RIMINI Redditi on line, sacrosanta trasparenza

RIMINI - Notizie Opinioni - mer 14 mag 2008
di Giampaolo Proni
[{Nel Paese degli evasori}] [Dove stato e mercato funzionano bene chi paga molte tasse non è considerato un fesso ma viene onorato e rispettato] La questione della pubblicazione delle dichiarazioni dei redditi su Internet e del successivo blocco da parte dell’Autorità di garanzia è un altro esempio di quanto l’Italia sia arretrata nel mondo democratico. Si è detto che la pubblicità di questi dati lede il diritto alla privacy. Ora, questo è falso ed è vergognoso dichiararlo. Al contrario, è intollerabile in democrazia che le dichiarazioni dei redditi e le proprietà non siano accessibili a tutti attraverso i nuovi mezzi di comunicazione. Il contributo che ogni cittadino dà allo Stato, e quindi alla comunità nazionale, regionale e locale, deve essere visibile a tutti. In un sistema libero, a chi più ha, più è richiesto di dare. Questo princìpio, detto delle aliquote progressive, è accettato anche dai governi che più si affidano al mercato. Tanto che è proprio l’ammontare e la progressione delle aliquote, un parametro solo apparentemente arido, che oggi misura la differenza tra destra e sinistra. La prima lascia ai cittadini e alle imprese una maggiore parte dei propri redditi, fidando nella capacità redistributiva del mercato dei capitali e del lavoro. La sinistra, invece, preleva più reddito con il fisco, ma promette di usarlo bene, attribuendo allo Stato e non al mercato il compito di redistribuire le risorse dai ricchi ai poveri. In un paese nel quale sia lo Stato sia il mercato funzionano bene i due sistemi, applicati correttamente, hanno entrambi dignità e funzionalità; su di essi il voto si può orientare secondo i tempi e i programmi delle parti politiche. Tutto questo in sistemi ideali e in paesi civili. In questi sistemi, perciò, chi paga più tasse viene rispettato e onorato dagli altri cittadini, perché dà tanto alla comunità, crea ricchezza non solo per sé ma anche per gli altri. E allora è il contribuente stesso che si alza e con orgoglio afferma “In questa comunità pago più tasse di tutti”, e la sua parola viene ascoltata con rispetto, anche se il suo voto è uno solo, come per tutti. Perché allora in Italia la pubblicazione di questi dati è stata fermata? Perché avrebbe attivato finalmente il vero sistema antievasione, cioè il controllo sociale, la denuncia dei conoscenti e dei vicini, la chiacchiera e la patente ridicolaggine di certi redditi sparata sui media (compito che peraltro gli pertiene). Quell’arma che in Italia non si vuole attivare, per timore che smantelli il regime di protezione fiscale accordata a categorie e soggetti privilegiati, con la corruzione o con leggi ingiuste e ad hoc. Un sistema poco aristocratico e molto piccolo borghese, ma che funziona benissimo e che solleva l’autorità di controllo di molto lavoro. D’altra parte, la democrazia occidentale è borghese, anzi, è middle class. Ce lo fanno capire grandi politici come Clinton e Thatcher, che della middle class avevano i pregi e i difetti. La pubblicazione, insomma, è stata bloccata dalla lobby degli evasori (legali e illegali), la più potente casta di questo paese. Ad essi, però, si sono associate anche le vittime del fisco, vittime innocenti, anche se non pure. Perché, e anche questo va detto, le leggi sono così tante e caotiche che spesso non è possibile distinguere tra chi le infrange e chi le usa da furbo ma legittimamente (si prendano i contenziosi infiniti tra Italia e San Marino, nei quali non si sa mai che cosa sia o non sia legale). Perché l’applicazione delle leggi è così arbitraria e lenta che anche chi è in regola può essere messo in ginocchio da un controllo. Perché - anche se oggi appare in difficoltà - esiste ancora una sinistra infantilmente convinta che essere ricco sia una forma di reato, da punire con la sottrazione di ogni profitto. E dunque, anche chi è onesto preferisce stare nell’ombra. Quando capiremo che la difesa e la tutela dei cittadini onesti è persino più importante della repressione dei disonesti? Come può essere rispettato uno Stato al quale dobbiamo dimostrare di essere perbene, invece di dover essere lui a provare che non lo siamo? Quindi i dati fiscali devono essere pubblici e per esserlo devono essere accessibili. Non come i bandi di certi concorsi che vengono affissi in una bacheca chiusa in un ripostiglio o pubblicati su un sito senza collegamento il 15 agosto. Bisogna anche dire, infine, che un governo serio non fa un’operazione così importante quasi di nascosto e prima di essere travolto dal risultato elettorale. Una decisione come questa si deve prendere apertamente e con tutto l’esecutivo dietro, perché è una grande riforma, degna e importante. Ovviamente Visco sapeva che non avrebbe avuto nessuno a sostenerlo, in un governo che era una foglia al vento. Così, ancora una volta, un aborto giuridico impedisce la nascita di una creatura completa, ottenendo il risultato opposto alle intenzioni.

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