RIMINI Versi come ali di farfalla

RIMINI - Notizie Cultura e Teatro - mer 19 nov 2008
di Enzo Pirroni
[{Le poesie di Carlo Cappelli} Il noto cardiologo ha raccolto in un libro le sue composizioni] Per i tipi dell’editore Rafaelli è uscito un piccolo libro di poesie dal titolo “Come per gioco” che ha per autore il dottor Carlo Cappelli, il noto cardiologo riminese che per oltre cinquant’anni ha esercitato con amore la propria professione medica sul nostro territorio. Cosa vogliono essere queste poesie di Carlo Cappelli se non un un argine che allontani la fine? Un modo di dare un senso a ciò che è più disperato, mentre fitte di insicurezza, di crepuscolare sgomento cercano di incrinare un’esistenza lunga e laboriosa ricca di amicizie e di successi professionali? Qui, ogni rievocazione trapassa in autobiografia, ogni discorso riferito ad altri si tramuta in un diario truccato. Parlare degli altri, dei genitori morti, dei nipoti, dei figli, delle donne che ha amato, degli amici che se ne sono andati è ripercorre tratti di sé. In tal modo, i vari frammenti di codesto diario si condensano in ritmi, in giocolerie della mente; tutte risorse espressive che diventano poi l’amalgama di ogni creazione poetica di Carlo Cappelli. In questo luogo della poesia si intecciano tra loro, in un sommesso pianto sospeso, venato di ricordi, percorsi sentimentali di grande importanza per l’autore: la trepida, rassegnata accettazione della propria vecchiezza, la volontà di indipendenza, la faustiana curiosità che lo spinge altrove, che lo porta ad intraprendere viaggi che gli permettono di cucire gli spazi più lontani quasi per compattare a sé l’interezza del mappamondo, la nostalgia di giovinezza che si traduce in un senile ricorso alle memorie più recondite ed infine l’amore sviscerato per la propria professione di medico esercitata per oltre cinquant’anni. Se mai, qualche cosa, nell’universo laico dell’autore, può riscattare la triste condizione umana, questo è l’amore, motivo, peraltro, che è ben presente in questi versi, trattato con estremo pudore e molta delicatezza: {“Ci rivedemmo poi, di cosa in cosa, - iniziò una storia, - una dolce storia amorosa……… E’ stato un tempo breve e felice, - un balsamo alle tante ferite, una fiamma di riaccesa speranza, - il miracolo di ringiovanire”.} (Quella sera) oppure: {“…..gira in casa come un frullo, - ogni cosa, fra le sue mani prende vita. – Le tendo la mano, le sto vicino, - è dolce con lei – continuare il cammino”}. Oppure: {“ Tu sei l’inquilina – del mio cuore. – Se un giorno perdessi la memoria – ascoltando i miei battiti, - ti saprei sempre ritrovare”}. (Compleanno 9 –XI-2005). Domina, inoltre, la paura dell’oblio, del venir meno. L’essere dimenticati è per Carlo Cappelli una ingiuria insopportabile, di qui i moti di ribellione: {“ Mi ribello – all’insulso scorrere del tempo……… Mi ribello al venire della sera, della notte profonda, - quando l’animo dispera – e più avverti il sentore della tomba.”} (Ribellione) In assenza di trascendentali certezze balsamiche, l’autore indaga di continuo i rapporti che lo legano alla vita ed alla morte. Più di una volta si sofferma sulla stanchezza consorella della morte: {“…..Invade le membra e la mente, - sfida la mia scarsa pazienza – ultima difesa ormai – di una vulnerabile esistenza”}. (Stanchezza) Subentra, infine, una commossa tenerezza per chi se ne è andato: {“ Quanti anni sono trascorsi – del tempo vissuti insieme. – Molto è sfumato nella memoria, - ma il tuo ultimo sguardo – sempre rimane – a riproporsi – tra le mie lacrime}. (Anniversario) Parla con i morti, auspicando che i vivi lo facciano con lui. {“ Caro Abo – ti ho visto solo ieri. – Anche di me chissà, - quando l’ora verrà – qualche amico potrà dire – era con me iersera”.} (Caro Abo). Ma soprattutto, la poesia è, per Carlo Cappelli, l’appiglio che gli consente di continuare la scalata. Tra le nequizie del mondo, gli insulti del tempo, l’autore, desideroso di affetti, dipinge quadretti, vivifica colori, intesse ricordi, crea orditure acustiche, e dai malumori, dai crucci, dagli invaghimenti, dagli scoppi di gioia prende vita questo libro tenero e fragile come ali di farfalla. {Carlo Cappelli, “Come per gioco”, Raffaelli Editore, Rimini, 2008}

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