RIMINI Per un nuovo 25 aprile
RIMINI - Notizie Attualità - mer 30 apr 2008
di Giampaolo Proni
[{Una festa che deve servire a riflettere}
La Repubblica ha bisogno di aggiungere altri valori a quelli della Resistenza ]
La data del 25 aprile, correttamente intesa, dovrebbe andare oltre la celebrazione. L’Italia non ha molto da celebrare della II guerra mondiale. E’ certamente encomiabile ed eroico lo sforzo e il sacrificio di chi ha combattuto per la libertà, e a loro è doveroso rendere onore. A Rimini, tre uomini furono impiccati per le loro idee e la loro azione antifascista. Fascismo e nazismo rappresentano ancora oggi degenerazioni della natura umana stessa, fantasmi che sorvegliano i confini della vita civile affinché certe leggi sacre del diritto umano siano rispettate.
Oggi siamo tutti concordi, tuttavia, che anche il comunismo, come fu realizzato, si trova accanto al nazifascismo, certamente con un colore diverso, ma con uguale tremenda forza ammonitrice.
Dobbiamo ricordare che l’atto della Resistenza, per quanto nobile, fu limitato a una sola parte del paese, a una sola parte della società, a una sola parte della politica italiana, e che una parte di questa parte, ancorché coerente e coraggiosa nell’azione con gli obiettivi della democrazia, aveva ulteriori obiettivi, che non erano la democrazia libera alla quale oggi appartiene l’Italia.
[Cosa dobbiamo ricordare?]
La II guerra mondiale e l’Italia, ecco che cosa è bene ricordare il 25 aprile. Di fronte al mondo occidentale, saremo sempre nella condizione di dover chiedere scusa. Certo, l’Italia non fu mai forte quanto la Germania, e forse per questo non fu così spietata; non fu aggressiva come il Giappone, e non dominò né molti popoli né lo fece a lungo. Ma fu fascista, gremì le piazze per acclamare il Duce, e lo seguì in un’avventura che testimonia quanto la visione del mondo di questo piccolo paese pecchi spesso di una ambizione del tutto superiore alle proprie effettive capacità. Lo stesso regime fascista fece a lungo resistenza al razzismo nazista, ma poi capitolò, e in Italia gli ebrei e gli altri “nemici del Reich” furono catturati, torturati e deportati, e questa vergogna resterà per sempre. E resterà la vergogna - misconosciuta entro i nostri confini, ma ben presente fra chi ne ha subito le conseguenze – dei 2500 criminali di guerra italiani, Badoglio in testa, che infierirono su Abissini, Libici, Jugoslavi; individuati a suo tempo dagli Alleati, non furono mai perseguiti per ragioni di real politik.
L’atto con il quale il re, di fronte alla sconfitta dell’Asse, cercò una soluzione separata, nel resto del mondo viene comunque visto come un gesto tipicamente italiano. La fama di paese inaffidabile, tentennante - non voglio dire traditore perché sono italiano, ma altri lo dicono - di provocatore che sfida i più forti e poi quando le prende piange, ce la portiamo dietro, da Machiavelli fino a Materazzi. E cosa credete che penserà il mondo dopo il fallito accordo su Alitalia?
[Giusto l’orgoglio per i nostri partigiani, ma non basta più]
La nostra Resistenza, della quale dobbiamo essere giustamente orgogliosi, non può portare il peso di tutto questo, come non può assumersi tutta la responsabilità di aver dato vita alla Repubblica. La nostra Repubblica oggi non possiamo più vederla come la cittadella democratica che seppe uscire dal fascismo, tenere a bada il comunismo e dare allo stesso tempo vent’anni di crescita e benessere al Paese, insomma come l’Italia di De Gasperi, della DC perbenista ma efficiente, onesta e popolare. La corruzione, il malgoverno e la decadenza minacciano oggi seriamente il nostro stile di vita, il nostro benessere e la coesione della società.
Oggi più che mai, ai valori della Resistenza dobbiamo associare valori nuovi, dobbiamo essere capaci di cambiare profondamente la nostra natura e la nostra cultura, rafforzandone i lati positivi e combattendo quelli negativi. Dobbiamo avere la forza di entrare degnamente nel consorzio dei paesi adulti e democratici. Ma non ci siamo ancora, rendiamocene conto. Ed è un lavoro che dobbiamo fare noi cittadini. Il 25 aprile (e il 1 maggio e il 2 giugno) non sono feste, sono commemorazioni laiche nelle quali siamo chiamati a riflettere su argomenti importanti.
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