una comunissima bici da viaggio di circa quindici chili di peso. Ci guardammo Ronconi ed io e quasi increduli allungammo il passo per togliere di mezzo lo sconosciuto. 

mer 06 mag 2009 - Notizia di sport - scritto da Pirroni Enzo

Sappiamo tutti in quale squallore morale versi il mondo del calcio. Un miliardario barnum mediatico in cui variopinti pupazzi bisticciano, ciaramellano, come morsicati da pugliesi tarantole. Nessuno, a mio parere, si salva: né i tecnici, deprimenti nella loro albagia che li porta ad inanellare altisonanti discorsi con l’automatismo delle macchiette, né i giocatori, avidi muscolari ai quali è caro solo il rombo delle auto fuoriserie, né i “tifosi”, veri e propri trogloditi, respinti agli orli dalla marea della storia. Ma tant’è. Se ne è parlato e si continua a parlarne fin troppo.

mer 20 mag 2009 - Notizia di sport - scritto da Pirroni Enzo

Ritrovo nelle illustrazioni in bianco e nero dell’ormai arcaico Sport Illustrato, i volti quasi imberbi di Franco Magnani e Sergio Fabbri. Chi sono mai costoro? Franco Magnani di Cesena (classe 1938) e Sergio Fabbri di Rimini (1939), diedero vita per oltre un ventennio (con l’esclusione degli anni compresi tra il 1961 ed il 1965, periodo in cui Magnani corse tra i professionisti) ad un vera e propria contesa sportiva. Codesta rivalità, come nel racconto di Conrad: “Il duello”, che vide gli ufficiali dell’esercito napoleonico D’Hubert e Feraud, protagonisti di una controversia assurda che si protrasse per buona parte della loro esistenza, ha caratterizzato il “destino” di questi due atleti straordinari.

mer 03 giu 2009 - Notizia di sport - scritto da Pirroni Enzo

 

Ripensando al ciclismo rivedo la pista di cemento del vecchio Stadio Comunale, le case popolari sullo sfondo, e sul prato il signor Daini dai candidi baffi asburgici, Riccio, “il bambino più veloce del mondo” ed i pistards inguantati in aderenti maglie di seta: l'amletico Lino Rossi, il poderoso Lombardi, l’irrequieto Cavioli e soprattutto Leopoldo Alessi.

Leopoldo Alessi, classe 1930, è stato, nei primissimi anni cinquanta, uno dei migliori dilettanti italiani, protagonista di imprese entusiasmanti: capace di battere gli specialisti dell’inseguimento, di vincere caroselli forsennati, in quelle vere e proprie roulettes russe che erano le gare dietro motori e di umiliare, su strada, i migliori passisti e scalatori del periodo. Giorni veramente splendidi.

 

mer 17 giu 2009 - Notizia di sport - scritto da Pirroni Enzo

Mi sono voluto mettere sulle tracce di Edo Petrucci, un “peso leggero” di Torriana che, negli anni sessanta, pur non essendo un fuoriclasse, riuscì ad occupare una posizione dignitosa nell’affollato ed agguerrito boxing nazionale. Lo ritrovo dopo tanto tempo e noto che non è cambiato affatto: lo stesso fisico asciutto, quelle braccia magre, smisuratamente lunghe, perennemente gesticolanti, il medesimo entusiasmo ed una grande voglia di ricordare e di raccontarsi.

“Era il 1953, avevo quindici anni, abitavo a Torriana. I miei lavoravano la terra. Anche correre a piedi o le sfide in bicicletta alla domenica, su per la salita di Torriana, erano una vacanza, seppure faticosa ed impegnativa, ma sapevamo, per certo, che l’indomani saremmo tornati alla fatica vera”.

mer 01 lug 2009 - Notizia di sport - scritto da Pirroni Enzo

E’ per tornare al vero, che desidero prendere le dovute distanze dallo sport di oggi, traboccante di esasperazioni mercantilistiche, di degenerate visioni d'onnipotenza, affacciato in ingorda attesa sul problema del dopo, del poi. Dalla babele di impolverate minuzie, dall'inutile ciarpame, dalla malinconica chincaglieria, dalle oziose reliquie del passato, spunta la fotografia ingiallita di un corridore motociclista. Il corridore è Pio Galassi di San Vito. La sua è una storia minimalistica, un'avventura agonistica che si è compiuta velocemente in un mondo paesano, all'ombra dell'olmo dietro la canonica, tra i tavoli del caffé di paese, in un periodo in cui le automobili erano ancora un privilegio e dove il "motore" era sogno, evasione, libertà.

mer 15 lug 2009 - Notizia di sport - scritto da Pirroni Enzo

Con aristocratica degnazione, il purosangue, guardando i ronzini che stentano la vita alle stanghe del carretto, concede: Siamo tutti cavalli. Siamo tutti uguali, però noi, sostengono i bolsi quadrupedi, siamo più uguali degli altri e soprattutto siamo un numero sicuramente maggiore.

Ed è proprio per amore d’omologazione, per un istintivo rapporto d’identità, che voglio celebrare un non-vincente, un grande appassionato, un "vecchio" corridore bersagliato da sempre dalla sfortuna, il quale con la cocciuta sopportazione del povero, ha continuato per anni a mulinare sui pedali. Tonino Tosi è stato forse, tra i "cicloamatori" nostrani quello più rassegnato alla sconfitta. Ha portato nel gruppo il suo disincanto con la mestizia di un servo della gleba che accetta la fatica, l'incidente, la ripetitività anonima del gesto ciclistico come una inevitabile disgrazia, un destino crudele dal quale non si può fuggire. Del resto, la sorte sembra avercela con quest’uomo mite, dolce, persino sprovveduto: le cadute, anche brutte non si contano, incidenti gravi hanno costellato la sua "carriera" iniziata nel 1959, a Longwy-Bas in Francia, paese nel quale si era trasferito, insieme alla famiglia nel 1952 quando aveva dieci anni. L’ho ammirato vedendolo testardamente arrancare in coda al gruppo, con le cicatrici in evidenza sulle lunghe e magre gambe, gli occhi vitrei e il cuore che in folle alternanza di diastole e sistole gli squassava il petto.

mer 29 lug 2009 - Notizia di sport - scritto da Pirroni Enzo

Lo stato in cui, attualmente versa la boxe, è certamente agonico. Il sottoproletariato dell'Italia contadina e pre-industriale, che alimentava le palestre negli anni 50 e 60 è sparito, non c'è più. Oggi, i piccoli borghesi vanno sugli sci, giocano a tennis, praticano il basket, si esercitano nelle arti marziali. Nessuno di questi si sogna di avventurarsi tra le dodici corde alla ricerca di fama e di denaro.

Negli anni cinquanta, allorché Ezio Raggini (classe 1939), iniziò a frequentare la palestra del maestro Vincenzo Pandolfini, a Santarcangelo, secondo una fortunata immagine di Pier Paolo Pasolini, "i fiumi erano azzurri, le rogge trasparenti e le lucciole brillavano ancora, di notte nei campi". Attraverso questi paesaggi, percorrendo i tratturi della transumanza, Ezio, col suo gregge, partecipava di una realtà antica. C'erano, per lui, mattinate fredde e cristalline, notti passate all'addiaccio, campi sterminati, terreni impervi dove le pecore pascolavano. Un mestiere duro ed impietoso, quello del pecoraio, nel quale, necessariamente, occorreva essere tenaci, forti, stoici. In simili condizioni, all'epoca, erano ben poche le prospettive e le possibilità, per un ragazzo sano, esuberante, desideroso di fare sport.

ven 07 ago 2009 - Notizia di sport - scritto da Pirroni Enzo

Il rugby a Rimini è nato il 20 marzo 2000, allorché sul calar della sera, sulla orribile spianata del campo sportivo di via Lagomaggio, ventisei ragazzi (per la maggior parte provenienti dall’Istituto Tecnico per Geometri “O.Belluzzi” di Rimini), si incontrarono per gettare le basi di quella che sarebbe diventata la prima squadra di rugby nella storia sportiva di Rimini. Chi scrive, da sempre, appassionato della palla ovale, aveva saputo che nella nostra città si trovava Lando Cosi, un vero guru di questa nobile disciplina. Lando Cosi, padovano, dopo aver giocato per lungo tempo nel quindici del “Petrarca Padova”, era diventato nel 1955 allenatore dei bianchi patavini ed il suo avvento coincise con la vittoria di ben tre campionati nazionali da parte dei veneti. Mi ci volle poco a motivare il vecchio maestro, il quale non esitò a calzare le scarpe bullonate per scendere in campo e dispensare la sua sconfinata sapienza rugbistica. 

mer 26 ago 2009 - Notizia di sport - scritto da Pirroni Enzo

Alberto Miliani era, allorché si avvicinò al mondo del pugilato, un bellissimo ragazzo di buona famiglia. Proveniva dalla ginnastica artistica. Romeo Neri, era stato il suo maestro. Si presentava come un atleta magnifico; non aveva addosso un’oncia di grasso, pareva una vera e propria statua naturale e viva. Come gli eroi dei racconti medioevali, Alberto Miliani, era alto, con le spalle ampie; la sua vita era stretta e tutti i muscoli parevano disegnati con anatomica precisione, tanto che si potevano discernere le giunture.

mer 09 set 2009 - Notizia di sport - scritto da Pirroni Enzo

Non è la nostalgia dell’età dell’oro (quella della giovinezza, per intenderci), che mi porta a riandare sulle tracce di Walter Grilli, talentuoso giocatore riminese che dal 1964 al 1968 vestì, con onore, la maglia biancorossa, quella con il numero 11 e che deliziò, con le sue sorprendenti giocate l’esigente platea cittadina, è piuttosto il desiderio di rinverdire il ricordo di un atleta di classe sicura del quale ormai, purtroppo, soltanto i vecchi, ne possiedono la memoria. 

mer 23 set 2009 - Notizia di sport - scritto da Pirroni Enzo

E’ questa la storia minimalistica di un nuotatore riminese, il quale negli anni tribolati dell’immediato dopoguerra stabilì il record italiano nei cento metri farfalla. Giorgio Cetera, classe 1931, mi riceve nella sua casa di via Clodia, dove in vecchie stanze, in bui corridoi, tra una ciurmaglia di scartabelli ingialliti, si elevano ovunque pile di libri. In una sorta di magia della casualità, di ibridità diabolica volumi accatastati convivono insieme ad una popolosa famiglia di utensili sbrecciati, di decrepiti oggetti cariati, di ninnoli incongrui. Fotografie in bianco e nero accompagnano lo sfavillante tessuto dei ricordi, sul quale la fantastica memoria del mio ospite caprioleggia con matematica chiarezza. 

mer 07 ott 2009 - Notizia di sport - scritto da Pirroni Enzo

Fu Guido Testolina, sagace tecnico veneziano, che nel campionato 1962- 63, trasformò il giovane Lino Carletti, riminese autentico, classe 1943, da attaccante in difensore. Mai metamorfosi si rivelò più indovinata e produttiva. Era quello un Rimini profondamente rinnovato: nuovo era l'allenatore, l'ottimo Romolo Bizzotto, nuovi erano i volti di Nerozzi, Pennati, Guizzo, Morelli, Mangiarotti. Fu un campionato indimenticabile. Finimmo secondi a cinque lunghezze dal Prato allenato da Natalino Faccenda. Ai tifosi riminesi restò l'immensa soddisfazione di aver veduto la squadra del cuore esprimere un gioco di ottima fattura e di alta spettacolarità. Tra le diverse operazioni riuscite a Romolo Bizzotto, ci fu la valorizzazione di alcuni giovani del vivaio locale. 

mer 21 ott 2009 - Notizia di sport - scritto da Pirroni Enzo

Di pugili che, una volta dismessi i guantoni, si dedicarono alla pittura, ce ne sono stati. Mickey Walker, detto "Toy Bulldog", il quale tenne la cintura mondiale delle 160 libbre, dal 1926 al 1931, divenne pittore e giornalista. I suoi quadri ebbero successo. Pittori furono, o cercarono di esserlo, Tiberio Mitri e Giancarlo Gabelli e, sebbene il loro talento artistico fosse di gran lunga inferiore a quello pugilistico, riuscirono ad organizzare mostre e ad attirare l'attenzione dei critici. 
Italo Paolizzi, pittore riminese nato, nel 1929, fu in gioventù, discreto pugile dilettante; uno dei tanti prodotti scaturiti da quella incomparabile fucina che fu la società pugilistica Libertas. Nel 1946 trovò ospitalità nella casa di "Cecchino" Santarelli, l'incomparabile maestro di tutti i pugili riminesi di prima della guerra. Fu facile, per il vecchio insegnante, far nascere, nell'ancora acerbo atleta, la passione per la noble art. 
La Romagna intera, in quel tempo pullulava di giovani che praticavano la boxe e riunioni si organizzavano in ogni piazza. Italo Paolizzi, disputò oltre quaranta incontri ed ancor oggi, Mario Magnani (una leggenda dello sport cittadino) lo ricorda come "un pugilino elegante e fantasioso, il quale tuttavia, non possedeva un rendimento costante; capace com'era, di far seguire a prove eccelse, prestazioni scialbe ed incolori".

mer 04 nov 2009 - Notizia di sport - scritto da Pirroni Enzo

La bicicletta, per me, è una sfida a ritroso ed ogni volta che percorro, su quel meraviglioso traliccio, (ormai sempre più piano) antiche e conosciutissime strade, navigo, con la memoria, verso cimiteri lontani. In quanti a Rimini si ricordano di Aurelio (Berto) Ugolini? Ugolini, nato nel 1916, era stato, in gioventù, uno dei più promettenti "dilettanti" italiani. Usciva da una famiglia povera del "Comasco". Una famiglia nella quale, tutti i componenti, portavano per il mondo, da generazioni, la rassegnata mestizia, di chi, per sorte, possiede la consapevolezza d'essere condannato a soffrire comunque. La fatica li avvolgeva come un lercio sudario. Abituato, fin dalla fanciullezza, a sopportare il peso dei più usuranti lavori, Aurelio Ugolini, aveva sviluppato quadricipiti ipertrofici e polmoni capienti che sapevano assecondare il di lui cuore bradicardico in furibonde alternanze di diastole - sistole, al punto che gli era possibile far mulinare, con facilità sorprendente, moltipliche spaventose.

mer 18 nov 2009 - Notizia di sport - scritto da Pirroni Enzo

Tutto cominciò una sera d'inverno del 1969 in una stalla di una casa colonica in località Corpolò. Un giovane ventenne, Primo Del Bianco, assisteva il dottor Michele Baroni che stava visitando un grosso manzo. L'animale, irrequieto, cercava di sottrarsi, in tutti i modi, alla ispezione del veterinario al punto che, il giovane, persa la pazienza, in maniera irrazionale, lasciò partire un formidabile pugno che fece afflosciare il malcapitato bovino sullo strame. Il dottor Baroni, una sorta di benefico Pantagruele, che si divideva tra due grandi, totali passioni: il cibo ed il pugilato, rimase folgorato da quel gesto inconsulto compiuto dal giovane contadino. Pensò, di fronte a tanta potenza, di aver trovato il campione che da tanti anni andava cercando. 
Primo Del Bianco, col suo metro e novanta d'altezza, con quelle spalle larghe, con la vita sottile, con i muscoli disegnati ma non ancora ipertrofici possedeva una struttura che non era una struttura qualsiasi. Fu facile per il veterinario di Torriana, convincere il giovane a prendere la via della palestra. I maestri: Vincenzo Pandolfini ed in seguito Riccardo Para, capirono immediatamente di trovarsi di fronte ad un peso massimo naturale. Occorreva impartirgli i rudimenti basilari del pugilato, sgrezzarlo ed emendarlo di tutte quelle ingenuità che sono proprie di qualsiasi neofita ed il gioco era fatto. 

mer 16 dic 2009 - Notizia di sport - scritto da Pirroni Enzo

Michela Carlini, nata a Rimini nel 1972, è stata l’ultima grande ginnasta della scuola riminese. Quella scuola che aveva avuto negli anni ’30, in Romeo Neri, il campione ineguagliabile.

