La scriccata del credito
Perché girano meno soldi e come mai i danni arrivano a catena
Il mattone può davvero farci uscire dalla crisi?
Dal punto di vista monetario, la crisi è un 'credit crunch', cioè, per dirla alla riminese, 'scriccata del credito': girano meno soldi. Ci sono meno soldi perché una massa enorme di valore, costituita da titoli di credito, è scomparsa. Di fatto si è trattato di tanti debiti che non sono stati pagati. Un debito viene scritto in bilancio come una somma che devi avere, quindi è un 'più'. Inoltre, ci sono gli interessi, che il debitore paga nei modi previsti dal contratto di prestito, che sono profitti. Ma quando il debitore non paga, si arriva alla fine all'inevitabile: la cancellazione della somma. Quei soldi il creditore non li avrà mai più. Il debitore può averli usati in tanti modi: comprando beni, prestandoli a sua volta, facendoseli rubare, ecc ecc. Quei soldi da qualche parte sono andati a finire, quindi non sono scomparsi. Ma sono scomparsi gli interessi. Se il debitore doveva il 5% di 100, quel 5% esisteva solo sulla carta. E se il titolo di credito veniva a sua volta venduto (come di fatto avveniva) e quotato in borsa, e se questo lo moltiplichiamo per un fattore molto alto, otteniamo una cifra enorme, che però non esisteva in moneta, ed è sparita. Il valore non è moneta se non nello scambio. Ma il valore virtuale di qualsiasi cosa muove la moneta.
Tutta la moneta del mondo
Esempio: se la mia casa vale 300 mila euro, e se su questa garanzia prendo un prestito di 200 mila, i 200. Mila sono moneta, i 300 mila che li garantiscono no, sono solo valore. Ma questo valore ha reso possibile il trasferimento temporaneo di moneta. Se di case ne ho mille, posso emettere titoli immobiliari e venderli in borsa. Lo stesso posso fare con qualsiasi bene o attività. Questi titoli vengono comprati e venduti. Moltiplicando il valore di un titolo per il loro numero, ho un valore virtuale che può salire senza limite. Ma anche scendere. Quando sale, c'è richiesta di moneta per comprarlo e guadagnare. Le banche sono portate a stampare più moneta, sempre di più. Quando scende, tutti cercano di liberarsene e scambiarlo con moneta. Ma il prezzo scende. La moneta c'è, ma ne circola sempre meno.
La quantità totale di moneta che c'è al mondo può comprare solo tutto quello che al mondo è in vendita. Se c'è molta richiesta di cose in vendita, i prezzi salgono e si stampa più moneta. La moneta tende a perdere valore d'acquisto. Se c'è poca richiesta, i prezzi tendono a scendere e la moneta acquista valore. Ma funziona anche a rovescio: se c'è molta moneta in giro, i prezzi salgono, se la moneta non circola i prezzi scendono. Scendono finché le merci in vendita calano a sufficienza per far di nuovo salire i prezzi. Per far calare la quantità di merci in vendita si deve diminuire la produzione. Se la produzione diminuisce aumenta la disoccupazione. Se aumenta la disoccupazione ci sono meno soldi in giro. Se ci sono meno soldi in giro i prezzi scendono.
La spirale deflattiva
La riduzione della circolazione monetaria (la 'scriccata') produce perciò dapprima deflazione, poi recessione (diminuzione della produzione), poi disoccupazione, che a sua volta abbassa i consumi e genera recessione e deflazione. Si definisce spirale deflattiva.
La prima risposta dei governi è stata di sostituire il denaro privato con denaro pubblico. Enormi masse di denaro pubblico vengono erogate da tutti i governi del mondo (quelli che li hanno). Di fatto si sostituisce il debito privato con il debito pubblico. Tutti i parametri di bilancio sono saltati. Alla fine di questa crisi i debiti degli stati saranno ancora più mostruosi di adesso, e di nuovo questo problema diventerà drammatico. Il denaro pubblico, si spera, dovrebbe aumentare la circolazione di moneta. Il rischio, però, è che non basti. La verità è che nessuno sa quanto sono grandi i debiti del sistema bancario.
E allora? La vera massa di denaro ce l'ha chi ha solo contanti, cioè il suo conto in banca: la classe media del mondo, non ricca ma numerosissima.
I grandi gruppi di interesse lo sanno e stanno cercando di convincere i governi a mettere i consumatori nella condizione di dover spendere. Incentivi sulle auto, e ora progetti come il miracoloso piano casa del governo italiano.
In un paese in cui milioni di anziani vivono da soli in grandi appartamenti, in cui oltre l'80% delle famiglie è proprietaria della casa, e molte ne hanno altre vuote, in campagna o al paese dei nonni, in cui il valore immobiliare è in diminuzione, si prospetta di innalzare villette di un altro piano, demolire e ricostruire con maggiore cubatura. Questa occasione dovrebbe mettere in moto di nuovo un processo inflattivo, rialzando i prezzi e aiutando l'uscita dalla crisi. Ma i dubbi sono molti.
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