Siamo entrati nel "palazzo della cultura"
Ancora nessuna data per l'inaugurazione
Ecco la nuova biblioteca nell'ex-ospedale di Santarcangelo
Ancora non se ne conosce il nome, al momento viene chiamato Palazzo della Cultura. Inaugurazione? E' un obiettivo di mandato, ma tutto dipende dai fondi Fas, sbloccati ma solo virtualmente. "Vorrei che fosse un importante luogo d'incontro, mi piacerebbe che diventasse un prolungamento della piazza, in linea con le teorie sulle Piazze del Sapere, di Antonella Agnoli, dove le Biblioteche sono viste come luogo di libertà e di creatività per ogni cittadino". E' la nuova biblioteca secondo il desiderio del direttore, Pierangelo Fontana. Che ripone grandi aspettative nel caffé letterario, una formula molto "cittadina" ma che tuttavia a Santarcangelo potrebbe funzionare. Uno spazio con ingresso separato dal resto della struttura, che possa avere orari e fruizioni differenti: prendere da bere, sfogliare riviste, magari comprare un libro appena presentato dal suo autore. Lo spazio c'è già, così come ci sarà il giardino attiguo, per ospitare una ricca programmazione culturale estiva.
Del resto l'ex-ospedale possedeva già elementi che si prestavano ad altri usi. Si legge infatti nella relazione storica dello studio Agates: "Si tratta di una struttura in muratura portante, dalle caratteristiche atipiche per essere stato un ospedale, quasi privo di eccessi decorativi, ma con chiari interventi dal valore simbolico; l'ingegnere comunale Nazzareno Zavagli fu costretto a recuperare nel prospetto principale il ritmo fra vuoti e pieni, dovuto all'avvenuta costruzione di una porzione di facciata di un edificio commerciale, disegnato da Benedetto Sancisi; ciò impose un aspetto tutt'altro che tipico per un edificio ospedaliero, in quanto si seguirono regole compositive che più si addicono ad architetture civili". Infatti lo stabile doveva contenere quelli che oggi sono chiamati negozi, allora detti fabbriche per la compravendita di merci, nello specifico di canape. Ricordiamo che si affacciava sulla piazza delle Canape. Esterno di grande fascino, interni che non ricordano affatto una struttura ospedaliera, pur avendone mantenuti rigorosamente gli spazi.
Il cantiere è ancora aperto, malgrado i lavori di carattere strutturale siano terminati. La Soprintendenza vigila e l'architetto Bruno Agates, così come la ditta Pipponzi, devono attenersi scrupolosamente alle indicazioni. Al momento gli occhi sono puntati sulla ringhiera della maestosa scalinata che porta ai piani, troppo bella per toccarla secondo le Belle Arti, troppo bassa per le nuove normative; probabilmente, ci confida l'assessore Roberto Moretti, si procederà ad un affiancamento, il meno invasivo possibile, dell'altezza consentita. Il problema non si è curiosamente posto sul parapetto delle lunette del secondo piano, anch'esse molto basse. L'ingresso si apre su un lungo corridoio, ingentilito da volte a crociera. Questo spazio, detto La Galleria, sarà occupato da esposizioni e happening di vario genere. La galleria dà sul futuro giardino, sul caffé letterario e sulla scalinata. Il primo piano sarà quello di maggior fruizione, composto da svariate sale per la consultazione, in cui prenderanno posto la sala multimediale e la sala conferenze. Grandi finestroni dai suggestivi infissi di legno rendono gli spazi molto luminosi e adatti alla lettura. L'ultimo livello mostra una luce appena più soffusa, dovuta alle suggestive lunette di coronamento superiore delle finestre del piano sottostante. A coronare l'effetto di grande pregio, il soffitto con travi a vista. Le sale che lo compongono sono destinate ad avventori interessati ad approfondire temi specifici. Infatti lì prenderanno posto i fondi speciali, ad eccezione del fondo Baldini che sarà al primo piano. Ci sarebbe un altro piano, con uno stanzino molto intimo adatto a studiosi accaniti, ma purtroppo per via della scala di accesso, in metallo e molto ripida, le normative sono risultate ineludibili.
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