Michela, bambina piuttosto timida ed introversa, venne a contatto con la ginnastica artistica in maniera piuttosto casuale: era stata condotta in palestra per seguire il fratello. Subito gli allenatori si accorsero che la bambina possedeva buone qualità: era minuta, ma forte, era determinata ed aveva coraggio e pertanto, dopo poco tempo,gli stessi insegnanti, dissero ai genitori di Michela di avere per la loro figlia progetti agonistici ambiziosi.

mer 13 gen 2010 - Notizia di sport - scritto da Pirroni Enzo

Figlio di quell’ Edelweiss Rodriguez che resta una vera leggenda della boxe riminese, Edelweiss junior, ha respirato, fin dall’infanzia l’aria pesante della palestra; un’aria impregnata di sudore, di muffa, di linimento canforato. Lo sport, nel suo piccolo, è un problema di vocazione, per lui no. Per lui è stata una inevitabile scelta. Nell’immediato secondo dopoguerra (Edelweiss Rodriguez jr è nato nel 1937) i giovani, usciti dagli stenti, volendo dimenticare gli spaventi, al ritmo del rock and roll, si gettarono con impeto verso le discipline sportive. Rifiorirono le corse ciclistiche, si tornò a giocare il pallone su ignobili spianate e le palestre pugilistiche ripresero a funzionare a pieno ritmo. Il giovane Edelweiss, con poca voglia di studiare si decise a varcare la soglia della palestra del Dopolavoro Ferroviario dove, ad accoglierlo, trovò Guido Fabbri (E Barboun), Dauro Tamburini e soprattutto Aroldo Montanari che era un vero e proprio mito vivente. Era il 1951. C’era stato il ritorno sul ring di Duilio Bianchini che spendeva gli ultimi spiccioli della sua feroce classe. 

mer 10 feb 2010 - Notizia di sport - scritto da Pirroni Enzo

Nella parrocchia dei “cicloamatori” se c’è un personaggio universalmente conosciuto dalle sponde del Savio finooltre quelle dei fiumi Foglia ed Esino, questi è Luigi Canarecci, Gig per gli amici. Da decenni in sella alla “specialissima”, partendo dalla sua dimora di Santarcangelo, Gig compie quotidianamente veri e propri pellegrinaggi ciclistici. Indossate sgargianti ed aderentissime maglie egli pedala randagio nel labirinto di strade che rappresentano gli itinerari obbligati per i brocchi ed i campioni che questa terra eccentrica: la Romagna, da sempre, produce. Riconosciuto da tutti, viene incitato, salutato ed egli, che tutti conosce, risponde a quelle continue manifestazioni d’affetto, con il compiacimento consapevole del saggio che apprezza l’importanza di un simile affratellamento. Il mondo per Gig è un cerchio (si parte e si ritorna) la cui circonferenza è cosparsa di ostacoli e questi impedimenti (per altro inevitabili) sono le salite che il nostro uomo affronta con rassegnazione tra sbuffi di sudore ed interminabili geremiadi. Perché Gig è pesante. Non alto, amante dei piaceri della tavola, commensale gradevole e spassoso con una spiccata predilizione per tutti i prodotti enologici, Gig, è costretto a combattere (senza speranza di vittoria) un’impari lotta con la bilancia. 

mer 24 feb 2010 - Notizia di sport - scritto da Pirroni Enzo

Il mai abbastanza compianto amico Gustavo Gaudenzi, mi presentò “Lele” Massari in una fredda e caliginosa giornata di un dicembre di tanti anni fa. Grazie a Gustavo feci conoscenza con colui che per più di quarant’anni, per me era stato soltanto un nome legato ad un ruolo: l’ala sinistra del Rimini. “Lele” Massari, entrò a far parte dei “pulcini” (allora si chiamavano così i calciatori delle giovanili) nel 1939. Aveva quindici anni. L’avevano visto giocare in un campetto della periferia. Due anni più tardi debuttò in prima squadra. Il campionato era quello di serie C. Ma il colpo grosso di quell’anno fu, per Massari, l’essere assunto come fattorino alle Poste. Per le famiglie d’allora composte da ligi, laboriosi e seri personaggi, che non accettavano nulla di gratuito e non agognavano insolite cose, il raggiungimento di un posto fisso, era il più ambito dei traguardi.

mer 24 mar 2010 - Notizia di sport - scritto da Pirroni Enzo

Il punching-ball, i guantoni, l'arredo disadorno di una palestra di periferia, l'acre odore di linimento misto a quello di sudore stantio, lo sport come metafora della vita e la vita come metafora della violenza che impregna l'ordinaria quotidianità; tutta la gamma di oggetti, le motivazioni, le simbologie, i luoghi comuni che da sempre, determinano la liturgia di questo sport, poco o nulla hanno a che fare con la vicenda pugilistica di Domenico "Mimmo" Giuliano, il peso welter riminese che, dal 1959 al 1968, deliziò tutti gli appassionati, con la sua classe che era oro a 18 carati. 
Nato a Rimini il 19 dicembre 1943, Mimmo Giuliano, si avvicinò alla boxe con curiosità. Attratto da un'arte tanto nobile quanto spietata, ebbe la fortuna di imbattersi in un maestro di stile quale era Aroldo Montanari. Il giovane si lasciò trasportare, affascinato dalle parole del "maestro Aroldo", il quale, da quel grande intenditore che era, da subito intuì il potenziale atletico e umano che si celava in quel ragazzino spavaldo ma, nello stesso tempo, estremamente attento. Fin dall'inizio per lui, tirare di boxe, significò staccarsi dalla logica comune, dagli standards collaudati. 

gio 08 apr 2010 - Notizia di sport - scritto da Pirroni Enzo

Voglio parlare di Benito Perfetti, attaccante di Bellariva, classe 1938, che esordì con i colori del Rimini, nel lontano campionato 1953-54. La nostra squadra a quei tempi pedatava su volgarissime spianate di infima serie: era la promozione. I ragazzi allenati da Fioravanti, alla fine del campionato ottennero un secondo posto che valse loro il passaggio di categoria. Il quindicenne Perfetti, contribuì in parte al successo. Fu quindi, negli anni seguenti, un altalenante gioco di equilibrismo sul ciglio del ridicolo, tra vittorie fugaci e infamanti retrocessioni. I nomi di quegli atleti umili e negletti, tra lacune, amnesie, lapsus, tutti coloro che non son più giovanissimi li ricorderanno: Bernucci, Lucchi, Gianni, Vanzolini, Fossati, Budriesi, Zucconi, Badocco, Gridelli, ecc. Finalmente, nel campionato di grazia 1958 – 1959, la tanto sospirata promozione in Serie C.

mer 21 apr 2010 - Notizia di sport - scritto da Pirroni Enzo

Allorché a Rimini si dice Neri, il pensiero corre al vecchio Romeo, che è stato, sicuramente, lo sportivo riminese più famoso nel mondo. Ma non è del campione plurilaureato che voglio scrivere. Qui vorrei ricordare suo figlio Romano, il più eclettico, il più forte atleta (almeno potenzialmente) che la nostra città abbia mai prodotto. 
Nato nel 1931, sotto il segno del Leone, fin da bambino ha avuto modo di primeggiare in ogni disciplina sportiva alla quale si dedicasse. Non c'era nessuno che restasse tanto tempo sott'acqua come lui, nessuno lo superava nella corsa, nessuno lo sopraffaceva nella lotta, nessuno lanciava i sassi così lontano e con la di lui precisione. Ma la tradizione famigliare lo voleva ginnasta e così seguendo gli insegnamenti (rudi) del padre, Romano si confrontò con gli attrezzi e naturalmente primeggiò. Erano trascorsi vent'anni dacché il padre aveva realizzato l'incredibile "tripletta" alle Olimpiadi di Los Angeles, quando Romano venne inserito nella squadra azzurra per partecipare alle olimpiadi di Helsinki del 1952. Un brutto infortunio gli impedì di gareggiare. Ma le sue presenze sulle pedane mondiali ed europee non si contano: tre Campionati Europei, due Mondiali (Basilea e Roma), i Giochi del Mediterraneo (Alessandria d'Egitto e Barcellona). Fu proprio nell'edizione dei Giochi di Barcellona che si impossessò di due medaglie d'oro che andavano ad aggiungersi ai Campionati Italiani ed alla prestigiosa affermazione nella Coppa Buriani del 1954. 

mer 19 mag 2010 - Notizia di sport - scritto da Pirroni Enzo

Accingendomi a celebrare Lino Rossi, ciclista riminese degli anni '50, si rafforza in me la convinzione che questo atleta sia nato sotto l'influsso di astri nefasti. Pochi corridori possono, al pari di Lino, "vantare" di aver intrecciato un così lungo flirt con la sfortuna. 
Nato il 24 aprile 1929, gareggiò nella categoria "allievi" negli anni dell'immediato dopoguerra. Ad impartirgli i primi rudimenti aveva provveduto Armando Battistini, che era considerato il "santone" dei ciclofili riminesi. Armando teneva "bottega" in via Garibaldi, poco lontano da un altro leggendario atelier: quello di Amedeo Daini da cui uscivano le elegantissime bici FABER. Gli furono compagni ed avversari su strade disselciate, tra reliquari inquietanti e panorami desolati: Torsani, Semprini, Pascucci. Dietro all'angolo, in attesa, si preparava a fare il suo ingresso il poderoso Leo Alessi. Il diciottenne Lino Rossi, nel frattempo, aiutava il padre Michele, nella sua attività di venditore ambulante i dolciumi.

gio 03 giu 2010 - Notizia di sport - scritto da Pirroni Enzo

Era la più famosa, la più entusiasmante corsa automobilistica: la Mille Miglia era nata nel 1927 e per trent'anni ha coinvolto l'interesse degli italiani ben oltre l'ambito meramente sportivo. Fu una manifestazione capace di trasformarsi in un grande evento nazionale per le forti emozioni che suscitava, tanto che ancor oggi è profondamente radicata nella memoria collettiva del nostro paese. 
Franco Bartolotti, medico riminese dai molteplici interessi e dalle mille passioni, a questa corsa prese parte nell'ormai lontano 1953. Nel dicembre del 1952, Franco aveva acquistato una "1900", ultima creazione dell'Alfa Romeo, con quell'auto, elaborata alla meglio (gomme, fari, serbatoio supplementare) dai meccanici riminesi Girasole ed Armando, insieme all'amico Bitti Carli (un vero appassionato della velocità), si presentò a Brescia alla partenza. Ci andò in incognito, all'insaputa della moglie (per non farla stare in ansia). I due gareggiarono con pseudonimi: Gabriele e Pellegrino. Presero il via alle ore 2,24 (questo era il numero che Bitti dipinse con lo smalto nero sul cofano e sulle fiancate dell'auto).

mer 16 giu 2010 - Notizia di sport - scritto da Pirroni Enzo

Il Rimini, dopo aver disputato un campionato certamente non esaltante, ha fallito nella assurda roulette dei play-off e per un'altra stagione dovrà pedatare sulle plebee spianate della Prima Divisione (ex Serie C). I falegnami della Cocif, per bocca del loro legale, avvocato Boldrini, hanno annunciato (da tempo) l'intenzione di togliersi di torno, dopo anni nei quali (da soli) hanno speso soldi per dare pallone e circenses al pubblico riminese. Si attende (chi vive sperando....) che arrivi qualcuno a garantire da solo o in compagnia, il futuro calcistico alla nostra città. 
Il Cesena, frattanto zitto, zitto, si è assicurato il diritto di giocare il campionato di serie A. Da noi lo stadio è sempre lo stesso; ogni anno più cadente e decisamente impresentabile. Di impianti calcistici dignitosi , nella città di Sigismondo Pandolfo, neppure parlarne. Cosa pensare? 

mer 30 giu 2010 - Notizia di sport - scritto da Pirroni Enzo

Giulio Natali giunse a Rimini nella stagione calcistica 1968 - 69. Era un Rimini fortemente rinnovato quello che il presidente Guido Belardinelli aveva allestito affidandolo all'esperto allenatore Ugo Lamanna. Tra i volti nuovi (Josio, Carelli, Macciò, Faloppa, Rosa) c'era pure quello di Natali, un terzino di vent'anni, (Giulio è nato a Borgosatollo, in provincia di Brescia il 7 settembre 1947) il quale immediatamente seppe accattivarsi le simpatie dei tifosi che apprezzarono le sue doti di coraggio, di lealtà sportiva ed il suo attaccamento ai colori sociali.
Ricordando Giulio Natali, preciso, che non si parla di un fuoriclasse ma di un vero atleta. Un uomo che (come tanti di noi) appartiene ad un mondo ormai scomparso il quale trapela soltanto da certi racconti per ricordare come quei valori - la lealtà, il senso dell'amicizia, l'etica semplice e rigorosa, la "leggerezza agonistica"- non sono andati perduti. Per nove stagioni il terzino lombardo, fu un punto fermo nell'organigramma della nostra squadra. Passavano gli anni, cambiavano i protagonisti, si avvicendavano i tecnici ma il generoso difensore era lì puntuale, implacabile, generosissimo trascinatore, sempre disposto a gettarsi nella mischia senza nessuna paura, senza mai evitare uno scontro, un tackle, un contrasto. A quei tempi l'attaccamento, il senso di appartenenza erano sentimenti forti ed il pubblico li apprezzava. 

