AUTORE Schiavoncini Ariodante

mer 22 apr 2009 - Notizia di cultura - scritto da Schiavoncini Ariodante

 

Per commemorare il 25 aprile 1945, giornata della pace e fine della spaventosa guerra in Europa, vorrei ricordare le tante coraggiose donne che in Italia, e in altri paesi, sono state al fianco dei partigiani.

Donne di ogni età, di ogni ceto sociale, nelle città, nei paesi, sulle colline e montagne, sono state la spina dorsale della resistenza. Senza l’aiuto delle donne i partigiani non avrebbero potuto resistere e svilupparsi.

Donne che sapevano di rischiare la loro vita e quella dei famigliari ma non hanno esitato a portare aiuti di ogni genere, oltre a nascondere e curare i partigiani in difficoltà. Poco si è scritto sulle donne, poco spazio hanno loro riservato gli organi d’informazione, gli scrittori, le televisioni, i registi.

Nella zona dove ho vissuto il periodo partigiano, quando ci fermavamo in qualche stalla, in un fienile, oppure nei capanni in mezzo ai campi le donne non ci hanno mai negato una fetta di polenta e di formaggio. Nelle stalle trovavamo sempre delle coperte sopra i mucchi di paglia e fieno, nelle gelide notti friulane erano un aiuto molto gradito.

 

mer 20 mag 2009 - Notizia di attualità - scritto da Schiavoncini Ariodante

 

Sessantatre anni fa sì e votato per il referendum, Repubblica o Monarchia.

Il primo voto libero dopo la fine della guerra e l’infausto ventennio fascista. Una data storica che ha segnato la fine di una Monarchia guerrafondaia, colpevole di avere mandato a morire centinaia di migliaia di giovani soldati italiani, dalla desolata e fredda steppa russa, ai cocenti deserti africani.

Dall’unità al 1945, se si escludono pochi e brevi intervalli, l’Italia è sempre stata in guerra. Guerre sempre iniziate da noi.

Per il referendum del due giugno 1946, ho votato in uno dei seggi, allestito nelle aule delle scuole Ferrari, nel palazzo dove oggi si trova la sede centrale della cassa di risparmio riminese.

Dopo la guerra, le scuole Ferrari sono state costruite in via Gambalunga 106, al posto del Politeama Riminese, distrutto dai bombardamenti aerei.

 

mer 29 lug 2009 - Notizia di attualità - scritto da Schiavoncini Ariodante

Il venticinque luglio del 1943, giorno della caduta del fascismo, è una data che ogni democratico Italiano dovrebbe sempre ricordare.

In verità, non è stata valutata e valorizzata abbastanza. Dagli storici, il merito di quell’evento, non è stato attribuito alle lotte degli Antifascisti italiani, imprigionati perseguitati, e molti uccisi ma, al tradimento della casa Reale, preoccupata della situazione fallimentare della guerra e quindi, decisi a salvare dalla tragedia, la dinastia dei Savoia.

Alle ore 22.40 di domenica venticinque luglio 1943, il giornale radio, trasmetteva agli Italiani increduli, la seguente notizia: “Attenzione, attenzione, Sua Maestà il Re e Imperatore ha accettato le dimissioni dalla carica di Capo del Governo, primo ministro segretario di Stato, presentate da S.E. il cavaliere Benito Mussolini ed ha nominato Capo del Governo, primo ministro segretario di stato, S.E. il cavaliere Maresciallo d’Italia Pietro Badoglio”.

mer 26 ago 2009 - Notizia di attualità - scritto da Schiavoncini Ariodante

Una data storica di grandi speranze deluse, e inizio per gli Italiani di massacri, lutti, e spaventose distruzioni.

Mi trovavo a Cancello ed Arnone di Caserta, a svolgere il servizio militare quando, verso sera il Capitano, comunicava ai soldati in adunata, che l’Italia e il comando militare Angloamericano avevano firmato la pace. Di conseguenza, il mattino dopo, dovevamo essere pronti per rientrare al comando di Mantova per essere congedati. Eravamo tutti talmente felici ed euforici che la notte nessuno ha dormito. La notizia che si tornava a casa per sempre, sembrava irreale.

