L’antica fiera di San Giuliano
Si svolgeva dal 13 giugno al 22 luglio
Fin dal medio evo i mercanti occupavano il borgo e parte della città
La fiera di San Giuliano era la più importante fra quelle che si svolgevano a Rimini fin dal primo medio evo. Un'altra era quella di San Gaudenzo, che si teneva nel mese di ottobre nel Borgo oggi detto di San Giovanni (anticamente San Bartolo o San Genesio), mentre nel ‘600 si tentò, con scarso successo, di lanciare una terza fiera nel Borgo Marina, dedicandola a Sant’Antonio da Padova; era inizialmente nel mese di maggio, poi in giugno.
Per quanto riguarda la fiera di San Giuliano, Cesare Clementini nel ‘600 riferiva che iniziava il 13 giugno, festa di S. Antonio da Padova, e durava fino al 22 luglio. L’area occupata dai mercanti era il borgo, ma non solo: nei “Capitoli della fiera” (1579) si parla anche della “strada reale fin’al canto della chiesa della Santissima Madonna del Giglio”, cioè il tratto del Corso dal ponte fino all’oratorio tutt’ora esistente presso la questura.
Nella direzione opposta, erano interessati i borghi “nuovo e vecchio”, vale a dire la parte più antica e più abitata di San Giuliano, racchiusa dalle mura “del Barbarossa” (ancora visibili presso Villa Maria) e quella, occupata soprattutto da orti e dai boschetti di caccia malatestiani, inglobata con la cerchia quattrocentesca. Quindi si andava “dalla torre di San Pietro”, che dominava l’accesso al Ponte di Tiberio dalla parte della città, al “turrionem Montis Crucis”, verso le Celle.
I mercanti che partecipavano alla fiera avevano l’obbligo di “sballare le merci e torre bottega et meterli in essa fiera”. I mercanti ebrei costituivano un capitolo a parte, in quanto veniva loro prescritto di insediarsi in un’area determinata (dalla porta di San Pietro verso la città) “con robbe da strazaria e non da datio che vadano al panno al colore o ad altro datio”. Erano di estrema importanza le botteghe di ferrareccia (“grosse” e “mezzane”), cioè dove si commerciavano minerali di ferro e rame. Per un certo periodo questi minerali costituirono un commercio lucroso e tipico proprio di Rimini, pur basandosi sul contrabbando: le merci arrivavo in infatti dai territori degli Asburgo per mare, eludendo il monopolio marittimo veneziano in Adriatico.
Fonte: Maria Lucia De Nicolò, “Rimini Marinara”
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