mer 14 lug 2010 - Notizia di sport - scritto da Pirroni Enzo

"La Cocif se n'è ghiuta, e soli ci ha lasciati!...." si potrebbe dire parafrasando i i versi di una vecchia canzone napoletana. Dopo sedici anni, (nell'aprile 1994, Muratori, unico partecipante all'asta, si era aggiudicato la Rimini Calcio con 210 milioni di vecchie lire), i falegnami di Ponte Ospedaletto, hanno deciso che poteva bastare. La Cocif, in questi tre lustri ha speso soldi, ha fornito divertimento ad una città assolutamente sorda e refrattaria alle richieste di partecipazione che provenivano (giustamente) prima, dal patron Vincenzo Bellavista, poi dall'umbratile Luca Benedettini (ultimo presidente in carica). Nel frattempo c'era stata una retrocessione, si erano operate scelte tecniche discutibili, si era sciaguratamente fatto ricorso a cavalli di ritorno (Melotti), ma la sostanza è rimasta sempre la stessa.

mer 14 lug 2010 - Notizia di sport - scritto da Pirroni Enzo

Sono ormai tantissimi i podisti che si misurano sulle lunghe distanze e la maratona non rappresenta più quella prova limite che è stata fino a qualche anno fa. Il virus della corsa, della fatica si incunea nel cervello del jogger, il quale, il più delle volte non si identifica coi grandi campioni ma con gli anonimi eroi che domenicalmente verificano, dentro se stessi, fino a qual punto possa giungere il limite della sofferenza. Bruno Tacchi, riminese che da tempo ha doppiato la boa dei cinquant'anni, si ostina a vivere il suo sogno "on the road". Ora che tutti i territori sono stati visitati, e non ci son più terre da conquistare, la sola possibilità concessa a codesti temerari è quella di andare ad esplorare le dimensioni del proprio Io fino ai limiti estremi della resistenza umana. Elencare le imprese di questo uomo dall'aria mite che nulla ha del superman sarebbe un esercizio lungo e si rischierebbe di non essere creduti. Ma ascoltiamolo: "Ho iniziato con gare non competitive poi mi son misurato con la ‘100 Km del Passatore'. Mi convinsi che le gare sulle lunghe distanze erano alla mia portata. Da allora la Firenze - Faenza l'ho disputata molte altre volte. Il mio record su questa distanza l'ho ottenuto nel 1997 quando ho impiegato 9h-08'-41" a coprire l'intero percorso".

mer 28 lug 2010 - Notizia di sport - scritto da Pirroni Enzo

Lo avevano chiamato Calliope, seguendo una tradizione plurisecolare, ben consolidata in Romagna, secondo la quale era usanza attribuire ai figli nomi ispirati all'anticlericalismo, alla lirica, alla politica, alla letteratura. In tal modo, scontando le velleità culturali di un genitore privo di buon senso, crebbe in compagnia di quel nome femminile (era nato nel 1914), nel proletario Borgo Marina, ingaglioffandosi con ragazzacci sudici e sciamannati che giocavano alla lippa, a bottoni e che urlanti prendevano a calci l'immancabile palla di pezza. 
Nel frattempo, mortogli il padre, la madre si era nuovamente maritata con un medico di Riccione: il dottor Graziosi. Costui curò l'educazione del figliastro e ne fu ben ripagato. Intanto, Calliope Bianchi, si era fatto un nome come una delle maggiori promesse del foot-ball riminese. Così quando il 4 novembre1931, ebbe luogo l'inaugurazione del campo del Dopolavoro Ferroviario in via Roma e ci fu un incontro di calcio tra le squadre cittadine del Dopolavoro e della Libertas, a vestire la maglia rosso-nera dei Ferrovieri con il numero 10 stampigliato sulla schiena c'era il diciassettenne Calliope. Il Dopolavoro disputava il Campionato Romagnolo di Terza Divisione insieme alla Renato Serra di Cesena, il Club Atletico di Faenza, il Ravenna Football Club, ed il Club Baracca di Lugo. 

ven 06 ago 2010 - Notizia di sport - scritto da Pirroni Enzo

All'origine di tutto è stata una pliocenica fotografia color seppia nella quale sono ritratti, i ciclisti della "equipe" riminese FABER. Otto giovanotti posano, impettiti, di fronte ad una bicicletta uscita dal prestigioso atelier di Amedeo Daini (il quale adottava il marchio FABER), che per tanto tempo ebbe sede nella centralissima Via Garibaldi. Di sicuro venne scattata negli anni 20. Improvvisato detective, sono riuscito, in parte, ad attribuire un nome ai baldi e sorridenti atleti. La mia smania di nomenclature, la mia passione (o forse si tratta di senilità) per le memorie più lontane, mi ha condotto sulle tracce di due ciclisti (entrambi originari di Corpolò) le imprese dei quali, hanno accompagnato, insieme alle avventure dei pirati malesi, ed alle sparatorie di Pecos Bill, la mia infanzia: Mario Semprini ed Ivo Pozzi. Ma procediamo con ordine. 

mer 25 ago 2010 - Notizia di sport - scritto da Pirroni Enzo

Mario Paganelli, nato a Rimini nel 1931, iniziò fin da ragazzino, a lavorare nelle botteghe ciclistiche della nostra città: inizialmente in quella di Amelio Fabbri (che tra l'altro era suo cognato) allora situata in piazza Tre Martiri proprio sotto l'orologio e poi presso il prestigioso atelier di Amedeo Daini posto in via Garibaldi. E' stato tra i primissimi a costruire bici speciali adottando accorgimenti e soluzioni frutto di una ricerca appassionata ed assidua. Nell'immediato dopoguerra, quando sulla città rivierasca si respirava ancora una lugubre aria di disfacimento e di morte, i dilettanti nostrani più accreditati come Alessi, Sapigni e Petrucci, pedalavano sulle sue biciclette. Da allora (nonostante il nostro uomo si fosse impiegato poi come autista presso l'azienda pubblica ATAM) nella sua vita ci furono sempre e comunque biciclette. La voce cominciò a girare: "Sai, c'è Mario che fa certi telai così, così. Prova ad andarci!"

mer 08 set 2010 - Notizia di sport - scritto da Pirroni Enzo

Avrei voluto scriverne già da un pezzo. Il tempo fugge come una rondine ed antiche stelle tornano a sfavillare nel travaglioso cielo della mia memoria. Dalla foltissima e spesso amara schiera dei ricordi rispunta, più viva che mai, l'esile, scrinita, distinta figura di mio padre. Si chiamava Biagio Pirroni, era nato nel 1916. Ogni qualvolta intravedo la sinistra compattezza della chiesa di Corpolò, non posso fare a meno di pensare a quel campetto di calcio intrappolato e nascosto, come in un rompicapo, tra attorti cipressi che, con berniniana, acrobatica ascendenza adombrano il pencolante ammasso di lapidi del minuscolo cimitero. Ignoro se tanti, tanti anni fa, il terreno di gioco fosse ubicato in quel luogo. Non so neppure se esistesse, allora, un vero e proprio campo sportivo. So che mio padre, nel 1930 o giù di lì, introdusse, facendolo conoscere, il primo pallone di cuoio (un vero foot-ball) a Corpolò. Lo portava da Vercelli. Nella città del quadrilatero pedatorio piemontese, tra le nebbie appiccicose che si alzavano dalle putride risaie, ci era arrivato bambino; condannato, per triste sorte, al collegio degli orfani di guerra. 

mer 22 set 2010 - Notizia di sport - scritto da Pirroni Enzo

Ogni aficionado di calcio si porta appresso un bagaglio di ricordi, riconducibili ad un gesto atletico, ad una prodezza irripetibile. Quel "quando" che attraversa balenante la storia e ridesta passate stagioni: una sorta di castello fatato accessibile esclusivamente a chi sa lasciarsi imbarcare dalle chimere della memoria. Non sono esclusivamente le imprese dei campioni a ridestare codesto repertorio di fatti mirabolanti: per lo più sono ignoti mestieranti di provincia che, uscendo dalle loro sbiadite esistenze, accendono, per un attimo, l'immaginazione. 
A Rimini, di giocatori capaci di calciare il pallone con violenza e precisione ce ne sono stati. Basterebbe ricordare Budriesi, Parlanti, Cinquetti... ma, nessuno, a mio parere, ha posseduto un "do di piede" imperioso e potente come Giampiero Mangiarotti che accoppava gli avversari in barriera e segnava dalla lunga distanza con tale frequenza da impressionare. 
Giampiero Mangiarotti, era nato a Stradella il 17 febbraio 1935. La sua era una robusta famiglia borghese. Gli schermitori più volti olimpionici: Edoardo e Dario Mangiarotti erano suoi cugini. Il padre Alessandro Mario, prima di essere capostazione, aveva combattuto nella Grande Guerra ed in Francia era diventato amico di un ufficiale spilungone: Charles De Gaulle. Questa amicizia, tra i due, rimase solida nel tempo. 

mer 06 ott 2010 - Notizia di sport - scritto da Pirroni Enzo

Il Circolo Tennis Rimini, era negli anni sessanta l'unico tempio tennistico nella nostra città. Su quei quattro campi in terra rossa si affrontavano con gesti più o meno ortodossi (fatta esclusione di due o tre classificati che erano o atleti naturali, o possessori di talento tennistico quantomeno discreto) quegli alti borghesi riminesi che, avendo da tanto tempo raggiunto un livello economico largamente superiore al fabbisogno calorico, lubricamente esibivano glutei penzolanti ed ipotoniche gambette costrette a sostenere prominenti addomi. 
Poi arrivarono i peones. Gli anni sessanta stavano volgendo al termine; l'omologazione, conseguente ai sovvertimenti sociali di quel tempo, aveva contribuito ad abbattere parecchie barriere, per cui, sui campi di via Regina Elena, sapientemente gestiti da quel fine conoscitore di uomini che è Edo Grossi, si affacciarono tennisti che, digiuni di qualsivoglia tecnica, possedevano, di contro, doti atletiche ed agonistiche poiché provenivano da discipline più plebee come il calcio o il ciclismo. 

mer 20 ott 2010 - Notizia di sport - scritto da Pirroni Enzo

Riminese lo è d'adozione Santiago Alvarez, un ex boxeur che negli anni ‘70 ed ‘80 figurava tra i primi dieci pesi piuma in tutte le classifiche mondiali. Arrivò nella nostra città nel 1982, allorché faceva parte della fortissima "colonia" di Alfredo Branchini. Rimini, da allora, diventò l'approdo ideale, una sorta di porto sicuro, nel quale la natura zingaresca del nostro uomo poté trovare una pace relativa. 
Aveva due anni Santiago, quando il padre Juan Enrique, nel 1952, si trasferì da Santiago del Cile a Guatamozin, un piccolo paese della sterminata provincia di Cordoba, in Argentina. La mala suerte, che è l'eterna compagna di tutti i poveri, si accanì con il vecchio Juan, facendogli, anno dopo anno, conoscere l'aspetto più avvilente della sconfitta. Il piccolo Santiago, dovette, prima di tutto fare a pugni con la vita. Varcare la soglia di una palestra, infilarsi i guantoni per salire su di un ring e battersi da hombre, non fu una scelta ma un destino. A diciotto anni Alvarez andò a Buenos Aires. Qualche altro combattimento da dilettante e poi il passaggio al professionismo. Il debutto a torso nudo avvenne nel Luna Park: "Avevo vent'anni e quella vasta arena fatta costruire da Pepe Lectoure nel 1932 mi parve il posto più bello del mondo. Lì c'erano Oscar "Ringo" Bonavena, Victor Galindez, Hugo Pastor Corro e Carlos Monzon. Allora ero soltanto un piccolo boxeur che cercava di farsi largo in un ambiente duro e spietato, ma ero giovane e le speranze erano tante". 
Le vittorie si sommarono alle vittorie. Santiago sconfisse Juan Domingo Malvarez (che aveva tirato per ben due volte per il titolo mondiale); si impose ai punti a Carlo Martinetti, distrusse la speranza argentina Joaquin Herrera. In Sud America, il nostro uomo sostenne 87 match, poi nel 1981 si trasferì in Europa. Il 21 novembre dello stesso anno incontrò, sul ring di Wembley a Londra, Bozza Edwards e fece incontro pari. Nel lasso di tempo che va dal 1982 al 1984 incontrò tutti i migliori pari peso che erano sulla piazza. 

gio 04 nov 2010 - Notizia di sport - scritto da Pirroni Enzo

Di lui possiamo dire che ha fatto ballare ed innamorare intere generazioni. Mimmo Tosi Brandi, ha accompagnato le ingenui speranze di una nazione che, appena uscita dai disastri della guerra, ritrovava la voglia di divertirsi e soprattutto scopriva che l'allegria non era più un privilegio per pochi. Una carriera musicale che diventò in breve un'avventura, quella di Mimmo; iniziata nel 1948, allorché nella sua Rimini diede vita all'orchestra "Stella d'argento", proseguita poi in ogni paese d'Europa con la collaborazione di veri professionisti quali: Germano Montefiori, Franco Bernucci, Italo Nava, Ezio Mazzotti, Giancarlo Campagnoli. Nato nel popolare Borgo Mazzini, Mimmo, adolescente, sognava di approdare al ciclismo professionistico. I tramagli improvvisati erano millanta. Il "giro del 51", (Rimini, Riccione, Cattolica, Croce, Coriano, Rimini) credo sia stata la corsa più disputata del mondo. Cinquanta chilometri circa tra andata e ritorno. Mimmo, con gli improvvisati corridori montati su approssimative bici da corsa, ne avrà vinte venti o trenta. Il percorso (per distanza e durezza) era, ed è risibile, ma per quei velleitari pedalatori della domenica possedeva un enorme vantaggio: permetteva di tornare in tempo per pranzare in famiglia. Esisteva allora la categoria dei "liberi" nella quale militavano parecchi giovani di Rimini e del contado: il Fabbri detto Canarino e fradel de Barboun, Arturo Pesaresi, Nello Mondaini, Pippo Arduini, Sergio Paglierani detto Zoro. 

mer 17 nov 2010 - Notizia di sport - scritto da Pirroni Enzo

Gianfranco Romano giunse a Rimini nel 1974. Fortemente voluto da quell'abilissimo direttore sportivo e sagace conoscitore di uomini ed atleti che era Rino Cavalcanti. Il baffuto mezzo-sinistro campano si inserì meravigliosamente nell'omogeneo, formidabile collettivo che, l'allora giovane allenatore: Antonio Valentin Angelillo, aveva saputo mettere insieme. Proveniente dalla Spal, Gianfranco Romano seppe imporre, da subito, il peso della propria esperienza e della propria possanza atletica. A ventiquattro anni, nel pieno vigore giovanile, avendo per compagni calciatori motivati e ricchi di talento, come: Sclocchini, Cinquetti, Asnicar, Sarti, Guerrini, Natali, il generoso centrocampista, in virtù delle prove fornite sul campo, si guadagnò la stima dei tifosi biancorossi i quali riversarono su di lui tutto l'affetto che fino allora avevano riservato ad un altro indimenticabile "numero dieci": Lorenzetti, che, nella stessa stagione, era stato ceduto al Foggia. Nel "mare magno del centrocampo", laddove il gioco ha origine e si lotta e si combatte per la conquista del pallone, in quella anonima, oscura fascia di terreno, assai più vasta di quanto non dicano le misure, Gianfranco Romano fissava i suoi domini ed imponeva la sua legge. 

