AUTORE Rossini Stefano

mer 04 mag 2011 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Rossini Stefano

L'enogastronomia è un fenomeno incline alle mode. Tra le ultime tendenze c'è quella di mettersi in una posa da intellettuali e dire che non si va al ristorante per mangiare ma per provare esperienze sensoriali. In parte può anche essere vero, e ci sono chef - i primi a cui penso sono Raffaele Liuzzi dell'omonima locanda e Pier Giorgio Parini del Povero Diavolo - per cui questa affermazione è una grande verità. Ma il panorama è vasto e c'è posto anche per ristoranti con meno pretese. Sì, insomma, quei luoghi di aggregazione in cui si va per gustare qualcosa di tradizionale, di semplice e per il piacere di stare in compagnia.
Il problema è che spesso ci si alza da tavola insoddisfatti. La qualità dei prodotti serviti nei locali non sempre è all'altezza delle aspettative. Ed è un vero peccato, perché il territorio di Rimini ne offre di interessanti.
A questo punto rimane una sola alternativa: mangiare bene a casa. Non è difficile. Si tratta solo di fare quello che molti ristoratori non fanno. Spostarsi tra le colline dell'entroterra per trovare i produttori più meritevoli e riportare il bottino a casa. Niente panico. Non è necessario essere cuochi provetti. Se il prodotto buono, se è fatto bene, si gode al naturale. Meno lo si pasticcia, meglio è.

mer 01 giu 2011 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Rossini Stefano

Qualità e chilometro zero. Tutti ne parlano, per alcuni sono sinonimi. In effetti è facile riempirsi la bocca di qualità. Più difficile riscontrarla e conoscerla. Ci si prova in molti modi: rintracciando i prodotti, costringendo i produttori a seguire precisi disciplinari per ottenere marchi Dop e Igp, ma spesso non è sufficiente.

Partiamo da zero. Cos'è la qualità? Secondo la definizione canonica, la qualità è la misura delle caratteristiche di un prodotto in confronto a quanto ci si attende da tale prodotto. In pratica quello che ci aspettiamo perché sia buono.
Questo rapporto di attesa è fondamentale. Perché nella qualità c'è un confronto. Come facciamo a sapere che l'olio extravergine di oliva che sto assaggiando è di qualità? Perché risponde a certe aspettative di gusto, olfatto, colore, sapidità che conosciamo perché abbiamo provato altri oli di maggiore o peggiore qualità.

Un esempio estremo! Se il primo hamburger della nostra vita è uno di McDonald's, è probabile che lo mangiamo e non ci dispiaccia. E' pieno di esaltatori di sapidità, di mayonese, di salse colorate e saporite (chi lavora al marketing sa fare il proprio lavoro). Poi, però, se siamo fortunati, un giorno ci facciamo fare un hamburger con carne fresca, magari di un bovino di razza autoctona allevato nella Valmarecchia, condito con scalogno fresco, con del pane preparato come si deve, e scopriamo, d'improvviso, che questo è di qualità e l'altro invece no.

mer 27 lug 2011 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Rossini Stefano

C'è un po' di snobismo di fondo a considerare il vino una bevanda nobile e la birra poco più di una bibita dissetante. In questo siamo corroborati dalla cultura classica a cui apparteniamo, che ha dedicato pagine e pagine al nettare d'uva e pochi passaggi, non sempre lusinghieri, alla bevanda di malto e luppolo. Eppure, per quanto il vino sia sotto certi aspetti un prodotto più complesso e che ben si associa a occasioni prestigiose, anche la birra sta scoprendo una sua nobiltà e importanza.

Il mondo delle birre, sotto l'aspetto della varietà e delle sfumature di gusto, non ha nulla da invidiare al vino. Esistono più di 20 varietà di base di birra, tra cui la Lager, la Pilsner, le Ale, le Stout, le Weizen. solo per citare le più famose, che nascono dalle diverse proporzioni con cui si mescolano il malto e il luppolo, dai tempi di fermentazione, dalla tostatura e da molti altri fattori. Ci sono birre chiare e leggere e fruttate, ideali per l'estate, e quelle scure e corpose, amare che ben si accostano anche a piatti di carne. I sentori vanno dagli agrumi, i lieviti, sino al caffé, cioccolata, liquirizia.

