Storie di ordinaria cassa integrazione
La crisi a Rimini
Così una famiglia operaia cerca di tirare avanti
Anche nella provincia di Rimini la crisi globale sta assumendo contorni drammatici. Il settore industria risulta essere il più colpito con una media che ormai tocca la soglia dei 4000 (2826 operai e 956 impiegati, secondo i dati CGIL). La maggior parte delle aziende ha fatto ricorso alla cassa integrazione ordinaria mentre altre lavorano a orario ridotto o a rotazione. Ma mentre queste unità sono, per il momento, tutelate con una integrazione salariale che riesce a coprire 52 settimane nell’arco del biennio, quelli che sono a rischio licenziamento sono i lavoratori del settore artigiano con una copertura che ricopre solo i primi tre mesi dell’anno, non essendo previste norme attuative per gli ammortizzatori in deroga.
Se ne deduce così che una famiglia con entrambi i coniugi in cassa integrazione, se il reddito medio era di 3000 euro vedranno praticamente dimezzato il budget familiare. Per una città come Rimin,i dove il costo degli affitti è, in media, più alto di città come Forlì o Imola, il disagio di queste famiglie è notevole. “Non solo - ricorda Massimiliano Gabrielli della FIOM CGIL - ricordiamo il problema dei mutui. Già nel 2008 ci sono state 100 case pignorate in più rispetto all’anno prima”.
M. è un operaio SCM da 15 anni. Ha comprato casa qualche anno fa nella zona del Gelso a Bordonchio, frazione di Bellaria Igea Marina; case a schiera e ampi spazi verdi, un sogno per una famiglia come quella di M., con una bambina e un cane. Sul tavolo mi mostra un elenco di aziende e la copia del suo curriculum: ”Ho inviato circa settanta curricula, considerando che c’è poca richiesta sono disposto anche a cambiare settore”.
Mi spiega la sua situazione: “La nostra azienda non ha ancora dato un’idea chiara su quello che vuole fare. C’è un continuo tira e molla fra azienda, parti sociali e amministratori locali. Le parti sociali chiedono risposte certe sul destino dei lavoratori, l’azienda ha già fatto sapere che su 1600 addetti circa 900 sono in esubero. Ma ancora i segnali non sono chiari, si parla di 4 piani di ristrutturazione presentati in 4 mesi, con investimenti per 30 milioni di euro. Come si può pensare di ristrutturare un’azienda mandando via forza lavoro?”.
Mentre parliamo arriva una telefonata per sua moglie da un negozio di intimo che cerca una commessa. Un sospiro di sollievo per la moglie di M, disoccupata, che aspetta una risposta dalla nuova sede dell’Ikea che sorgerà a Rimini Nord, ma rimanda da quasi un anno l’apertura.
“Sui giornali – continua M. - dicono che molti di noi saranno costretti a fare la stagione in nero, ma gli albergatori preferiscono non rischiare. Oppure interrompi la cassa integrazione per tre mesi, ma dài una motivazione all’azienda per lasciarti a casa del tutto”.
La prospettiva di questa famiglia così è tutta basata sull’incertezza: “Cambiare settore vuol dire percepire automaticamente una retribuzione più bassa, tutti i livelli di anzianità vanno a farsi benedire, l’unica strada è contrattare col dirigente o prendere quello che passa il convento. Tutto questo è degradante, non esistono soluzioni”.
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