E' Screcch, il purosangue della pista
Storie e personaggi del nostro sport
Amelio Fabbri fu ciclista e costruttore di telai tutt'ora venerati dai collezionisti
Ricordando Amelio Fabbri, andiamo parecchio indietro nel tempo. Gli anni '30 stavano finendo ed i venti di guerra iniziavano a soffiare sul vecchio continente. Nato a Rimini nel 1918, nel proletario Borgo Marina, Amelio Fabbri, aveva palesato assai presto la sua grande predisposizione a correre in bicicletta. I suoi successi nelle categorie giovanili furono tantissimi ed era facile pronosticare, per quel ragazzino educato e timido, una buona carriera sulle due ruote.
Il primo gennaio del 1934 era stato inaugurato lo Stadio Comunale progettato dall'ing. Virginio Stramigioli, responsabile dell'Ufficio Tecnico del Comune di Rimini. Attorno al campo erboso correva una pista ciclistica di 500 metri con rettilinei asfaltati e curve sopraelevate in terra battuta. Per anni, di fronte ad un pubblico entusiasta, si svolsero riunioni nelle quali si confrontavano i più acclamati dilettanti e professionisti del momento.
La pista era il regno di Amelio Fabbri. Qui, nel nuovissimo impianto che sorgeva sul vecchio prato della "Sartona", e Screcch, (questo era il soprannome di Fabbri) con potenti ed efficaci azioni, mise in fila i migliori esponenti del ciclismo emiliano-romagnolo come: Strocchi, Bandiera, Rubinetti, Fellini, Raffoni, Battistini, Caimi, Medri, Saponi, Ugolini ecc. Si aggiudicò per più volte il titolo di Campione Riminese su strada, trionfò inoltre, "classiche" di prestigio, entrò, piazzandosi tra i primi, in quasi tutti gli "albi d'oro" delle gare dilettantistiche su strada. Pedalatore di stile, iniziava a soffrire allorché la strada andava all'insù.
Era un purosangue, Amelio Fabbri, non adatto alle fatiche sconcianti che le corse del tempo imponevano. Inoltre la sua carriera, fu ostacolata dalla guerra. Fabbri esercitava la professione di meccanico-costruttore e dalla di lui officina, situata in Piazza Giulio Cesare, uscivano telai che erano dei veri e propri capolavori, alcuni dei quali, possono ancor oggi essere ammirati presso collezionisti che li custodiscono con infinita venerazione. Sempre gentile, era generoso e prodigo di consigli verso i giovani che iniziavano a correre.
Fino all'ultimo (Amelio Fabbri morì nel 1983) era possibile vederlo sfrecciare, lieve ed impeccabile in sella alla sua bicicletta (rigorosamente nera), insieme ad Aurelio Ugolini, Cecchino Fabbri, Ribelle Saponi. Il fruscio dei tubolari si accompagnava al di lui parlare sottovoce. Pedalava "rotondo" senza sbavature. Un riminese atipico. Un lord Brummel nato per sbaglio in via Dei Mille.
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