AUTORE Giovanardi Alessandro

mar 26 ago 2008 - Notizia di Cultura e Teatro - scritto da Giovanardi Alessandro

[{Fino al 28 settembre a Verucchio la mostra curata da Luca Cesari} L’evento è illustrato da un elegante catalogo edito da Pazzini] È commovente “ascoltare” la silente melodia dei {Fils d’argent} di Henk Peeters: sperimentazione delicata su tessuto la quale, più che un’opera d’arte...

mer 28 gen 2009 - Notizia di cultura - scritto da Giovanardi Alessandro

Le dita di Franco Pozzi sono quelle di un pianista: pigiano sugli avori e sugli ebani a spremere un succo sonoro purissimo e senza più materia, ma in realtà s’inarcano e s’innalzano come ali lievissime, spiccano il breve volo come falene sul far del crepuscolo quando luci e ombre sembrano lo scolorirsi dello stesso drappo celeste. La metafora dell’ala seduce da sempre la sua immaginazione creatrice e “Morpho Eugenia”, farfalla letteraria per eccellenza, è il titolo della sua personale che, accompagnata da una confessione estatica di Sabrina Foschini, ha inaugurato sabato 24 gennaio nella libreria “Punto Einaudi” (Via Bertola, 68).

mer 28 mag 2008 - Notizia di Cultura e Teatro - scritto da Giovanardi Alessandro

[{Al chiostro della Chiesa dei Servi fino al 31 maggio} I lavori dei laboratori che si occupano di disagio psichico] L’affascinante chiostro della Chiesa dei Servi, uno dei luoghi meno conosciuti dai riminesi, ospita fino al 31 Maggio una mostra d’arte contemporanea davvero preziosa e...

mer 23 set 2009 - Notizia di cultura - scritto da Giovanardi Alessandro

L’ampia esposizione "Da Rembrandt a Gauguin a Picasso: l'incanto della pittura" (Castel Sismondo, 10 ottobre 2009-13 marzo 2010) vuole essere in tutto e per tutto una mostra limpida, piacevolissima, comprensibile a tutti, capace di far godere e stupire lo sguardo, senza farlo inciampare in problemi di comprensione e lettura. 65 tele provenienti dalle raccolte d’arte europea del Museum of Fine Arts di Boston, per costruire una sorta di diorama delle eccellenze pittoriche occidentali – dal tardo Cinquecento al primo Novecento – un lussuoso manuale della pittura moderna senza nessun’altra intenzione storico-critica se non quella di evidenziare i lenti o repentini mutamenti di stile. Eppure, per far buon uso di quest’occasione visiva, è lecito offrire dei consigli, suggerire dei percorsi più complicati ma indubbiamente più saporosi. E si può cominciare col riflettere che i 65 indiscutibili capolavori provengono da una delle migliori istituzioni museali degli Stati Uniti e del mondo intero, fondata nel 1870 e inaugurata nel 1876; una collezione che raccoglie a tutt’oggi oltre 450.000 opere e che possiede persino una "succursale" a Nagoya in Giappone. Questi dati ci comunicano un’idea di museo assai diversa da quelle a cui siamo abituati: i grandi maestri della pittura che vedremo a Rimini si raccordano, in un unico ordinato "palazzo delle arti", a un’immensa tessitura di testimonianze che ampliano a dismisura i confini storici e geografici a cui si è abituati, quando si visitano le cosiddette “mostre di giro”. È opportuno segnalare, innanzitutto, l’apertura viva all’arte contemporanea, con una capillare campagna di acquisizioni e la fondazione di un’Accademia di Belle Arti (la prestigiosa Scuola del Museo).

mer 23 set 2009 - Notizia di cultura - scritto da Giovanardi Alessandro

È tra i pilastri della gioia il senso commosso, ma non sentimentale, del paesaggio, la musica interna alle cose – spazi, edifici, cieli, acque – grondanti oltre il loro limite fisico e visivo il proprio suono e il proprio senso, dove l’anima e l’oggetto, l’ideale e il reale sono inevitabilmente congiunti. Ed è tra i doni della giovinezza l’entusiasmo acceso per il concreto, il gusto per la figura, il confine, il limite in cui l’occhio e il pennello inciampano e iniziano la lotta notturna, come Giacobbe con l’Angelo. Alla misura dell’astensione e dell’equilibrio classici, dimensioni della maturità, il giovane Francesco Zavatta predilige, difatti, la tensione romantica dell’agone, l’abbraccio mortale che trasgredisce il segno, la leggera violenza perpetrata appena oltre il contorno, ma sottilmente, come durante un esercizio di contemplazione del mondo. E a questi tentativi di oltrepassare la linea – proprio mentre la si guarda affascinati e sedotti e la si difende nel suo valore estetico e intellettuale – si offre l’antico, inaggirabile sacerdozio della pittura, di quel mestiere che gli stolti degli ultimi due secoli hanno detto morto, e che invece è tutto un ribollio, di respiri e fughe, di lampi e di ombre, di pensieri e di idee, di possibilità infinite. Questa è la forza ispiratrice de “L’inizio e l’attesa” la mostra preziosa che il promettente artista ha allestito all’Assenzio, il Caffè Letterario di Rimini (Borgo Sant’Andrea, Via Bilancioni 14 a/b) e che resterà visibile fino alla fine di settembre. 