mer 15 dic 2010 - Notizia di sport - scritto da Pirroni Enzo

Chissà perchè, quel 1961, con la vittoria di Arnaldo Pambianco al Giro d'Italia, ci apparve come l'anno della riscossa. Parlo di noi ragazzi delle case popolari che ancora, anacronisticamente, riuscivamo ad infiammarci per il ciclismo. Il 1958, aveva segnato l'apice della carriera di Ercole Baldini. Aveva vinto il Giro ma soprattutto a Reims, il 31 agosto, dopo 277 chilometri aveva letteralmente stracciato tutti gli avversari conquistando il titolo di campione del mondo. Quella pliocenica trasmissione televisiva mi è rimasta impressa nella retina. Fu come ubriacarmi. L'indomani piansi leggendo la mielata prosa di quel "commosso viaggiatore" che era Bruno Raschi. Poi era morto Coppi. Sembrò allora che le nostre giovanili illusioni fossero finite. L'adolescenza ci rendeva spauriti, pieni di risentimento per un mondo che, per la prima volta, si mostrava difficile, complicato, esigente. Pareva che all'improvviso, sulla nostra anima si fosse come formato un deposito di tristezza tra il flebile tremolio di sogni semidimenticati, passioni malcerte, vorace voglia di ribellione.
Coppi rimaneva l'ultimo eroe e la sua immagine mesta era conservata con religiosa devozione nel nostro album di figurine. Noi, che allora eravamo magri, magri, i capelli pieni di brillantina, il volto devastato dall'acne, cercavamo di atteggiarci a duri tentando di imitare di volta in volta James Dean o Robert Mitchum, ed intanto, subissati da problemi di ogni genere scoprivamo i nostri primi pruriti adolescenziali. 

mer 26 gen 2011 - Notizia di sport - scritto da Pirroni Enzo

Della numerosissima stirpe di pugili che Rimini ha prodotto, Luciano Lugli, è certamente il campione più schivo ed il più restio a concedersi. E' difficile, pertanto, convincere l'ex boxeur di Bellariva, ad aprire la cassaforte dei ricordi facendolo inoltrare nella sfavillante atmosfera del tempo in cui tutta Rimini sportiva lo applaudiva, seguiva ansiosa la di lui carriera rischiando di strangolarlo nell'abbraccio ingenuo, sincero ed entusiasta. Per Luciano Lugli, nato a Rimini il 15 Aprile 1938. 

I tempi della prima adolescenza del nostro uomo erano quelli in cui Ray Sugar Robinson, Floyd Patterson, Duilio Loi, con le loro gesta sportive, abbagliavano gli aficionados del pugilato e, nello stesso tempo, infiammavano le fantasie ed i cuori di qualsiasi giovane che fosse in buona salute, che possedesse coraggio e che avesse il gusto del combattimento. Alla fine degli anni cinquanta, quando le riunioni pugilistiche pullulavano, Rimini aveva una palestra ricca di atleti: Morri, Rossi, Tosi, Filippini, Tentoni, Lucchi, Ghelfi, Pivi, Neri, Lugli, si affidavano alla scienza trasmessa da quegli inarrivabile maestri che furono Aroldo Montanari, Dauro Tamburini e Mario Magnani. Nel 1956, Luciano Lugli aveva allora diciotto anni, prese parte ai Campionati Emiliani Novizi. Naturalmente li vinse. Ripercorrendo la carriera dilettantistica di Luciano Lugli ci imbattiamo in prestigiosi successi come quello ottenuto sul campione marchigiano Princic, sul forte Ferrari, su Carbonari ed ovunque, il peso medio riminese, si fece onore arrivando, tra l'altro, a cingere la corona di Campione Militare Italiano per due anni consecutivi. 

mer 09 feb 2011 - Notizia di sport - scritto da Pirroni Enzo

Incontrai Carlo Cicchetti, il "portiere" nella sua abitazione di via Lagomaggio, molti anni orsono. Per me che lo conoscevo soltanto in virtù del nome fu un'emozione forte trovarmelo di fronte. Parlava sottovoce, incespicando leggermente nelle parole. Ci teneva a dire che la sua era stata una storia normale, nella quale avevano trovato posto, quasi casualmente, piccole vicende sportive. Poi, sostenuto da una memoria precisa, aveva incominciato a sovrapporre i ricordi uno sull'altro. 
Aveva detto del debutto avvenuto ad Imola nel 1943. Aveva, in quel tempo, diciassette anni non ancora compiuti. Disse di aver giocato male per l'emozione. Il Rimini disputava allora il campionato di Serie C. Ricordò il periodo bellico e la sua assunzione in Ferrovia. Ricordò di essere stato riserva di Sergio Campana e di come i dirigenti della Rimini Calcio l'avevano parcheggiato a Riccione con la formula del "prestito". Il servizio militare lo fece in Toscana e trovò modo di difendere la porta del Poggibonsi. Venne convocato nella Nazionale Militare. La Fiorentina lo chiamò per un provino. Il passaggio con i gigliati sarebbe stata cosa fatta se la sua famiglia non si fosse messa di mezzo: "Pensa al lavoro! A Rimini hai un posto sicuro!". Lo convinsero. Ma il divieto posto dalla famiglia, credo, fu solo una scusa. Per nulla al mondo Carlo Cicchetti, classe 1926, avrebbe abbandonato Rimini. Il suo posto, finché visse, è sempre stato qui tra gli amici della "Fossaccia" con i quali si trovava alla sera al ballo di Pagnocch o sui palcoscenici dei vari teatrini intento a recitare in esilaranti commedie dialettali. 

mer 23 feb 2011 - Notizia di sport - scritto da Pirroni Enzo

Voglio ricordare un vecchio allenatore del Rimini: Renato Lucchi. Pur essendo cesenate, Lucchi ha dato tantissimo al calcio riminese dei primissimi anni sessanta. E' stata una lunga strada quella percorsa dal tecnico di Cesena. Forse in un voluminoso libro si potrebbe, in maniera approssimativa, raccontare i trionfi, gli insuccessi, le giornate esaltanti come quelle tristi e disperate. Per un'intera esistenza Lucchi, ha rimestato nel calderone della pedata, percorrendo tutte le stazioni di un'ideale via crucis, che lo ha portato dagli spelacchiati campi di provincia ai grandiosi palcoscenici della serie A. 
Quando si mise al timone della derelitta navicella biancorossa (era l'inverno del 1960), in Romagna era già famoso. Un vero Capitan Fracassa, dal fisico possente e dalla mente pronta. Ha sempre saputo infondere, nell'animo dei suoi giocatori, un incredibile impeto agonistico. Lo accusavano, i soliti palati fini, di essere un "catenacciaro", di anteporre il risultato al bel gioco. Tutte balle. Il tecnico di Cesena, che per tre stagioni (anche se a più riprese) fu alla guida del Rimini, oltre ad essere un profondo conoscitore di uomini, era anche un tattico di prim'ordine. Sergio Gianni, che fu un suo giocatore, lo ricorda come un vero trascinatore: "Sapeva caricarti come nessun altro. Riusciva da noi tutti ad ottenere il massimo.

mer 23 mar 2011 - Notizia di sport - scritto da Pirroni Enzo

Anni orsono, allorché la squadra calcistica della nostra città pedatava nei plebei stadi della serie C2, non riuscendo (per quanti anni?) a compiere il tanto agognato salto di categoria ed allenatori di oscura fama e di ancor più scarsa cultura calcistica si alternavano campionato dopo campionato, mi chiedevo: perché mai, i nostri dirigenti (erano allora i falegnami della Cocif), così avidi di successi e di "amore" appo il pubblico riminese, non si rivolgessero ad un trainer locale, il riccionese d'adozione Giancarlo Ansaloni, che così bene aveva fatto nel corso della sua dura, oscura, faticosa carriera? Ma tant'è. Sulla panchina dei biancorossi si sedettero ginnasiarchi, ducetti, tabagisti, insegnanti di computisteria con l'hobby del pallone, prima e dopo dell'avvento di von Clausewitz Acori, l'omarino che, provvisto di un organico eccezionale, riuscì (finalmente) a compiere l'impresa. 
Giancarlo Ansaloni, classe 1937, modenese, come giocatore ebbe trascorsi modesti ancorché di breve durata poiché un infortunio, rimediato quando giocava da mediano nel Bolzano, gli impose un definitivo stop. Iniziò, pertanto, ad "insegnare" calcio, partendo dai settori giovanili, quindi imboccò la classica trafila: Misano in promozione, Riccione dalla promozione alla serie C, Carpi (dalla IV serie in C), Cattolica (cinque campionati), Forlì, Fano, Ancona, fino a quando, conseguito il patentino di allenatore professionista di 1° Categoria (era dura per un carneade superare il supercorso di Coverciano!), andò a cercare fortuna al sud, a Torre del Greco in IV serie. Nel sud, a quei tempi (ultimi anni 70), bivaccavano immancabilmente gli scarti delle compagini del nord. Giocatori che erano, per lo più, ruderi sociali i vizi dei quali erano di gran lunga superiori alle virtù. Tutti costoro naufragavano nel nulla tra nottate trascorse ai tavoli di poker e blandi allenamenti pomeridiani. 

mer 23 mar 2011 - Notizia di sport - scritto da Pirroni Enzo

Sabato 12 marzo, allo Stadio Flaminio di Roma, l'Italia del rugby ha piegato la nazionale francese 22 - 21 vincendo la prima gara nel SEI NAZIONI 2011. E' stata la più bella giornata nella storia del rugby italiano. E' il secondo successo (il primo a Grenoble nel 1997 aveva per una somma di motivi una valenza minore) in 33 confronti diretti contro i bleus francesi. Eroe del match è stato Mirco Bergamasco autore di 17 punti, con cinque calci piazzati e la trasformazione della meta realizzata al 19' del secondo tempo da Masi. Ma tutti i giocatori mandati in campo da Mallett si sono battuti come leoni mandando in delirio i 33000 spettatori. E' stata una partita che, in parte, ha riscritto la storia ed ora possiamo guardare ai prossimi impegni con maggior fiducia. Mai come in questi tempi il rugby ha goduto di tanta popolarità, di tanto entusiasmo nel nostro Paese. Moltissimi genitori accompagnano i loro figli ai campi della palla ovale perché sanno che lì, tra il fango e la fatica si educano i ragazzi ai veri principi dello sport. 

mer 06 apr 2011 - Notizia di sport - scritto da Pirroni Enzo

Vorrei prendere le distanze dallo sport attuale, dalle sue aberrazioni mercantilistiche e, con un'operazione "archeologica", desidererei riproporre, come in uno specchio, l'atmosfera del com'eravamo. Da bambini vivevamo nei palazzoni di via Balilla, veri e propri inni alla lugubrità dell'architettura popolare. Pochi giocattoli allietarono la nostra infanzia ed allora i giochi di gruppo nell'immenso prato della Sartona furono per tutti noi i passatempi privilegiati. Partite di calcio che avevano inizio nel primo pomeriggio e terminavano col buio, quando le madri urlando e minacciando orribili castighi venivano a riprendersi i propri figli. Corse a perdifiato lungo le vie Lagomaggio e via Pascoli: dallo Stadio al mare e ritorno ed in tutti i modi ci misuravamo mettendoci ogni giorno in discussione. Poi venne il tempo della bicicletta e fu una passione collettiva. Ogni domenica una corsa. Ogni domenica si fissava un traguardo diverso ed un enorme, variopinto, eterogeneo serpentone si dispiegava avendo come mete il castello di Gradara, la rocca di San Leo e la classica delle classiche un percorso davvero selettivo che da Rimini giungeva a Santarcangelo e di qui, costeggiando il fiume Uso saliva a Sogliano al Rubicone, quindi sempre andando all'insù toccava Strigara, Savignano di Rigo, fino al traguardo della montagna posto a Perticara di qui discesa fino a Novafeltria e ritorno a Rimini pedalando lungo la Marecchiese. Nove volte su dieci, chi risultava vincitore in codesti ingenui, improvvisati tramagli era un ragazzino di piccola taglia duro come il fil di ferro, fenomenale in salita e nel contempo resistente e veloce, il suo nome: Giorgio Brumali, anche se per noi tutti era ed è Dodo. 

mer 04 mag 2011 - Notizia di sport - scritto da Pirroni Enzo

Mario Poggiali, continua con ostinazione ed incrollabile ottimismo a correre in bicicletta, nonostante l'assommarsi inesorabile degli anni (ormai sono più di sessanta) ubbidendo ad un desiderio che l'ha accompagnato per tutta la sua felice esistenza: il desiderio di potercela fare, di tener a bada il decadimento e la vecchiezza, quasi che codesta incessante attività sportiva possa, per lui, diventare " un apritisésamo, un qualcosa di mezzo fra una manovra ontologica ed un atto di stregoneria". 
Paracadutato a Rimini con la famiglia negli anni cinquanta dal vicino paese di Montegrimano, si è ingegnato, come tanti altri, di migliorare giorno dopo giorno la propria condizione ed il colpo di fortuna gli si prospettò nel 1972 allorché venne assunto in Ferrovia. In precedenza, forse per vincere la timidezza, aveva frequentato la palestra e per un breve tempo si era battuto sul ring, avendo per maestro l'ex peso welter forlivese Roberto Alpi. 
Di Mario Poggiali come boxeur si ricordano soltanto due esibizioni: una a Longiano e l'altra a Riccione. Non erano veri e propri incontri anche se, stando a quanto racconta Sergio Fabbri (velocista principe ma il quale credo non abbia mai, in vita sua, assistito ad una riunione di boxe), in entrambe le occasioni il nostro Mario si risvegliò, dopo diverse ore, in un lettuccio di ospedale. Naturalmente queste sono chiacchiere che, nelle frequenti "mangiate" che vedono coinvolti i ciclisti d'antan, si è soliti fare dopo che i fumi del vino hanno annebbiato le menti dei commensali. Tra l'altro, Mario Poggiali, di codesti simposi è ospite e protagonista principe.

mer 04 mag 2011 - Notizia di Centro Storico - scritto da Pirroni Enzo

Invecchiando ci si specializza, a forza, in epicedi. Ogni poco se ne va qualcuno che ti è stato accanto e col quale hai condiviso passioni, idee, speranze. Venerdì, 22 aprile, si è spento all'età di 91 anni il professor Marino Vasi. Riminese autentico, nato nel proletario Borgo Marina (i suoi erano marinai), sfruttando le sue non comuni qualità intellettuali, studiò, frequentando dapprima il locale Liceo Scientifico (come insegnanti aveva avuto i professori Franciosi e Balducci, e come compagni Ugo Gobbi e Tino De Giovanni) e poi iscrivendosi all'Università di Bologna, facoltà di Fisica. Nel 1945 si laureò a pieni voti discutendo la tesi che aveva per argomento le radiazioni cosmiche e le particelle elementari col professor Gilberto Bernardini che lo volle con sé come assistente. Ma le necessità del vivere lo costrinsero ad abbandonare l'affascinante ma aleatoria carriera di ricercatore per intraprendere quella, sicuramente più prosaica ma, da un punto di vista esistenziale più certa, di insegnante negli istituti superiori di istruzione secondaria. 