C'è infine da combattere una mentalità che per anni ha identificato il nostro paese e i cugini d'Oltralpe come patria solo del vino e gli altri paesi europei come luoghi della birra. I numeri però indicano un andamento diverso. Non si discute sul fatto che l'Italia sia terra di vino, ma esistono altre realtà che meritano di essere trovate e assaggiate. Negli ultimi anni i microbirrifici artigianali sono aumentati in modo esponenziale. Poche decine nella prima metà del duemila, oggi superano i 300 sparsi per tutta Italia (soprattutto nord e centro) e sono in continua crescita. A favore di questa esplosione c'è sicuramente un investimento meno ingente rispetto alla produzione vinicola, e un mercato sempre più attento e interessato. Ma si stanno riscoprendo tradizioni e voglia di sperimentare.

mer 10 ago 2011 - Notizia di il taccuino della tavola - scritto da Rossini Stefano

Non c'è bisogno di seguire il servizio dell'esperto dell'alimentazione del TG2 per scoprire che in estate, col caldo, fa bene mangiare frutta e verdura. E anche mettendo da parte il lato salutistico, consumare qualcosa di fresco, zuccherino e leggero nelle serate torride è un vero piacere. 
A Rimini sono tre i luoghi storici in cui dedicarsi, con tutta calma, a questa usanza estiva. Il primo si trova nella piazzola sul lato nord del ponte dei Mille. E' un piccolo chiosco con tavolini e sedie in cui consumare una bella fetta di cocomero fresco. Suggestivo il panorama del canale, un po' meno il traffico. Il secondo è il furgoncino che vende cocomero che per anni ha stazionato davanti allo stadio di calcio e oggi si trova nel piazzale del liceo scientifico Einstein.
Il terzo, sicuramente il più conosciuto e famoso, è l'Assassino, a Covignano. Se negli altri la frescura la si cerca soprattutto nel piatto, qui, con un po' di fortuna col meteo, la si trova anche nell'aria. Non siamo a centinaia di metri di altezza rispetto alla città, ma la collina e la vegetazione rendono il caldo più sostenibile. Anche l'offerta aumenta. Oltre al cocomero il chiosco propone altra frutta, bibite e tutto quello che può servire per rendere l'estate più sopportabile.
Ma ogni tanto, in barba a tutte le indicazioni sulle sane abitudini di vita e alimentari, c'è la voglia di dare voce alla propria anima più romagnola. E allora sì ai chioschi estivi, ma per mangiare piada con salsiccia e cipolla cotta, col prosciutto crudo, e bevendo birra o sangiovese. Anche in questo caso i locali non mancano. Uno dei più conosciuti e frequentati è Le Fontanelle, sempre a Covignano, zona Grotta Rossa, la strada che da via della fiera, dopo l'incrocio con la statale, porta verso la Consolare di San Marino. Spartano come ci si aspetta: una terrazza col belvedere sulla città, aria fresca e tavoli con tovaglie di plastica a scacchi bianchi e rossi, ma soprattutto cassoni rossi e verdi tra i più buoni della città, da alternare alla piada farcita come si preferisce. Altrimenti resta La Ilde di piazzale Ruffi: un classico.

mer 23 nov 2011 - Notizia di - scritto da Rossini Stefano

Guardare e raccontare storie di persone. Questa la lezione di Raffaele Masto, giornalista di Radio Popolare - storica emittente libera di Milano - e Simone Amendola, filmaker e documentarista romano. Questo è quello che i due autori cercano di fare e che hanno raccontato a Rimini ai giornalisti di World Communication, con mezzi e tecniche diverse, ma con un'idea chiara: si parla di persone singole. "Storie - come racconta Amendola che nel 2010 ha vinto il premio IADoc Ilaria Alpi col documentario Alysia nel Paese delle Meraviglie, che racconta la vita di una comunità straniera a Roma - che sono belle quando raccontano la normalità e le difficoltà della vita di un ragazzo non considerato come immigrato, ma come una persona con i suoi problemi. Ricordo ancora quando un mio amico, curdo, una sera a casa mia, tra una bevuta e l'altra, mi ha raccontato dei suoi problemi amorosi. E solo di quelli, nonostante le incredibili vicissitudini passate per arrivare in Italia". Eccolo il bandolo della matassa. L'idea che la persona arrivata in Italia abbia come unico problema il fatto di essere un immigrato prima ancora di essere un curdo, un marocchino, un ragazzo impelagato in una storia d'amore o in cerca di lavoro. continua Amendola - perché il racconto secondo me colpisce di più, gioca sulle emozioni e si concentra non sulla notizia, ma sulla storia". Ovvio che le storie bisogna averle, conoscerle e cercarle. Ed è proprio sulla base di questo assunto che Raffaele Masto ha deciso di tenere un contratto di lavoro part time, con Radio Popolare e dedicare il resto del tempo a girare il mondo alla ricerca di storie. "La società sta fuori dalle redazioni. Se si rimane seduti davanti al proprio computer in attesa di un comunicato stampa non si racconterà mai nulla". Anche il mezzo è importante. E la radio, per Masto, è più efficace della tv.

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