RIMINI - I fatti di Villa Ruffi
RIMINI - Notizie Storia Borgo S. Andrea - mer 16 apr 2008
di Luca Vici
[{Ecco perché a Rimini iniziò il declino della Destra storica}]
[L’arresto arbitrario degli Internazionalisti rischiò di provocare una rivoluzione e pesò sulle elezioni del 1874]
Alla Romagna è accaduto spesso di giocare un ruolo importante nelle partite della storia. Cesare varcando il Rubicone creò il primo impero occidentale, Ravenna ne fu per diversi anni la capitale, il possesso della nostra regione fu a lungo fondamentale per il potere temporale dei Papi. Questo potere venne meno durante l’800 e di nuovo la Romagna fu al centro della ribalta.
[{Legazione, cioè ribellione}]
La dominazione dello Stato della Chiesa era articolato nelle suddivisioni in Legazioni Pontificie, risalente a Clemente XI (1700-1721). "Legazione" per antonomasia fu denominata però solo l'appendice emiliana e romagnola dello stato. E Legazione divenne anche sinonimo di ribellione, visto quanto vi accadde durante i moti indipendentistici del 1831, del 1843, del 1845 e del 1848-1849.
Bologna, Ferrara, Ravenna e Forlì, dotatesi di governi provvisori nel 1859, furono annesse col resto dell'Emilia al Regno di Sardegna, all'indomani del plebiscito del marzo 1860. L’entusiasmo per l’unificazione durò per poco, poiché il clima di crisi, sacrifici e disillusioni interessò particolarmente la Romagna, che manifestò il suo malessere attraverso la cosiddetta “politica di massa”. A farsi guida di questo movimento furono una serie di leader di formazione risorgimentale tra cui il forlivese Aurelio Saffi, considerato il successore di Mazzini dopo la morte di questi nel 1872, che propendeva per una svolta legalitaria e un’azione dal basso che portasse allo sviluppo del movimento nella società. Non certo a caso, dunque, la riminese Via Aurelio Saffi è nel Borgo intitolato a Mazzini dai suoi abitanti, accesi repubblicani. Allo stesso tempo vi erano anche quelli che oggi definiremmo i “falchi” del movimento, come il cesenate Eugenio Valzania, colonnello garibaldino ancora sensibile a tentazioni ribellistiche e cospirative, cui a sua volta è dedicato un sobborgo nella città natale.
[{La Comune di Parigi divide i sovversivi}]
Ben presto, anche all’interno del “sovversivismo” regionale (e italiano più in generale), si creò una profonda frattura. Un elemento decisivo in questo senso fu il sanguinoso periodo della Comune di Parigi del 1871, che segnò il grande ingresso del socialismo sulla scena internazionale. Mazzini, già diffidente verso il primo socialismo utopistico senza peraltro rinunciare all’idea di prenderne la guida, dopo quei fatti pose una barriera ideologica definitiva fra il suo repubblicanesimo di ispirazione mistica e il marxismo materialista.
La sua posizione venne però duramente contestata dai settori più radicali, sempre più vicini all’Internazionale socialista e, al suo interno, alle posizioni dell’anarchico Michail Bakunin, a sua volta in rotta con la posizione ufficiale dell’Internazionale stessa.
In questo clima, nel febbraio del 1872 nel teatro Patuelli (oggi Mariani) di Ravenna duecento delegati costituirono la Consociazione repubblicana romagnola, ossia una branca del partito repubblicano di impostazione regionale.
[{Arriva Bakunin}]
A Rimini invece, nell’agosto dello stesso anno, i rappresentanti di 21 sezioni internazionaliste di tutta la penisola, fondarono la Federazione delle sezioni italiane dell’Internazionale, di osservanza bakuniniana.
Nel 1874 la Romagna fu percorsa da una nuova ondata di tumulti, che furono prese dagli internazionalisti come occasione per l’agognata insurrezione contro lo Stato borghese, che avrebbe dovuto avere come epicentro Bologna e attuarsi all’inizio di agosto con la partecipazione dello stesso Bakunin. Allo stesso tempo i repubblicani erano chiamati ad una chiarificazione della loro posizione.
Fu così che si giunse ai fatti del 2 agosto a Rimini, una data che finì per segnare la prima svolta politica dell’Italia unita: la caduta della Destra storica e l’avvento della Sinistra. Avvenne che 28 dirigenti di tutta Italia - tra cui Aurelio Saffi, Alessandro Fortis, Domenico Narratone, Felice Dagnino, Dotto De Dauli ed Eugenio Valzania - si riunirono nella villa dell’industriale Ercole Ruffi, a Covignano, per stabilire l'atteggiamento da tenersi nelle prossime elezioni e se si dovesse stipulare un accordo con gl'internazionalisti. Il ministro dell'Interno Cantelli e quello di Grazia e Giustizia Vigliani, sospettando si prendessero disposizioni per un'insurrezione, senza attendere i mandati di cattura, fecero circondare villa Ruffi ed arrestare tutti i convenuti, che rimasero sotto custodia per parecchi mesi. Saranno rimessi in libertà il 22 ottobre e prosciolti dal Tribunale di Bologna il 23 dicembre. Altri arresti andarono ad aggiungersi ai primi, compreso quello di Andrea Costa.
[{Scoppia la sommossa}]
La reazione non si fece attendere. Il 6 agosto quasi 200 rivoltosi mossero da Imola verso Bologna, abbattendo la linea telegrafica, rompendo i binari e fermando i treni; ma, affrontati da un forte contingente di truppe, i ribelli in parte si dispersero, in parte furono arrestati. ?Il giorno dopo fu pubblicato in tutta Italia il manifesto del Comitato italiano per la Rivoluzione sociale, che diceva allo schiavo esser suo primo dovere quello di insorgere e ai soldati quello di disertare, mentre Bakunin giungeva a Bologna per mettersi a capo dell'insurrezione. Ma, essendo questa fallita, fuggì travestito da prete a Lugano, mentre altre bande armate comparse nella Romagna e nella Toscana si scioglievano.? Una severa repressione si abbatté in tutta Italia.
[{La repressione non paga}]
L'arbitrario arresto dei repubblicani a villa Ruffi fu sfruttato però dalla Sinistra di Crispi e Depretis, che aveva ingaggiato la lotta elettorale con una violenza straordinaria. Essa lanciò al paese un manifesto in cui accusava la Destra di avere affossato tutte le libertà, di non aver saputo raggiungere il pareggio del bilancio e di avere asservito lo Stato alla Chiesa.
Fu così che, nonostante pressioni e corruzioni – e soprattutto che votasse appena il 2,1 per cento della popolazione – alle elezioni anticipate dell’8 e 15 novembre la Destra ebbe solo 275 deputati, cioè una debole maggioranza di fronte ad una Sinistra ormai numerosa e decisa a dare battaglia senza quartiere, che la condurrà nel giro di due anni a conquistare il governo.?
{Fonte : Andrea Casadio, Roberto Balzani “52 storie e luoghi di Romagna”}
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