mer 01 giu 2011 - Notizia di sport - scritto da Pirroni Enzo

Armando Morri, classe 1916, appartiene ad una schiera d'eroi di un autoctono, ingenuo, entusiastico pionierismo pedatorio che raggiungeva, nel derby stracittadino: Libertas contro Dopolavoro Ferroviario, il punto massimo di eccitazione tra le opposte tifoserie. 
In un periodo in cui lo sport era pur sempre considerato un fatuo diversivo, Armando Morri si impose come portiere coraggioso ed avveduto. Su campi improbabili, in un clima strapaesano, alle prese con palloni di cuoio spesso sformati e pesantissimi, l'epos sportivo di questo giovine atleta ardeva febbrilmente mentre: AUSPICE DEL CLIMA LITTORIO - GLI ITALIANI - FORGIATI DAL DUCE - NEL CULTO DI ROMA ANTICA - ESULTANO - PER LE IMMANCABILI VITTORIE. L'enfasi e la retorica, del resto, erano congeniali agli italiani degli anni trenta, anche se poi, il nostro calcio nazionale, sapeva imporsi in ogni dove e trionfare in Campionati del Mondo ed Olimpiadi. 
Nel 1939, quando il dott. Carlo Carli, in qualità di presidente, coadiuvato dai dirigenti dott. Luigi Moretti, rag, Amerigo Dolci e sig. Renato De Sarno, diede vita alla Rimini Calcio, partecipando al Campionato Nazionale Semiprofessionisti (l'attuale serie C ), a difendere la porta dei biancorossi c'era proprio lui, Armando Morri, questo giovanotto irridente e scanzonato che, con i baffetti alla Errol Flynn, sapeva compiere mirabilie tra i pali, trovando, purtuttavia, il tempo di andarsi a conquistare la sua bella laurea in Scienze Agrarie, presso l'Università di Bologna. 
Il periodo di massima "celebrità", Armando Morri, lo visse in quello che nella memoria collettiva della tifoseria riminese è ricordato come il "Rimini dei romani". Sono convinto che si trattasse di una compagine di primissimo ordine. Pur non avendoli visti giocare, sono cresciuto con i nomi dei componenti la formazione negli orecchi: Morri; Grassi Viganò; Casadio, Alzani, Bruno; Romani, Nardi, Trevisani, Bianchi, Camellini. 

mer 15 giu 2011 - Notizia di sport - scritto da Pirroni Enzo

Portieri si nasce. A giocare in porta bisogna sentirsi vocati. Claudio Galassi, classe 1941, riminese autentico, portiere lo è sempre stato. A 15 anni, su spelacchiati campi parrocchiali arrischiava glutei, costole, ginocchia e quant'altro, volando da un palo all'altro per difendere la porta del San Nicolò, la sorprendente squadretta nella quale si esibivano fior di giocatori come: Brunori, Buldrini, Carletti... 
Fu il sig. Micheloni (un vero talent-scout) che condusse questo portiere silenzioso e dotatissimo alla Rimini Calcio. Erano tempi bui per i colori biancorossi. La squadra pedatava nella ignominiosa "Promozione". Il 1 novembre 1956, Claudio Galassi, fece il debutto in prima squadra in occasione di una amichevole con il Perticara. Ma bisognerà attendere il 22 gennaio 1959, perché il giovane portiere potesse giocare la sua prima partita"vera", da titolare. L'occasione capitò a Pesaro (i marchigiani erano al primo posto). Si giocava in IV serie. Claudio sostituì, nientemeno che Pattini (un vero mostro di esperienza). Fu proprio il vecchio ed esperto Pattini che, intravedendo le enormi doti presenti nel ragazzo, lo prese ad allenare, infondendo nel giovane allievo (gli allenamenti erano veri e propri assedi tra lo stakanovismo e la tortura) gran parte del suo sconfinato sapere calcistico. Nel campionato seguente(1959-60. Serie C) fu il secondo di Franco Luison. Nel 1961, con Renato Lucchi allenatore, Claudio, scese in campo in tre occasioni: Tevere Roma, Perugina e Viareggio. 

mer 29 giu 2011 - Notizia di sport - scritto da Pirroni Enzo

Sergio Lucchi, nato il 3 marzo 1937, esordì in maglia biancorossa, giocando al centro dell'attacco, a Senigallia nel 1952, allorché alla guida del Rimini c'era, quale allenatore, il signor Tosolini. Proveniva da una squadretta amatoriale che si era formata nel popolare rione di Santa Chiara e si chiamava Augustea. In seguito, Sergio Lucchi, per necessità dettate dagli schemi tattici, si trasformò in difensore. Dotato di un fisico davvero superbo oltre che nel calcio eccelleva in altre discipline. Grazie al suo scatto bruciante aveva vinto, per più volte, i campionati studenteschi, nella specialità dei 100 metri piani. Memorabili i testa a testa tra lui e Maiki Morri sulla pista di tennisolite che perimetrava lo Stadio Comunale. 
Dieci anni durò la di lui militanza nella squadra cittadina, 265 le partite disputate. Diede il suo addio al calcio giocato il 29 aprile 1962. La gara era Rimini - Ascoli. Il risultato finale fu 0 - 0. A Lucchi, il capitano, venne consegnato un mazzo di fiori. Quel Rimini, guidato dal colleonesco Renato Lucchi, poteva contare su elementi di sicuro valore come il portiere Di Censo, i centrocampisti Neri e Perversi, i difensori Scardovi e Ceschi, gli attaccanti Orazi, Oltramari, e Natteri (quest'ultimo era un peruviano che l'Inter, nel 1956, aveva acquistato dal Municipal di Lima). Sergio Lucchi, era uno di quei terzini, che nessun' ala avrebbe mai voluto avere alle costole. Pur esaltandosi nel confronto fisico, era altresì capace di notevole tocco di palla.

mer 27 lug 2011 - Notizia di sport - scritto da Pirroni Enzo

Nella primavera del 1957 frequentavo la quinta classe elementare alle scuole Tonini. In quel tempo deliravo per il ciclismo. Passavo le giornate a "studiare" gli ordini d'arrivo, imparavo a memoria i nomi dei corridori, mi deliziavo alla vista delle cartine altimetriche e sognavo leggendo la prosa dei quotidiani sportivi. 
Durante il Giro d'Italia, la mia frenesia toccava l'apice. Restavo come ipnotizzato, per lunghi pomeriggi, davanti alla radio, in attesa del collegamento ed intanto trasmettevano musica leggera. Poi la musica cessava e Ferretti partiva per quei lunghissimi, magnetici assolo che erano cronaca, epopea, fantasia e finzione. A scuola ero insofferente e distratto e nulla riusciva a distogliermi dalle mie fissazioni. Avrei voluto coinvolgere e far partecipi anche i compagni a questo mio frenetico interesse ma i più si ritraevano lanciandomi un mariolesco sguardo di sberleffo. 
Nell'ultimo banco, solitario, stava seduto, assolutamente disinteressato a tutto ciò che accadeva intorno a lui, Ciccio Forlivesi. Aveva costui qualche anno più di noi, poiché incidenti di percorso l'avevano obbligato a ripetere alcune classi. L'unica sua preoccupazione, durante le ore di lezione, era quella di guardare oltre i vetri della finestra. Ai rimproveri, in verità reiterati, della maestra il povero Ciccio, opponeva l'incolume sorriso dei suoi occhi bonari. Un giorno, mentre in frotte, tornavamo a casa (anche Ciccio come me abitava nei palazzoni di via Balilla, veri e propri inni alla lugubrità dell'architettura popolare), mi domandò quale, secondo me, fosse la tappa in cui si sarebbe deciso il Giro d'Italia.

mer 10 ago 2011 - Notizia di sport - scritto da Pirroni Enzo

Aveva sedici anni, Diletta Nicoletti e frequentava la terza A dell'Istituto Tecnico per Geometri " O. Belluzzi" di Rimini. Io, ero il suo insegnante di italiano e storia. Come molti suoi compagni, anche Diletta, si appassionava allorché parlavo del rugby: questo sport spettacolare animato da un genuino istinto di combattimento ma regolato da norme rigorose. Spiegavo che nel rugby, prima ancora dello scontro tra i giocatori, era la lotta per la conquista della palla il vero motivo propulsore del gioco, ed erano necessarie eccezionali doti fisiche e morali: forza, velocità, agilità, coordinamento, ma soprattutto generosità, coraggio, spirito di sacrificio. Diletta, che già praticava, con ottimi risultati l'atletica leggera, tanto s'innamorò del gioco che mi chiese di provare. La condussi al campo di Rivabella e lì in mezzo a tanti "ragazzoni" che si scozzonavano nel fango, venne accolta con entusiasmo. I tecnici, Leo, Artioli, Becattini, Rocco, capirono al volo che quella ragazza ingenua e solare possedeva le doti per diventare un vero "crack" nel mondo della palla ovale. Poiché a Rimini non esisteva (né esiste) una squadra femminile, Diletta Nicoletti emigrò a Pesaro, diventando, a soli sedici anni, un punto fermo del quindici della "Mustang Rugby Pesaro", che disputava (e disputa il Campionato di Serie A). I successi si susseguirono ai successi, tanto che i selezionatori della Nazionale Italiana, Andrea Di Giandomenico e Luca Bot, la convocarono e la giovane riminese, nel 2008, vestì la maglia azzurra dell'under 18. Ora, a quasi vent'anni (Diletta li compirà il 12 ottobre prossimo), la ragazza che sfidava i compagni di scuola a braccio di ferro battendoli senza pietà, è un'atleta affermata di grandissimo valore tanto da debuttare come "seconda linea" nella Nazionale maggiore il 10 maggio dello scorso anno.

mer 31 ago 2011 - Notizia di sport - scritto da Pirroni Enzo

Anche Mario Magnani, l'ultimo superstite di quella gloriosa scuola pugilistica riminese che tanti allori colse negli anni 30, se ne è andato. All'età di novantanove anni, "la sigaretta di lusso" (così lo avevano definito i giornalisti sportivi) si è definitivamente spenta. Di lui resta il ricordo di perfetto gentleman e di sportivo autentico. L'estremo saluto gli è stato dato presso la chiesa parrocchiale di San Gaudenzo. Alla moglie Marcella vadano le condoglianze di tutti noi che lo abbiamo amato. Nel 2001, il Comune di Rimini, gli conferì una medaglia d'oro per meriti sportivi. Mai riconoscimento fu più giusto ed appropriato. Gli sia lieve la terra.

mer 28 set 2011 - Notizia di sport - scritto da Pirroni Enzo

In età giovanile, lo sport l'ha praticato, arrivato alla maturità lo ha raccontato. Questa, in sintesi, la parabola di Giorgio Betti, giornalista riminese nato nell'ormai lontano 1940. Una bella storia la sua. Tedicenne giocava in una squadretta rionale: l'OSAR padroneggiando così bene la palla da destar meraviglia. In seguito ai giocolerismi, agli acrobatismi, alle invenzioni secondo estro aggiunse un'impeccabile armonia di ritmo ed una severa razionalità geometrica, tanto che un talents scout lo condusse per un provino all'Inter. 

Nel 1956, a sedici anni non ancora compiuti, Giorgio Betti, fasciato dei colori nero-azzurri, giocava nei boys del grande club milanese avendo come allenatore Peppino Meazza e per compagni atleti del valore di Mazzola e Facchetti. Per tre anni rimase a Milano, ma furono stagioni costellati da infortuni e da inciampi, tanto che, nel 1959 emigrò al sud per pedatare nelle serie minori. Fu alla Battipagliese ed alla Salernitana. Poca roba, in verità. A salvarlo dall'incerta sorte del "giocatore di ventura" fu il servizio militare che il nostro uomo svolse nella Compagnia Atleti. 

mer 26 ott 2011 - Notizia di sport - scritto da Pirroni Enzo

Francesco Tramontano, fece la sua prima apparizione sui campi del Circolo Tennis Rimini di viale Regina Elena, nei primissimi anni '70. La presenza di questo giovane, elegantissimo, giocatore non passò certo inosservata. Franco, proveniva da Sorrento. La di lui famiglia aveva posseduto e gestito, di generazione in generazione, l'Hotel Tasso-Tramontano. Codesto splendido albergo, situato nel centro storico di Sorrento, con vista sulla baia di Napoli, ha alimentato, nel tempo, la cultura del pittoresco e del sublime proprio perché nell'ala più antica dell'edificio, risalente al XVI secolo, vide la luce Torquato Tasso l'11 marzo 1544. 
Lungo la sua storia l'Hotel ha ospitato personaggi importanti come Gothe, Byron, Shelley, Keats, Leopardi, Scott. Qui James Fenimore Cooper vissse per tutto il tempo in cui mise in opera Water Witch e lo stesso Ibsen, in una delle più silenziose camere dell'albergo, scrisse Gli Spettri.
L'eleganza, l'educazione, il talento per le lingue, lo stile fecero di questo trentenne, l'idolo indiscusso del gentil sesso, che in quegli ormai lontanissimi anni, frequentava oziosamente i courts gestiti dall'incomparabile Edo Grossi. Non so quante "amazzoni" (non so neppure se fossero amazzoni), s'imbertonirono di lui che scendeva, con raffinata noncuranza dalla sua Morgan verde bottiglia ed una volta entrato in campo faceva partire col suo rovescio mancino, le traiettorie più incredibili, ora fischianti, ora morbidamente beffarde. 

