ATTUALITÀOpinioni
La neve ci aiuta a vedere il nuovo
In mezzo a questa neve, il vero inizio dell'anno del drago, si mescolano auspici positivi e negativi. Si tratta di indici, cioè fatti che sono causati da altri fatti e che 'puntano' alle proprie cause da una parte e ai propri effetti dall'altra.
Mi pare di vedere che il nuovo sta timidamente spuntando come un bucaneve, ma con la forza di ciò che cresce, mentre il vecchio appare ancora minaccioso e forte, ma ha la debolezza di ciò che tramonta.
Le cause di questo cambiamento sono fuori dall'Occidente, anche se la crisi è esplosa nel suo cuore: USA, Europa e Giappone. Di fatto, si tratta di uno spostamento di equilibri di dimensioni epocali: enormi aree del mondo, come la Cina, l'India e l'America Latina, stanno accorciando la distanza di reddito, di benessere e di istruzione che le separava dai paesi sviluppati. Questo coincide con una loro crescita economica maggiore della nostra, che si è trasformata in recessione in quei paesi, come l'Italia, che non hanno saputo restare competitivi.
Da tempo scrivo che questa non è una crisi dopo la quale torneremo come prima. Non torneremo mai più come prima. E' bene mettercelo in testa. Fino a qualche mese fa si sentiva dire sui media "Quando la crisi finirà"... ma questo modo di dire se ne è andato con il governo Berlusconi. L'arrivo di Monti ha fatto capire che non era il caso di starsene ad aspettare che passasse la nottata.
Le liberalizzazioni nel Paese del melodramma
Uno dei peggiori difetti della nostra cultura nazionale è l'oscillazione drammatica tra disperazione ed euforia. Anche se andiamo poco a teatro, siamo il paese della tragedia (in particolare lirica) e della commedia (in particolare dell'arte). Anzi, forse non andiamo a teatro perché lo facciamo quotidianamente.
Questo carattere italico dovrebbe farci preoccupare per la tanto conclamata 'seconda fase' dell'esecutivo 'd'emergenza'.
Prendiamo i tassisti. Certamente, i prezzi dovrebbero essere ritoccati verso il basso, e i margini di guadagno sono ancora troppo alti (quelli veri). Un taxi non può essere una rendita. Il taxi deve essere accessibile anche in provincia e agli anziani, non solo a chi si fa rimborsare dall'azienda. Il taxi deve essere un mezzo di trasporto come gli altri. Bisogna sfruttare il vantaggio che, mentre il biglietto del bus si moltiplica per i viaggiatori, il taxi si divide. Ci sono molte soluzioni. Per esempio abbonamenti su tratte fisse fatti a gruppi di 3-4 persone che ogni giorno alla stessa ora vanno e tornano dal lavoro. Internet può servire a trovare persone dello stesso quartiere o strada che fanno quotidianamente lo stesso percorso.
Perché la democrazia non sia solo formale
Gli eventi legati al governo nella Repubblica italiana hanno da sempre lo stesso andamento. Per tempi lunghissimi Parlamento ed Esecutivo si gingillano in discussioni interminabili e producono leggi per lo più inutili o semplicemente dovute. Poi, di colpo, ci si accorge che c'è un'emergenza e allora le leggi fioccano come frustate sulla schiena dei sudditi, senza quasi il tempo di fiatare.
Il continuo ripetere che la democrazia non è sospesa da parte di chi ha architettato e sostiene questo governo è il tentativo di convincerci che è così. Ma non è vero.
La democrazia non sta nel rispetto formale della Costituzione.
La Costituzione è uno strumento della democrazia, ma non la edifica da sola. La Costituzione dice che il popolo elegge il Parlamento, e il Parlamento vota un governo. Con questi strumenti si ottengono i veri obiettivi: l'alternanza dei governi contro la dittatura e il potere dei programmi e non degli uomini. La Costituzione non può obbligare all'alternanza. Questo significa che un Parlamento può avere sempre la stessa maggioranza e lo stesso governo? In teoria sì. In pratica no.
La Costituzione può dire che una maggioranza deve proporsi con un programma e che i governi si valutano in base al rispetto di esso? No, non può farlo perché è impossibile definire in termini di legge un programma e come si debba rispettare.
Ma una Costituzione democratica serve proprio a consentire il cambio di governo senza morte né violenza. In Corea del Nord e nell'URSS di Stalin solo la morte poteva cambiare il dittatore. Eppure si votava. In Cile e nella Spagna di Franco idem. In Egitto e in Libia solo la violenza ha potuto portare al cambiamento. Eppure si votava.