Il mattino dopo, eravamo con gli zaini affardellati, nel piccolo spazio davanti alla tenda comando, pronti per partire. La tenda era vuota e nessuno degli ufficiali era nei dintorni. Il vecchio sergente comunicava sconsolato che gli ufficiali ci avevano abbandonati.

mer 21 ott 2009 - Notizia di attualità - scritto da Schiavoncini Ariodante

Il primo novembre del 1943, alle ore undici e cinquanta circa, la città di Rimini ha subito il primo bombardamento. La città non aveva rifugi adeguati, esistevano solamente degli scavi simili a trincee, effettuati in diversi luoghi della città. Travi di legno, sopra gli scavi, sostenevano una copertura di terriccio, che dovevano servire come paraschegge. In uno di questi inadeguati rifugi, colpito dalle bombe del primo novembre, ci sono stati una ventina di morti.
Oggi quella via si chiama Vittime civili di guerra. Da quel primo novembre è iniziato il calvario dei Riminesi, la popolazione ha cercato sistemazioni di fortuna nei paesi, nei casolari del circondario e nelle gallerie del trenino per San Marino.
L'ospedale civile, l'ospedalino dei bambini, sono stati evacuati e trasferiti in una villa vicina alla chiesa di San Fortunato. Rimini, da quel primo novembre, è stata sottoposta a bombardamenti sempre più frequenti e distruttivi, alla liberazione, oltre l'ottanta per cento della città risultava distrutta.
I peggiori e più prolungati bombardamenti che ricordo, prima di trasferirmi nella regione Friuli, sono stati il 26 novembre e il 28- 29- 30- dicembre. 

mer 21 apr 2010 - Notizia di attualità - scritto da Schiavoncini Ariodante

Il venticinque aprile 1945 è la festa di tutti i cittadini del mondo che esultarono alla fine della tragedia, e delle nuove generazioni che non l'hanno vissuta, ma credono nella possibilità di un mondo in pace. 
Per i cittadini Italiani, è il giorno della fine di una dittatura che ha causato la morte di oltre trecento mila soldati, dalle steppe innevate, ai deserti Africani infuocati. 
La distruzione d'intere città e il massacro di uomini donne e bambini, causate da disumani bombardamenti aerei.
Rimini, città martire, non può dimenticare, lo pretendono i nomi dei suoi caduti, scritti sulle lapidi commemorative, e sulle croci dei cimiteri dove riposano giovani soldati di eserciti stranieri.
Desidero rivolgermi a tutti gli anziani che hanno vissuto la tragedia delle distruzioni d'intere città, i massacri disumani, la fame, i sacrifici, in un periodo dove la vita umana non aveva valore, perchè trasmettano i loro ricordi ai giovani come monito alle facili illusioni di oggi. 

mer 28 lug 2010 - Notizia di attualità - scritto da Schiavoncini Ariodante

Fra le tante date liete e nefaste, della storia italiana durante l'ultima guerra mondiale, desidero ricordare, con un breve sunto, il 25 luglio e l'8 settembre 1943.
Due date che racchiudono viltà, eroismi, tradimenti, speranze deluse, distruzioni e morte. Un calvario per il popolo Italiano, iniziato nel giugno 1940, e reso tremendo dopo le date citate. Durante la notte del 24 luglio 1943 il Gerarca fascista Dino Grandi, Presidente della Camera, presentava al Gran Consiglio, riunito in seduta straordinaria, un ordine del giorno perchè le deleghe a capo dell'esercito, che il Re aveva concesso a Benito Mussolini il 10 giugno 1940, all'entrata in guerra, tornassero al rappresentante di Casa Savoia.
Quell'ordine del giorno, approvato a grande maggioranza dal Gran Consiglio, nella pratica, poneva fine al potere di Mussolini e alla dittatura Fascista.

mer 20 ott 2010 - Notizia di Borgo Marina - scritto da Schiavoncini Ariodante

Ci sono episodi, lieti e tristi, che più di altri occupano la nostra memoria. In questi giorni ritorna il ricordo del primo bombardamento di Rimini, avvenuto alle ore 11,50 circa, del primo novembre 1943. Quel primo bombardamento, come la storia riporta, compiuto da diciotto caccia bombardieri inglesi, ha causato distruzioni e sessantotto vittime. Dopo la fine della guerra, la breve strada, che collega le vie Giovanni XXIII e Gambalunga, è stata intitolata via Vittime Civili di Guerra, per ricordare i diciotto cittadini morti sotto le macerie di un rifugio paraschegge scavato in quella strada. Da quel rifugio, come ho più volte ricordato in altri miei scritti, io e un altro giovane, siamo gli unici, fra i venti cittadini sepolti, a essere stati estratti vivi. Forse gli amministratori riminesi dell'epoca erano convinti che per gli Angloamericani, la città non rappresentasse un obiettivo militare. Non erano stati creati rifugi adatti allo scopo, i soli luoghi, che avrebbero potuto dare una speranza di sicurezza, erano i sotterranei delle chiese e le cantine dei vecchi palazzi del centro cittadino.

