Come allungare la laurea breve
Scene di vita universitaria a Rimini
Consigli per i neo-dottori e per chi li incontra per strada
Quando incroci i neo-laureati per le strade di Rimini, incoronati d’alloro come consoli di ritorno dalle Gallie o come feretri ambulanti, vieni colto da sentimenti ambivalenti. Non sai se essere contento per loro, o mettergli una mano sulla spalla e dirgli «Coraggio, figliolo, tutto deve finire, prima o poi». Anche gli sfottò di rito acquistano un sapore amaro. Una volta aveva senso umiliare il laureando che, dopo la dura naja accademica, vedeva aprirsi davanti a sé un futuro sicuro da professionista. Lo sberleffo era la tassa che i compagni ancora non affrancati dagli studi facevano pagare al neo-dottore che, col suo papiro sotto braccio, partiva alla conquista del mondo. Ma se ci laureassimo oggi, sarebbe molto difficile non interpretare il coro «dottoore, dottore del buco del *, vaffan*, vaffan*» come un’anticipazione di quello che ci diranno all’agenzia di lavoro interinale quando chiederemo un impiego adeguato al nostro titolo di studio, specie se è una laurea triennale. E ci chiederemmo se vale la pena di spendere l’equivalente di un anno di tasse universitarie (come notava Giampaolo Proni su queste pagine) per festeggiare la nostra entrata in una delle categorie più vittimizzate dalla crisi: i neolaureati.
Certo, dovrebbe far piacere dire addio ai ghiribizzi di taluni docenti che ti obbligano a comprare i loro testi e cambiano a piacere loro gli orari di lezione; al mini-Grande Fratello senza premio finale che si consuma in ogni appartamento di fuorisede; allo stress di immagazzinare contemporaneamente nel proprio cervello materie bizzarramente assortite come Biologia applicata ed Economia d’impresa. Ma a quanto pare molti studenti non hanno fretta di liberarsi di questi fardelli, e con una controriforma motu-proprio hanno allungato le lauree brevi aggiungendo uno o più anni da fuoricorso. Tanto fuori dall’ateneo non c’è la ressa per aggiudicarsi un neo-dottore, e anche i call-center stanno riducendo gli organici.
Dunque, come comportarci quando in centro incrociamo il laureato, e non siamo tardone vogliose stile Mrs. Robinson? Innanzitutto, se ci sono i bambini, meglio tappargli le orecchie per non fargli sentire i coretti goliardici di cui sopra, o li ricanteranno entusiasticamente a qualunque dottore di loro conoscenza, dal pediatra al dentista. Poi, sorriso di circostanza, non tanto per il laureato, ma per quei poveri illusi dei suoi parenti che si sveneranno per pagargli il pranzo al ristorante, il viaggetto o la Smart. Quindi, far scivolare in tasca al laureato un foglietto con qualche consiglio per riutilizzare l’alloro della corona. Tipo: «per conservarlo fresco, avvolgerlo in uno scottex inumidito. Ottimo nel court-bouillon del pesce, nella besciamella, nel sugo di pomodoro e nell’acqua di cottura delle castagne. Aromatizza il sugo di pomodoro e la marinata degli spiedini. E dà un tocco originale anche a dolci come la panna cotta e il crème caramel». Un budino «laureato», anche con l’alloro di una laurea breve, oggi ha molte chances di successo.
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