“Tempi a confronto” tra generosità e contraddizioni
In libreria il nuovo lavoro di Ariodante Schiavoncini pubblicato da Chiamami Città
Storia di una famiglia proletaria riminese nella tragedia del ‘900
Com’è potente sapere che un pezzetto della storia di Rimini comincia già nella copertina di un libro. Un libro che ha le gambe lunghe e lo sguardo attento, un libro che si chiama “Tempi a confronto” (edito da Chiamami Città) e che è stato scritto da chi ne ha viste tante. È il nuovo lavoro di Ariodante Schiavoncini, scrittore nato nel 1922 che ha da sempre messo il suo talento al servizio di Rimini e dei suoi cittadini. È un libro che esce in questi giorni nelle librerie. E davvero basta fissare bene quell’immagine di copertina, ci sono una donna e un uomo abbracciati, sotto di loro la sabbia nostrana e dietro di loro degli alberi ormai dimenticati. C’è tutto quello di cui abbiamo bisogno per capire una città viscerale e sfacciata, discreta e passionale allo stesso tempo: un amore lungo una vita, una natura che lo sostiene e un legame tra terra e uomo che Schiavoncini ci spiega già nel sottotitolo del libro: “Una famiglia proletaria riminese nella tragedia del ‘900”. Attraverso una cronaca familiare e intima, troviamo l’intimità di una città intera fatta di contraddizioni e soprattutto di generosità. Schiavoncini ne ha vissute di ogni, ma la sua base non è la spinta politica come si può pensare, piuttosto quella dei sentimenti. Ecco perché la fotografia di lui stesso abbracciato alla moglie mette a nudo una narrativa ricca di riferimenti umani: le lotte proletarie, la difficoltà a tirare a campare, l’arrabattarsi con il cuore e nella speranza, la forza delle idee e degli ideali. È tutto questo “Tempi a confronto” e anche molto di più. Ci sono i non arrendersi di una madre, la giovinezza irrequieta, la guerra feroce, l’etica politica e la voglia di vita semplice. Ogni capitolo diventa un dipinto di Rimini come la vive un riminese nel tempo, il che è ben diverso da qualsiasi altro punto di vista. E questo è la vera unicità di questo libro: il recupero della memoria attraverso l’inconsapevolezza di farlo. Ariodante Schiavoncini racconta per raccontare, lo fa con una tale naturalezza che il ricordo di quello che è stato diventa parte di noi senza che ce ne accorgiamo. È il pregio del grande narratore, che insegna e non sa di farlo. La dignità della storia diventa per tutti, esattamente come quando ci raccontavano una storia, da piccoli: nessuno di noi si chiedeva il perché ci veniva raccontata. Era talmente naturale che ci continuava a ronzare in testa per molto, a qualcuno ancora oggi. La stessa cosa accade con “Tempi a confronto”, e non è un caso che l’autore dedichi il libro “Ai giovani perché sappiano, agli anziani perché ricordino”. Il libro è proprio questo ponte che collega ciò che è stato con ciò che è: e forse con ciò che sarà. Così non serve la voglia di imparare, soltanto quella di ascoltare. Ascoltare una scrittura piena di forza, prima di tutto. E poi un cuore degno di memoria. È tutto lì, in quelle cento pagine magnifiche di “Tempi a confronto” che Ariodante Schiavoncini regala alla sua Città.
La presentazione alla Sala degli Archi
Domenica 19 aprile, ore 16, alla Sala degli Archi di Rimini (in Piazza Cavour), Ariodante Schiavoncini presenterà il suo nuovo libro “Tempi a confronto. Una famiglia proletaria riminese nella tragedia del ‘900”. Casa editrice dell’opera è Chiamami città, che ha deciso di celebrare i vent’anni dalla nascita del giornale con questa pubblicazione, che è testimonianza, ricordo e storia di una Rimini che ormai in pochi conoscono. L’opera di Schiavoncini ha potuto contare sull’editing attento e accurato della giornalista Lorella Barlaam, e su un’introduzione d’eccezione firmata da Marco Missiroli, scrittore riminese di grande successo - vincitore del Campiello opera prima per “Senza coda” (Fanucci editore) e autore dell’acclamato romanzo “Bianco” (Guanda) – che sarà presente alla presentazione di domenica accanto all’autore per il quale nutre profonda stima.
L’iniziativa ha ricevuto il patrocinio dell’Istituto Storico di Rimini.
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