CULTURA
Una nuova rete europea per la memoria dell'Olocausto
C'è un po' di Rimini nell'EHRI, l'European Holocaust Research Infrastructure, lanciato nel novembre 2010 a Bruxelles. Coordinatrice scientifica del progetto, che tra i partner annovera enti come Yad Vashem in Israele e il Centro Simon Wiesenthal di Vienna, è Laura Fontana, che già da anni lavora tra Rimini - dove è responsabile del benemerito Progetto Educazione alla Memoria del Comune - e Parigi, come responsabile del Mémorial de la Shoah di Parigi per le attività in lingua italiana; è questa istituzione che l'ha proposta come coordinatrice, visto che l'Italia non è presente nel panel di EHRI. Cui partecipano, per la prima volta insieme, 20 Musei e Memoriali sull'Olocausto di gran parte dell'Europa e di Israele, fra le massime istituzioni al mondo che si occupano di ricerca su questo evento che ha segnato per sempre la nostra civiltà. L'obiettivo: mettere in rete gli archivi, rilanciare la ricerca e promuovere l'alta formazione storica della Shoah, il genocidio di 6 milioni di ebrei europei perpetrato durante la Seconda guerra mondiale dalla Germania nazista e dai Paesi alleati o collaborazionisti. Laura è appena rientrata dal vertice EHRI di Amsterdam, e racconta: «Dopo oltre vent'anni di lavoro nel campo dell'insegnamento della Shoah, per la prima volta mi sono seduta a fianco del direttore del Museo dell'Olocausto di Washington e a quello di Yad Vashem e di storici che sono autorità mondiali, come Dieter Pohl.
L'architetto che ha rivoluzionato l'abitare
Arrivato a metà del suo percorso, Architetti: esperienze a confronto, il nuovo ciclo di incontri di primavera, organizzati dall'Ordine degli Architetti della provincia di Rimini, si sviluppa attorno al ruolo dell'architetto nell'attività contemporanea. Progetti, creatività e libera professione sono raccolti nelle testimonianze dei suoi illustri ospiti: gli architetti Maria Giuseppina Grasso Cannizzo e Paolo Rava hanno aperto le prime due conferenze in aprile, prossimo appuntamento il 10 maggio con Giovanna Castiglioni, figlia del celebre architetto e designer Achille e, a seguire, il 17 maggio, il pittore e regista Ugo Nespolo e l'architetto Alessandro Busci, collaboratore dell'Atelier Mendini, oggi pittore apprezzato chiuderanno la sessione.
Vi sono molti modi di celebrare un famoso architetto-designer e suoi innumerevoli progetti. Per Achille Castiglioni, il milanese dal segno aereo che, a partire dagli anni Trenta, ha rivoluzionato l'abitare, l'occasione è davvero importante: la nascita dell'omonima Fondazione, decisa dagli eredi, per garantire la sopravvivenza e l'accesso al pubblico del suo studio-museo e archivio, in piazza Castello a Milano. Ne parliamo con la figlia Giovanna Castiglioni che, assieme alla storica collaboratrice del padre Antonella Gornati, sarà la protagonista del prossimo incontro.
MOTUS/Nella tempesta
AnimalePoliticoProject 2011>2068 è il qui ed ora dei Motus, adesso in residenza all'Arboreto di Mondaino dove giovedì 9 maggio alle ore 21 ci sarà una sessione di lavoro aperta sul nuovo spettacolo "Nella tempesta". «In quanto ‘animali politici' - spiegano nella presentazione i registi/drammaturghi De Nicolò e Casagrande - creiamo dunque in scena un'esperienza di riappropriazione, sia degli spazi, sia dell'esperienza in sé, sempre immersi "nella tempesta" scespiriana dove, ricordiamolo, non si inscena un Mondo che finisce, ma un mondo che comincia».