mer 04 apr 2012 - Notizia di opinioni - scritto da Schiavoncini Ariodante

Se esiste una data storica che unisce quasi tutti i cittadini del pianeta, è sicuramente il 25 aprile 1945. 
Significa la fine dei massacri di milioni di militari e civili, la distruzione di città e paesi.
(Non per il Giappone e gli Americani, dove la guerra avrà fine mesi dopo, con la distruzione di due città, e l'uso, per la prima, volta della bomba atomica.)
Le attese non sempre hanno rispecchiato il suo significato ma, chiamarla la data della speranza, penso non sia cosa esagerata.
Ogni cittadino di Rimini, città martire, non può, non deve, dimenticare, non ne ha il diritto per rispetto ai tanti caduti, ai suoi martiri e alle macerie della città distrutta.
Troppo spesso si lanciano offese ai martiri, si cantano inni che inneggiano a un passato drammatico, si sventolano vessilli d'infausta memoria. 
Dubito che quei giovani conoscano il significato di quei simboli. 
Chi voleva insegnarlo non ha potuto, chi poteva non ha voluto. Quelle manifestazioni sono il risultato colpevole dell'indifferenza.
Sono emblemi che grondano sangue di giovani mandati a morire per egemonie di dittatori.
Sono bagnati dalle lacrime versate dalle madri, per la perdita di un loro caro, in ogni luogo del pianeta.
Ci sono eccidi disumani, campi di sterminio a ricordare il disegno mostruoso dell'eliminazione di ebrei, zingari, politici avversi, e di chi non apparteneva alla razza pura.

mer 18 apr 2012 - Notizia di opinioni - scritto da Schiavoncini Ariodante

Da diversi anni, il Primo maggio, (mi auguro sia solo una mia impressione) sembra non sia la festa di tutti i lavoratori.
Forse sono un sognatore che non si rende conto che il mondo è cambiato.
Vorrei rivedere i trattori addobbati di rami fioriti, mezzi di rappresentanze di lavoratori ricoperti con le bandiere Italiane, di emblemi sindacali e dei partiti più vicini ai lavoratori, seguiti da migliaia di cittadini festanti sfilare dalla piazza Malatesta al piazzale del porto, dove continuava la festa.
Decine di stand erano allestiti per la vendita di articoli vari e un ristorante invitava a mangiare le specialità Romagnole.
Il Primo maggio è una festa che viene da lontano, il suo riconoscimento è macchiato del sangue di lavoratori che reclamavano i loro diritti.
Come ricorda la storia è iniziato a Baltimora nel 1866, per rivendicare otto ore lavorative.
Otto ore di lavoro, otto per lo svago, otto di sonno.
Nel 1868, in seguito alle lotte operaie, una legge Federale istituiva per tutti i lavoratori la giornata lavorativa di otto ore. Una legge che ha avuto una forte opposizione padronale, una lotta dura boicottata violentemente nella sua applicazione.
Per rompere gli indugi nel 1884, al congresso sindacale di Chicago, si decise che dal Primo maggio 1886, le otto ore dovevano costituire la giornata lavorativa.

mer 01 ago 2012 - Notizia di Zeinta de Borg - scritto da Schiavoncini Ariodante

Ascoltare e leggere, episodi negativi che accadono negli ospedali, trasmessi dalle televisioni, oppure articoli sui giornali, il tutto, spesso esagerato dalla cassa di risonanza dei cittadini.
La tua mente si augura di non avere mai bisogno di essere ricoverato.
Questo era il mio stato d'animo quando il mio medico, con tempestività e competenza, ha consigliato il ricovero d'urgenza.
Sia chiaro, non intendo affermare che non si debbano comunicare le notizie, anzi i mezzi d'informazione devono fare il loro dovere.
I cittadini hanno diritto di sapere. In un paese libero, l'informazione è il desiderio principale di ogni abitante.
Desidero solo affermare il mio stato d'animo, la mia preoccupazione, non solo per la condizione di salute, ma come sarebbe stata la mia permanenza in ospedale, se mi fossi trovato in un luogo triste e ostile.
I miei timori sono stati fugati subito dal comportamento gentile dei rincuoranti sanitari dell'ambulanza, che hanno iniziato le prime cure con ossigeno, dando sollievo alla mia grave difficoltà respiratoria.
Al pronto soccorso, dopo le prime cure, in attesa di essere ricoverato, sono stato aiutato, per tutte le necessità con gentilezza e sorrisi.

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