mer 09 nov 2011 - Notizia di sport - scritto da Pirroni Enzo

Pio Sorci, classe 1944, pur non essendo un ciclista riminese, meriterebbe una cittadinanza onoraria, per tutte le imprese compiute sulle nostre strade in anni e anni di gare, prima come dilettante e quindi come amatore. 
Ma veniamus ad rem. Pio, da sempre, abita a Saiano, un paesino posto sui colli cesenati, dove con la moglie Clelia ed il fratello Mario coltiva il suo podere curando quelle splendide vigne dalle quali ottiene un Sangiovese ed un Trebbiano di qualità sublimi. Dedito all'impegnativo lavoro dei campi, per allenarsi doveva compiere sacrifici e spesso è accaduto che si riducesse ad inforcare la bicicletta soltanto nelle ore serali. Fin da quando militava nella categoria "allievi", Pio Sorci ottenne vittorie e tra queste va ricordata quella a Verucchio nel 1962, nel Gran Premio "Martiri Verucchiesi" (dopo aver compiuto per sette volte la scalata), quando arrivò solitario sotto lo striscione d'arrivo posto in Piazza Malatesta. Andava forte in salita e possedeva una buona volata. Nel 1965, nella classica Bologna - Raticosa, scattando a più riprese, frazionò il gruppo e soltanto per un malaugurato incidente, al traguardo, fu soltanto quinto. Nel 1964, il 25 maggio, vinse a San Marino nella gara che faceva da prologo all'arrivo della tappa del 47° Giro d'Italia. L'anno dopo, nel mese di aprile vinse il "Gran Premio Liberazione" a Calbrina e sempre vestendo la maglia degli "Aquilotti", ottenne una strepitosa vittoria nel Gran Premio "Salumificio Govoni", il 19 marzo 1966. In complesso i successi da allievo furono quattro e tre furono le corse su strada vinte da dilettante. Tra i "puri", Pio Sorci, gareggiò fino al 1979, affiancando all'attività su strada quella ciclocrossistica. Correndo con la bicicletta in spalla su viottoli disagevoli, tra prati innevati, saltando fossi e scarpinando nel fango il nostro uomo si tolse innumeri soddisfazioni.

mer 07 dic 2011 - Notizia di sport - scritto da Pirroni Enzo

Celebrare oggi Gino Amati, vero sportrman riminese nato nel 1904, significa rivisitare anni lontanissimi ed epitomi di accadimenti che rinfocolano in me ricordi che accolgo con il disincanto provocato dalla vecchiezza incombente. 
Era un personaggio Gino Amati. Come professione, ufficialmente, esercitava quella di albergatore ma in realtà era lo sport e la boxe, in particolare, la sua ragione d'esistere. Giovanissimo, in compagnia di pochi sodali quali: Flavio Lombardini, Francesco Santarelli, Gino Del Prato, Alfredo Di Lucia, Romeo Neri, Lino Zangheri, Giulio Cumo si era cimentato (alla meglio) in tutte le discipline sportive: aveva giocato a foot-ball, aveva praticato l'atletica leggera (se è verità poteva vantare attivo un ottimo 11" 1 sui cento metri) e ancora ragazzino si era mostrato attivo ed "esuberante nell'organizzare, programmare e discutere di pugilato". 
Per oltre quarant'anni Gino Amati fu referee di boxe. Percorse tutte le tappe del cursus honorum fino a giungere ai massimi vertici della categoria. Salì tra le dodici corde per arbitrare pugili come Carnera, Venturi, Rodriguez, Farabullini, Botta, Proietti, Locatelli, Cavicchi, Rinaldi, D'Agata, Bossi, Lopopolo, Mazzinghi, Benvenuti... Per oltre vent'anni, (e questo è davvero un record) fu membro della Commissione Tecnica Dilettanti. Prese parte a ben sei Olimpiadi come Arbitro Giudice, dirigendo un numero di incontri difficile da quantificare. Aveva già doppiato la boa degli ottant'anni e lo si poteva ancora vedere a bordo ring esercitare la funzione di Commissario di Riunione. 

mer 21 dic 2011 - Notizia di sport - scritto da Pirroni Enzo

Sergio Santarini è stato il calciatore di maggior talento che Rimini abbia prodotto. Riminese autentico, nato nel 1947, dopo il solito inizio nell'oratorio (in questo caso si trattava della gloriosa "Stella" del Borgo San Giovanni), ci fu l'inevitabile passaggio nella squadra cittadina più prestigiosa. Debuttò in serie C col Rimini nel campionato 1963-64. Fu l'allenatore Romolo Bizzotto a dargli fiducia, schierandolo, appena sedicenne accanto a Scardovi, Perversi, Fusari, Morelli, Furini, Guizzo, Piccoli, Mangiarotti. Furono appena tre le apparizioni in maglia biancorossa in quel campionato. In seguito, sempre col Rimini e sempre in serie C, Sergio Santarini, che in quegli anni frequentava il Liceo Scientifico "A.Serpieri", giocò per altre tre stagioni (66 presenze complessive con tre reti segnate). A diciotto anni il forte difensore riminese aveva già palesato il valore calcistico da lui posseduto per cui, quando Italo Allodi lo volle nella sua grande Inter, nessuno si stupì più di tanto. 
Non poteva esserci, del resto, altra soluzione. Sergio Santarini, splendido atleta, ragazzo civilissimo ed intelligente, schivando l'informe, il trasandato, eliminando le sbavature, respingendo la lutulenza e la gigioneria, curando fino allo spasimo la compattezza e lo spessore delle prestazioni, privilegiando la serietà comportamentale, si affermò come uno dei migliori "liberi" italiani e fu in quel ruolo così delicato, per ricoprire il quale si riteneva fosse indispensabile tanta esperienza e sconfinata saggezza, che il giovanissimo atleta si impose. Helenio Herrera, che stava bruciando nel capoluogo lombardo, gli ultimi fuochi di stagioni irripetibili, lo investì di responsabilità gravissime, schierandolo al posto di due autentiche leggende quali erano stati Aristide Guarneri e Armando Picchi. Non ebbe a pentirsene.

gio 12 gen 2012 - Notizia di sport - scritto da Pirroni Enzo

Il ciclocross si corre in inverno. E' considerato, da sempre, il parente povero del ciclismo. Per me, il ciclocross è poesia pura. Gareggiare attraverso viottole ghiacciate, imbrattarsi di fango, rischiare l'osso del collo scendendo in bicicletta lungo argini infidi per ottenere, in caso di vittoria, una "picciola mercede", non attrae molti atleti. Gino Berti, nato nel 1938, il ciclocross lo ha praticato incessantemente per oltre quarant'anni: prima come dilettante (dal 1958 al 1983), riuscendo, nella categoria dei puri, con sulle spalle la maglia degli "Aquilotti Cervia", ad ottenere oltre ottanta vittorie, imponendosi su avversari dai nomi altisonanti: Livian, Benato, Guerciotti, Grego, Potenza.... poi, da cicloamatore, quando per un decennio è stato il più forte atleta italiano riuscendo a conquistare la maglia tricolore in tre diverse occasioni e sempre le sue vittorie sono state perentorie, frutto di azioni travolgenti che non lasciavano adito a discussioni. Per molto tempo, nel cross, se gareggiava Gino, significava correre per le piazze d'onore. Ma anche su strada Gino Berti fu un vero "piccolo" campione. La sua vittoria di maggior prestigio l'ottenne sul traguardo della Modena-Sestola nell'estate del 1963. Su "Stadio" del 21 luglio di quell'anno Luigi Chierici scriveva: " Nella salita di Sestola Gino Berti sferrava la sua offensiva e in pochi chilometri seminava tutti. Si presentava all'ingresso del circuito finale con un vantaggio di tre minuti; non ancora pago del risultato, spingendo a fondo nell'ultimo tratto, riusciva a portare il suo vantaggio ad oltre sei minuti su Rossi del "G.S Mago di Ravenna...", mentre i celebrati "azzurri" di Rimedio, arrivarono dopo la spesa pane. 

mer 22 feb 2012 - Notizia di sport - scritto da Pirroni Enzo

Vincenzo Pandolfini, classe 1911, dopo essere stato un ottimo pugile dilettante, (nella sua lunga ed onorevole carriera, conclusasi nel 1950, aveva sostenuto, se le fonti sono esatte, più di cinquecento combattimenti), divenne uno straordinario insegnante, attento,competente e capace di tirar fuori il meglio da ogni suo atleta. 
Nel 1948, a Santarcangelo di Romagna fondò una piccola società ed essendo completamente privo di mezzi adeguati e non avendo a disposizione né una palestra né il materiale necessario, ospitò in casa propria i giovani che intendevano praticare la boxe e la cucina, liberata dagli arredi domestici, si tramutò in ring e qui appresero i "fondamentali" i vari Carabini, Gullotta, Giovannini, Angeli, Venturi, Petrucci, Donati, Raggini, Baldisserri, tutti pugili che rappresentarono pur sempre qualcosa nel duro e affollato panorama del boxing nazionale degli anni cinquanta e sessanta. 
Quella di Pandolfini sembra una storia presa dalle pagine di Ring Lardner. C'era una generazione di giovani uscita dalla guerra, la grande miseria, il degrado culturale, la boxe per scappare dalla strada, la ricerca di motivazioni e l'amore incondizionato anche se espresso in maniera rude, del maestro verso i suoi allievi, ai quali cercava di imporre l'interiorizzazione delle regole, il rispetto del codice, l'abitudine alla sofferenza ed il disprezzo per qualsiasi forma di paura o vigliaccheria. Si può dire che questo "piccolo uomo" abbia consacrato l'intera vita alla boxe, uno sport che per lui non aveva segreti e come un maestro del cinquecento si dedicò interamente a quest'arte. Pandolfini amava i pugili aggressivi, coraggiosi,violenti,tutti coloro che possedevano il "fighting blood", quelli che sapevano stringere i denti, incassare i colpi con stoicismo, che si battevano con determinata violenza. 

mer 21 mar 2012 - Notizia di sport - scritto da Pirroni Enzo

Il suo nome è Paolo Cima ma è universalmente famoso come Zizì. Il suo regno è Torre Pedrera ma la sua fama travalica di gran lunga il paese e si spande ovunque, al punto che a Rimini ma addirittura nella Romagna tutta, Paolo Cima è da tutti conosciuto ed egli tutti conosce. Ebbene, codesto personaggio che ormai veleggia verso il traguardo dei settant'anni pare indifferente alle offese del tempo ed imperterrito, continua ad essere l'impenitente vitellone d'antan, di quando cioè, negli anni della sua scapigliata giovinezza imperversava nei locali notturni della riviera romagnola passando di conquista in conquista. 
Pochi tuttavia sapranno che Zizì, alla fine degli anni cinquanta era considerato uno dei più promettenti calciatori locali e che tante squadre di serie A e B l'avevano sottoposto a provini pronte ad accaparrarselo. Giocava a centrocampo Paolo Cima e lì in quel mare magno si muoveva da play maker autentico: correva da un'area all'altra instancabilmente mantenendo, tuttavia, una mirabile misura. Le sue battute a rete erano essenziali. Sapeva essere regista e, all'occorrenza, match-winner. Inventava calcio con tale genialità da far restare allibiti gli intenditori. 
Era davvero bravo ma in quanto a disciplina era un vero disastro. Era capace di arrivare al campo, per effettuare l'allenamento, in sella ad una rombante Laverda 750, di giocare per un quarto d'ora e poi, di andarsene per correre ad un appuntamento e, se la ragazza lo interessava, poteva lasciar perdere il pallone per una settimana o due facendo andare in bestia tecnici, dirigenti e tifosi. Ma lui era fatto così: prendere o lasciare.

mer 04 apr 2012 - Notizia di sport - scritto da Pirroni Enzo

Sicuramente il gioco delle bocce è il più antico "sport" praticato dall'uomo. Si gioca a bocce da sempre. La Federazione Italiana Bocce, con i suoi trecentomila tesserati, è oggi, per numero di affiliati, la sesta disciplina sportiva in Italia. 
Il Comitato Provinciale F.I.B. di Rimini, con sede a Viserba presso il Lago Riviera, coordina sul territorio l'attività bocciofila di sei società più due residenti sul territorio sammarinese. I tesserati sono circa 700, dei quali 250 sono giocatori agonisti. L'attività agonistica delle bocce si svolge attraverso due filoni di competitività: Sport per tutti e Alto Livello. 
L'unica società, sul nostro territorio, che svolge, attualmente, attività bocciofila ad Alto livello, si trova a Montegridolfo. Il presidente di questa prestigiosa franchigia è l'imprenditore Italino Mulazzani. La squadra partecipa al campionato di Serie A. Dopo quattro secondi posti, nel 2010, il Montegridolfo si è laureato Campione d'Italia e nell'anno seguente si è piazzato al secondo posto. In virtù di codesto grande potenziale, i ragazzi di Montegridolfo, guidati dal capitano Paolo Signorini,hanno potuto conquistare tre Coppe Italia. 

mer 18 apr 2012 - Notizia di sport - scritto da Pirroni Enzo

Primi anni cinquanta. La guerra era da poco passata. Si ricostruiva sulle macerie ed anche lo sport riminese, tra mille difficoltà, ma in preda ad un incoercibile entusiasmo, si andava riorganizzando. I punti di riferimento di codesta rinascita erano i vecchi campioni d'antan: Romeo Neri, Mario Magnani, Flavio Lombardini, Aroldo Montanari...
La palestra posta sotto le tribune dello Stadio Comunale era stracolma di giovani che s'ingegnavano a prendere confidenza con i duri attrezzi della ginnastica artistica. Lì accanto la palestra di boxe, quella della gloriosa Libertas, pullulava di aspiranti pugili che bevevano avidamente il verbo che i vari maestri, onusti di gloria, dispensavano. 
Giorgio Cicchetti, classe 1935, era tra costoro. Giorgio, aveva il pallino dello sport. Ovunque ci fosse una manifestazione sportiva, non importa si trattasse di infilarsi i guantoni, di impolverarsi le mani di magnesia o di confrontarsi col bilanciere della pesistica, Giorgio era presente. In tal modo, grazie a codesta assidua frequentazione e ad un incessante training, era riuscito a costruirsi un fisico notevole che gli permetteva, non dico di emergere, ma sicuramente di partecipare e i fare la sua bella figura in diverse discipline. 
Quello di non aver saputo scegliere e di rimanere un eclettico dilettante, fu sicuramente, il suo vero limite. Ma i tempi erano estremamente ingenui ed il modo di approcciarsi allo sport era veramente naive. Non divenne un campione, Giorgio Cicchetti, ma un vero uomo di sport seppe esserlo e lo è attualmente nonostante gli anni. 

gio 03 mag 2012 - Notizia di sport - scritto da Pirroni Enzo

 

In pochi a Rimini ricordano Lando Cosi, classe 1924, ma fu grazie a questo vecchio giocatore ed allenatore di rugby, se la palla ovale ha potuto prendere piede nella nostra città. 

Fu nella piovosa primavera del 2000 che un gruppo di giovani studenti, per lo più provenienti dall'Istituto per Geometri, "O. Belluzzi" di Rimini, si ritrovò sull'immonda spianata del campo parrocchiale della Regina Pacis, per dare inizio ad un'embrionale franchigia rugbistica. A guidare quel primo "allenamento" c'era Lando Cosi, l'antico "tallonatore" del "Petrarca Padova". 
L'avevo contattato poco tempo prima e lui, che aveva indossato, in gioventù, la maglia azzurra della nazionale e che alla guida del "Petrarca" aveva vinto due scudetti (1954 -1955), non esitò un attimo ad accettare e, calzate le scarpe bullonate, si tuffò con entusiasmo, in un'avventura che per la provvisorietà e l'assoluta inconsistenza dei mezzi appariva, non solo velleitaria, ma sicuramente fallimentare. 
Ascoltandolo, mentre spiegava i fondamentali del gioco, si capiva che le di lui conoscenze rugbistiche erano sconfinate, ma non montava per questo in superbia. Era un allenatore severo, che non ammetteva né leggerezze né viltà. Apriva la porta a tutti ma pretendeva rispetto e dedizione. Attraverso una scoppiettante, arguta dialettica, gratificava i propri allievi di aneddoti, battute e spesso ripeteva il motto del giocatore romano Armando Sisti, padre di generazioni di rugbisti romani: "Dalla lotta chi desiste fa figura molto triste. Chi desiste dalla lotta è ‘n gran fijo de ‘na mignotta". 