Sembra stare tra due interrogativi, lo spazio di senso di questo nuovo, attesissimo spettacolo del gruppo riminese, che debutterà il 24 maggio al Festival TransAmériques a Montrèal. Tra il «Cosa succederà adesso?» che chiudeva "Alexis. Una tragedia greca", inseguendo le tracce di un'Antigone d'oggi e il «Where is the master?» dei versi iniziali della Tempesta di Shakespeare, dei suoi testi il più simbolico e ambiguo. La direzione, decifrare il presente interrogando il passato, per immaginare il futuro, che sia il "Brave new world" della distopia di Aldous Huxley, la tempesta perfetta che già ci investe come crisi di sistema, o la Tempesta come «l'ostile rapporto fra etnie differenti, fra i viaggiatori-migranti; l'eterno conflitto fra generazioni e last but not least, la tempesta che sconvolge e rovescia il rapporto tra margini e centro, tra rappresentante e rappresentato, tra reale e politico e... tra chi controlla e chi fugge la sorveglianza» continuando a citare la presentazione.
Gabellini, Spadoni & Nadiani a "Verso sera"
Eppur (ci) si muove....
"Della loro poesia mi colpiscono la dimensione scenica e la permeabilità tra italiano, dialetto e slang"
I Crosby, Stillls & Nash della nuova poesia in dialetto, un supergruppo: al secolo Francesco Gabellini da Riccione, mèz marchigèn, Giovanni Nadiani da Faenza e Nevio Spadoni da Ravenna, in scena alle 17.30 di giovedì 2 maggio per Verso sera - Piccola Rassegna di Poesia Romagnola, ideata da Isabella Leardini, nel salone al piano nobile di Palazzo Buonadrata, Corso d'Augusto 62: Il dialetto tra luoghi e non luoghi. Tema: riusciranno i nostri eroi a infondere vita all'impettito ‘luogo' in cui performeranno? Sì, perché hanno almeno una cosa in comune; tutti e tre scrivono - e vivono - anche per il teatro: Nadiani in proprio con i Faxtet, una blues-jazz band; Spadoni per le dialettofone Albe di Ravenna (Lùs, con la formidabile Ermanna Montanari); Gabellini prima per Banyan di Gianluca Reggiani e dell'indimenticato Marco Bianchini dell'Ultme sartòr, poi per Città Teatro di Francesca Airaudo e Checco Gabellini. Della loro poesia mi colpiscono la dimensione scenica e la permeabilità tra italiano, dialetto e slang. Oltre al supergruppo voglio citare qui l'incontenibile Roberto Mercadini da Cesenatico, inseguitelo in rete; io l'ho visto con la rock-band Formazione Minima, al Circolo dei Malfattori di Poggio Berni, uno Slego/circolo ARCI del terzo millennio. Ho annusato odori buoni come un panino di porchetta e aria fresca sulla faccia: this is the day! La Romagna come l'America, canzoni, poesia, birra, pupe e highways... Ancora una volta, se Dio vuole, torna l'americanismo dei romagnoli, sempre tra i nostri momenti migliori, come aveva ben visto Guido Piovene nel Viaggio in Italia del 1957: dalla Rimini-Miami del boom al cruising nella Riviera metropolitana dei primi anni '80... Promesse non mantenute? Certo, a pacchi! Eppure, sarà la primavera, ma mi sembra proprio che (ci) si muova...
LUOGHI E NON LUOGHI: IL CONFINE E L'AGONIA
Per caratteristiche geografiche e linguistiche - il confine linguistico tra l'Italia settentrionale e quella centro-meridionale è poco lontano - siamo percepiti dalle aree forti della Romagna come 'imbastarditi', già un po' marchigiani (marchignoli?). Eppure... Eppure, proprio da noi, specie negli ultimi anni, si riscontrano apertura e freschezza, del tutto prive di folklore e nostalgie, chiaramente a contatto con personaggi, ambienti e antropologie contemporanee. Forse è proprio la marginalità, la prossimità alla faglia, l'essere ai bordi, la nostra frastagliata ‘debolezza', rispetto alla ‘forza' di certo entroterra romagnolo, a offrire un terreno più fertile e aperto, dove si può respirare e inventare liberamente: «chi scrive oggi spesso usa un dialetto meticcio, mescolato con altri dialetti romagnoli, con l'italiano e persino con le lingue straniere», scrive Gabellini. Una lingua meticcia per la (non) identità riminese. E una lotta, un agòn: tra (ri)nascita e morte del dialetto, saper vedere in una vitale agonia «la perfetta metafora del dialetto, (...) perché il dialetto è in agonia, e come succede per una persona che sta per scomparire, o comunque per cambiare, si sente l'esigenza di dire le cose più importanti o pregnanti che la riguardano».
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