mer 07 ott 2009 - Notizia di cultura - scritto da Giovanardi Alessandro

Uno degli utilizzi migliori che si può fare di una grande, spettacolare esposizione come Da Rembrandt a Gauguin a Picasso: l'incanto della pittura (Capolavori provenienti dal Museum of Fine Arts di Boston, Castel Sismondo, 10 ottobre 2009-13 marzo 2010), è trarne un viatico, un’iniziazione alla storia della pittura, un inizio d’innamoramento leggero e piacevole per chi alla materia si è sempre interessato poco (o nulla) e desidera affinare il proprio sguardo, cominciare un cammino che troverà poi altrove i mordenti storici e critici necessari a una vera crescita estetica e intellettuale. L’incanto non è mai sufficiente, occorre la lenta, lunga meditazione – lontano dal clamore dell’evento – eppure il pensiero si risveglia proprio davanti alla meraviglia, al grande brivido evocato da un rosario di capolavori o, da un solo unico, potente dipinto. Se oltre al successo di pubblico la mostra avrà suscitato una manciata di “risvegli” si sarà colto un indiretto ma più alto obiettivo. 

mer 06 ott 2010 - Notizia di cultura - scritto da Giovanardi Alessandro

Gli anni meravigliosi sono la cronaca di una contesa: Impressionismo contro Salon. La guerra per la bellezza, scandita in novanta dipinti provenienti da musei e collezioni di tutto il mondo, scoppiò un secolo e mezzo fa tra i maestri dell’accademia francese e il nascente impressionismo dei giovani ammaliati da Corot e Manet. Una nuova< /span>querelle tra gli antichi e i moderni: da una parte i figli di un magistero neoclassicista secolare che va da Poussin a David ma che trova in Reni e ancor prima in Raffaello le sue ragioni antiche, i suoi araldi di perfezione e dall’altra i pittori nuovi, gli sperimentatori della materia e della luce, i cantori di una Parigi non idealizzata ma febbricitante di vita, gioia e sofferenza. A niente di meno che a questo scontro ci si attende di assistere alla mostra principale che Linea d’Ombra allestirà a Castel Sismondo (23 ottobre 2010 – 27 marzo 2011). E forse il grande pubblico, a cui questo tipo di esposizioni si rivolge, e che venera l’impressionismo in quanto tale, avrà l’occasione di nutrirsi di visioni altre e inattese: si pensi solo ai dipinti elegantissimi di quel William Adolphe Bouguereau che, come già i preraffaelliti o Waterhouse, aveva intriso di struggente melanconia il canone classico, facendo rabbrividire i suoi corpi (persino quelli sacri) di una sensualità sottile e perturbante. Anche i non impressionisti avranno finalmente una chance de revanche. Riproponendoci nuove opere di maestri già contemplati durante la mostra scorsa (da Rembrandt a Picasso), Marco Goldin intende costruire però un progetto più ambizioso di una semplice raccolta di autori rinomati, allestendo davanti ai visitatori una piacevole, illustratissima pagina da manuale di storia dell’arte. Le tre sezioni sono dedicate, non a caso, al lessico elementare della pittura: figura umana, natura morta, paesaggio.

mer 20 ott 2010 - Notizia di cultura - scritto da Giovanardi Alessandro

Il cordone ombelicale (o il filo d'Arianna) che lega insieme le esposizioni di Rimini e San Marino e che crea un ponte immaginario tra Castel Sismondo e Palazzo Sums trova la sua cifra essenziale nella parola "impressionismo". Un termine di conio spregiativo che si è preso nel tempo la sua bella rivincita sulle proprie non nobili origini, divenendo una parola incantatoria che, al solo esporla su un cartellone o su una brochure, attira verso di sé frotte di visitatori. La pietra scartata dai critici ottocenteschi si è trasformata in un fenomeno di massa, in un oggetto del desiderio visivo popolare. Ma "impressionismo" è, in vero, un termine che s'intende in molti modi e che calza stretto ai novanta dipinti esposti al Castello Malatestiano e ai trenta che si possono contemplare in Repubblica. Non solo perché a Rimini si esibisce l'antico scontro tra gli accademici del Salon parigino e i novatori della pittura (il cui fascino si prolunga in terra sammarinese), ma anche in quanto tra questi ultimi si dovrebbero operare sottili distinzioni tra pre, post e impressionisti propriamente detti, simbolisti (Gauguin), fauves e grandi solitari (Van Gogh, Cézanne).

mer 17 nov 2010 - Notizia di cultura - scritto da Giovanardi Alessandro

Il nome di Michelangelo Merisi in questi ultimi giorni mi evoca un prezioso libretto appena edito da Medusa di Milano: Caravaggio nero fumo di Massimo Pulini. Il piccolo volume raccoglie due scritti del pittore e storico cesenate: l'invenzione letteraria di un monologo poetico di Caravaggio, dedica amorosa di un artista contemporaneo a uno antico, e il breve saggio in cui Pulini racconta l'inventio di un inedito del Merisi, riscoperto in un ritratto conservato nella Pinacoteca di Montepulciano. Le poche pagine trasudano un lavoro attributivo decennale e la passione di una vita intera: sono gli ingredienti essenziali che, fin dal titolo, mancano invece alla pur entusiasmante rassegna Caravaggio e altri pittori del Seicento ospitata a Castel Sismondo. Perché qui il nome del Caravaggio è utilizzato solo per quell'appeal commerciale e incantatorio che condivide con un'altra parola fortunata: Impressionismo. E ciò dispiace in quanto i 14 rinomati dipinti, che circondano l'unica opera del Merisi esposta, sono evidentemente superbi e meritevoli non solo di essere visti dal più alto numero di persone possibile (l'occasione è davvero felice e nessuno dovrebbe perderla), ma anche di essere disposti e narrati secondo una linea precisa e convincente. Sì perché "gli altri pittori" non sono illustri sconosciuti di contorno ma comprimari sul palco della pittura nell'età del Barocco e della Controriforma: tutti provenienti dal Wadsworth Atheneum di Hartford nel Connecticut, la più antica istituzione museale americana e una delle prime a collezionare capolavori del Seicento europeo.

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