 

mer 30 mag 2012 - Notizia di Borgo Sant'Andrea - scritto da Pirroni Enzo

 

Tutto ebbe inizio nel 1941 allorché Don Giseppe Semprini (conosciuto universalmente come Don Pippo), divenne cappellano della parrocchia di San Gaudenzo, nel proletario borgo Sant'Andrea. In quegli anni tristissimi funestati da distruzioni e lutti, Don Pippo si adoperò incessantemente recando aiuto e conforto a chiunque ne avesse bisogno; ed attraverso le opere, il suo costante prodigarsi per il prossimo, in virtù della di lui mansuetudine e dell'infinita bontà della sua natura, venne guadagnandosi, l'amore e la stima non solo dei parrocchiani ma dei riminesi tutti. 

Soprattutto, Don Pippo, si rivelò un vero faro ed una guida importante per i ragazzi, per i quali "spese il proprio ministero per la loro formazione di vita cristiana". Fu così che nel 1948, nacque la San G. Es. Un acronimo che significa: San Gaudenzo Escursionista. Strana ed ingenua sigla. Sorta tra la chincaglieria malinconiosa e stracciona dell'immediato dopoguerra. Gite in bicicletta, feste con cotillons di cartone e spumante da quattro soldi. Ma l'entusiasmo, in quegli anni, era smisurato: c'era l'esigenza di divertirsi, di giocare, di tornare a fare sport. 
Nei primi anni Cinquanta la Sanges aveva diverse squadre di calcio e la "squadra dei grandi" era davvero forte. Il terreno di gioco sul quale la Sanges pedatava era il vecchio prato della fiera e su quella spianata immonda i biancorossi di Don Pippo seppero compiere meraviglie. L'intero borgo Sant'Andrea si identificava con la squadra di calcio ed il nostro sacerdote, che nel 1951 era divenuto parroco, non perdeva occasione di praticare, attraverso il foot-ball, una vera e propria pastorale dello sport. 

 

mer 27 giu 2012 - Notizia di sport - scritto da Pirroni Enzo

Rimini, se si esclude Igor Gaudi, un giocatore che seppe issarsi ai fasti della Prima Categoria, non ha mai prodotto tennisti di vertice e il motivo è assai semplice: nella nostra città, per anni, non ci sono stati né maestri né strutture federali e per questo motivo chi si avvicinava allo sport dei gesti bianchi lo faceva improvvisando. 

Negli anni ‘70 tuttavia, sia al Circolo Tennis, sia al Dopolavoro Ferroviario, sia al Circolo di Viserba, si ebbe una proliferazione di giocatori che con tenacia ed entusiasmo ottennero e tra i Non Classificati (N.C) e i Terza Categoria, buoni risultati. Era quello un tennis ruspante popolato di studenti ed artigiani, medici e fattorini, nobili e plebei, astemi e ubriaconi. 
Nel lutulento sottobosco degli N.C, in quel tempo, dominava incontrastato Domenico Olivieri. Domenico, nato nel 1936, era impiegato nelle Ferrovie di Stato ed il suo feudo erano i tre campi in terra rossa del Dopolavoro. Dovunque si disputasse un torneo, l'uomo da battere era lui. Tuttavia sconfiggerlo non era semplice e ben pochi ci riuscirono. Col suo abbigliamento, diciamo pure "casual", Domenico non pareva davvero un vero tennista, Tuttavia, a partita iniziata, ci si rendeva conto di quanta sapienza tennistica possedesse il ferroviere. Colpiva immancabilmente la palla in controbalzo riducendo al minimo l'apertura dei colpi. Questa maniera di giocare (insolita per quei tempi) gli permetteva di conquistare terreno e di giocare d'anticipo. 

mer 27 giu 2012 - Notizia di Centro Storico - scritto da Pirroni Enzo

Martedì 19 Giugno, all'età di novantun anni si è spento il professor Ugo Gobbi pediatra di grandissimo valore, ex primario dell'Ospedalino e uno dei fondatori e, in seguito, grande amico del Ceis. 
Era un anarchico legato strettamente a Tonino Scalorbi, Carlo Doglio, Armando Borghi, Pietro Spada, Pio Turroni. Per Ugo Gobbi essere anarchico significava fuga dall'ipocrisia, significava prendere a gabbo la prosopopea, la smania di grandezza, le celebrazioni, le cerimonie, il culto dell'uniforme. Essere anarchico, per lui, voleva dire stare solo ed esclusivamente dalla parte dei poveri senza invescarsi in sterili strutture ideologiche. E a questi principi, innestati su di un realismo pratico di assoluta coerenza, si è attenuto per tutto il corso della sua lunga esistenza. 
Nato a Rimini nel 1921 conseguì la laurea (cum laude) in Medicina all'Università di Bologna il 7 dicembre 1945. A questa seguì la specializzazione in Pediatria e quindi la Libera Docenza. Professionalmente molto attivo nella nostra città, è ricordato per essere stato primario e direttore dell'Ospedale per bambini (l'Ospedalino) riuscendo a far diventare tale struttura un centro di vera eccellenza. All'Ospedalino, Ugo Gobbi rimase fino al 1974, anno in cui dovette, "emigrare a Fano, perché i comunisti ed i socialisti avevano deciso di chiudere l'Ospedale dei bambini, del quale ero primario dal 1952 (che a detta della popolazione funzionava benissimo, ma sul quale non avevano potere) a favore della divisione pediatrica dell'Ospedale Infermi, saldamente nelle loro mani". (Questo scriveva lo stesso professor Gobbi su Chiamami Città, testata sulla quale intervenne più volte, nel 2002). 

mer 11 lug 2012 - Notizia di sport - scritto da Pirroni Enzo

Ricordando Amelio Fabbri, andiamo parecchio indietro nel tempo. Gli anni '30 stavano finendo ed i venti di guerra iniziavano a soffiare sul vecchio continente. Nato a Rimini nel 1918, nel proletario Borgo Marina, Amelio Fabbri, aveva palesato assai presto la sua grande predisposizione a correre in bicicletta. I suoi successi nelle categorie giovanili furono tantissimi ed era facile pronosticare, per quel ragazzino educato e timido, una buona carriera sulle due ruote. 
Il primo gennaio del 1934 era stato inaugurato lo Stadio Comunale progettato dall'ing. Virginio Stramigioli, responsabile dell'Ufficio Tecnico del Comune di Rimini. Attorno al campo erboso correva una pista ciclistica di 500 metri con rettilinei asfaltati e curve sopraelevate in terra battuta. Per anni, di fronte ad un pubblico entusiasta, si svolsero riunioni nelle quali si confrontavano i più acclamati dilettanti e professionisti del momento. 
La pista era il regno di Amelio Fabbri. Qui, nel nuovissimo impianto che sorgeva sul vecchio prato della "Sartona", e Screcch, (questo era il soprannome di Fabbri) con potenti ed efficaci azioni, mise in fila i migliori esponenti del ciclismo emiliano-romagnolo come: Strocchi, Bandiera, Rubinetti, Fellini, Raffoni, Battistini, Caimi, Medri, Saponi, Ugolini ecc. Si aggiudicò per più volte il titolo di Campione Riminese su strada, trionfò inoltre, "classiche" di prestigio, entrò, piazzandosi tra i primi, in quasi tutti gli "albi d'oro" delle gare dilettantistiche su strada. Pedalatore di stile, iniziava a soffrire allorché la strada andava all'insù. 

mer 01 ago 2012 - Notizia di sport - scritto da Pirroni Enzo

Parlando di boxe, inevitabilmente, si torna al passato. Guido Baldisserri è stato un coraggioso e bravo boxeur, cresciuto nel casereccio gym di Vincenzo Pandolfini. 
Il maestro Pandolfini, amava i fighters, gli attaccanti, gli intrepidi e Guido in ogni occasione in cui salì sul ring si dimostrò valoroso fino all'eroismo. Alto 5 piedi e 7 pollici, vale a dire circa un metro e settantuno, segnava alla bilancia 177 libbre (81 chilogrammi). Questo peso lo costrinse a dover combattere oltre che nella categoria dei mediomassimi anche in quella dei massimi. 
Nel 1958, a diciassette anni, Guido iniziò a frequentare la palestra. Per due anni Baldisserri vinse i Campionati Regionali imponendosi su Franzini e Facchinetti. Nei suoi sessanta incontri (Guido non passò mai professionista) incrociò i guantoni con tutti i migliori dilettanti italiani fossero mediomassimi o massimi. 
Nel 1988, partecipò alle gare di selezione alle Olimpiadi di Seul. In semifinale incontrò Aldo Traversaro. Guido venne dichiarato sconfitto in virtù di un verdetto scandaloso. Ma le ingiustizie commesse ai suoi danni sono state tantissime. La società "Lino Guerra" ed il suo maestro, il pittoresco Pandolfini, non lo proteggevano in alcun modo, per questo motivo si trovò a battersi spessissimo in evidenti condizioni di svantaggio. Non per questo venne meno, nel pugile riminese, la voglia di combattere. 

mer 29 ago 2012 - Notizia di sport - scritto da Pirroni Enzo

Il nome di Raffaele Russo, sicuramente non dice nulla agli sportivi riminesi. Inutile scorrere gli albi d'oro dei vari sport. Eppure, Raffaele, per tutta la mia infanzia è stato l'eroe sportivo per eccellenza ed anche colui che, con i suoi racconti, ha instillato in me l'amore per la lettura e per tutto ciò che è sport. 
Negli anni 50, abitava come me, nei "palazzoni" di via Balilla, che erano dei veri e propri inni architettonici alla miseria. Doveva avere, a quel tempo, circa trent'anni. Non ho mai capito cosa facesse per vivere. Passava la maggior parte del tempo in casa, indossando un pigiama, in compagnia della madre, un'attempata, corpulenta veneziana, che tutti, rispettosamente, chiamavano: signora Testi. 
Non ho mai più ascoltato storie maggiormente avvincenti di quelle raccontate da Raffaele. A suo dire, aveva viaggiato ovunque, conosceva non so quante lingue, aveva vissuto mille avventure sportive e me le raccontava con estrema precisione, sottolineando i fatti storici, i dettagli cronachistici, per tuffarsi, poi, nell'inverosimile ed approdare, infine, nello sconfinato mondo del fantastico. I suoi racconti componevano una ballata. 
Gli eroi di sport più diversi si incontravano partecipando ad un immenso banchetto incentrato su un unico cibo: la fantasia. La prima vera racchetta da tennis la vidi in casa sua. Era una Dunlop "Maxply". Con quella aveva incontrato nei più prestigiosi tornei i vari Cuccelli, Del Bello, Gardini. Per quanto tempo sognai il verde prato di Wimbledon, sul quale, il mio amico, cercava invano di vincere, al quinto set, il match della vita che lo vedeva opposto all'australiano Sidwell? 
Fu sempre Raffaele a raccontarmi delle gesta del "grande Torino". Credo di essere uno dei pochi a sapere che la marca delle biciclette "Torpado", nasce dall'unione delle prime lettere dei nomi del proprietario della fabbrica: Torresini e della città dove le bici si costruivano: Padova. Anche questo lo seppi da Raffaele. 

mer 26 set 2012 - Notizia di sport - scritto da Pirroni Enzo

Fino agli anni 70, le sale da biliardo professionali erano rarissime. Si giocava nei bar e nei caffè, su tavoli da biliardo a buche strette. La tecnologia del "panno riscaldato" era sconosciuta. Pochi erano i giocatori che possedevano una stecca personalizzata. Se ne prendeva una dalla rastrelliera, dopo averla soppesata si passava il gesso sul "girello" e poi s'iniziava a colpire le preziose bilie d'avorio, che nel caso della specialità dei "5 birilli" due di esse (le bilie battenti) misuravano 69 mm. di diametro, mentre, il "pallino" ne misurava 59. 
Gustavo Gaudenzi, riminese, nato nel 1926 è stato un vero virtuoso della "stecca". In quei tempi non esistevano veri e propri Campionati Italiani della specialità. Nel 1958 era stata fondata la FIAB (Federazione Italiana Amatori Biliardo), ma ubbidendo ad una sorta d'anarchia esistenziale i giocatori di talento rifuggivano i campionati e le gare ufficiali. Amavano, al contrario, le sfide, gli scontri individuali, s'ingaglioffavano in partite che duravano notti intere che non producevano né classifiche né raking di merito. 
A Rimini, per lo più, i virtuosi del biliardo si davano appuntamento al Caffè Dovesi, al Turismo, al Bar Diana che in quegli anni (gli anni 50) presentavano una singolare sceneria sulla quale, tra carte da giuoco consunte, foto ingiallite appese alle pareti, si aggiravano ombromani figuri di ambigua esistenza, bagatttellieri, sfaccendati e perditempo alloppiati dai mefitici fumi del tabacco. 

mer 10 ott 2012 - Notizia di sport - scritto da Pirroni Enzo

Si celebra in questo 2012 il centenario della Rimini Calcio e volendo ricordare vecchi giocatori che nel bene e nel male hanno pedatato sull'onusto prato della Sartona, mi sembra doveroso, uscendo dal piatto e dal banale ricordare un centravanti d'antan, quel Feliciano Orazi che per ben tre campionati indossò la casacca biancorossa, disputando in totale 76 partite e realizzando 26 reti.
Abruzzese di Avezzano, Orazi, giunse sulle rive del Marecchia nell'estate del1959. Aveva 23 anni, un fisico solo apparentemente gracile ma era sorretto da una classe che lo conduceva, talvolta, a privilegiare la valorizzazione dell'eccentrico, tanto da immettere nel gioco una teatralità che prevedeva eccezionali intermezzi di giocoleria. 
Il Rimini disputava il Campionato di serie C ed era inserito nel girone B. Era questo un girone durissimo che annoverava la presenza delle squadre toscane, alcune delle quali come Prato, Livorno, Lucchese, Siena erano delle vere e proprie corazzate. Il Rimini, debuttava in serie C, dopo anni trascorsi nel limbo delle povere serie dilettantistiche. Presidente era Ferruccio Lami e l'allenatore Gustavo Fiorini (artefice della promozione) venne sostituito in seguito dal colleonesco Renato Lucchi di Cesena. La squadra non era gran cosa ma la salvezza fu raggiunta in extremis e le nove reti messe a segno da Feliciano Orazi contribuirono non poco al buon esito di quel primo campionato tra i semiprofessionisti, come si diceva allora. 

