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Il miglior generale č quello che non combatte
Va bene, ammettiamo che il PD non abbia fragorosamente smentito se stesso e sia stato costretto ad allearsi con il PDL per il bene dell'Italia. Però, alcuni punti non si possono smentire.
Se Napolitano ha 'suggerito' (cioè 'ordinato') al PD di allearsi con Berlusconi per il bene dell'Italia, sicuramente non pensa che costui sia un mafioso, un fascista, o un golpista piduista. Perché, se fosse così, sarebbe alto tradimento, e questo non lo possiamo neppure pensare. Dunque Berlusconi e il suo partito possono concorrere al bene del Paese: questo è quanto sia il Presidente della Repubblica sia il PD affermano con il loro comportamento.
Berlusconi potrebbe essere colpevole di prostituzione minorile e concussione aggravata, fatti legati al caso Ruby per i quali è sotto processo. Questo evidentemente non è ritenuto un impedimento all'alleanza di governo, come non lo sono gli altri procedimenti in corso: corruzione del senatore De Gregorio, compravendita di diritti televisivi (frode fiscale, falso in bilancio, appropriazione indebita), rivelazione di segreto d'ufficio e diffamazione aggravata (vedi it.wikipedia.org/wiki/Procedimenti_giudiziari_a_carico_di_Silvio_Berlusconi).
Si può soprassedere alle leggi sul conflitto di interessi, sempre per il bene dell'Italia. Infatti, difficilmente il PDL voterebbe leggi di questo tipo che danneggiassero il suo capo.
Cittą da ricostruire, non da ingrandire
Chi mi legge sa che cerco di non avere partiti presi. E dunque, credo sia giusto evidenziare le posizioni che reputo positive. Per esempio, il tentativo del sindaco di Rimini di moderare l'espansione edilizia. Con tutti gli errori del passato, quando un'amministrazione cerca faticosamente di tirarsi fuori dalla vecchia logica del mattone, sarebbe bene aiutarla.
Ho l'impressione che diversi interessi giochino a isolare il sindaco Andrea Gnassi nelle sue scelte più coraggiose. Gnassi è portatore di idee nuove, che sembrano impossibili a chi vive chiuso nella mentalità provinciale. Una mentalità che da un po' di anni sta riprendendo piede a Rimini, città piccola che si era sempre vantata della sua visione da metropoli. Questo giornale, al quale contribuisco fin dalla fondazione, è nato per affermare che Rimini è una città, e non un paese. Il paese dal quale Fellini fuggì: pittoresco ma soffocante. Cerchiamo di non tornare indietro, comunque la pensiamo.
Oggi le nuove città europee sono qualcosa di completamente diverso da quanto l'edilizia speculativa è abituata a costruire. Qualcosa che però sappiamo costruire, basti vedere l'edificio di EcoArea a Cerasolo, costruito da progettisti locali e aziende italiane. Potete visitarlo e farvi mostrare il sistema di pannelli solari, pompe di calore, controlli digitali, pareti isolanti, termoregolazione ecc. Questa nuova edilizia, ecologica, sostenibile, sana, di lunga durata, non si applica solo a strutture nuove, bensì anche al recupero dell'esistente.
L'errore del pd
Il cuore della trattativa tra Bersani e i Grillini, o meglio della sua rappresentazione in streaming, è stato nel richiamo alla responsabilità, alla quale Crimi risponde più o meno "perché devo assumermi la responsabilità di tutti i vostri passati errori?". ("noi siamo il risultato di questi ultimi vent'anni di politica, e non siamo la causa").
Di fatto, la risposta si pone su di un altro livello: a chi propone di lavorare insieme in futuro si risponde che non c'è fiducia, sulla base del passato.
I 5 Stelle considerano Bersani uomo del vecchio regime, mentre Bersani si propone come alfiere del cambiamento. Purtroppo per lui, però, i risultati elettorali non hanno dato questo responso.
Dal punto di vista del linguaggio del corpo, Bersani beve continuamente, Letta si tiene la mano sulla bocca. Il primo è teso, consapevole di stare vivendo la propria sconfitta, il secondo non vorrebbe essere nel ruolo di chi non può parlare, o meglio prendere le decisioni.
In termini strategici, Bersani non fa che esporre il petto al fucile. Colloquio del tutto inutile. Era tutto già detto poche ore dopo i risultati elettorali.
Sono i media a fare la politica
Siamo solo all'inizio di una nuova era
La degenerazione della tv ha spostato le istanze sulla Rete
Queste elezioni hanno segnato un salto nella struttura mediatica italiana. I media determinano sempre i processi politici. La stampa su rotativa ha condizionato le elezioni nell'800. La radio ha reso possibili le dittature nazi-fasciste e comuniste. La televisione ha consentito il sistema delle democrazie occidentali e poi di tutto il mondo. Tutti questi media sono unidirezionali. Un emittente 'parla' e la massa degli utenti ascolta. I riceventi possono reagire, perché non esiste comunicazione senza reazione (feedback), ma non possono rispondere direttamente. Radio e TV hanno costruito un sistema di tipo 'megafono' in cui il potere consiste nel poter inviare lo stesso messaggio a milioni di persone. Chi controlla il megafono controlla le masse. In Italia, per una serie di vicissitudini che non posso qui riassumere, si è prodotto un duopolio collusivo tra la TV di Stato e un privato.
Internet è un sistema diverso perché 1) è bidirezionale: i segnali viaggiano sempre in tutte e due le direzioni; 2) non è un megafono ma una rete nella quale ogni punto può comunicare con qualsiasi altro; 3) le dimensioni del web sono superiori ad ogni altro sistema mai esistito nella storia: parliamo di miliardi di potenziali partecipanti.
Internet rende più visibile un dato fondamentale della comunicazione: comunicare significa far capire all'altro i nostri pensieri. Per farlo devo capire come l'altro pensa. Dunque per comunicare è più importante ascoltare che parlare. La teoria del megafono è dunque parziale: il potere nella comunicazione non è nel megafono, ma nella conoscenza del pubblico. Soprattutto nel marketing e in politica: se so che cosa le persone vogliono, è facile ottenere la loro approvazione.
In internet è possibile (con diversi sistemi statistici, analitici ecc) monitorare costantemente le opinioni di un enorme numero di persone. Google, Facebook, YouTube sono in possesso di immense quantità di dati sui gusti, le scelte, i valori di centinaia di milioni di utenti.
In una campagna elettorale vince chi prende più voti. Per prendere voti bisogna avere l'approvazione degli elettori. E' più facile averla cercando di convincerli delle PROPRIE idee o facendosi promotori delle LORO idee? Per questo ascoltare è più importante che parlare. Per questo l'era della TV è finita e siamo entrati in quella della rete, dove il potere consiste nel mediare le comunicazioni delle persone, non nello spedire segni nella loro testa. Il fenomeno Grillo è esploso in Italia perché la degenerazione del duopolio della TV ha spostato sulla rete molte istanze di innovazione.
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