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In Italia dalla Columbia con una laurea in tasca

Rimini - Notizie - mer 13 giu 2012
di Fatima Berrima

In attesa di un lavoro qualificato
La famiglia dove ho lavorato mi ha accolto con gentilezza

Abbiamo incontrato Marina, colombiana d'origine e da alcuni anni in Italia.
Da quanti anni sei In Italia?
Sono arrivata tre anni fa. Da allora non sono più tornata nel mio paese, mentre sono stata in Spagna insieme a mio marito, a trovare una sorella che vive lì. Abbiamo pensato di andarci anche perché in Spagna la mia Laurea sarebbe riconosciuta.
Ci puoi dire qualcosa della tua vita in Colombia?
Sono laureata in Farmacia e ho lavorato per 11 anni, in questo ambito. Negli ultimi anni lavoravo come Diregente tecnico in un grande laboratorio.
Perché hai deciso di lasciare il tuo paese e il tuo lavoro?
Perché mi sono sposata con un italiano e ho deciso di seguirlo. La scelta è dovuta al fatto che professionalmente avevo raggiunto livelli elevati ma non ero riuscita a costruirmi una famiglia perché non avevo tempo da dedicargli.
Come immaginavi l'Italia prima di trasferirti?
Ho conosciuto l'Italia da turista e ho visto i luoghi più belli del paese, però la realta è diversa. Quando sono venuta qui pensavo di poter lavorare in una parafarmacia però con il passare del tempo ho capito che non sarebbe stato semplice perché qua ci sono tanti laureati in farmacia e purtroppo il mio titolo di studio non veniva riconsciuto. Ad aprile, dopo 3 anni di attesa, mi hanno comunicato che dovrei sostenere altri 3 esami per dare valore alla mia Laurea.
Questi 3 anni sono stati utili per impararare la lingua italiana?
Sì e anche per capire come funzionano le cose, dato che è molto diverso rispetto al mio paese di origine. Comunque sono stata fortunata perché la famiglia presso cui ho trovato lavoro mi ha accolta con grande rispetto. Sono stata bene con loro e pensavo che tutti fossero così. Spesso le persone che incontri fuori, anche alla fermata del bus, anche se non parlano, sembrano giudicarti con il loro sguardo.
Come ti sei sentita nel fare un lavoro non qualificato?
All'inizio era difficile. Io in Colombia avevo una segretaria. La mia fortuna è stata di lavorare presso questa famiglia che mi ha accolto. Essere chiamata "la Marina" non mi piaceva, perché da noi l'articolo "la" è un modo dispregiativo per rivolgersi ad una persona. Poi ho capito che si trattava solo di un'abitudine diversa e non offensiva.
Cosa ne pensano i tuoi familiari?
Mio padre è molto orgolioso delle sue figlie perché ho una sorella che fa la pediatra, un'altra l'ingegnere, un'altra la professoressa e una la biologa. A lui ho raccontato tutto e con il tempo ha cominciato a chiedermi della salute del signore che assistivo.
Pensi di vivere in Italia per sempre?
Ho parlato con mio marito e siamo d'accordo che se il mio titolo di studio non verrà riconosciuto, presto torneremo in Colombia, dove potrò lavorare come farmacista. Penso che finchè non avremo figli sarà più facile fare questa scelta perché per loro potrebbe essere un trauma cambiare gli amici e la scuola. Solo che questa volta toccherà a mio marito vivere la condizione di "straniero".

 

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