Perché la democrazia non sia solo formale
Il governo dei professori fra dubbi e aspettative
Speriamo che almeno arrivi lo sviluppo
Gli eventi legati al governo nella Repubblica italiana hanno da sempre lo stesso andamento. Per tempi lunghissimi Parlamento ed Esecutivo si gingillano in discussioni interminabili e producono leggi per lo più inutili o semplicemente dovute. Poi, di colpo, ci si accorge che c'è un'emergenza e allora le leggi fioccano come frustate sulla schiena dei sudditi, senza quasi il tempo di fiatare.
Il continuo ripetere che la democrazia non è sospesa da parte di chi ha architettato e sostiene questo governo è il tentativo di convincerci che è così. Ma non è vero.
La democrazia non sta nel rispetto formale della Costituzione.
La Costituzione è uno strumento della democrazia, ma non la edifica da sola. La Costituzione dice che il popolo elegge il Parlamento, e il Parlamento vota un governo. Con questi strumenti si ottengono i veri obiettivi: l'alternanza dei governi contro la dittatura e il potere dei programmi e non degli uomini. La Costituzione non può obbligare all'alternanza. Questo significa che un Parlamento può avere sempre la stessa maggioranza e lo stesso governo? In teoria sì. In pratica no.
La Costituzione può dire che una maggioranza deve proporsi con un programma e che i governi si valutano in base al rispetto di esso? No, non può farlo perché è impossibile definire in termini di legge un programma e come si debba rispettare.
Ma una Costituzione democratica serve proprio a consentire il cambio di governo senza morte né violenza. In Corea del Nord e nell'URSS di Stalin solo la morte poteva cambiare il dittatore. Eppure si votava. In Cile e nella Spagna di Franco idem. In Egitto e in Libia solo la violenza ha potuto portare al cambiamento. Eppure si votava.
Le maggioranze non si propongono, in democrazia, perché sono migliori o più brave o più giuste, ma sulla base di un programma di governo. Perché la democrazia non è una lotta per il potere o un concorso di bellezza, ma un confronto di idee e di progetti.
In Italia continuano a darci da bere che la democrazia consiste nel rispetto delle leggi.
Questa è una colossale idiozia, o peggio, è cattiva coscienza.
Le leggi sono condizioni e strumenti per la democrazia, ma non sono la democrazia. La democrazia è legittimazione da parte del popolo di idee e programmi scelti dalla comunità, e partecipazione del popolo alla loro realizzazione. In Università l'opposizione alla riforma Gelmini è stata vigorosa, ma ora tutti (volenti o nolenti) applicano la riforma, che è legge dello Stato.
La prevalenza dei programmi sugli uomini si basa sul fatto che una comunità che condivide ideali e idee sarà sempre più forte e più prospera di una che obbedisce ai comandi del capo per non essere punita. Fin dalla scuola elementare ci insegnavano che la Grecia disunita poté fermare il potente impero persiano perché la sua libertà fu la sua forza.
Non credo che i principi di alternanza e programma siano discutibili.
Se è così, però, l'attuale governo è legittimo solo formalmente. Anche se costituito dalle persone più oneste e brave del paese, non ha mai presentato un programma agli elettori e non è stato scelto da loro. E comunque, i tanto osannati professori sono furbi quanto quelli di prima, e fanno errori come loro.
L'obbligo di domiciliare in banca le pensioni sotto i 1000 euro è lotta contro l'evasione? Ma stiamo scherzando? Le pensioni sono già tassate. E' un regalo alle banche che hanno le casse vuote.
La tassazione retroattiva dei capitali scudati? E' incostituzionale, mi diceva un'amica avvocato. E priva di sanzione se non la pubblicazione del nome. E questa è una sanzione? Ed è un errore politico che pone la parola fine al futuro rientro di qualsiasi capitale. I soldi stanno già uscendo di nuovo dal paese e solo un folle ce li riporterà. E' stato uno contentino a Bersani, a fronte di aumenti del costo della vita tutti a carico della classe media.
Le imposte sulla casa deprimeranno ulteriormente il mercato immobiliare. C'è da sperare che in Italia non si apra una crisi immobiliare perché il mattone costituisce il pilastro sul quale sta in piedi l'intero paese. L'aumento della benzina è ugualmente un provvedimento a rischio: la crisi iraniana potrebbe generare tensioni o addirittura un conflitto nello stretto di Ormuz portando il petrolio alle stelle. L'inflazione, che ha subito rialzato la testa oltre il 3%, spinta da benzina e autostrade, andrà a rincarare tutte le merci, prevalentemente viaggianti su gomma; gas e luce peseranno sui costi delle imprese e sui bilanci famigliari. Avremo così altra inflazione.
Speriamo che i tanto attesi provvedimento per lo sviluppo siano efficaci.
Codice Fiscale-P.IVA 02 410 730 408 - Reg. Imprese Rimini n° 02 410 730 408 Capitale Sociale euro 35.000,00 i.v.




