Samantha Fox, per toccare gli anni '80
Sabato 4 aprile la maggiorata londinese in concerto
Al Retropolis del Velvet
Dite una canzone di Samantha Fox….bene, ora dite una caratteristica fisica di Samantha Fox. Fine del test, se avete saputo rispondere esattamente alle due domande o siete Samantha Fox o eravate adolescenti (probabilmente maschi) a metà degli anni ‘80.
Se poi non vi viene in mente altro che la riguardi non preoccupatevi, è del tutto normale. Samantha è una di quelle meteore impossibili da dimenticare nonostante anni di oblio e una sterile carriera discografica. In effetti che cantasse importava ben poco, Samantha è stata una perfetta operazione di marketing: presa di peso dalla terza pagina del Sun (quella delle starlette semivestite) buttata dietro al microfono e trasformata nella sex-symbol di un decennio, la nave scuola di una generazione laddove l’algida rivale Patsy Kensit incarnava il ruolo di fidanzatina che tutti sognavano.
Pezzi più che ammiccanti i suoi, ove la metafora era costantemente accantonata a favore di riferimenti sessuali ben poco velati, “Touch me, I want your Body” il brano simbolo, serve tradurre?
Grazie al suo corpo prorompente e il capello cotonato Samantha ha rappresentato la star tutta scollature e playback, ideale per il Festivalbar e protagonista indiscussa di calendari e riviste più o meno patinate prima ancora che delle classifiche musicali.
Tanti che all’epoca avevano il poster di Samantha in camera accorreranno al Velvet magari sperando in un’ultima occasione per realizzare i sogni proibiti di 25 anni fa, forse non tutti però sanno che già da qualche tempo Samantha ha dichiarato il proprio amore per la sua manager Myra Stratton e che, si dice, le due si siano anche sposate da qualche parte negli Stati Uniti. È proprio vero, si esce vivi dagli anni ’80 ma quante cose sono cambiate!
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