L'abbraccio di Coriano a Marco Simoncelli
Un paese ancora in lutto per il campione scomparso
Intervista a Roberto Righini, Fondazione CORTE Coriano Teatro
Il 24 ottobre Marco Simoncelli «è entrato per sempre nel cuore di tutti». Dopo il crudele incidente di Sepang su questo campione dal sorriso di ragazzo è stato versato il pianto del mondo. E nella sua Coriano si è creata una comunità straordinaria, per accogliere le migliaia di persone che hanno partecipato al lutto collettivo. Racconta Roberto Righini, presidente della Fondazione CORTE Coriano Teatro: «Non ancora assorbito lo choc della notizia, Sky dice che la gente qui si sta radunando: ci siamo consultati, abbiamo aperto il Teatro e messo su un filmato con le immagini di Marco, per piangerlo insieme. E poi un ragazzo mi dice "Rigo, ci potrebbe essere la possibilità di tenere la salma in teatro..." Ci penso un attimo, ma era già sì. Qui dentro tutte le persone che vengono le accogliamo, penso. Ho messo a disposizione il mio know how organizzativo da ingegnere, si è creata una squadra di volontari con uno "zoccolo duro" di 25 persone che sono arrivate fino a 80. Ragazzi, persone anziane, amici di Marco e gente che appena lo conosceva. Ma c'era posto e da fare per tutti. Io l'ho chiamato Gruppo 58, tutti con la maglietta col 58 e su scritto Ciao Marco, abbiamo ragionato col cuore, prima che con la testa... Così il Teatro, intorno alla camera ardente, è diventato un centro operativo. Io non lo conoscevo, Marco, ma per dieci giorni non sono nemmeno mai andato in ufficio, era giusto così. Per capirlo, basta leggere le dediche, migliaia... un bambino di dieci anni, venuto da Modena con i genitori, ha lasciato scritto "ti sei spento ma la tua moto rimarrà sempre accesa". Toccante. Abbiamo accolto 40.000 persone, una cosa inimmaginabile. Non un'emergenza, perché non c'era la sensazione di un pericolo ma quella di una solidarietà pazzesca nella tragedia. Certo, la fatica è stata tantissima: da mercoledì a giovedì sono passate nella camera ardente circa 22.000 persone. Tutti hanno fatto la fila, fino a un'ora e mezza sotto la pioggia, e nessuno si è lamentato, persone comuni e personaggi importanti, in silenzio, composti: penso che abbiamo dato una bella immagine dell'Italia.» Lei come se la spiega, una partecipazione così? «Ma continuano ad arrivare... anche stamattina un anziano ha donato cento euro, è voluto restare anonimo... c'è chi ha lasciato il casco, chi ha portato una torta con sopra il numero 58. Tutta Coriano è ancora piena di fiori. Non so perché c'è stata questa risposta corale, un lutto condiviso così profondamente e da così tante persone diverse, certamente ha inciso anche la drammaticità dell'evento, c'è chi ha parlato di un fenomeno legato a tempi di crisi, della necessità per le persone di avere degli eroi, Marco era il ragazzo acqua e sapone in cui identificarsi, dalla popolarità in ascesa: lui era il futuro, nel mondo delle corse. Che gli si siano spezzate le ali è stato terribile, è morto cercando di vincere, facendo di tutto per restare in sella alla sua moto. Ma forse bisogna chiedere ai poeti. Il nostro monumento ai caduti è diventato un memoriale per Marco. Sopra, ci sono scritti i versi di Quasimodo "ed è morte uno spazio nel cuore"...» E adesso? «Il dopo è legato alla volontà della famiglia, ma bisogna lasciargli il tempo di far decantare quello che è successo, prima di decidere da dove riprendere il lavoro. Senza far pressione sui suoi genitori, che hanno accolto e ancora accolgono tutte le visite che arrivano, e non hanno smesso di ringraziare tutti. Per onorare la memoria di Marco bisogna costruire qualcosa che rimanga, degno di lui.»
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