L’influenza della Serenissima a Rimini
La città appartenne al Doge dal 1503 al 1509, ma l’egemonia fu molto più lunga
L’influenza veneziana su Rimini fu sempre molto forte; almeno fin dal 1000, quando già la Serenissima impose il suo monopolio dei traffici marittimi in Adriatico. Un’egemonia politica, economica e culturale (come certo “colorismo” dei trecentisti riminesi, o il campanile di Sant’Agostino), che però solo fra il 1503 e il 1509 fu un dominio diretto. La presenza di Venezia era naturalmente concentrata presso il porto ed in particolare intorno a Santa Maria in Corte, dove maggiore era la presenza di magazzini (7) e alto il numero di botteghe (35). I sudditi della Repubblica erano associati nella Confraternita di San Marco, che aveva un oratorio presso Porta Galliana.
Dagli Statuti Comunali del ‘400, apprendiamo che gli abitanti e gli ufficiali della contrada di Santa Maria in Corte, data la turbolenza della zona, furono sollevati da dall’obbligo di denunciare reati come risse e diverbi, a meno che non ci scappassero morti o feriti.
Sappiamo che Sigismondo Pandolfo Malatesta rinnovò esenzioni ai mercanti veneziani che venivano a trafficare nella nostra città, rifacendosi ai precedenti statuti comunali. Un altro centro di influenza veneziana fu, a partire dal ‘500, l’abbazia di San Giuliano, tenuta dai monaci di San Giorgio in Alga.
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