mer 24 ott 2012 - Notizia di sport - scritto da Pirroni Enzo

Per tre stagioni, dal campionato 1979-80 a quello del 1981-82, Zelico Petrovic, il portiere nato a Zara il 14 aprile 1948, difese la porta del Rimini. Fu, nella nostra città, un personaggio discusso: amato da tantissimi tifosi e detestato da altri. 
Anima libera, uomo indocile, sempre alla caccia di emozioni forti, Zelico Petrovic, mi faceva pensare a quei legionari illirici sfruttando la vis guerriera dei quali, i romani, conquistavano il loro impero. Zelico, giocava spensieratamente nelle giovanili dell'Istra, una piccola squadra di Pola, allorché quarantasei anni orsono, alcuni dirigenti del Novara Calcio, proposero al giovane portiere di trasferirsi in Italia. Con la benedizione della famiglia, il portierone slavo, venne in Italia e nel nostro paese ci rimase per oltre trent'anni. 
Dal 1969 al 1973 vestì la maglia azzurra del Novara, quindi passò al Catania e con la compagine siciliana disputò quattro campionati parte in serie C e parte in B (il presidente degli etnei era Massimino). Quindi vi fu il passaggio al Taranto e furono anni entusiasmanti, tanto che nel primo campionato (1977-79) la squadra del presidente Fico, spinta da bomber Erasmo Iacovone, cominciò a sognare la serie A (20 punti totalizzati nel girone d'andata). Ma la tragedia era in agguato. Erasmo Iacovone, morì in un incidente stradale. Era il 6 febbraio 1978. Si racconta che Zelico Petrovic vegliasse l'amico nella chiesa di San Roberto Bellarmino, per tutta la notte, dopo aver tentato di aggredire l'investitore all'ospedale. La domenica successiva, il Rimini ospitò il Taranto.

mer 07 nov 2012 - Notizia di sport - scritto da Pirroni Enzo

Chiunque ami il foot-ball si porta dentro di sé un ammasso di ricordi, riconducibili ad un gesto, ad una giocata, ad una prodezza. Non sto parlando esclusivamente d'imprese compiute da campioni. Tutt'altro. Il più delle volte codesto personalissimo repertorio della memoria è popolato d'oscuri pedatori di provincia, nomi sconosciuti al grande pubblico, ma che, tuttavia, per un attimo, hanno saputo infiammare l'immaginazione rendendo sé stessi e le loro prodezze completamente indelebili. Si disputava il campionato 1962 - 63. Era quello il Rimini des merveilles, allenato da Romolo Bizzotto ai cui ordini si esibivano i vari Scardovi, Carletti, Pennati, Mangiarotti, Furini, Risso, Guizzo, Morelli.....

Si giocava a Cesena. L'unico vero derby. L'incontro più sentito che noi, rivieraschi, nonostante l'innata sburonaggine, abbiamo sempre sofferto per un evidente (tra l'altro giustificabilissimo) inferiority complex. Il risultato finale ci fu sfavorevole (perdemmo 2-1 dopo che, il fino allora sesquipedalico Romano Scardovi, s'infortunò), ma non è di questo che voglio parlare. Desidero, invece ricordare un gol. Una rete segnata dal centravanti biancorosso Gabriele Guizzo, un talentuoso ventenne che aveva avuto i natali nella Marca trevigiana. 
A quei tempi, una punta che non disdegnasse di ritornare a centrocampo per dar manforte nella fase difensiva si diceva: di manovra. Guizzo aveva nella corsa e nell'altruismo le doti più evidenti. Allorché l'estro lo ispirava, era imprevedibile ed efficace, sapeva intonare tutta la gamma del dribbling, possedeva scatto breve e prestanza sufficiente per non subire la fisicità dei vecchi terzini d'area. 

mer 21 nov 2012 - Notizia di sport - scritto da Pirroni Enzo

Macciò - Zengarini - Garri - Spadoni - Iseppi... e fu tempo di massacro. Così titolavano i giornali. Era il 1968 quando il diciannovenne Claudio Macciò giunse in riva all'Adriatico, proveniente dal Genova Gruppo C (squadra di quarta serie di proprietà dell'armatore ligure Costa). Arrivò in compagnia di altri giocatori: Carelli, Faloppa, Josio, Natali, Rosa. Da quella squadra ci si aspettava tanto. 
Il 1968 fu un anno di grandi entusiasmi e di esaltanti speranze. La "Primavera di Praga" era cominciata il Quartiere Latino di Parigi veniva scosso dai violenti scontri tra studenti e polizia, ovunque nel mondo, si nutrivano attese, sogni, miraggi. Il giovane numero sette (i numeri sulla maglia, a quel tempo avevano ancora un valore ed un significato) si mise in luce come un giocatore di qualità e, nonostante l'aspetto adolescenziale, dimostrò grande sapienza tattica ed un ottimo possesso dei fondamentali. Allorché, nella stagione 1970 - 71, alla guida del Rimini giunse Pivatelli e con lui approdarono sul vecchio prato del "Romeo Neri", giocatori della forza e dello spessore di Iseppi, Ferrari, Melotti, Bolognesi e soprattutto dell'insuperabile Valerio Spadoni, parve giunto il fatidico momento, per la nostra squadra, di abbandonare la categoria, nella quale da un decennio era relegata, per poter compiere il tanto sospirato balzo verso la serie B. 
Fu un calcio bellissimo quello espresso da quei talentuosi calciatori. Macciò fu per tutto il campionato uno degli atleti più redditizi e per l'amore dimostrato ai colori sociali, per la generosità che profondeva in ogni occasione (indimenticabili certe sue velocissime fughe lungo la linea laterale del campo) non faticò a diventare uno dei beniamini del pubblico. 

mer 05 dic 2012 - Notizia di sport - scritto da Pirroni Enzo

Un tempo, quando ancora esistevano i bar, era normale infognarsi in discussioni inconcludenti ed oziose. Si disputava con accanimento su chi fosse stato il miglior giocatore nella storia della Rimini Calcio. C'erano i vecchi che ricordavano i recuperi prodigiosi ed i rinvii al volo di "Piroun" Bettoli, le parate icariane di Giorgio Ghezzi, le fughe sulla "fascia" di Lele Massari. Alla fine, come per incanto, tutti si trovavano d'accordo nel riconoscere in Giuseppe Lorenzetti e in Valerio Spadoni gli atleti dotati di maggior classe fra tutti coloro che avevano pedatato sull'antico, amatissimo prato della Sartona. 
Giuseppe Lorenzetti, approdò sulle rive del Marecchia all'inizio del campionato di Serie C 1973-74. Romano, venticinquenne, la bionda mezzala proveniva dall'Alessandria e fin dalle prime partite incantò il pubblico riminese. Lorenzetti, incarna ai miei occhi, il tipo più completo della "mezzapunta". Ma volerlo definire, costringendolo in un ruolo, è di per sè stessa un'azione riduttiva. Non ho mai più veduto nessuno giocar la palla con intelligenza pari alla sua. Come un grande artista del manierismo, Lorenzetti, accentuava la mimesi (i riferimenti, naturalmente erano i grandi campioni) in senso prettamente emotivo ed attraverso un montaggio inedito si produceva, di volta in volta in intarsi sublimi, in preziosismi da Maracanà, alternando giocate classiche ad altre che potevano apparire irregolari, disarmoniche, labirintiche fino al punto di risultare inintellegibili ai di lui compagni, non sufficientemente ispirati dalla musa Eupalla. 

mer 16 gen 2013 - Notizia di sport - scritto da Pirroni Enzo

 

E se per una volta si parlasse di golf? Certo non è facile spiegare ed esemplificare il golf in breve spazio. La tecnica di codesto gioco è complessa così come lo sono i principi fondamentali che regolano il movimento. E' uno sport che richiede coordinazione, occhio, potenza, concentrazione. Fatto sta che nei secoli (l'origine "scozzese" del golf è testimoniata da un documento del 1457) è diventato uno sport che ha fatto milioni di proseliti. 

Il golf è un "virus": qualora si rimanga contagiati è impossibile eliminarlo. Attorno al golf si estende un giro d'affari di miliardi di dollari all'anno. Montepremi favolosi caratterizzano i più prestigiosi tornei. 
Il concetto del gioco - rimasto immutato nei secoli - è quello di inviare una pallina di guttaperca da un punto di partenza ad un punto d'arrivo (la buca), per mezzo di appositi attrezzi (mazze che si dividono in legni e bastoni) nel minor numero possibile di colpi. Un classico percorso di golf è costituito da 18 buche. Nel golf buca ha un duplice significato: sta ad indicare sia la buca vera e propria (una cavità nel terreno avente un diametro di 10,80 cm e profonda 10 cm) sia il percorso dal punto di partenza alla buca sopra descritta. La "buca" può essere effettuata in 3, 4, o 5 colpi e questo dipende dalla lunghezza della buca stessa. La somma dei colpi "teorici" con i quali un giocatore di eccelsa classe riesce a terminare il percorso determina il "PAR" del campo che in genere è di 72 colpi (4 buche PAR 3, 4 buche PAR 5, 10 buche PAR 4). 

 

mer 30 gen 2013 - Notizia di sport - scritto da Pirroni Enzo

Scrivo di Valerio Spadoni e lo faccio dopo anni di stralunate e gelide epilepsie che m'impedivano di parlare di codesto straordinario giocatore (non esito a definirlo il più grande talento che mai abbia pedatato sul prato della Sartona), soffocato com'ero dalla paura di dir poco e male. 
Attaccante, mancino, nato a Lugo nel 1950, debuttò nella squadra della sua città natale a diciassette anni in serie D. Gli accorti scouts dell'Atalanta non si lasciarono sfuggire l'occasione di portare in terra bergamasca il giovanissimo romagnolo, il quale tuttavia, non avrebbe mai indossato la maglia nerazzurra a causa di un incidente stradale che lo tenne lontano per un anno intero dai campi di gioco. 
Nel 1970 il Rimini l'acquistò. Rispetto al campionato precedente, la squadra presentava alcune novità: in panchina Gino Pivatelli aveva preso il posto del mai abbastanza lodato "Cincinnato" Gardelli. Nuovi erano lo stopper Ferrari, il mediano Bolognesi, il terzino Melotti ed il centrocampista Guido Quadrelli i quali si fusero assai bene con i collaudati Sarti, Garri, Franchini, Macciò, Zengarini, Iseppi, Natali.... Il Rimini in quel campionato giunse quinto dietro a delle vere e proprie corazzate come Genoa, Spal, Sambenedettese ed Ascoli. 
La squadra di Pivatelli giocava e divertiva esprimendosi attraverso un eclettismo tattico tendente a privilegiare il virtuosismo dei singoli. Valerio Spadoni, di questa compagine era l'eroe eponimo e qualunque sua azione era permeata di una forza ed una grazia ignote ai comuni mortali. Per lui non era inconsueto tornare nella propria area, conquistare palla, scambiare in velocità con il mediano (l'apollineo Bolognesi), dettare il passaggio e correre con il cuoio legato al piede sinistro verso la porta avversaria, seminando in questo suo inarrestabile slalom tutti coloro che tentavano di ostacolarlo per poi tirare in gol e segnare. Tutto lo stadio andava in delirio. 
Furono due stagioni: quella del 1970 - 71 e quella del 1971 - 72 davvero indimenticabili. In totale Valerio Spadoni disputò in maglia biancorossa 80 partite mettendo a segno 29 reti. Poi, com'era prevedibile, la porta della serie A gli si aprì. Venne acquistato dalla Roma. 

mer 13 feb 2013 - Notizia di sport - scritto da Pirroni Enzo

Ci siamo allevati esaltandoci e trepidando nell'ascoltare le radiocronache di Nicolò Carosio. Abbiamo delirato rincorrendo con lo sguardo, la palla che disegnava labili, involute trame sull'erba malata del vecchio Stadio Comunale. Gli eroi di quegli anni hanno nomi che rappresentano punti fissi. Proviamo a leggere ad alta voce: Del Duca; Borsari, Veroli; Vanzolini, Monaco, Mantovani; Bordini, Giangolini, Fichera, Brando, Ampollini. E' come se i luoghi mitici, quei luoghi ormai spariti, frequentati soltanto dalla nostalgia si ripresentassero davanti a noi con la nitidezza del bianco e nero e tra questi ricordi spicca la slanciata figura del "capitano" del Rimini: Renato Vanzolini.
Nobile e generosa figura quella di Renato Vanzolini, riminese autentico che ha avuto i natali nel popolarissimo Borgo Sant'Andrea, nell'ormai lontano 1930. Il suo calcio era un altro, giocato su campi roventi, privi talvolta di recinzione, col pubblico che ti alitava sul collo. Derby rusticani tra compagini disorganizzate, mandate all'avventura, trasferte plebee, tra passione, ingenuità, esaltazione, incoscienza. 
Al Rimini l'aveva portato nel 1949 Guido Masetti, il vecchio portiere della Roma e della Nazionale, che aveva una capacità particolare nello scoprire e lanciare giovani talenti. Vanzolini si esprimeva al meglio nella classica posizione di mediano e solo in seguito si sarebbe trasformato in centrale. Erano i tempi in cui la squadra riminese rovinava dalla Serie C, ai livelli minimi della Quarta Serie e poi della ignominiosa Promozione. Cercando di arrestare l'implacabile caduta, si ricorse ai giovani. Fecero le loro prime comparse, nel campionato 1951-52 i vari Bernucci, Gambi, Lucchi, Gianni, Polazzi. 

mer 27 feb 2013 - Notizia di sport - scritto da Pirroni Enzo

Firmino Pederiva è un vero maestro. Nato a Valdobbiadene nel 1944, iniziò a tirare i primi calci ad un improbabile pallone di cuoio nell'oratorio di San Francesco, a Venaria Reale, un piccolo comune sito nell'area metropolitana torinese. Molto probabilmente (tiro ad indovinare) la famiglia Pederiva si era trasferita in Piemonte alla ricerca di una sistemazione migliore.
Giocando da laterale destro (allora si diceva terzino fluidificante), Firmino, dal 1956 al 1961, sempre con la maglia bianconera della Juventus, percorse tutte le tappe del settore giovanile per debuttare in Serie C con l'Imperia nel campionato 1962 - 63. Ebbe inizio così inizio la sua carriera di calciatore "di ventura" pedatando sempre su campi minori: Agrigento, La Spezia, Cosenza, Asti. Per gravi infortuni alle ginocchia dovette smettere.
Nel 1972 principiò la sua carriera di tecnico. Generalmente gli istruttori di tecnica calcistica erano (e in parte sono) ex giocatori che, avvalendosi del loro sapere (più pratico che teorico) vivacchiavano e vivacchiano sui prati erbosi nella speranza di plasmare un nuovo campione. Rimini, Cesena, Cesenatico, San Marino, Riccione, Morciano furono le località nelle quali Pederiva insegnò.

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